Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Non sospettavo che…


us0809coverimage.jpg  (da Human Rights Watch)

http://www.hrw.org/en/news/2010/04/27/bringing-schools-standards-prisons

Mi sono permessa di tradurre come meglio ho potuto questo articolo riportato sul sito dell’Osservatorio per i Diritti Umani (HRW), perchè denuncia un fenomeno a dir poco vergognoso taciuto dai media non si sa bene per quale motivo. Di solito troviamo pagine e pagine che trattano o denunciano abusi su minori. Ma mi sarei aspettata di leggere che questi abusi fossero subìti a scuola, e in più americana. Gli Stati Uniti rappresentano per la maggior parte di noi un esempio di democrazia e di civiltà. Finché poi non veniamo a sapere notizie di questo tipo oppure quando firmiamo petizioni per moratorie di pena di morte inflitta a qualcuno.

I protagonisti della vicenda narrata nell’articolo sono però perfettamente innocenti. Sono colpevoli solo di esserci, soprattutto di esserci in un modo così invadente ed ingombrante. Un peso per se stessi, le famiglie, la scuola e la società in generale che in silenzio diventa complice di questa tortura moderna. Non aggiungo altro, vi lascio leggere quanto ancora accade in 20 Stati dell’unione, ancora oggi purtroppo.

Aggiungo solo un’ultima riflessione: non stiamo pericolosamente andando anche noi verso una società che esclude piuttosto di accogliere?

Portare le scuole verso gli standard delle prigioni

Di Shanta Rau Barriga
Pubblicato da: The Huffington Post
27 aprile 2010

Più di 200.000 bambini l’anno sono puniti nelle scuole degli Stati Uniti e sono bacchettati. Uno su cinque tra loro ha una forma di disabilità. Nessun bambino a scuola dovrebbe essere bacchettato, ma ancora più difficile è immaginare qualcosa di più offensivo di bacchettare o picchiare dei bambini a causa della loro disabilità – e questo è quello che sto succedendo: bambini affetti da autismo, deficit dell’attenzione oppure sindrome di Tourettes, ad esempio, sono puniti per i loro comportamenti causati dalle proprie condizioni.

Il 15 aprile, la rappresentante Carolyn McCarthy di New York, che presiede la Sottocommissione per la Salute di Famiglie e di Comunità facente capo alla Commissione per l’Istruzione e il Lavoro, è stata interpellata per porre una fine alla pratica della punizione corporale, tuttora legale in venti Stati dell’Unione.  L’approvazione di una legge simile metterebbe gli Stati Uniti in una posizione di conformità con gli standard internazionali che proibiscono il trattamento crudele, disumano oppure degradante, senza alcun riguardo delle circostanze. Questi standard sono tradotti in strumenti come ad esempio la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia, la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità e la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura, di quest’ultima fanno parte proprio gli Stati Uniti.

Chi farebbe questo a dei bambini, e perché? La testimonianza nell’udienza della rappresentante McCarthy indica che la punizione corporale è più frequentemente praticata nel sud del paese. Anche lì, non è comunque universale. In molti distretti scolastici è ormai fuorilegge, in particolare distretti più estesi e urbanizzati. Essa però continua persistere, con la giustificazione ufficiale che essa sia necessaria per controllare “la crescente mancanza di rispetto” tra i giovani. Ciò include l’arrivare in ritardo alla lezione, non avere un abbigliamento appropriato, oppure interrompere la lezione.

Troppo spesso gli studenti con disabilità sono le vittime di queste politiche. A causa delle loro disabilità, capiterà che interrompano la lezione, spesso non intenzionalmente. Per questi studenti la minaccia di ricevere una punizione corporale crea un ambiente scolastico ostile e una cultura della paura. Una madre citata in un rapporto dell’Osservatorio dei Diritti Umani (HRW) e dell’ACLU, “Danneggiare l’istruzione”, parlava del proprio figlio autistico e di quanto l’essere bacchettato lo facesse soffrire. “Il giorno successivo volevo portarlo a scuola, ma non riuscivo nemmeno a tirarlo fuori di casa. Aveva paura di tornarci, aveva paura che accadesse di nuovo… L’abbiamo portato fuori di casa, gridava… Adesso ha sempre questi meltdown. Non si concentra, grida”.

