Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

L’altro

 

download fonte Google

 

Amici miei,

ringrazio il blog quasi40anni per aver linkato il post qui di seguito:

 

https://klaudiomi.wordpress.com/2019/09/04/missione-vietnam/ 

 

Voi che provate? Che ne pensate?

 

Con animo turbato ascolto bella musica vera. Sempre Vicky.

 

 

25 ottobre 2019 Posted by | Dialogo, Diritti umani, Esperienze, Idee, Mondo, Persone, Storia | , , , , , , , , , | 4 commenti

Esselunga? Adesso basta!

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Amici miei,

A tutto c’è un limite. Quello di sopportare Esselunga è colmo.

Ma racconto per ordine, fotogramma per fotogramma. Cerco di restare calma.

Qualche giorno fa sono andata in Esselunga a fare la spesa. È mia abitudine prima fermarmi al bar a bere latte caldo, rigorosamente senza lattosio, perché sono intollerante da anni. Il bar Atlantic fortunatamente ce l’ha sempre.

Devo fare una premessa, però: il personale di Esselunga sorride poco o nulla. È mia convinzione che se si lavora a contatto con i clienti il sorriso non sia un optional, ma piuttosto un must. Chi arriva al supermercato non c’entra nulla con gli eventuali guai personali dei lavoratori. Anche i clienti hanno i propri problemi.

Ciò detto, mi avvicino alla cassa del bar per ordinare il mio solito latte con un po’ di cacao e dolcificante. Altrove tutto il personale, su mia richiesta, di solito non fa nessuna storia per portare al tavolo la mia ordinazione. Non è la prima volta però che nel supermercato di Rozzano (Milano) numerosi addetti alla vendita mi trattino con sufficienza, facendo finta di non vedermi o addirittura ignorandomi. Questo è il giorno sbagliato!

Faccio notare la cosa a una collega che sembra più sorridente, infatti questa mi serve subito, scusandosi per il comportamento dei colleghi. Non c’è cosa più sbagliata, a parer mio avrebbero dovuto scusarsi loro con me.

Mi sento profondamente umiliata, mentre bevo il mio latte appena tiepido. Quando mi succedono queste cose, al momento non riesco a reagire. Sono fatta così. Così come per la gioia anche per la rabbia devo lasciar decantare le cose che accadono. Oggi però sembra non esserci tregua per me.

Altra premessa. Forse qualcuno di voi non sa che ho problemi a usare le mani e le braccia, quindi non posso servirmi da sola in un supermercato. Esselunga è praticamente l’unico brand che non mi mette a disposizione neppure per un quarto d’ora una persona che mi dia una mano a prendere le cose dagli scaffali. Penso a quanti come me e a tanti anziani in difficoltà ai quali verrebbe data l’opportunità di essere indipendenti nel fare la spesa e di godere della gioia anche di queste piccole cose.

Non sono ancora così avanti nella loro politica aziendale.

Mio grande sconforto è sentire una cassiera dire: “La signora dovrebbe farsi accompagnare da qualcuno visto che lo Stato le passa l’accompagnamento“. Nessuno replica. Io ne ho cancellato anche il viso dalla memoria.

I miei complimenti a questa persona per la sua statura culturale. Non voglio nemmeno pensare a qualcosa di simile all’intelligenza e alla gentilezza, perché probabilmente non sono contenute nella lista dei requisiti per i dipendenti Esselunga.

Capita così che in quelle poche volte in cui faccio la spesa in questo supermercato io debba avvalermi prevalentemente dell’aiuto di altri clienti come me, che su mia richiesta mi aiutano a mettere gli articoli in un grande sacchetto che pongo dietro la mia carrozzina elettronica. L’unica motivazione che mi spinge ancora a frequentare questo esercizio è la consegna a domicilio, per me molto comoda visto che mi sposto con i mezzi pubblici e non posso portare con me una quantità superiore di articoli.

Amici miei, voler avere una vita indipendente costa un alto prezzo.

