Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Luca Coscioni 2012 – Il viaggio

(fonte: Google)

Il testo del mio intervento al IX Congresso dell’Associazione Luca Coscioni, un posto, una comunità dove mi sento a casa, tra amici, pur essendo l’ultima arrivata. Un’emozione unica, quest’anno condivisa con mia figlia Manuela e suo marito Emilio, a fianco a me sul palco.

Un discorso in una grande famiglia, alla presenza di tecnici e ricercatori…….. io ero e sono piccolissima! Eppure importante in una realtà che mette il malato al centro. ‘Dal corpo del malato al cuore della politica’… non è solo un motto ma la realtà.

Grazie Luca Coscioni, grazie Piero Welby, grazie a chi ha vinto, pur perdendo solo all’apparenza.

Grazie a Mina Welby che mi è amica. Grazie a Gianfranco Spadaccia, per il suo personale apprezzamento!

“IX Congresso Nazionale Associazione Luca Coscioni – Palazzo Reale

Il mio viaggio – Milano 6-7 ottobre 2012

“… e alla fine della strada potrò dire che i miei giorni li ho vissuti!”

Uso questo verso di una famosissima canzone di Bertoli, probabilmente tra le più amate per melodia e contenuti, per agganciarmi e continuare il discorso tenuto a Roma lo scorso anno di questi tempi, invitata a relazionare al Congresso dell’Associazione Luca Coscioni così come sto facendo ora.
Nel mio intervento del 2 ottobre 2011 avevo forse soltanto accennato allo scopo della vita, in particolare della mia, ribadito dal verso appena proclamato e dalla mia esperienza di vita. Lo ricordo a tutti voi, a chi mi sta ascoltando in questo momento, a chi mi leggerà, a chi impossibilitato ad esserci userà la mia voce per trasformarla nella sua. Il mio unico scopo di vita è la vita stessa, da vivere e trascorrere nel tempo che mi sarà concesso, lungo o breve che sia, per inseguire vivendo un sogno realizzabile: la felicità.

Posto che il tema principale sia il viaggio come mezzo per il perseguimento e il raggiungimento della felicità, vorrei affrontarlo in due direzioni differenti: una verso l’interno, l’altra verso l’esterno cioè l’invisibile e il visibile che a volte si incontrano e si scontrano nella vita di ognuno di noi qui e ora per il tempo che ci è concesso. Ho deciso deliberatamente di non affrontare apertamente il tema della vita indipendente in senso stretto, lasciando gli aspetti strettamente tecnici e legislativi da parte. Preferisco regalarvi la mia testimonianza di vita indipendente così come la intendo io, quindi non esclusivamente legata solo alle leggi e concessioni da parte delle istituzioni, ma essenzialmente e profondamente motivata dalla spinta interiore che ognuno di noi ha dentro, dalla curiosità di conoscere l’uomo e i luoghi al di là delle distanze reali e delle differenze. Sì, differenze: perché la differenza la facciamo noi, io che parlo in questo momento e tu che mi ascolti, qui oppure altrove.

Ho iniziato il 2012 facendo una promessa a me stessa. Dopo la fine della relazione col mio ora ex compagno di un anno fa, ho raccolto le mie forze e la mia volontà residua per intraprendere un nuovo viaggio, quello vero, quello in cui si è davvero soli con sè stessi nelle decisioni di ogni giorno e in quelle ultime, sia per quello che riguarda cose piacevoli che per quelle meno piacevoli, o apparentemente tali. Mi sono ritrovata quindi nuovamente sola, piuttosto disperata, ancora innamorata. E così ho stabilito due obiettivi da perseguire: bastare a me stessa intellettualmente così come era anni fa quando ancora non mi sentivo un peso per l’uomo che avevo accanto e per la comunità che avevo intorno, e questo il primo che rappresenta il mio viaggio interiore, e per secondo obiettivo cominciare “a muso duro” a viaggiare davvero fisicamente, aumentando le distanze piano piano sia in ordine di tempo che di kilometri. Ci tengo a dire che quasi sempre i viaggi, in entrambe le dimensioni, hanno sempre avuto come molla e come obiettivo finale conoscere me stessa e di conseguenza conoscere agli altri, anzi l’altra che sono io dentro e l’altro fuori da me.

Quando decidi fermamente e con convinzione qualcosa come quello che ho appena descritto si opera una trasformazione che neanche immagini. Ci sono delle forze dentro di noi, assopite o sconosciute che emergono prepotentemente spiazzandoci e dandoci carica e motivazione. Mi sono ritrovata così a progettare su due piedi, pardon su ruote, i miei viaggi. Da sola, senza accompagnatore, senza sapere che tipo di barriere avrei potuto trovare. Mi sono sentita e mi sento come Ulisse attirato dalle sirene, mi lascio ammaliare, attirare, sedurre ma a differenza di quest’eroe simbolo del viaggio verso l’ignoto, non ho un posto di cui avere nostalgia, un paese a cui fare ritorno nel mio cuore, se non me stessa e i miei affetti più cari. Non ho mai sentito di avere radici in alcun posto in particolare, se non nell’amore delle persone a cui sono legata pur essendo distante, anche durante il viaggio, quello interiore e quello esteriore, come anche sono convinta oltre il viaggio ultimo della morte.

Per questo, non avessi più un giorno possesso delle mie facoltà, ho lasciato opportune disposizioni alla Luca Coscioni col mio testamento biologico. Perché la libertà sia vera e totale.

