Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Un, due, tre… mamma!


Lo sento nell’aria, mi sfiora da lontano attraverso gli annunci alla tv, il vento della festa della mamma sta per investirmi... dovrò solo resistere un po’ per sopportare questo miele eccessivo, questa affettuosità così ‘carica’ che in 364 giorni all’anno viene celata da impegni stressanti, lavoro, figli, interessi, attività per rilassamento psico-fisico.

Lo sento in me. Come una bambina mi metto in ascolto dell’infanzia che la memoria ancora mi regala. Eccomi là, mi vedo chiaramente, proiettata in tre fotogrammi assolutamente diversi tra loro, per scenario, età anagrafica, forza emozionale.  Mi guardo. L’ansia per qualcosa prossimo alla perdita terrena mi afferra. Sarà questo il motivo per cui quella bambina si è apparentemente allontanata da sua madre?

Lo sento sulla pelle. Gli aculei del riccio che si chiude su di sè per non essere ferito… ha imparato, è la natura… niente di psicologico o psichiatrico da indagare. E’ così evidente a me stessa… chi correrebbe incontro alla sofferenza di tante piccole e grandi morti… un pazzo.

Parlavo di fotogrammi.

Il primo. Sono seduta sul divano marrone di velluto, aggrappata insieme agli altri fratelli alle morbide braccia imbottite di mia madre. La bacio, il bacio diventa un morso di possesso, forse un po’ aggressivo. Ogni cucciolo vuole il suo pezzo e la madre si lascia divorare… Avevo sei, forse sette anni. Mi accorgo, da madre, di aver fisicamente smesso quel gioco. Nel mio cuore e nell’odio-amore che provo per la donna che mi ha messo al mondo ritrovo tutta quella fame e sete d’amore mai spenta, solo trasformata. Lei…non so se lo ha capito. Io so che aver perso due cuccioli deboli le ha fatto perdere il gusto del gioco… Ora e spesso sento verso di lei quello stesso slancio mai definitivamente spento. Ma sono diventata grande e idiota…lo ignoro e mi dimentico solo per il tempo di un fotogramma di essere figlia.

Il secondo. Sono una persona che provoca con estrema ironia. Sono una figlia che vuole dominare. Non ho ancora completamente in me il senso di rispetto generazionale. Sono cresciuta sentendomi sempre più grande, a causa delle crescenti e a volte pesanti responsabilità assunte. Avevo una sorella gemella, Raffaella, uno dei cuccioli persi durante il viaggio, nel 1986, venticinque anni fa. Usciamo insieme noi due fino all’età dell’adolescenza. Stessi amici, stessi luoghi, stesse trasgressioni forse… delle quali io pago il conto. Lo schiaffo che vola per il solito ritardo, la carezza e la lode mancata per gli ottimi voti miei, il regalo consolatorio per i tuoi pessimi. Nessuna invidia, esclusivamente un po’ di isolamento e senso di solitudine. Nel misterioso disegno della vita intuisco senza ragione il senso di quello squilibrio  subito e odiato, ora davanti al fotogramma così chiaro e assurdamente giusto.

Il terzo. Ho un borsone da ginnastica con me. Ci ho messo poche cose, quelle più importanti oppure utili. Le altre le ho portate via piano piano negli ultimi tempi. E’ il 15 luglio 1982. Questo è l’ultimo giorno che vivo in questa casa, la sto lasciando, mamma, mentre mi saluti dalla finestra inconsapevole di questo mio progetto di fuga. E’ il giorno della maturità. Scolastica e non solo. Ci rivedremo solo un mese e mezzo più tardi… Che avventura! Il mondo era in festa con me quel giorno, mentre per te sono state ore di angoscia… Che mistero. Ciò che a me dava una gioia estrema coincideva con una rabbia e un dolore grande per te. Quel giorno hai provato le doglie e il dolore del parto…ancora. Mi rivedo felice come non mai mentre corro incontro al mio futuro in questo attimo. Tornassi indietro…lo rifarei.