A questo disagio aggiungo quello di alcune cassiere che si scusano apertamente con gli altri clienti in coda se io esercito il mio diritto di precedenza alla cassa dedicata alla spesa a domicilio. Incrocio di sguardi con gli altri clienti molto eloquente: si chiedono il perché di quelle scuse e mi invitano a passare senza problemi.

Arrossisco e sento un gran calore al viso.

Improvvisamente mentre scrivo questo post mi torna in mente qualcosa di molto forte e doloroso che ho vissuto col mio orgoglioso e forte Lorenzo, l’amore mio perso tanti anni fa. È un’immagine che mi colpisce come una spada al cuore. Io ancora non usavo la carrozzina elettronica, quindi mio marito doveva spingere la mia carrozzina ovunque andassimo, anche a fare la spesa. Nonostante i limiti continuavamo a fare le commissioni per quanto possibile insieme, e fare la spesa con lui era piacevole nonostante fossimo soli. Sapete come la facevamo? Lorenzo mi accompagnava al supermercato Unes di Basiglio (Milano), il quartiere in cui abitavamo, poi riusciva a prendere il carrello e lo posizionava all’interno del supermercato. Insieme andavamo in giro a prendere gli articoli che volevamo e poi tornavamo a metterli nel carrello. Al momento di andare alla cassa mi spingeva oltre per poter imbustare la spesa. Quindi mi riportava in macchina e poi tornava a prendere la spesa e a riportare a posto il carrello.

In tutto questo nessuno si è degnato di aiutarlo almeno a portare la spesa lasciata incustodita. Amore mio, quante ne abbiamo dovute sopportare insieme… qualcosa di salato mi fa bruciare gli occhi.

Un’ultima cosa, per non annoiarvi troppo. Mi accorgo di un errore nel mio scontrino, un articolo battuto due volte. La cassiera chiama la responsabile per lo storno. Eccola, arriva. Ora capisco…

È ancora attuale il proverbio: “Il pesce puzza dalla testa”.

Da Esselunga non esistono due espressioni: “Prego” e “Mi scusi”.

A presto, sempre Vicky!

P.s.: dalla concorrenza mi è capitato solo due volte che mi fosse rifiutato l’aiuto, perché effettivamente c’era poco personale in quel momento. Per il resto… conosco i nomi delle persone che mi aiutano. Una cosa lodevole per Eurospin!

 

 

23 Mag 2019 Posted by | Diritti umani, Esperienze, Mondo, Persone, vita indipendente | , , , , , , , , , , , | 36 commenti

Pensiero

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La mia gioia?

Una carezza data e ricevuta e un pezzo di me-pane condiviso.

Le lacrime?

Un dono che allarga il cuore.

Vita che irriga e rende fertile il sogno.

Il mio amore?

Stare accanto e fare il viaggio insieme.

Un abbraccio,

sempre Vicky!

 

 

 

17 aprile 2019 Posted by | amore, Anima, Dialogo, Diritti umani, Persone | , , , , , | 20 commenti

I figli

Una tragicomica realtà che ho apprezzato visitando il blog di Flavio stasera.
Quante se ne potrebbero ancora aggiungere di ascese, vero?
Qualcuno dovrebbe far aggiustare l’ascensore?
Potrebbe esserci qualcuno chiuso fuori che aspetta ed è stanco e arrabbiato.
Magari pericoloso…
Buona serata.
Sempre Vicky!

 

 

almerighi

i figli dei fumatori
hanno più probabilità di cominciare a fumare

i figli dei notai
hanno più probabilità di fare i notai,
così i figli dei farmacisti e dei dottori

i figli di puttana lo sono per diritto di nascita

il figlio di Laerte
ha più probabilità di diventare Ulisse

i figli degli zingari
hanno più probabilità di essere reietti

i figli dei re debbono attendere
i figli dei poeti in genere non hanno figli

i figli dei politici massoni
hanno più probabilità di cominciare la carriera

gli ascensori sembrano tutti guasti

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11 marzo 2019 Posted by | Diritti umani, Esperienze, Mondo, Storia | , , , , , , | 24 commenti

Lavoro è dignità

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Credo di averlo visto almeno un paio di volte.
Ogni volta vi scopro luci nuove, emozioni nascoste, semplicità cruda e povertà regale.

