Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Il vecchio e il bambino.

Per non dimenticare… martelleremo, racconteremo, disturberemo il silenzio delle coscienze addormentate… ancora e ancora.

Ospito con grandissimo piacere un pezzo dedicato a questa giornata, istituita solo 10 anni fa, il cui titolo è una realtà, ma anche un presagio, anzi una speranza di un passaggio di consegne di un futuro e – in altri paesi – un presente orribile e omicida da una generazione all’altra. Una domanda emerge: dov’è la generazione intermedia? Siamo noi, io che scrivo e tu che mi stai leggendo… quelli che presi dall’esistenza mediocre senza memoria e senza prospettiva… DORME.

Dovevamo fare da ponte. Invece, col nostro sonno intellettuale e morale, non viviamo neppure il presente.

Guardo. Il vecchio e il bambino si comnprendono. Si prendono per mano. Continuano la storia.
Ci sono due immagini che mi sono sempre rimaste in mente tra le migliaia di foto e filmati  dell’Olocausto. Un bambino di forse10 anni con le mani alzate in mezzo ad una strada insieme ad altri deportati, forse la sua famiglia, una foto famosa. L’altra è il viso di un vecchio, inginocchiato tra le gambe stivalate di una SS, un vecchio che piange chiedendo forse una impossibile pietà. Un filmato molto meno conosciuto ma non meno duro. Entrambe mi fanno pensare al titolo del più famoso libro di Primo Levi. Chiediamoci se questo è un uomo. Se questo bambino terrorizzato è già un uomo, un pericoloso nemico da eliminare senza lasciarne traccia. Se quel vecchio disperato è ancora un uomo, ridotto come è a piangere in ginocchio per sperare di vivere almeno fino a sera. Quando si smette di essere uomini, di avere umanità in noi stessi e ci si abbandona senza più reagire? La macchina della morte nazista cancellava gli uomini e creava numeri per riempire le statistiche mensili della produzione di cadaveri da bruciare. Quelli non dovevano più essere o diventare uomini ma solo le unità di un pallottoliere infernale. Credo però che la domanda da fare sia un’altra, come tante domande ovvia e troppe volte non posta. Dimmi se chi punta il fucile contro il bambino è un uomo. Se è un uomo chi umilia un vecchio con l’orgoglio di farlo e ride delle sue lacrime di disperazione e di dolore. Possiamo domandarci adesso se quelli sono uomini ma la risposta la sappiamo già e non ci piace. Perché purtroppo sono uomini, persone normali, con un cuore, forse un amore ma che hanno rinunciato o venduto la loro umanità, che hanno dato spazio al loro lato peggiore pronti poi a rifugiarsi e a chiedere pietà quando la macchina si inceppa e si rivolta contro di loro. Sapere che sono uomini ci spaventa perché basta a farci capire che può succedere ancora, che è successo prima e dopo, che sta succedendo ancora. In Congo, in Rwanda, in Sudan, in Kosovo, qui davanti a noi, ovunque.

Il giorno della memoria è stato inventato per  ricordare cosa è stato, dovremmo inventarne uno per ricordaci di quello che può ancora essere perché siamo uomini. 

(Paolo Artuso)

27 gennaio 2011

Un grosso abbraccio al mio caro amico per questa traccia lasciata nel mio cuore e nella mia memoria. Sempre Vicky!

27 gennaio 2011 Posted by | Esperienze, Idee, Persone, Sapienza | , , | 11 commenti

   

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