Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Sono ignorante


Map_of_World_War_II_Japanese_American_internment_camps

 

Di sopra è riportata la mappa dei campi di internamento riservati ai giapponesi negli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale. Avete proprio letto bene: campi di internamento. Non so se voi ne eravate a conoscenza, ma io onestamente durante gli anni di studio non ne ho mai sentito parlare. L’attenzione dell’insegnante di storia era concentrata sui campi di sterminio in Germania ma non ha mai fatto menzione di altri paesi, soprattutto degli Stati Uniti, ritenuti e autoproclamati “esportatori di democrazia” nel mondo non civilizzato e non evoluto…

Da quello che mi risulta sono in buona compagnia riguardo il livello di conoscenza di queste cose. Oggi pomeriggio sono andata a vedere uno spettacolo teatrale sul tema della memoria, riferita sia alla Shoah che ad altri fenomeni simili nella storia mondiale e principalmente europea. Allora ho approfittato dell’occasione per confrontarmi con gli attori che portano questa rappresentazione anche nelle scuole oltre che tra i cittadini adulti. Risposta: neanche loro ne erano a conoscenza! Ne abbiamo parlato un po’, visto che per il mio esame di storia contemporanea sto preparando anche la seconda guerra mondiale e studiando questo argomento sul manuale di base mi sono incuriosita e ho voluto approfondire quello che era descritto in tre righe…

Così dopo una breve ricerca sul Web mi sono fermata a leggere quanto scritto su Wikipedia al riguardo. Da lì ho estratto la mappa che vedete in alto, con tutti i riferimenti ai vari campi. La cosa che però mi ha più colpita è stato scoprire due cose: la prima riguarda la nazionalità dei prigionieri, che erano giapponesi – questo però posso capirlo visto che erano nemici; la seconda è che questi prigionieri non erano stati catturati durante un’azione di guerra invasiva da una delle due parti, ma erano cittadini statunitensi anche da due o tre generazioni, rastrellati a scopo preventivo per paura di collaborazionismi. E continuando a leggere ho scoperto che dopo la liberazione alla fine della guerra queste persone, secondo il Congresso, non avrebbero neanche avuto diritto a un risarcimento per la loro detenzione anzi per il loro internamento abusivo. Solo qualche anno fa sono stati stanziati 1,6 miliardi di dollari a migliaia di vittime e in caso di loro morte alle famiglie. Briciole. E anche se non lo fossero sono indignata!

Questa potenza guerrafondaia continua a deludermi, considerando che il presidente Obama ha ricevuto il Nobel per la pace… un Nobel dato al capo di una nazione che non garantiva la libertà dei propri cittadini solo perché appartenevano per razza a una nazione nemica.

Scusate la mia ignoranza, ma vorrei sapere il vostro pensiero e se possibile qualcosa in più.

Pubblico un brano a me molto caro, in questo momento però il simbolo di amarezza.

Sempre curiosa, sempre Vicky!

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31 gennaio 2016 - Posted by | Esperienze, Idee, Mondo, Persone, Storia, Uncategorized | , , , , , , ,

13 commenti »

  1. Non voglio offrire soluzioni, ma solo uno spunto, attraverso una testimonianza indiretta. Mio nonno, che è stato prigioniero in America insieme ad altri italiani, mi ha raccontato spesso di quel periodo. Diversamente da altri suoi ricordi di guerra, questo non gli alterava il viso in una smorfia di sofferenza. Il ricordo più “simpatico” che ho è che, per tenere impegnati i prigionieri, i militari del campo gli affidavano dei piccoli lavori. A mio nonno toccò di dipingere un muro; quando finì, chiese cosa avrebbe dovuto fare, e si sentì rispondere di ricominciare da capo, e così molte e molte volte. Questa storia suscitava sempre molta ilarità nella mia famiglia, al pensiero dello strato di vernice che doveva aver inspessito la parete fino all’inverosimile. Nello stesso periodo, una lontana cugina di mio nonno, emigrata tempo prima degli Stati Uniti, andava a fargli visita qualche volta. Poiché lui riceveva un minimo compenso per la verniciatura del muro, riusciva a mandare a mia nonna un po’ di denaro e pacchi con abiti americani e altre piccole cose, sempre tramite questa cugina.
    Con ciò, non voglio dire che tutto sia buono e giusto, condivido assolutamente l’idea che gli Stati Uniti siano una nazione guerrafondaia e democratica solo a chiacchiere, e può darsi che mio nonno sia stato una persona molto molto fortunata. Però può essere che i tempi siano cambiati, che i militari che allora si occupavano di questi campi di prigionia fossero esseri umani – di certo, con le dovute eccezioni. So solo che mio nonno, quando parlava di quel periodo, ne parlava come se lì, in quel campo di prigionia, fosse stato rispettato come essere umano. Non si era certo divertito, ma rispetto ai suoi altri ricordi questo era meno pesante. Dei giapponesi non so nulla, e può darsi che le loro condizioni fossero peggiori, ma mi sembra che la pratica di “isolare” il potenziale nemico sia tipica della politica statunitense ancora oggi: di fronte ad una minaccia esterna non ci pensano due volte ad espellere dal paese cittadini stranieri, che si trasformano di colpo in indesiderati. Probabilmente oggi adottano questa politica solo per il fatto che non gli è più concesso di aprire campi di prigionia, ma come mentalità sottostante mi sembra molto simile.