Il dramma della perdita del lavoro, anche se a tempo determinato e sottopagato, va pari passo con la perdita della dignità e dell’autostima.

Per le donne è ancora peggio.

Vivono con lo spettro della gravidanza e del licenziamento assicurato.

Luciana decide di reagire, come faceva Marione, suo padre, che le raccontava storie di vita e non favole. La verità lei la sapeva. Ma viverla al culmine della disperazione, quello no, non credeva di essere vinta, ferita, umiliata.

Non sconfitta, a modo suo.

Il meraviglioso e straziante monologo, culmine della storia, è il racconto di una vita. Quella di Luciana, che un giorno potrebbe essere quella di una di noi.

Un brano stupendo fa da colonna sonora stupenda. Sempre Vicky!

 

 

3 Mag 2018 Posted by | Cinema, Dialogo, Diritti umani, Mondo, Persone | , , , , , , , | 9 commenti

Ultimo saluto

 

Ciao, Alfie… “finalmente” ce l’hai fatta a compiere il tuo viaggio e sei libero.

Restano lacrime e silenzi.

 

 

Sempre Vicky.

30 aprile 2018 Posted by | Anima, Corpo, Dio, Diritti umani, News, Persone, Viaggi | | 7 commenti

Morire a 14 anni

 

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Gli attivisti sociali paraguaiani protestano davanti al Ministero della Salute per chiedere la fine della violenza contro le donne e una migliore assistenza sanitaria per loro, mentre il mondo celebra la “Giornata internazionale della donna” ad Asuncion, Paraguay, 8 marzo 2017. Lo striscione: “Il 48% delle donne violentate ha meno di 30 anni “.
 © 2018 Reuters

 

Amici, a questo link potete trovare l’articolo originale in inglese Tratto dal sito Web dell’organizzazione internazionale umanitaria Human Rights Watch (HRW) che descrive la situazione in Paraguay riguardo la violenza di genere, in particolar modo quella sulle bambine e sulle adolescenti.
In particolare tratta l’aspetto legale riguardo la possibilità di scegliere di abortire nei casi di violenza sessuale.

È una questione morale e sociale, però visto che il panorama e la mentalità non cambiano ci vuole una legge che tuteli queste bambine. E ci vuole anche presto!

Non voglio più leggere questi titoli e vedere certe foto!

 

14 anni, incinta per uno stupro, morta di parto

In Paraguay la severa legge sull’aborto mette in pericolo le adolescenti

Di Margaret Wurth, ricercatrice, Children’s Rights Division

26 marzo 2018

 

La settimana scorsa, una ragazza di 14 anni in Paraguay è morta durante il parto.  È rimasta incinta dopo essere stata violentata da un uomo di 37 anni, ed è morta mentre i medici eseguivano un taglio cesareo d’emergenza, cercando disperatamente di salvare lei e il suo bambino, dopo aver trascorso diverse settimane in ospedale per le complicazioni dovute alla gravidanza. “Il suo corpo non era pronto per una gravidanza”, ha dichiarato il direttore dell’ospedale. Il bambino è sopravvissuto.

L’aborto è illegale in quasi tutte le circostanze in Paraguay. L’unica eccezione è quando una gravidanza presenta complicazioni potenzialmente letali. Questa minima eccezione non è sufficiente per proteggere la vita, la salute e la dignità delle ragazze e delle donne nel paese.

L’aborto è illegale in Paraguay per le gravidanze risultanti da stupro o incesto. È illegale quando la gravidanza rappresenta un rischio per la salute serio, ma non pericoloso per la vita, e quando un feto non ha speranza di sopravvivere al di fuori dell’utero.

