Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Siamo colpevoli

2017-05-30 12-53-49.395

 

In questo periodo, bombardata attraverso qualsiasi mezzo di comunicazione (televisione, social network, giornali, siti Internet eccetera), mi sento soffocare da un certo senso di inadeguatezza, di insufficienza, di occasioni mancate.

Sono prevalentemente circondata da notizie di morte.

Metto una mano sugli occhi, come se la mettessi idealmente sul cuore per non restare troppo ferita, ma questo non mi solleva per nulla…

Siamo (tutti) colpevoli eppure impuniti. Non esiste un reato di indifferenza perseguibile nè penalmente nè civilmente. Esistono solo due realtà: la consapevolezza e la cecità. Entrambe sono sia sociali che personali. Riguardano stati e periodi della vita differenti.

Oggi mi fermo in particolare a riflettere su tanti casi di suicidio che si verificano intorno a noi. Mai il mondo è stato così piccolo…

Non intendo esprimere giudizi né fornire ricette per affrontare questo fenomeno sempre più in diffusione, soprattutto fra i giovani e gli anziani. Vorrei soltanto lasciar emergere lo stato d’animo confuso e molto triste, a causa di un senso schiacciante di impotenza.

Detto così sembrerebbe non esserci alcuna via d’uscita, alcuna soluzione, alcun sollievo a questa “malattia dell’infelicità“. Ogni volta che vengo a conoscenza attraverso i media di vite stroncate da “voli” fisici del corpo o “chimici” della mente, mi viene da chiedermi: “Dove abbiamo sbagliato? Quando non ci siamo stati? Dov’è andata a finire la compassione e l’attenzione?” E molte altre ancora.

Esercito la memoria. Mi ricordo quella volta in cui avevo mal di schiena e non ho avuto la pazienza di ascoltare chi stava dall’altra parte del telefono oppure, peggio, non ho risposto. O magari dell’altra occasione in cui ho visto piangere qualcuno e, per paura di rischiare e intromettermi, ho dimenticato cosa sia la consolazione e il conforto anche da parte di una sconosciuta…

O ancora, in modo molto superficiale e anche cattivo, non ho detto un “Sei stata bravo!” o anche “Conta pure su di me!” a chi con un linguaggio non verbale mi chiedeva una mano…

Mi vergogno della mia mancanza di prossimità, di sensibilità, di occasioni d’amore mancate.

Esiste un momento nella vita di ognuno in cui la consapevolezza deve servire pur a qualcosa e prevedere un cambio di direzione. Il senso della mia sta cambiando.

In passato, ad esempio, mi rifiutavo di assumere medicine per il dolore; questo mi impediva di avere spazi nella giornata da usare per attività sociali o semplicemente per avere del tempo da dedicare a qualcuno, fosse anche solo al telefono o per strada durante una passeggiata. Mi sbagliavo. Così ho cominciato a prendere qualcosa con regolarità, guadagnandoci soprattutto nell’umore e nella disponibilità d’animo e poi nella volontà di perseguire un obiettivo.

In secondo luogo sto cercando di smettere di lamentarmi con chiunque dei miei guai, provando a regalare l’ascolto di cui una volta ero capace e che col tempo e con dolore interiore oltre quello fisico stavo perdendo quasi senza accorgermene. Non aspetto più la telefonata per l’uscita con qualcuno, nel senso che ho ridotto di molto le mie aspettative sulle persone aumentando piuttosto il “movimento del dare”. Quando ci riesco sono felice.

Ognuno dà quello che può, in ogni senso. Questo ho imparato, questo sto cercando di vivere. Questo è il solo “capitale umano” degno di essere investito, soprattutto riguardo la vita preziosa nostra e altrui.

Non si può aspettare ancora, la gente muore di infelicità e di solitudine fuori da qui!

Siamo tutti in cerca del “tu” diverso e speciale. Sempre Vicky.

 

 

 

 

2 giugno 2017 Posted by | Esperienze, Idee, Mondo, News, Persone, Sentimenti, Storia | , , , , , , , , , , , , , , , , | 31 commenti

   

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