Sul mio blog, che è il mio diario di viaggio, ho appuntato tutte le tappe. Descriverò brevemente, come pennellate su una tela che è la mia vita, luoghi e persone, magari non rispettando la cronologia propriamente detta.

La prima tappa è stata Torino, luogo di residenza del mio ex compagno e di alcuni amici molto cari che non vedo da tempo. Mi sono sempre mossa io per prima per andare verso di loro, ma questo non lo dico per rimprovero ma, se me lo permettete, per orgoglio personale di quello che sono riuscita ad essere: una persona tra le altre, che viaggiava sola in treno, alla quale tutti domandavano da chi fosse accompagnata e che sono rimaste colpite dalla mia “solitudine” come passeggera.

Si sono susseguite poi, dopo la mia decisione, Milano, poi Verona, Bologna, Genova, Roma (unico viaggio in cui ero accompagnata perché mi sono fermata fuori per la notte), Rimini, Mantova e da ultima tappa Padova proprio qualche giorno fa. Roma e Rimini a parte, gli altri viaggi sono stati scorribande di una giornata, stancanti, certe volte massacranti però… che felicità! Lo spirito vola! Come posso esprimerlo? Forse potete solo leggerlo sul mio viso, sul sorriso che mi appare spontaneo sulle labbra ogni volta che penso con soddisfazione al mio passato, anche ai fallimenti, e guardo con ansia positiva verso il mio futuro, quello che arriva tra qualche minuto.

Per l’esperienza di Rimini mi sento di aggiungere due parole. È una tappa che rimarrà particolarmente impressa nella mia anima e nella mia memoria, perché è il luogo dove dopo 18 anni, con l’aiuto e sostegno di un amico speciale e due persone disponibili ho potuto tornare a fare il bagno nel mio amato mare! Non scherzo, Rimini per me quel giorno, il 27 agosto 2012, è stata uguale alle Bahamas!

Una piccola, si fa per dire, nota speciale per quanto riguarda Milano. Anzi per quanto riguarda Basiglio, il paese dove vivo. Nel nascondimento del mio appartamento con la fisioterapista Paola e l’assistente Severino abbiamo fatto cordata e usando lo standing ho scalato l’Everest! Infatti, dopo 17 anni e quattro mesi, ho riconquistato la posizione eretta, contro ogni pronostico, aspettativa di chi avevo vicino in quel momento, ma soprattutto con l’emozione e la certezza che ce l’avrei fatta. Ed è successo davvero e continua a succedere! Da marzo scalo l’Everest due volte la settimana con regolarità. È una delle poche cose che non ho lasciato perdere per quanto riguarda la mia attività fisica in senso muscolare propriamente detto.

Posso solo nominare alcune persone speciali che ho incontrato nel mio percorso: Maria Vittoria, un’amica virtuale che ho trovato girando casualmente per il porto antico di Genova e con la quale è nata un’amicizia vera. Direi anzi che amicizia è una parola troppo limitata. Lei è la prima e unica mia amica, nel senso pieno della parola, che abbia una disabilità. Finora non ne avevo mai avute. Non per scelta, solo per diversità di vedute sul modo di vivere. Libero, anticonformista, magari un po’ aggressivo il mio. Non tutti l’accettano. Non è un mio problema, cosa che rientra nel mio programma di viaggio. E poi ancora la barista Paola sempre a Genova, il macellaio di Mantova del quale non so il nome, l’albergatrice Barbara di Rimini, la dolcezza in persona… il receptionist Andrea sempre a Rimini, tutte le persone che hanno usato il mio cellulare, senza rubarmelo come molti temerebbero, per scattare le foto che io non avrei mai potuto avere perché, come potete notare non posso usare le mie mani come vorrei.

C’è un segreto: bisogna EGOISTICAMENTE lasciarsi aiutare dagli altri, non assistere. Per quello la lotta è un’altra, politica, legale, culturale. Per questo abbiamo luoghi e istituzioni. Il messaggio che piuttosto vorrei far passare in questo mio intervento, e spero tanto che arrivi specialmente a te che ti trovi nelle mie stesse condizioni e che pensi sia impossibile uscire dal piccolo mondo che ci costruiamo o che ci obbligano a vivere più o meno consapevolmente le persone che abbiamo intorno, è questo:

C’è un mondo fuori che ti aspetta! C’è un treno, una metropolitana, un tram, una strada fosse solo percorsa inizialmente per pochi metri per andare a comprare un quotidiano o una brioche come ho fatto io qualche anno fa dopo essere rimasta vedova.

Nessuno ti offrirà il passaggio che aspetti da una vita, quello devi farlo tu, è il tuo lavoro, quello principale, ancora prima della riabilitazione, ancora prima dell’assistenza stessa. Dobbiamo cominciare a viaggiare nella testa e poi usare tutti dico tutti i mezzi disponibili che abbiamo già e combattere per ottenerne di nuovi per non rinunciare a muoverci prima per noi stessi e poi, credetemi, verrà naturale col tempo, verso gli altri!

Sarà dunque questa la felicità? A voi la risposta.

Grazie per l’attenzione.”

Sempre in viaggio, sempre Vicky!

362111 ( il filmato, dovete scorrere fino a trovare il mio nome)

8 ottobre 2012 Posted by | Anima, Corpo, Esperienze, Idee, Persone | , , , , , , , | 23 commenti

   

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