    Commento di Kat Tiva | 2 febbraio 2016 | Rispondi

    • Grazie, davvero tanto per la testimonianza di tuo nonno attraverso il tuo scritto. Mi fa sperare che possiamo, come diceva Arrigoni, restare umani “Stay human” ovunque e comunque. Una cosa non ho afferrato, scusami: perchè tuo nonno era prigioniero? Aspetto di leggerti con piacere. Ciao Kat Tiva!

      Commento di vincenza63 | 2 febbraio 2016 | Rispondi

  2. Ormai non credo più nelle coincidenze. Ho da pochi giorni finito di leggere un libro, a parere di molti (quasi tutti in realtà) banale. Per me non lo è stato. Inoltre solo grazie a questo sono venuta a conoscenza delle deportazioni in veri e propri campi di internamento di migliaia di civili di etnia giapponese residenti negli Stati Uniti a partire dal 1492 per più o meno l’intera durata della guerra. Nel venirne a conoscenza, sono rimasta stupita quanto te. Frequento il quinto anno di liceo e sono proprio curiosa di assistere alla lezione sulla Seconda Guerra Mondiale, per constatare se questo “piccolo” dettaglio verrà omesso. Credo che la giustificazione risieda nel fatto che l’accaduto riguardi un Paese estraneo all’Europa, e abbia coinvolto un numero ristretto di prigionieri (perchè, seppure in maniera simulata, è come tali che vennero trattati) rispetto alla tanto ricordata, com’è giusto che sia, Shoah. Inoltre non si trattò di uno sterminio, per fortuna, e chiaramente questo fa sì che passi comprensibilmente in secondo piano.
    Mi rendo conto però di come sempre più si tenda a nascondere, se negare non è possibile, l’effettivo avvenimento di certe tattiche di guerra, perchè si trattò (e credo che se ne possa parlare tutt’ora) di questo.
    Ti cito un passo del libro:
    <>
    L’ultima è una delle espressioni intraducibili, nonchè fondamento, della cultura giapponese. Esprime un sentimento di rassegnazione, ed è facile capire come delinei in pieno lo stato d’animo di quel pezzo di popolo.
    Credo sempre che l’importante sia la cultura. Non quella che ci viene inculcata a scuola, ma quella curiosa che ci cerchiamo e creiamo da soli. Quella da cui si determinerà il nostro modo di pensare e con esso la nostra umanità e capacità di giudizio.
    Ti lascio il titolo del libro, “L’amante giapponese” della Allende. Mi sento un po’ controcorrente a consigliarlo, ma a volte esserlo è un bene!

    Commento di Samuela | 2 febbraio 2016 | Rispondi

    • Cara Samuela, neanch’io credo molto alle coincidenze, ma se anche di questo si trattasse… ben venga! Siamo d’accordo su tutta la linea, anche sul fatto che nei campi di internamento americani non avvenne allo sterminio che fu riservato agli ebrei e non solo loro (vorrei ricordare anche tutte le schifezze umane della ex Jugoslavia). La cosa che però mi colpisce di più, a parte la serietà dell’argomento che il riscontro nei commenti, è la libertà e la profondità della nostra cultura personale così come la descrivi tu oltre che la crescita sentimentale, quella vera, quella profonda che cerca sempre il Bello e il Vero che unisce, a qualsiasi età, dovunque ci si trovi. Sono molto emozionata e, credimi, felice e onorata di avere avuto una tappa di “prolungato silenzio” in questo blog alla quale è seguito un tempo di ricerca dentro e fuori di me, anche attraverso lo strumento della storia che un tempo detestavo. Una storia finalmente guardata con gli occhi dell’umanità prima che con quelli superficiali del giudizio e dei numeri. Quando parlavi della rassegnazione del popolo giapponese ho avuto di rimando un flash riguardante i neri schiavi nei campi di cotone… sopportavano e cantavano…