Non sappiamo se la quattordicenne che è morta la settimana scorsa avesse voluto abortire. La decisione di interrompere una gravidanza è profondamente personale. Avrebbe potuto scegliere di continuare la gravidanza anche se l’aborto legale fosse stata un’opzione. Ma per lo meno lei e la sua famiglia, il suo capo religioso o persona fidata, e il suo medico avrebbero dovuto avere la possibilità di discutere – e prendere in considerazione – il rischio di continuare la gravidanza e l’opzione per porvi fine.

Nel 2015, una bambina di 10 anni in Paraguay è rimasta incinta dopo essere stata violentata dal suo patrigno. Sua madre ha chiesto il permesso perchè la bambina potesse abortire, ma le autorità hanno respinto la sua richiesta. Ha partorito all’età di 11 anni – una undicenne sopravvissuta a uno stupro di 11 anni, costretta alla maternità contro i suoi desideri. Questo avrebbe potuto essere evitato se il paese avesse permesso un aborto sicuro e legale.

Esperti internazionali hanno affermato che il blocco dell’accesso all’aborto per i sopravvissuti allo stupro può essere una tortura. Commentando la situazione in Paraguay, il Comitato contro la tortura ha affermato che il divieto di aborto significa che ai sopravvissuti “viene costantemente ricordata la violenza commessa contro di loro, questo causa gravi stress traumatici e comporta il rischio di problemi psicologici di lunga durata“.

Ogni giorno in Paraguay quattro ragazze subiscono violenze sessuali, e due ragazze sotto i 15 anni partoriscono, secondo i dati del Ministero della Salute. Non so se la ragazza di 14 anni avrebbe scelto di non continuare la gravidanza che le era stata imposta se avesse avuto la possibilità di porvi fine in sicurezza e legalmenteMa non le è mai stata concessa questa scelta. E ci sono centinaia di ragazze come lei, derubate di informazioni e potere sulle loro vite e sui loro corpi. Queste sono le conseguenze brutali e inevitabili della legge sull’aborto del Paraguay.

Il Paraguay dovrebbe abrogare tutte le leggi che rendono l’aborto un crimine. Ma perfino piccole eccezioni salverebbero alcune vite – permettendo ai medici, con il consenso informato dei loro pazienti, di porre fine a una gravidanza quando è necessario proteggere la vita o la salute di una donna o di una ragazza, quando una gravidanza risulta da uno stupro o incesto, o quando il feto non sopravviverà. Le autorità del Paraguay dovrebbero agire ora prima che altre ragazze adolescenti subiscano le conseguenze delle restrizioni sull’aborto del paese.

(L’articolo è stato da me tradotto, con tutti i limiti e le inesattezze che vi chiedo, eventualmente, di segnalarmi. HRW non è responsabile di errori contenuti nella traduzione realizzata con permesso.)

Grazie per la vostra attenzione, sempre Vicky.

 

 

3 aprile 2018 Posted by | Corpo, Diritti umani, Mondo, News, Persone, Storia | , , , , , , , , , , | 25 commenti

Morte e corruzione: HRW in Colombia

Risultati immagini per colombia

 

A questo link di Human Rights Watch, un’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani nel mondo, trovate un interessante articolo relativo a un’intervista sui paramilitari e dei gruppi facenti capo al cartello della droga in Colombia.

Essendo in lingua inglese, mi sono permessa, sempre previa autorizzazione, di tradurre in italiano il testo per renderlo fruibile al maggior numero di persone possibile.

Chiedo scusa in anticipo per eventuali errori e scostamenti dal testo originale che sono naturalmente involontari e non attribuibili a HRW.

È un testo lungo ma pieno di interessanti spunti di riflessione, dati da persone che vivono sulla propria pelle ciò che raccontano.

Grazie per la vostra attenzione.