La consapevolezza di essere passata attraverso questi istanti fissati nella mente e marchiati sulla pelle mi fanno dire: ‘Faccio festa perchè sono viva e lo devo a te!’ Tutti i giorni. Finchè il tempo non ci separerà, per perdere tutta la sua importanza convenzionale e io e te saremo semplicemente due donne fuori dai ruoli. Ti vorrò più bene quel giorno, mamma, senza le maschere che io ho messo, senza le persone che ho qualche volta finto di essere sperando che tu mi amassi come desideravo io.

Un caro abbraccio, sempre Vicky!

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6 maggio 2011 - Posted by | Esperienze, Persone, Sentimenti | , ,

3 commenti »

  1. c’è sempre un rapporto conflittuale tra mamma e figli e la storia si ripete per noi che siamo mamme,ma alla base c’è tanto amore

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    Commento di patty | 6 maggio 2011 | Rispondi

  2. Ho pianto. Pianto ricordando il mio vissuto di figlia e donna che ancora sente sulla pelle il pungente aculeo dell’abbandono della madre naturale. Comprendo il tuo dolore, non cerco di capirlo! Lo sento dentro me. Storie diverse, con conflitto interiore. Quel desiderio di essere amati come figli, quell’istinto naturale che ci porta a riconoscere il seno materno, sia pure svezzati, per sentirsi protetti, amati, desiderati…. avevo 18 mesi e i “grandi” giocano con il futuro di una vita, barattandomi per consegnarmi ad una realtà incomprensibilmente romanzata, ma sofferto ogni giorno sui lembi sfogliati della mia anima…un marchio sul cuore della mia identità rubata. Una nuova madre si sovrappone all’altra, amore possessivo, violento, asfissiante e mi trasforma nella realizzazione della sua maternità fallita. Sono prigioniera a vita.. tutto il mio futuro è stato condizionato da due madri.. fuggendo da loro ho vagolato per percorsi interiori dolorosi ma alla fine mi sono arresa:le ho amate alla soglia della loro anzianità. Erano due sorelle. Si sono amate fin quando non sono nata io.. poi l’odio tra loro mi ha trasformata in una pallina da tennis con cui hanno giocato ben oltre la mia maturità di donna. Intrusive, gelose, mi hanno dato la vita, togliendomi amore. Se ne sono andate in trentotto giorni senza più parlarsi. Mi hanno fatto sentire in colpa di essere nata.. Ma le ho amate. Ho compreso i loro disagi,i limiti della loro cultura,l’aridità dei cuori.. Le ho amate, perché c’è una legge istintiva che ti lega a loro. Figure sovrapposte, l’una e l’altra. Odio fra loro e finto amore per me. Solo un possesso. Le ho amate ed ora mi mancano. Non so perché ma piango ancora quando sento la parola mamma. Non ho mai amato questa festa. Troppo commerciale, Una mamma va festeggiata ogni giorno, come un innamorata, o un padre. cara Vicky, sento il tuo dolore, sento la libertà della tua anima vibrante, amo la tua sincera esplosione di amore,…la vita ci porta su strade che non abbiamo scelto, spesso siamo state perdenti, ma nella sofferenza abbiamo trovato la forza per abbattere i giganti che schiacciavano le nostre naturali richieste di affetto. Siamo cresciute Vicky, siamo donne ma restiamo ancora con il cuore fanciullo a guardare la mano che si leva per sfiorarci con una carezza e avvolgerci nel suo sguardo. Mi manca il bacio della buona notte, non l’ho mai avuto da loro…ti voglio bene….

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    Commento di Terry D'annunzio | 7 maggio 2011 | Rispondi

  3. Che potrei mai aggiungere?

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    Commento di vincenza63 | 7 maggio 2011 | Rispondi


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