Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Mia madre, la donna dentro di me.


Questo il testo pubblicato sul caffè letterario online Le Cercle, che gentilmente ospita una mia rubrica:

http://www.le-cercle.it/argArt.php?id=26

Lo riporto per esteso, ci tengo troppo…

Io personale, io (a) sociale a cura di Vincenza Rutigliano

Mia madre, la donna dentro di me. (15-10-2010)

“Se mai dovesse accadere di pensare di rivolgermi a qualcuno per capire come si faccia a vivere una vita apparentemente serena e soddisfacente, sia dal punto di vista intellettuale che da quello morale, allora mi verrebbe in mente solo una persona: mia madre.

Guardando a lei come donna non posso fare a meno di ammirarla, e nel mio piccolo provare a percorrere le sue orme, nonostante tutti i suoi errori e senza pensare a emettere alcun giudizio sulla sua vita perché io è da lei che vengo, con lei sto vivendo e ho condiviso i momenti più belli e più brutti della mia vita. Nonostante io la consideri molto invadente di carattere, devo ammettere che in questi anni è comparsa in lei una certa dolcezza, una tenerezza che emana quando io sono un po’ brusca, quando imponendomi la tratto un po’ male perché vorrebbe impedirmi di soffrire, e allo stesso tempo di gioire senza farlo apposta, soltanto con l’alibi che solo le mamme hanno per evitare dispiaceri ai propri figli.

Quando mi succede questo, mi sento un po’ in colpa. In fondo lei ha ragione… il mondo è pieno di sconosciuti pronti a tirar fuori il peggio di sé, senza contare che io non posso difendermi da nessuno. Questo però mi è sempre rimasto come qualcosa di molto difficile da accettare da parte sua, perché più limitante per me dei miei stessi impedimenti fisici.

Vedere gente nuova, incontrare persone qui a casa mia, anche uomini sconosciuti per allacciare un’amicizia è per lei, e non solo, non un’occasione ma solo un pericolo. Guardando la società che abbiamo intorno, non so darle torto, ma se dovessi uniformarmi a ciò che c’è in giro, avrei smesso di vivere da un bel pezzo, per non parlare delle mie uscite solitarie, dei miei progetti… non avrei una vita insomma.

È difficile da accettare per un genitore, sono mamma anch’io… ma ho dovuto comprendere che se amiamo i nostri figli dobbiamo accettare anche che facciano errori. L’autorità di genitore non deve prevaricare la libertà personale di altri individui, anche se noi li abbiamo messi al mondo. Dobbiamo insegnare loro a perdonare e perdonarsi, perché solo così si accetteranno con i propri limiti e proveranno a superarli contando anche su di noi.

Mia madre, in altre parole la donna dentro di me e anche quella dentro mia figlia, perché è da lei che vengo e verso lei che vado, è una donna che ha sofferto molto e vissuto molto. Riesco a perdonarle di tutto, anche le cose che mi hanno fatto soffrire oppure che io ho sentito più ingiuste, se solo guardo alla sua vita. Nonostante io pensi di essere molto diversa da lei non lo sono poi molto. M’illudo soltanto. Preferisco così comunque perché conoscendo lei, conosco me, accettando lei accetto me.

La guardo per un momento, mentre per l’ennesima volta le dico di andare pure a casa sua che qui è tutto tranquillo, che, anche se resto da sola sto bene. Guardo la sua schiena, è curva sotto il peso degli anni e della sua vita così sofferente. “Sono proprio cattiva” mi dico tra me e me. È solo un attimo. Mi scruto un po’ dentro… No, non credo di essere stata ingiusta con lei se mi voglio ritagliare un pezzo d’indipendenza. Il suo prezzo, cioè quello che lei paga, è qualche volta un rifiuto, un modo di dirle “Posso farcela” senza di te. E’ una piccola morte, di entrambe.

Saluto idealmente con lei quel pezzo di me che ero, rimango con quella che sono, progetto e aspetto quella che sarò.”

 

Una dedica a lei, una a me. Sempre Vicky.

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16 ottobre 2010 - Posted by | Persone, Sapienza, Vita nuova | ,

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