 

HRW Human Rights Watch

INTERVISTA: 13 marzo 2018 Morte e corruzione in Colombia

Un nuovo libro racconta in dettaglio l’ascesa sanguinaria di paramilitari con legami col governo

Quando la gente pensa alla violenza in Colombia potrebbero venire in mente il re del traffico di droga Pablo Escobar oppure le guerriglie delle forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC). Pochi sono a conoscenza che forze paramilitari a partire dagli anni 90 uccidevano, torturavano e stupravano  durante le loro scorribande attraverso il paese. Mentre i paramilitari si autodefinivano come forze di “autodifesa”, e combattevano i guerriglieri, essi erano anche i più grandi trafficanti di droga del paese. Nel tempo, divenne chiaro che essi erano collusi con reparti significativi della milizia colombiana, con uomini d’affari e con circa il 30% del Congresso del paese.
Amy Braunschweiger parla con Maria McFarland Sanchez-Moreno del suo nuovo libro “Non ci sono morti qui”, che descrive dettagliatamente il regno dei paramilitari e la loro persistente influenza.

La McFarland, in precedenza ricercatrice per la Colombia presso Human Rights Watch, è attualmente capo esecutivo dell’Unione per la Politica Antidroga, un’organizzazione statunitense che opera per porre fine alla “guerra della droga”.

Perché hai scritto questo libro?

Quando ho finito di lavorare in Colombia nel 2010, avevo un sacco di storie che non ero riuscita a raccontare. Aveva incontrato molti colombiani coraggiosi comuni che facevano resistenza contro i paramilitari e altri gruppi armati, ma molte persone non erano a conoscenza delle loro storie di coraggio.

Chi sono i paramilitari?

I paramilitari erano corpi armati privati formati da gente ricca – sia per combattere i guerriglieri, in seguito per difendere gli interessi dei ricchi –per appropriarsi della terra, per assassinare sindacalisti o altri che si trovavano di fronte lungo la strada e così via. All’inizio molti di loro lavoravano con i principali trafficanti di droga, incluso Pablo Escobar. Infatti dopo la morte di Escobar loro divennero i maggiori trafficanti di droga del paese e molti erano stati membri oppure erano stati vicini al Cartello di Medellin.

Il tuo libro racconta la storia dei paramilitari attraverso tre persone – l’attivista Jesus Maria Valle, in seguito ucciso, l’avvocato Ivan Velasquez, il giornalista Ricardo Calderon. Perché loro tre?

Perché potevo raccontare la storia dell’ascesa dei paramilitari e di come essi si erano fatti strada fino agli alti livelli del governo attraverso di loro. Tutti e tre insieme finirono per espormi i collegamenti tra i paramilitari e il governo.

Conoscevo già abbastanza bene Velasquez quando stavo lavorando in Colombia. Quando stavo conducendo le indagini in Colombia lui era assistente presso la Corte Suprema che indagava su Congresso. Divenne bersaglio di una campagna diffamatoria da parte dell’allora Presidente Alvaro Uribe – la maggior parte dei membri del Congresso indagati facevano parte della sua coalizione di governo e uno di questi era suo cugino – e fu falsamente accusato di tramare per l’assassinio del presidente. Si scoprì che i paramilitari si erano recati al palazzo presidenziale per complottare contro Velasquez e che i servizi segreti della Colombia lo stavano spiando.

Valle era un attivista dallo stato di Antiouquia, dove si trovava Medellin, ed era amico di Velasquez, che a quel tempo era il successore del capo di Antioquia. Vale un uomo incredibilmente coraggioso che denunciò gli abusi da parte dei paramilitari. Sapeva che sarebbe stato ucciso, le persone lo pregarono di fuggire ma lui sentiva che doveva proteggere la sua gente. E nessun altro osò dire quanto lui dichiarò a quel tempo – cioè che i militari e, secondo il suo parere, l’ufficio del governatore di Antiouquia erano anche complici di questi crimini oppure guardavano dall’altra parte.

Poi scelsi Calderon, perché come giornalista aveva scritto sulla campagna denigratoria contro Velasquez. È come un’incredibile centrale elettrica che è profondamente spinto a dire la verità su quanto sta accadendo.

All’interno del libro continui a menzionare il massacro del villaggio remoto di El Aro. Perché?

