Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Lavoro e dignità


 (Google)

Avrei preferito di gran lunga essere manganellata da questi poliziotti piuttosto che subire l’umiliazione di essere “dimissionata”, come mi è successo anni fa. Qualcuno si chiederà cosa abbia a che fare quest’immagine con la fine del mio rapporto di lavoro subordinato, ottenuta in modo apparentemente e falsamente volontario, con l’azienda per la quale lavoravo fino al 2 febbraio 1996.

Credetemi, ha molto a che fare…

Non vi ho mai raccontato di questo. Oggi ho deciso, dopo una riflessione indotta da un amico giornalista e a sua volta blogger molto più famoso di me, di far emergere i ricordi e liberarmi di questo ennesimo dolore. Tutto è cominciato nella tarda mattinata di un paio di giorni fa, quando ho letto un post di Andrea Riscassi sulla morte avvenuta poche ore prima di una persona da lui molto apprezzata: Ezio Trussoni, scomparso a causa della SLA. Lo cito per un motivo molto particolare, e cioè come l’azienda RAI a detta di Andrea abbia rispettato la persona e soprattutto il lavoratore anche se malato da tutti punti di vista. Salvaguardando la sua posizione, rispettandone la professionalità fino all’ultimo giorno e soprattutto, non da ultimo, vedendolo come risorsa e non come peso per l’azienda stessa dimostrando in questo modo un’elevata umanità e il giusto rispetto per l’uomo.

Non così è stato per me. Brevemente la mia storia lavorativa, ovvero il mio rapporto con l’azienda dove ho mosso i primi passi nel mio settore per poi apprendere sempre di più e specializzarmi in quello che poi sarebbe diventata la mia professione attuale: la traduttrice di testi tecnici scientifici, meglio conosciuto come technical writer. Per sei anni ho continuato ad apprendere nozioni di tutti i tipi: dalla lettera commerciale agli inizi e man mano alle pratiche di export fino a raggiungere un alto livello nel settore traducendo brochure, manuali d’uso e riparazione, manuali di manutenzione e intrattenendo rapporti di tipo tecnico affiancando i responsabili di officina e di produzione nella mia azienda. Tutto questo, imparato per la mia buona volontà e la curiosità che mi ha sempre contraddistinto nella vita non mi è mai stato riconosciuto, né moralmente né tantomeno economicamente, con avanzamenti di carriera e di stipendio. In più… ero una donna.

Non c’era spazio per l’ambizione, tutto ciò che si riceveva era pressione e stress.

I miei 41° di febbre mi facevano compagnia sotto le lenzuola completamente nuda, mentre mi trovavo da più di tre mesi nel reparto di neurologia dell’ospedale San Paolo a Milano senza sapere neanche quale sarebbe stato il mio destino definitivo. Completamente sdraiata, incapace di muovere qualsiasi muscolo, passavo i giorni interminabili in attesa di non so neppure io cosa. Mio marito sempre al mio fianco. Mia madre pure. Dio… era steso dentro di me.

Dopo tre mesi in quella situazione, senza diagnosi certa si viveva un giorno alla volta. Per me è ancora così, nonostante tutto. Progetti a breve termine. Anzi, brevissimo.

Un giorno, ricordo come fosse ora… ero sola, probabilmente chi mi assisteva tutto il giorno (mio marito e mia madre) si erano assentati per qualche momento. Mi sembrava di vivere in un sogno. Anzi un incubo. Vedo spuntare come dal nulla il capo del personale della mia azienda accompagnata da un’altra persona. Dopo un breve colloquio in cui mi chiedevano notizie delle mie condizioni di salute, ho appreso che quell’uomo era un notaio venuto apposta in ospedale perché fossero formalizzate le mie “dimissioni”. Poiché erano necessari due testimoni, hanno chiesto la disponibilità a due infermieri di turno in quel momento. C’è voluto meno di un quarto d’ora. Mi è passata davanti agli occhi la mia vita tra i miei colleghi, i clienti, i grafici, le operaie del reparto di produzione… l’amministratore delegato, che mi è capitato di incontrare in Rinascente anni dopo.