Molte scuole sono già scarsamente preparate per sostenere studenti con disabilità come per esempio deficit dell’attenzione da disordine iperattivo (ADHD) oppure autismo, e quindi permettere punizioni corporali aggrava ancora di più le difficoltà che questi studenti già hanno. La prova che emerge dall’udienza suggerisce che la maggior parte delle ricerche effettuate in questo campo porta alla conclusione che la punizione corporale “è un metodo inefficace e comporta maggiori effetti deleteri sulla salute fisica e mentale di coloro ai quali è inflitta”.

Quello che è suggerito per studenti con problemi comportamentali che l’uso di una tecnica chiamata “Sostegno per Comportamento Positivo” sia molto più efficace. Ciò comporta il parlare agli studenti del loro  comportamento, lo stabilire degli incentivi e dare sostegno per un comportamento migliore, e creare interazioni individualizzate su misura per soddisfare i bisogni degli studenti, che abbiano oppure no una disabilità. Questa strategia affianca quella che gli esperti di psicologia infantile chiamano genitorialità “autorevole-reciproca”, un approccio che non è né autoritario né permissivo, ma che piuttosto si affida al dialogo ed è basato sul rispetto reciproco.

La punizione corporale su bambini con disabilità è un abuso sull’infanzia, che dovrebbe essere fermato. L’iniziativa della responsabile McCarthy di far finire questo trattamento disumano sui bambini a scuola è scaduta e dovrebbe trovare ampio sostegno da parte di quelli che concordano che picchiare qualsiasi bambino sia sbagliato, picchiare poi bambini con disabilità soltanto a causa del proprio stato è un atto criminale. La punizione corporale è proibita nelle prigioni degli Stati Uniti, dovrebbe esserlo anche nelle scuole degli Stati Uniti. 

Un saluto un po’ amaro. Sempre Vicky.

 

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26 maggio 2010 - Posted by | News, Persone | , ,

7 commenti »

  1. IO rimango sconcertata sempre di piu’. Viky cara , ti ringrazio infinitamente per tutte questi articoli importantissimi su cui lavori e che gentilmente mi rendi partecipe. GRAZIE

    Commento di rosa | 26 maggio 2010 | Rispondi

  2. NON HO PAROLE VICKI!!!!!!!

    Commento di rosalba | 27 maggio 2010 | Rispondi

  3. NON HO PAROLE VICKY…….

    Commento di rosalba | 27 maggio 2010 | Rispondi

  4. queste cose , ci sono , e ci saranno sempre .
    E un avergognia che và affrontata , e curata ….
    Ci vuole più professione ….solo così si distrugge questo terribile male di questa socetà …..

    Commento di Zito Pina | 27 maggio 2010 | Rispondi

  5. Mi permetto di aggiungere un commento del mio amico Gianni:
    “Gianni Quattrone 26 maggio alle ore 23.56 rimango semplicemente trasecolato. Non immaginavo che venissero usati questi metodi con bambini con disabilità….. In un caso del genere non sono molto tenero, scusami, opterei per una sana legge del taglione. Ma sai, ignorare un disabile o emarginarlo o trattarlo male è una caratteristica quasi normale nella nostra società occidentale. E’ indice di insicurezza e di paura – probabilmente della nostra parte disabile o delle reazioni che potremmo sviluppare se avessimo anche noi un’abilità in meno o diversamente funzionante.
    Ti ringrazio di cuore per avermi dato il link del tuo blog…. 🙂
    Ti auguro una buona serata o – vista l’ora – buona notte 🙂
    ciao, Gianni”

    Commento di vincenza63 | 27 maggio 2010 | Rispondi

  6. Va bene esser severi ma cosi’…son dei maniaci

    Commento di Alfonso | 27 maggio 2010 | Rispondi

  7. […] con enorme piacere (previo sua autorizzazione)  per l’argomento che tratta l’ultimo articolo tratto dal blog del Presidente ADB Rutigliano dove si parla di maltrattamenti su minori negli USA […]

    Pingback di Non sospettavo che… « Diversamente informati Blog | 27 maggio 2010 | Rispondi


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