Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Something beautiful/2 – Il tocco.


Dovessimo comparare il livello di desiderio di persone di ambo i sessi ‘normodotate’ e quello di quelle ‘con disabilità’, cosa noteremmo immediatamente? Niente, assolutamente niente. Il bisogno d’amore e di affettività è identico. Voglio continuare questo dialogo sulla scia del mio blog precedente.

A dire la verità mi era venuto in mente di inserire un’immagine di un bacio tra diversamente abili al posto di quella raffigurante la percentuale. Poi mi sono detta: “Perché considerarlo qualcosa di diverso?” Ciononostante ho fatto una rapida ricerca tra le immagini di Google. Il risultato: baci in tutte le salse, i colori, le forme – compresi i baci gay e saffici – tranne quello che cercavo. Meglio così, se nessuno li pensa degni di essere mostrati perché… non si sa perché… non lo farò io per soddisfare la curiosità di chiunque.
I baci è meglio viverli che descriverli.

Mi piacerebbe provare a considerare i sensi, uno per uno. Dal mio punto di vista, provando a fare incursioni in disabilità diverse dalla mia.  Raccontarmi, rivelarmi… con estremo rispetto verso me stessa e gli altri.

Premessa unica a tutto ciò che mi riguarda – per chi mi legge da un po’ e comincia a conoscermi – è e sarà solo questa: mai lasciarmi inscatolare o peggio ingabbiare in una categoria che hanno deciso gli altri, con sentimenti e sensazioni presunte, con un inquadramento sociale che fa comodo a chi pensa che i ‘diversi’ siano necessariamente deficitari o peggio inferiori. Io non mi sento di vivere in un mondo a parte, e neppure lo desidero. Sono una persona tra le persone, con tutto il suo bagaglio di passato e nessuna valigia pronta per il futuro. Per quanto riguarda il presente… non occorrono bagagli!

 

Un’immagine bellissima quella sopra che vuole essere solo introduttiva per osservare, riflettere, contemplare vari tipi di tocco senza necessariamente diversificarli per ogni categoria prestabilita. Chi legge potrà, così come faccio io nello scrivere, rapportare a sè stesso e, nel caso ne avesse piacere, apportare un contributo con la propria sensibilità ed esperienza.

Il bacio, la carezza, l’esplorazione del corpo – solo per fare pochissimi esempi – sono bellissime espressioni del primo dei nostri cinque sensi che vorrei considerare. Se mi osservo, se penso a persone diverse tra loro che conosco, non posso che provare ad iniziare un percorso provando a calarmi in realtà anche a me sconosciute. Cosa provano le persone? Nei panni di chi ha disabilità motorie come me mi viene abbastanza facile mettermi, seppur con tutti i miei limiti… Chiudo gli occhi. Voglio provare solo ad immaginare il battito del cuore di un non vedente. È vero che tutti o quasi chiudiamo gli occhi per baciare. Qualcuno però non può riaprirli… ed ecco che il tocco viene in aiuto, un altro tipo di tocco: la carezza, quella che permette di esplorare il corpo, sia esso il viso, le mani, tutto purché si riesca a decifrare in un linguaggio diverso e attraverso codici diversi cosa si comunica e cosa si riceve in quel momento, in quelli precedenti, in quelli successivi. La mia impressione? Onestamente, poiché limitata nel tempo, assomiglia ad un gioco – erotico forse – nel quale l’ascolto attento del proprio e dell’altrui corpo è fondamentale. Da quello ha origine il resto. Lascio spazio a tanto che i non vedenti possono insegnarmi sull’argomento, fosse anche ridendo delle mie stesse parole. E imparo…

Il secondo ed ultimo esempio che voglio esplorare è quello dei non udenti. Anni fa moltissimi di noi avranno visto un film dedicato a questo tema: “Figli di un dio minore” con la fantastica Marlee Martleen e William Hurt. Ho cominciato a chiedermi quale fosse la diversa sensibilità – se mai ce ne fosse una – di queste persone. Generalmente ho sempre pensato che non ce ne fossero. Mi sbagliavo.
Di recente, durante una telefonata con un caro amico, ho riflettuto su questo e ho pensato: “Anche i gesti hanno un suono”. Difatti il bacio, il tocco di un vestito, oppure dei capelli fanno rumore. Un rumore a volte impercettibile se sommerso da altri. Ma così distinto in certi momenti in cui per tutti noi c’è solo il silenzio. La differenza? Il silenzio per alcuni non è una scelta. Dove saremo aiutati in questo caso dal tocco? Cerco di ripetere la stessa esperienza di prima. Mi isolo. Ci provo… Provo a far scorrere le mani nei capelli, sui vestiti, sulle gambe per sentire il rumore a cui non partecipano i non udenti. Mi vergogno un po’ anche solo con me stessa, ma capisco che spesso è necessario uscire da se stessi, dal nostro piccolo ghetto e provare vie nuove. Mi sembra di intravederla ora… correggetemi se sbaglio. Possiamo essere anche qui aiutati. Avevo dimenticato quanto siano importanti nel tocco, anche in questo caso come in tutti – torna la mia idea fissa sulle categorie inesistenti! – altre componenti oltre alle rumore: il calore, il freddo, la pelle d’oca, il sudore, il profumo, la consistenza dei tessuti e della pelle.