L’unico ricordo che ho distinto e doloroso di quel giorno è stato chiedere a uno di quegli infermieri di coprirmi il viso per non dover vedere quelle persone, solo che purtroppo mi raggiungeva ancora il suono della loro voce molto distinto. Parlavano di cose tecniche, erano a soli 2 m da me sul tavolo della stanza dell’ospedale, avevano appoggiato là documenti vari.

Ho desiderato veramente di morire quel giorno, schiacciata dall’umiliazione di non poter reagire né fisicamente né in altro modo, sentendomi completamente indifesa e in balia degli eventi. Sarei stata licenziata comunque di lì a qualche mese perché avrei superato il limite massimo di malattia consentito dal mio contratto nazionale metalmeccanici. Però… io posso capire chi si sente messo da parte per i motivi più disparati in questi periodi di crisi e di disoccupazione sempre più crescente. Soprattutto se ad essere colpita è una persona isolata, come lo ero io in quel letto, dal resto della società civile.

Finalmente… un saluto da lontano… senza neanche il coraggio di avvicinarsi guardandomi in viso… se ne stanno andando. Ora posso anche piangere. Meno male che sono da sola, perché chi mi ama sta soffrendo già così tanto per la mia salute che mi ha detto addio da qualche mese e che, così come intesa comunemente, non tornerà mai più.

Ho detto addio quel giorno alla mia azienda, alla vecchia Vicky che si dava da fare in ufficio, a quella ancora più piacevole che traduceva i manuali andando in officina dei riparatori per capire come funzionassero gli strumenti da noi commercializzati, oppure semplicemente imparare a tararli secondo le richieste del cliente oppure il tipo di applicazione. Sì, è stato un brutto giorno. Ma non da dimenticare, piuttosto da ricordare quando la tentazione di lasciarmi andare e di non reagire o non voler prendere decisioni, magari anche le più piccole, si affaccia nella mia mente.

Nessuno può decidere da un bel po’ di anni della mia vita al mio posto. Questo in alcuni momenti è un peso. In altri una grandissima gioia, quella di una dignitosa indipendenza intellettuale e culturale.

Dedico questa breve riflessione a chi pensa di rubarci la dignità togliendoci il lavoro. Li osservo a volte dall’alto mentre seduta sulla mia carrozzina li guardo strisciare… altre volte li vedo dal basso, quando ricordo me stessa sdraiata come morta sotto quel lenzuolo.
Sono ancora qui. Mi sono reinventata per anni altre collaborazioni lavorative, dopo il tempo necessario a stabilizzare la mia situazione di salute, o meglio quel poco che mi rimaneva.

Mi è capitato di incontrare vecchi colleghi e anche di intravedere qualche dirigente nel centro commerciale di Rozzano, alle soglie di Milano sud.
Non ho provato sentimenti particolari, se non un iniziale imbarazzo da entrambe le parti superato velocemente. Ma soprattutto… non ho provato alcun sentimento d’inferiorità perché privata di un mezzo fondamentale per vivere: il lavoro. Quello che ci fa contare nella società, quello senza il quale per gli altri non sei più nessuno, se non un peso.

Io… mi sento leggerissima!

Sempre Vicky!

Fuori dalla notte – Ludovico Einaudi

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10 novembre 2012 - Posted by | Corpo, Esperienze, Idee, Persone | , , , , , , ,

44 commenti »

  1. E’ più doloroso quando ti”annullano”..nella persona che quando ti fai male..
    il dolore fisico lo puoi curare e quello dell’anima…..a volte no…!!!!!!!!!!