      Commento di vincenza63 | 2 febbraio 2016 | Rispondi

  3. Ormai non credo più nelle coincidenze. Pochi giorni fa ho terminato di leggere un libro ritenuto da molti (quasi tutti in realtà) banale, incongruente, poco reale. Forse ci sta sfuggendo di mano il ruolo che la letteratura in ogni tempo ha avuto, quello che l’ha resa così magica e ricercata. Il potere di raccontarci la dimensione un po’ meno reale delle cose.
    In questo libro ho trovato tutto tranne che banalità. Inoltre, è grazie a questo che sono venuta a conoscenza della deportazione in campi di internamento di migliaia di civili di etnia giapponese residenti effettivi negli Stati Uniti. Accadde dopo l’attacco a Pearl Harbor: cominciarono a essere visti come il nemico e si pensò bene di allontanarli dalle loro città. Ufficialmente erano loro a scegliere di lasciare le loro case, per paura della reazione dei compaesani statunitensi. Nella realtà delle cose, se non l’avessero fatto sarebbero stati accusati di cospirazione e spionaggio per il proprio popolo di origine. Leggendone sono rimasta stupita quanto te. Frequento il quinto anno di liceo e sono curiosa di assistere alla lezione sulla Seconda Guerra Mondiale, per constatare se questo “piccolo” dettaglio verrà omesso. Probabilmente la giustificazione di questa dimenticanza risiede nel fatto che si tratti di un accaduto estraneo al territorio europeo, e alla sua portata: è oscurato dalla tanto conosciuta e ricordata, com’è giusto che sia, Shoah. Inoltre non si trattò di uno sterminio, per fortuna, e non ne conseguì un massacro, e chiaramente questo pone l’accaduto in secondo piano. Nonostante questo è impossibile non notare come si tenda sempre più a ignorare, o minimizzare, se nascondere non è possibile, certe tattiche di guerra (e non) che le grandi potenze sembrino utilizzare come in una partita a scacchi. Ti cito un passo del libro:
    <>
    L’ultima rappresenta una delle espressioni intraducili, nonchè fondamento, della cultura giapponese. Esprime un sentimento di rassegnazione, ed è facile capire come rispecchi lo stato d’animo di quel pezzo di popolo.
    Credo sempre che l’importante sia la cultura, non quella che ci insegnano a scuola. Quella che ci creiamo da soli, che nasce dalla nostra curiosità e che determinerà la nostra umanità e la nostra capacità di giudizio.
    Ti lascio il titolo del libro, “L’amante giapponese” della Allende, con l’augurio che possa trasmettere quello che ha trasmesso a me. Mi sento un po’ controcorrente nel consigliarti di leggerlo, ma forse a volte non è un male esserlo!

    Commento di Samuela | 2 febbraio 2016 | Rispondi

    • Il 14 agosto del 1945 il Giappone si arrese e si iniziarono a chiudere i campi di concentramento. I Fukuda ricevettero venticinque dollari e un biglietto del treno per l’interno dell’Arizona. Come tutti gli altri internati non avrebbero mai più parlato di quegli anni di umiliazione durante i quali la loro realtà e il loro patriottismo erano stati messi in dubbio; senza onore la vita valeva molto poco. Shikata ga nai.
      La citazione è questa, non so perchè è stata tagliata. Ciao!

      Commento di Samuela | 2 febbraio 2016 | Rispondi

      • Ciao, torna presto a trovarmi! Non perdiamoci di vista!

        Commento di vincenza63 | 2 febbraio 2016

  4. Ciao scusa ma non é una novita che gli americani non si siano comportati mai correttamente la loro storia inizia con l invasione del territorio americano scacciando gli Indiani d America, relegandoli nelle riserve ti pare un azione corretta e democratica ? La terra apparteneva agli Indiani e l ‘esercito americano é arrivato spazzando via vite umane, non facendosi nessuno scrupolo!

    Commento di cinzia | 2 febbraio 2016 | Rispondi

    • Sono d’accordo con te e certamente Non c’è nulla di corretto nè di umano nello sterminio oltre che nell’internamento di altri esseri umani. Quello che mi premeva sottolineare nel mio post era che i giapponesi internati erano cittadini statunitensi, quindi né stranieri nè popoli conquistati. Non si è trattato nemmeno di una guerra civile come ai tempi della secessione. Solo di pulizia preventiva. “Solo” si fa per dire, naturalmente.
      Ciao Cinzia, benvenuta e grazie del tuo prezioso contributo! A presto spero.

      Commento di vincenza63 | 2 febbraio 2016 | Rispondi

  5. Sì lo sapevo. Questa e tantissime altre cose non le trovi certo sui libri di storia di scuola. Uno dei personaggi più famosi internati in questi campi su un giovanissimo George Takei, il tenente Sulu della prima serie di Star Trek.

    Commento di Roberto | 7 febbraio 2016 | Rispondi

    • Pensa che quando ho scritto questo post non pensavo di trovare tanti riscontri dalle informazioni contenute nei commenti. Mi devo ricredere circa l’interesse delle persone sulla storia, quella vera, in minima parte scritta sui libri. Grazie per la segnalazione che si aggiunge a tutte le altre, quelle sui libri comprese. A presto Roberto, ben trovato!

      Commento di vincenza63 | 7 febbraio 2016 | Rispondi

      • Di nulla figurati, pure io sono un appassionato di storia, in particolare di quella recente e contemporanea. Sono pure un appassionato di Giappone e sono capitato per la prima volta sul tuo blog proprio in merito a questo.

        Commento di Roberto | 7 febbraio 2016

  6. Roberto, spero allora che tu ripassi da queste parti, anche per leggere su altri argomenti oltre alla storia 🙂 Ciao!

    Commento di vincenza63 | 7 febbraio 2016 | Rispondi


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