È accaduto nell’ottobre del 1998, dopo che Valle aveva avvisato le autorità per mesi dell’entrata dei paramilitari nella sua regione di Ituango, la parte di Antiouquia dove si trova El Aro. Nei giorni precedenti il massacro la gente di El Aro si recò da Valle per chiedere aiuto. Valle chiamò i militari, la polizia e l’ufficio del governatore ma nessuno arrivò in aiuto.

I paramilitari entrarono in città, uccisero 17 persone, compreso un ragazzo, violentarono le donne e quindi saccheggiarono e incendiarono la città. Rubarono migliaia di capi di bestiame portandolo in giro per molte miglia perché tutti vedessero. I paramilitari si fermarono là per giorni, ma non arrivarono alcune forze di sicurezza. Testimoni a El Aro videro addirittura un elicottero militare volare sopra di loro. In questo modo El Aro divenne un forte esempio di come i paramilitari stavano operando con, almeno, il tacito consenso da parte delle forze di sicurezza.

Durante le indagini di Velasquez sul Congresso diventa chiaro che la gente molto vicina a Uribe – il capo del suo staff, suo fratello, un cugino – avevano legami con i paramilitari. Ciò nonostante egli è ancora estremamente popolare. Come può essere?

Io sono peruviana e sono cresciuta durante la presidenza di Alberto Fujimori, diventato un autocrate orribilmente corrotto e che è stato anche condannato per crimini contro l’umanità. Tuttavia io lo sostenevo all’inizio perché pensavo che stesse portando ordine in un periodo di caos. A quel tempo i guerriglieri di Sendero Luminoso stavano commettendo cose orribili nella campagna del Perù e stavano bombardando la città in cui vivevo. Inizialmente sono stata sollevata, all’età di 18 anni, da ciò che sembrava essere più sicuro. Non prestava attenzione alle cose brutte, per cui pochi anni dopo ho cambiato completamente idea e infine ho contribuito a creare un caso per la sua estradizione dal Cile per affrontare il processo in Perù

La gente in Colombia viveva con così tanta paura. E Uribe era molto fine, sembrava molto impegnato e che lavorasse duro e sembrava ottenere risultati. Attuò politiche che ridussero i sequestri da parte della FARC e rese possibile per i colombiani tornare a viaggiare da una città all’altra in automobile. La gente apprezzava questo e ciò rese loro più disponibili a non occuparsi di altre problematiche.

Che cosa pensi di Uribe?

Non penso che si possa in conclusione affermare qualcosa suo essere responsabile dei crimini dei paramilitari ma il fatto che egli operasse così da vicino con così tante persone che sono poi state condannate per la collusione con paramilitari fa emergere domande reali su di lui. Ciò significa inoltre che ha avuto una terribile mancanza di giudizio e che è stato totalmente cieco riguardo quanto accadeva intorno a sé, cosa che non combacia con la sua immagine di totale controllo, oppure egli realmente sapeva molto su queste cose e lasciò che andassero avanti.
Non puoi far finta che gli sia una persona potente informata di tutto e che in qualche modo si è perso queste informazioni.

Come erano esattamente collegati i membri del Congresso della Colombia ai paramilitari?

Circa il 30% dei membri del Congresso era indagato, accusato o condannato per aver collaborato con paramilitari, di solito per commettere una frode elettorale e in almeno un caso un assassinio.

I paramilitari hanno commesso crimini sotto lo sguardo di tutti, ma la gente ha scelto di non vedere. Perché questo?

Credo che molti colombiani fossero stanchi della violenza del FARC. C’era una volontà di guardare oltre le atrocità commesse dai paramilitari o di accettare le spiegazioni per cui i morti dovevano essere guerriglieri. Così quando Valle parlò di paramilitari collusi con l’esercito fu facile per la gente destituirlo.

Penso che molti colombiani sapessero in fondo di questo stava avvenendo e sapevano che era terribile.

Hai intervistato persone vicine a Uribe?

Sì. Alcuni di loro non volevano essere citati. Ho passato quattro ore con uno dei suoi consiglieri più stretti e ho intervistato gente che lavorava con lui in periodi differenti, da persone che lavoravano con lui quando era governatore di Antiouquia a gente che collaborava nella sua amministrazione presidenziale.
Ho provato molte volte a intervistarlo e gli ho mandato un questionario dettagliato, ma non sono mai arrivata da nessuna parte.