    Commento di maria vittoria | 10 novembre 2012 | Rispondi

  2. E’ un momento molto particolare quando viene detto ad un lavoratore che non rientra più nei piani dell’azienda dove lavora! Un momento dove sembra che il mondo crolli addosso, mentre non si ha nemmeno la forza di reagire, e fare i conti con tutto ciò che adesso non si può più fare! Capisco benissimo come si deve sentire un lavoratore che viene privato del sostentamento suo e della sua famiglia, subire l’umiliazione del potersi proporsi e provo sentimenti di solidarietà anche se la solidarietà per quello che può servire…………..!

    Commento di Liborio Martorana | 10 novembre 2012 | Rispondi

    • Liborio, io ero in un letto in ospedale e combattevo per vivere. Non mi hanno fatto accomodare in un ufficio….
      Sono stati meschini.
      Sarebbe stato meglio per loro che fossi morta.
      Grazie della tua vicinanza!

      Commento di vincenza63 | 10 novembre 2012 | Rispondi

  3. Era da tempo che non provavo così tanta rabbia leggendo cosa può capitare alle persone. Cerco di inghiottirla come un frutto amaro, ma per ora è fermo nella gola e mi fa male, confondendosi alla voglia di piangere e di dire a queste persone “ma che cazzo avete dentro al posto dell’anima?”. Vicky questo pezzo ti fa onore e vorrei soltanto averti potuto scoprire il viso che nascondevi per non vederli, ma per una ragione: perchè loro potessero vedere il vivo di una persona VERA.
    tua Elda

    Commento di Elda Lenzi | 10 novembre 2012 | Rispondi

    • Tesoro…non mi avrebbero riconosciuta…

      Tua Vicky

      Commento di vincenza63 | 10 novembre 2012 | Rispondi

  4. non riesco a esprimere parole ,avverto solo un gran vuoto e disgusto per questa società fatta di persone senza sentimenti : La dignità di ogni singolo individuo va rispettata …..senza altro aggiungere….

    Commento di Paola Romani | 10 novembre 2012 | Rispondi

  5. Ciao a tutti concordo con la triste verità di questa storia Pino oggi ha pubblicato un articolo con l’ennesimo spot della Lega dai toni noti ma che si rivolgeva ai meridionali Non ho mai visto una differenza tra un disoccupato di milano o di qualsiasi altra città al Nord e un disoccupato al Sud Questo perché cogliendo dall’esperienza familiare dove dei parenti diretti di primo grado ( fratello e sorella di mio padre) figli del dopo guerra si sono trasferiti a Monza non è stato facile inserirsi in una città estranea sebbene fossero andati via giovani rispettivamente senza figli e appena sposati entrambi e poi trovare un lavoro stabile Certo la seconda generazione i miei cugini sono stati agevolati nel senso che dopo la scuola dell’obbligo hanno sempre trovato lavoro in fabbriche, supermercati …insomma tanti lavori diversi e sempre retribuiti non a nero perché nati già in quella città … ma di certo non hanno brillanti nella cassaforte, né barche né macchine di lusso quando E quando la PMI chiude e mancano i soldi per riassumere o pagare i lavoratori le differenze non esistono più per quanto già non ci fossero

    Commento di Rosaria | 10 novembre 2012 | Rispondi

    • Ro, mi piace la tua capacità di analisi. Grazie!

      Commento di vincenza63 | 10 novembre 2012 | Rispondi

  6. Certo Vicky tu eri in un letto di ospedale e loro facendo ciò che hanno fatto sono stati dei bastardi senza un minimo di coscenza!