Quante cose passano inosservate dalla nostra vita! Se solo potessimo immergerci un attimo nell’esperienza dell’altro quanto avremmo da imparare… E perché no? Magari da condividere e da insegnare, in misura e modi diversi con la calma che la comunicazionedi qualsiasi tipo – esige per esistere.

Come vivo io il tocco? qualcuno potrà chiedermi… Considerando la limitata sensibilità e mobilità delle mie mani e delle mie gambe, ho tutto l’universo ancora da scoprire! Mi limito a sottolineare una cosa, rivolta soprattutto a chi si trova nelle mie stesse condizioni o magari migliori: non dimentichiamo che l’affettività anche “subita” – da intendersi non attiva – come nel mio caso in alcune situazioni, non ha niente di inferiore a quella attiva perché in qualsiasi forma di affettività e scambio di sentimenti c’è qualcosa che passa, che va oltre quello che si vede, quello che si sente, quello che si tocca.

Vi ringrazio per avere avuto la pazienza di leggere queste righe che dedico a tutti quelli che, consapevolmente o non, si lasciano rubare la libertà di amare da chi li ha convinti che non sono in grado di farlo. È ora di dire a questi carcerieri dell’anima e della mente di buttare la chiave della nostra catena. Un corpo con dei limiti è pur sempre un corpo vivo, una persona.

HANDS OFF!

Oltre l’apparenza. Sempre Vicky!

 

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16 settembre 2010 - Posted by | Esperienze, Persone | , ,

12 commenti »

  1. Mia dolcissima amica, con molta commozione ho letto tutto d’un fiato il tuo bellissimo racconto che ha veramente il “TOCCO” magico di chi sa andare oltre le sterili apparenze ed approcciarsi a considerare le piccole meravigliose sensazioni ed intuizioni che si trasformano in sensorialità che solo anime sviluppate dal dolore possono comprendere riuscendo ad ascendere al di sopra della banalità del mondo così detto abile. Cara Vincenza, dal mio punto di vista e senza sviolinare, io ti affermo che ho ravvisato molta incapacità di recepire le dolci sfumature che i nostri corpi presi ad esempio, da noi che dovremmo essere cosidetti abili. Ma troppo spesso abbiamo una disabilità interiore, mascherata e nascosta a noi stessi che ci rende freddi, incapaci di recepire e dare. Al di la dei limiti di chi ha problemi motori limitanti nel movimento fisico, ravviso che i limiti che avvolgono le nostre coscienze libere di essere trasportate in altalenanti guizzi dove il corpo vuole, sono di gran lunga superiori perche ci portano con il tempo a non riuscire a percepire il tocco lieve dell’amore fatto di una sensualità che tracima la soglia della sensorialità. Chiedo scusa per gli errori, ma non mi soffermo a rileggere. Con affetto e stima sempre in crescendo, ti abbraccio e ti dico che sei una donna straordinariamente grande e soprattutto totalmente libera. Le catene le abbiamo noi es assurdamente spesso vogliamo metterle agli altri. Ti amo, con l’amore di una sorella che avrebbe voluto esserci quando avevi paura del buio, ma che c’è oggi , oggi che non hai paure, perchè solo oggi io ti conosco veramente. Ciao

    Commento di Terry D'Annunzio | 16 settembre 2010 | Rispondi

    • Che bel regalo sei Terry! Sono senza parole… tu resta in ascolto.
      Bellissimo brano, vero?
      Ti amo. Oltre le categorie.

      Commento di vincenza63 | 16 settembre 2010 | Rispondi

  2. Un tocco di sensibilità, non cè dappertutto, un insensibile è tocco, ma toccando le parole mai dette, si toccano toccanti pensieri………… 😀

    Commento di simone | 16 settembre 2010 | Rispondi

    • Ok…ti ho toccato Simone

      Commento di vincenza63 | 16 settembre 2010 | Rispondi

  3. Si Vicky, un brano bellissimo, che si presta a tante interpretazioni… come ad amarci tutti senza limiti, barriere e confini…un sogno senza frontiere… ma spesso resta solo il sogno…. ma noi che amiamo, siamo vivi e con la nostra dignità abbiamo conquistato il permesso di esistere. Ho guardato nella tua anima e ti ho vista straordinariamente splendida. Un abbraccio. Terry

    Commento di Terry D'Annunzio | 16 settembre 2010 | Rispondi

  4. Bellissime le cose che hai scritto, lasciano spazio all’immaginazione

    Commento di Saverio | 17 settembre 2010 | Rispondi

    • Bello trovarti qui Saverio. Grazie!

      Commento di vincenza63 | 17 settembre 2010 | Rispondi

  5. bello….davvero

    Commento di Raul | 17 settembre 2010 | Rispondi

  6. complimenti Vicki sei veramente grande!

    Commento di Mario Arpaia | 18 settembre 2010 | Rispondi

  7. evvai!!! :-))

    Commento di gloria | 20 settembre 2010 | Rispondi

  8. […] velocemente oppure addirittura inosservati – come ho descritto nel mio post precedente ‘Il tocco’ , diventano fondamentali e mettersi in ascolto del proprio corpo e di quello altrui  è ‘un […]

    Pingback di Tre domande. « Vincenza63's Blog | 1 novembre 2010 | Rispondi


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