Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Caro papà

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La vedete questa foto? L’uomo nel ritratto è mio padre.
Si chiama Gioacchino e dal 18 ottobre 1982 ha 57 anni per sempre.
Amava molto questa foto e mia madre l’ha scelta per lui quando l’ha sepolto.

Non lo vedo da 34 anni. Da 16 mesi mia madre l’ha raggiunto e prima di lei gli facevano già compagnia mio fratello Francesco dal 1989 e mia sorella gemella Raffaella dal 1986, insieme a molti altri.

No, non sto facendo l’elenco dei defunti ma un esercizio della memoria.

È quello che ho detto a mia figlia stasera mentre era sulla porta di casa mia. Le ho detto che erano 34 anni che non vedevo mio padre. Lei mi voleva incoraggiare e consolare dicendomi di non pensare a cose tristi, ma in realtà le ho spiegato che per me il ricordo non è altro che attualizzare le gioie della memoria per avere qualcosa di bello e prezioso nello scrigno che è il mio cuore.

Esercito la memoria del ricordo dell’amore dei miei cari per me e il mio per loro sempre vivo e attuale perché la vera tristezza è dimenticare ed esserne consapevoli nella lucida abitudine della quotidianità, che con la sua patina di polvere tutto copre.

Gioia è costruire sulle rovine e dalle rovine cose nuove, nuovi ricordi, nuove presenze.

Caro papà,
so di raccontarti cose che tu già conosci, ma voglio dirtele lo stesso. Come se stessi parlando al telefono oppure di persona venendo a trovarti l’ennesima volta in ospedale illudendomi che tu stia perennemente in quel limbo ad aspettarmi, per illuminarti come il sole alla mia presenza.
Sarebbe inutile raccontarti tutto, ma voglio lo stesso condividere con te i momenti che in questo giorno emergono nel mio animo. Di alcune cose vado fiera, di altre meno.

Tu mi hai sempre perdonato. Sono cento volte il figliol prodigo nei miei e nei tuoi pensieri.

Sai, dopo essere tornato dal mio giro con Lorenzo e dopo la tua morte l’ho sposato. Con la tua benedizione, che per me è valsa più di qualsiasi cosa al mondo. Nel mio cuore ho sposato Lorenzo quel giorno, il 6 ottobre 1982, dopo aver firmato il consenso in comune ed esserti venuti a trovare subito in ospedale. Non ce l’hai fatta ad esserci fisicamente in chiesa per festeggiare con tutti noi ma lo so, ne sono certa, che la mia felicità è stata e sempre sarà la tua. Quando sono diventata mamma l’ho capito. Anzi, l’avevo capito già desiderando mia figlia.

Hai tre nipoti, tre femmine: Emanuela, mia figlia, è la più grande; poi c’è Federica e quindi Francesca. Non hai ancora pronipoti, per ora.

Non ho mai rimpianto le scelte che ho fatto contro la tua volontà, perché mi hai generata libera e io l’ho messo in pratica. Lo faccio ancora adesso, come sai. Non ho mai addossato sulle spalle di altri la responsabilità mia, come anche le colpe. Grazie a Dio ho anche dei meriti, papà, di cui sei fiero sicuramente.

Mi dispiace soltanto che tu debba vedermi lottare ogni giorno per una vita che tu avresti voluto sicuramente diversa per me, una persona allegra e vivace a volte come una bambina anche a cinquantatre anni.

Papà, volevo dirti che ho conosciuto tanti momenti di felicità anche in questi oltre vent’anni in cui sono seduta sul mio “trono” su ruote, con le mie mani ferme o quasi. Quelle mani che usavo e che avrei usato anche adesso per accarezzarti, a modo mio, come anche per giocare a carte con te.

Mi piace ancora farlo anche se uso dei trucchi visto che non posso tenerle in mano le carte. Per questo non devi essere triste, è possibile avere una vita piena anche quando non si ha nulla o quasi. Tu e mamma me l’avete insegnato, anche quando non c’era da mangiare e c’erano tanti problemi in famiglia. Il mio ricordo più bello è sempre quello di noi tutti riuniti a tavola, a mangiare una semplice pasta col sugo e basta, dopo l’ultima sfuriata con Franco e la pace dopo la tempesta.

Era bello anche così.

L’ultima cosa di cui voglio parlarti perché tu mi conosci bene é che non ho smesso di essere una persona controcorrente, coerente con i propri principi anche a costo di sbagliare. Non mi vergogno quando devo ritornare sui miei passi, non penso a me come a una perdente o qualcuno che faccia compromessi nella vita. Papà, semplicemente non ho ancora smesso di vivere. Dopo Lorenzo ho avuto altre persone, tu non avresti approvato ma guardami: sono tua figlia e ho imparato da te che cos’è vivere la vita di ogni giorno, giocare con se stessi prima di tutto e anche avere compagni di viaggio che il mondo non giudicherebbe proprio di successo.

Oggi come 34 anni fa, anzi come 53 anni fa, ti ringrazio di avermi fatta così e di avere cura di me nelle grandi come nelle piccole cose.

Ciao, alla prossima!

Con amore, sempre “Cenza”, sempre Vicky!

18 ottobre 2016 Posted by | Anima, Dialogo, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , , , , , , , , | 8 commenti

   

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