    Commento di Liborio Martorana | 10 novembre 2012 | Rispondi

  7. che brava che sei, mi lasci sempre senza parole! confidare qualcosa di intimo non è semplice e il farlo con gli amici del web è segno di grande fiducia e, personalmente, mi sento davvero onorato.
    Io non ho grandi cose da dire sul lavoro perchè mi sembra di essere un precario da una vita e come tale non ho grandi aspettative di contratti. Ma sono esterrefatto dal modo di comportarsi di chi rinuncia a relazionarsi con l’altro diverso da sè ma pur sempre essere umano in nome di non so quale scellerato obiettivo aziendale!!
    ti abbraccio forte.
    con stima

    Commento di ameliozoro | 10 novembre 2012 | Rispondi

    • la stima è reciproca!
      ti abbraccio Amelio

      Commento di vincenza63 | 10 novembre 2012 | Rispondi

  8. Reblogged this on Andrea Riscassi and commented:
    Coraggio e dignità. Da leggere.

    Commento di Andrea Riscassi | 10 novembre 2012 | Rispondi

  9. se io fossi stata li, con te, io non avrei permesso che cio’ succedesse.Sto piangendo, Vicky …. che brutta razza che siamo ….

    Commento di maria | 10 novembre 2012 | Rispondi

    • Maria… piangere no… aiutare gli altri, serve di più!
      Ti voglio bene, a presto!

      Commento di vincenza63 | 10 novembre 2012 | Rispondi

  10. Copio e incollo autorizzata e con piacere il commento di un caro amico su Facebook, Gio, oggi a Taranto in dimostrazione:

    G: ho letto
    e una volta di piu’ mi sento piccolo
    insignificante
    non umile
    non trovo il termine ora
    ho letto e mai un pezze ‘e stato oggi piu’ calzanre

    Io: dai… tu eri a taranto anche per me

    G: con quegli operai che lottavano da sol
    piccolo gruppo
    come nelle foto

    Io: esatto

    G: con quella
    ora so come si chiama quella donna giovane
    bella
    esile e con lo sguardo indefinibile ma bella
    che urlava la sua rabbia
    la sua frustrazione
    per essere li da sola con un gruppetto di compagni
    venuti da qualche pizzo del mondo
    dell’itlia
    di questa schifosa italia
    quella donna che non ho avuto il coraggio di fotografare
    eri tu

    Commento di vincenza63 | 10 novembre 2012 | Rispondi

  11. La cattiveria gratuita spesso non ha limiti: la banalità del male.
    Fai bene a non odiare queste persone: sono le prime vittime.

    Commento di majazze | 11 novembre 2012 | Rispondi

    • Sì… mi da’ serenità. Io lo ritengo un dono dall’alto.

      Commento di vincenza63 | 11 novembre 2012 | Rispondi

  12. cara ciao, bellissimo come racconto, terribile perchè realmente accaduto. Vedi la stessa cosa è successa a me quando mi hanno dimesso dall’azienda facendomi firmare un foglio intriso di dolore che in quel momento era una vera manganellata in testa! Momenti terribili e difficili da dimenticare ed anche da ricordare, ma che non puoi rimuovere! Hai fatto bene a raccontarlo, significa che l’hai accettato e non sei più disperata! Sono molto commosso, ti abbraccio cara a presto! ❤

    Commento di nicola48 | 11 novembre 2012 | Rispondi

    • Nicola, è un ricordo indelebile.
      Ti ringrazio!

      Commento di vincenza63 | 11 novembre 2012 | Rispondi

  13. A volte non ci rendiamo conto dell’inutilità dell’essere numeri che funzionano bene solo con gli ingranaggi a posto, tolto uno di questi, non sembra più adatta la circostanza per cui da risorsa, diventiamo immondizia.

    Ma l’immondizia a forza di liberarsene s’è ammucchiata, ora puzza, e mò vediamo che succede………..

    Commento di simone | 11 novembre 2012 | Rispondi

    • Simone.. succede che ‘dal letame nascono i fior’.
      Grazie Faber.

      Commento di vincenza63 | 11 novembre 2012 | Rispondi

  14. Una sola parola è sufficiente per esprimere la mia profondissima indignazione: DISUMANITA’! Ti abbraccio forte, Vicky…

    Commento di Sofia | 11 novembre 2012 | Rispondi

    • Sofia… l’umanità non dovrebbe avere un prezzo. E’ stata svenduta al miglior offerente, e io quel giorno ho perso.
      Poi…sono tornata.
      Ti abbraccio.