Ho incontrato Uribe mentre lavoravo per Human Rights Watch. Era il 2004 ed era il mio primo viaggio in Colombia. Il capo nella sezione Americhe, Jose Miguel Vivanco, l’allora Vice Capo nella sezione Americhe Joanne Mariner e io ci incontrammo con Uribe. Jose Miguel un nuovo decretolegge, che si supponeva intendesse smobilitare i parlamentari  ma in effetti lasciò che i membri sì allontanassero impuniti.
Uribe si arrabbiò molto e cominciò a camminare intorno con un dito in aria dicendo come potessio fare questa domanda quando lui aveva fatto così tanto da portare la sicurezza del paese, e fondamentalmente tenne lezione per 30 minuti prima di dileguarsi. Dopo un po’ tornò ed era molto più calmo e parlammo di  problemi.

I paramilitari non sono mai stati opportunamente disarmati e ora ci sono nuovi gruppi paramilitari in Colombia. Tuttavia il suo libro si conclude con una nota di speranza.

Posta la guerra alle droghe in Colombia e negli Stati Uniti – cioè la criminalizzazione delle droghe – si sta continuando ad avere questo è enorme mercato illecito di droga che procura al crimine organizzato enormi profitti e il potere di corrompere e infiltrarsi nelle istituzioni dello Stato. E anche se la Colombia ha un accordo di pace con il FARC, altre organizzazioni criminali si formeranno probabilmente non appena essi lasceranno il campo di battaglia.
Esistono successori dei gruppi paramilitari e altre organizzazioni criminali.
E questi continueranno a combattere e la gente continua a morire. Quando c’è un tale incentivo finanziario, chiunque lasci quel posto lascia spazio a qualcun altro per entrarci.

Ma io penso anche che alcune cose sono cambiate. Velasquez, Calderon e infine Valle hanno scoperto importanti verità e i colombiani hanno dovuto accettarle in qualche modo. Questo dovrebbe essere fonte di speranza per le persone in Colombia e oltre – quelle persone comuni, giornalisti, attivisti, avvocati, possono far cambiare le cose.

* questa intervista è stata condensata e corretta

Mentre ascolto questo brano… Sempre Vicky!

 

18 marzo 2018 Posted by | Diritti umani, Esperienze, Idee, Mondo, Persone, Storia | , , , , , , , , , , , , | 5 commenti

Riflessioni personali……..perchè la polizia non perquisisce il parlamento? Ovvero: non è successo niente.

Cari amici,
vi invito a leggere quanto pubblicato dall’amico blogger Nico, che in questo post racconta l’amarezza di un insegnante dopo una perquisizione nella sua classe da parte di una squadra antidroga.

Ricordo Marco Pannella dire:”Siamo in uno Stato di Polizia” e lottava a modo suo contro il regime.

Si sbagliava?

Stiamo diventando vittime del terrorismo psicologico che si traveste dietro la difesa dal crimine e la garanzia della sicurezza dei cittadini.
Quali cittadini?

Quelli che eravamo, quelli che saremo?

Con amarezza e tanta solidarietà, mentre ascolto musica, sempre Vicky!

 

11 marzo 2018 Posted by | Diritti umani, Esperienze, Idee, Mondo, News, Persone, Storia | , , , , , , , , , , | 20 commenti

Alessandro Rolfini

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Aqui trago contos e pensamentos, de personagens que passaram e passam por mim, pela minha mente. Emprestei fragmentos meus, a cada um dos mesmos... ou talvez tenha sido o contrário. Resumindo o que disse Lispector "escrever é uma maldição. Mas escrever apenas uma linha, basta para salvar a alma." E escrever é isso. Lançar em letras, o que não se pode medir, o que não se pode tocar com as mãos. Também trarei trechos de livros e crítica de artes em geral, bem como, desenhos autorais. Música Indie também fará parte do acervo.

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