La Sua Figura
Un titolo, la sua voce, una melodia che portano “verso l’Alto”.
Giuni Russo e il suo dono per tutte le anime in ascolto.
Commossa, sempre Vicky.
L’immagine che non siamo: de-costruire l’apparire nell’epoca dei filtri
Dal sito di MasticadoresItalia copio (non essendo riuscita a ripubblicarlo) un post di Yuleisy Cruz Lezcano su quanto in riportato nel titolo, che mi ha emozionato e che ha smosso la voglia di essere consapevole.
Ve lo propongo, cari amici, come spunto di riflessione e confronto.
Buona lettura. E da parte mia buon ascolto di un brano a dir poco affascinante.
Sempre Vicky.
Di Yuleisy Cruz Lezcano
Viviamo in un’epoca in cui l’immagine precede la realtà, la addomestica e la riscrive. Non viviamo più per ricordare, ma per mostrare; non per sentire, ma per registrare. I momenti che chiamiamo “indimenticabili” non vengono più conservati nella memoria affettiva, ma nei rullini digitali dei nostri telefoni. Tuttavia, sempre più spesso, ciò che condividiamo non è il momento in sé, ma una pose ben riuscita, il risultato di un attento lavoro di selezione, correzione e filtraggio.
L’esperienza reale cede il passo alla rappresentazione ideale di sé, e così l’apparire diventa una seconda pelle, una maschera che si confonde con il volto.
La distanza tra ciò che siamo e ciò che mostriamo è il nuovo tipo di shock dell’epoca contemporanea. Gli psicologi lo chiamano disallineamento percettivo: il trauma silenzioso che si produce quando l’immagine che diffondiamo di noi non coincide più con la nostra percezione interiore. È un cortocircuito identitario che si manifesta con ansia,insicurezza, senso di inadeguatezza. Secondo ricerche recenti pubblicate su BMC Psychology e Computers in Human Behavior, l’uso intensivo di filtri e di fotoritocco sui social network è direttamente collegato a una riduzione dell’autostima, a un aumento dei disturbi d’immagine corporea e alla comparazione costante con modelli irrealistici. Non si tratta solo di estetica, ma di verità. L’immagine digitale, creata per rappresentarci, finisce per sostituirci. Ciò che era pensato come ricordo si trasforma in simulacro: una versione perfezionata, levigata e luminosa che ci sopravvive, ma non ci corrisponde. Quando poi ci specchiamo nella realtà — nei nostri corpi non filtrati, nelle giornate stanche, nei volti senza posa — proviamo uno shock. Non riconosciamo più la nostra stessa immagine. È la frattura dell’io in una cultura che confonde autenticità con estetica.
Condividiamo foto “felici” che spesso non coincidono con momenti di felicità, ma con momenti fotogenici. È la regia dell’apparire: si posa, si corregge, si filtra, si seleziona. Ogni immagine è un frammento di un’identità costruita, calibrata per ottenere approvazione. Così, più le nostre foto migliorano, più la nostra vita ci appare imperfetta. Ci abituiamo a credere che la felicità coincida con la sua rappresentazione, che valga solo ciò che si può mostrare.
De-costruire l’apparire significa allora tornare alla fragilità del reale. Significa accettare che non tutto ciò che è bello è fotografabile, e che non tutto ciò che è fotografabile è vero. L’autenticità non nasce dalla nitidezza delle immagini, ma dalla densità delle esperienze. Forse dovremmo tornare a vivere momenti che non si possono postare, a custodire ricordi che restano solo nostri. Non perché le immagini siano un male, ma perché la vita comincia quando smettiamo di guardarla attraverso uno schermo.
Il primo gesto politico dell’epoca digitale potrebbe essere questo: non fotografare. Non per disinteresse, ma per presenza. Non condividere, ma vivere. Forse la vera rivoluzione estetica è accettare che la realtà non sempre ci lusinga, ma ci appartiene. De-costruire l’apparire non è rinunciare alla bellezza, è restituirla al suo luogo naturale: l’incontro tra verità e imperfezione.
Protesters denounce UAE and Israel for Sudan massacres
https://youtube.com/shorts/emrtGNOlPac?si=4IBW5mLPqMHvBf_H
Incredibile!
È assolutamente inaccettabile e si deve condannare l’ingerenza e la prepotenza di un popolo che uccide un altro popolo.
L’oro non sarà MAI abbastanza per riparare la perdita di tanto futuro.
Con rabbia e tristezza, sempre Vicky.
New York Post front page spread paints Mamdani as a communist one day af…
https://youtube.com/shorts/ZToa__hcUe0?si=zlcG9X3fYLva1if0
Un cattivo gusto e un crimine.
Il nuovo sindaco Mamdani non è gradito a certa stampa…
Incredibile!
Pensiamo bene a questo periodo storico, politico e sociale, tenendo sempre alta l’attenzione.
Sempre Vicky.
Separazione delle carriere/2
L’intervento ILLUMINANTE del dr. Nicola Grattieri all’ANM (Associazione Nazionale Magistrati).
Da NON perdere.
Un particolare: Nicola Grattieri, procuratore della Repubblica, vive sotto scorta dal 1989.
Buona visione.
Sempre Vicky.
Licenziato per aver chiesto giustizia su Gaza: il caso Gabriele Nunziati
https://youtube.com/shorts/mY-fMG00TCg?si=E3Wp_N0xrgv4hNmb
Un’ingiustizia tremenda ai danni di questo giornalista che ha osato porre una domanda legittima relativa alla ricostruzione di Gaza.
Il giornalista lavorava per l’agenzia Nova.
Vergogna! Shame on you!
Sostenere Gabriele è un DOVERE verso la GIUSTIZIA.
Schifata 🤢, sempre Vicky!
Separazione delle carriere
Andiamo a votare al referendum, esprimiamo il nostro parere, la nostre PRESENZA.
I magistrati non devono diventare SOLDATINI agli ordini del ministro della giustizia.
Ci rendiamo conto?
Proviamo a capirci qualcosa ascoltando Nicola Gattieri.
Riflettiamoci sopra.
Sempre Vicky.
https://www.youtube.com/shorts/V3vPmCKU0Sw
El pueblo unido (1970)
Che emozione risentirla dopo anni.
Io ero piccola ai tempi in cui è uscito questo inno alla libertà. Sono venuta a conoscenza solo molti anni dopo del nome del gruppo, gli Inti Illimani.
L’ho appena cantata a squarciagola qui nel mio studio, davanti al pc, praticamente da sola.
È una canzone MAGICA, che mentre la proclamo mi riscalda, mi fa sentire viva!
Ho voglia di riascoltarla fino ad impararla a memoria, di uscire per le strade, in piazza, in parrocchia e, perchè no?, in processione e proclamare la vittoria degli ULTIMI.
Gesù l’ha proclamato: “Gli ultimi saranno i primi” e questa è la giustizia in cui io credo.
A voi l’ascolto che sensazioni da’?
Un abbraccio, sempre Vicky!
Armed Israeli settlers harass Palestinian family in West Bank’s al-Mugha…
https://youtube.com/shorts/_Y__e8ATMhs?si=y31Rd0u0ox1sewnm
Famiglia palestinese costretta a lasciare la propria terra insieme ai propri animali, minacciati da coloni israeliani ARMATI che buttano a terra l’acqua per impedire che possano usarla.
È indicibile la nausea e lo schifo che si prova davanti ai soprusi e alla violenza contro popolazioni inermi.
Si chiama GENOCIDIO.
Teniamo alta l’attenzione. Sempre Vicky.