      Commento di vincenza63 | 12 novembre 2012 | Rispondi

  15. .bella (come oramai mi hai abituato). BACIO

    Commento di Armando | 11 novembre 2012 | Rispondi

  16. io ti capisco tesoro… non ho provato il licenziamento dopo l’incidente… ma so benissimo cosa vuol dire… come giá ti dicevo in privato è successo a mio cugino.
    e la mia umiliazione più grande è stata la settimana scorsa, l’episodio che ti ho raccontato, al negozio di bambini, dove mi sono dovuta arrangiare x entrare, e i ragazzi che ridevano. che mondo schifoso…
    ti voglio bene compagna “delle quattro ruote” ❤

    Commento di michela | 11 novembre 2012 | Rispondi

    • ti voglio bene anch’io Michela fantastica!

      Commento di vincenza63 | 11 novembre 2012 | Rispondi

  17. “io fortunatamente non ho subito il licenziamento dopo l.incidente… mio cugino, come ti ho giá detto, si, peró…
    tuttavia, l’umiliazione maggiore l’ho vissuta la settimana scorsa,al negozio di bambini, quando, davanti a 4 gradini, ho dovuto arrangiarmi per salire.. davanti agli sguardi canzonatori di ragazzi di una ventina d’anni.. proprio come me… Questa è la morale di adesso..
    Ti abbraccio compagna ‘delle quattro ruote’, un nacione”

    Commento di michela | 11 novembre 2012 | Rispondi

    • Piccola grande Michela… ALTRO CHE STRONZATE!

      Commento di vincenza63 | 11 novembre 2012 | Rispondi

  18. Vicky non doveva lavorare in quel posto, dove le persone vengono trattate come gomme d’ automobili.
    Vicky non ha mai perso la dignità. Nessuno gliela può portare via.
    Vicky non ha mai perso la dignità. Nessuno gliela può portare via.
    Vicky non ha mai perso la dignità. Nessuno gliela può portare via.

    Commento di Walter | 12 novembre 2012 | Rispondi

    • Walter… senza parole.
      Vicky è commossa.

      Commento di vincenza63 | 12 novembre 2012 | Rispondi

  19. Cristo non era contrario alla ricchezza, ma era contrario al potere nefasto e disumanizzante che la ricchezza può originare dentro il cuore del ricco. Potere nefasto in quanto guasta la vera realtà dell’uomo, potere disumanizzante perché riduce l’uomo come un lupo nei confronti degli altri uomini (sapientia maiorum), soprattutto se deboli e indifesi. Siamo molto lontani dal senso vero di quella universale esortazione che ci dice: “Ama il prossimo tuo come te stesso”, perché fondamentalmente ogni uomo, prima di ogni cosa, ha una grande difficoltà ad amare se stesso, ad avere rispetto della sua dignità, del suo “essere”, della sua vera realtà! Cara Vicky, quelli che tu non volevi vedere nascondendoti il viso con il lenzuolo non erano in grado di amare se stessi, non hanno avuto rispetto per la loro dignità, in quanto non sono stati in grado di dare ascolto alla loro coscienza che gli diceva che stavano facendo una vigliaccata per obbedire a chi, a fine mese, gli dava il tozzo di pane affinché anche loro sopravvivessero in questa vita. Quando l’uomo umilia la propria dignità si rifugia dietro delle giustificazioni utilitaristiche che sembrano essere il senso della vita, ma che invece non lo sono: la famiglia, i figli, il lavoro, il pane, e chi più ne ha più ne metta, dimenticando un’altra grande verità: a che serve conquistare il mondo se poi si perde la propria anima, la propria dignità, il proprio essere?
    Vicky, dall’alto del tuo essere sii serena perché, malgrado tutto, tu hai scelto la parte migliore!!!!

    Commento di Mario | 12 novembre 2012 | Rispondi

    • Qualche anno fa ho telefonato alla mia azienda – come facevo di tanto in tanto – per avere notizie di miei colleghi, in particolare di alcuni. Ho ricevuto brutte notizie dalla ‘comunità’. Alcuni erano morti, anche giovani, altri licenziati, altri ancora malati. La notizia che mi ha colpito di più riguardava il mio ‘persecutore’… si trovava in ospedale col bacino fratturato in seguito a un incidente stradale. In quell’orribile evento ha perso quella che chiamava ‘tesoro’ ogni volta che lo chiamava in ufficio: sua moglie.
      Ho scoperto, dietro tutta la sofferenza di anni, la mia umanità intatta e nessuna traccia di gioia per la sua disgrazia. Leggera, come sono a volte ora.
      Mario, grazie. Non so quale sia la parte migliore, so solo che il prezzo che si paga è alto. Lo so. Io…spero che ci sia Qualcuno che non tenga alcun tipo di contabilità come immaginiamo in questa vita. Sono convinta che amare il prossimo come se’ stessi significhi umanamente perdonare e non avere debiti col prossimo se non quelli d’amore.
      RESTIAMO UMANI – STAY HUMAN è il nome più vero di Vittorio Arrigoni, un nome che ho fatto mio.
      Ti abbraccio. E tanto altro.

      Commento di vincenza63 | 12 novembre 2012 | Rispondi

  20. mammona mia sei una scrittrice stupenda, farai strada!!! tua cipi

    Commento di emanuela | 12 novembre 2012 | Rispondi

    • Mia piccola Cipì,
      tu sei il mio successo più grande! I miei desideri più importanti hanno il tuo viso, da sempre.
      Una scrittrice io? Non si sa mai!
      Nel frattempo… vivo.

      Tua mammona

      Commento di vincenza63 | 12 novembre 2012 | Rispondi

  21. Leggo e rileggo questo post e ogni volta la rabbia aumenta. La rabbia e il dolore a pensare che ci siano “esseri” capaci di calpestare la dignità e l’anima di una persona e per di più, in questo caso, di chi sta soffrendo. Capaci di cancellare con un colpo di spugna il lavoro creato da questa persona con tanti sacrifici solo perchè in un particolare momento della sua vita per loro era diventata un peso. Io non ce la faccio a capire certi atteggiamenti nemmeno se venisse il più grande esperto di risorse umane. Per me prima di tutto c’è la persona, non un numero, ma una creatura speciale che va rispettata e valorizzata. Quando poi mi trovo di fronte ad ingiustizie verso chi soffre, chi ha sbagliato, chi sta cercando di superare limiti o difficoltà allora il mio cuore grida, e non solo quello. E per questo non smetterò mai di far sentire la mia voce di fronte a situazioni che incontro nel mio cammino, anche se non riguardano me personalmente ma qualsiasi “anima” che sfiora la mia

    Commento di Cristina | 12 novembre 2012 | Rispondi

    • Cri, meno male… che tu ti senti sfiorata!
      Ti abbraccio, mia cara

      Commento di vincenza63 | 12 novembre 2012 | Rispondi

  22. Ciao Vincenza, sono senza parole. Non riesco ad accettare la crudeltà di certe logiche. La dignità e il rispetto della persona sono sacrosante per me.

    Commento di GiulioL | 16 novembre 2012 | Rispondi

    • Io ho abbracciato la non violenza e il motto di Vick Arrigoni ‘Restiamo umani’ per gli stessi motivi.
      Ciò detto… i fatti restano e io li racconto a modo mio, secondo il mio sentire.
      Ciao Giulio

      Commento di vincenza63 | 17 novembre 2012 | Rispondi

  23. Mi e’ piaciuto molto il tuo post. Penso che non ti dispiaccia che l’abbia replicato sul blog il malpaese. http://ilmalpaese.wordpress.com/2012/11/16/lavoro-e-dignita/

    Commento di GiulioL | 16 novembre 2012 | Rispondi


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