Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Esserci

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Respirare le nostre radici
succhiare linfa al seno della terra
dare frutti secondo le stagioni della vita
riconoscere
e apprezzare
quanto abbiamo fatto
quel che abbiamo donato
e soprattutto vivere
l’essenza del nostro stare

 

Ora in movimento, sempre Vicky!

8 aprile 2017 Posted by | Anima, Esperienze, Mondo, Musica, Sapienza, Sentimenti | , , , , , , , | 10 commenti

A mia figlia

Risultati immagini per lacrima in sogno-Google
Ho cominciato la mia giornata come tante altre. Con una lacrima seguita da molte in più a causa di un sogno, che ha dato uno scossone alla mia fragile emotività. Ora non lo ricordo bene tutto. So solo che le protagoniste siamo mia figlia ed io. Lei ha apparentemente non più di un anno e mezzo, io mi vedo adulta, anche se dovrei avere quasi ventidue anni.

Sono in piedi e ansiosa la cerco, la vedo e la prendo in braccio. Posso ancora farlo, sono lontana ancora oltre tredici anni dal giorno in cui non potrò più fisicamente farlo, perchè seduta in carrozzina e senza l’uso delle mani. Non è su questo, o solo marginalmente, però, che voglio scrivere, ma ripercorrere la mia maternità per guarire.

Voglio raccontare alcune cose che riguardano il mio essere madre non perché voglia dare indicazioni a qualcuno, ma perché ne ho bisogno per essere onesta con me stessa.

Mia figlia è una bambina tranquilla, lo è fin dalla nascita. insieme ci facciamo tante dormite, con parecchia invidia da parte di vicini e parenti, che invece trascorrono la notte in bianco con neonati in braccio urlanti. Ho in comune con lei tanti ricordi costruiti negli anni, fatti di vita quotidiana, di bagnetti, di giochi, di passeggiate, di storie inventate per farla addormentare serenamente, portarla all’asilo e poi spiarla di nascosto per vedere se piange senza di me…

Vederla fare i compiti è un piacere, è talmente assorta… è uno spettacolo di bellezza. La aspetto fuori dalla scuola impaziente, mi manca tanto non vedere più tanti suoi progressi come quando era piccola di doverla condividere, giustamente, con altri.

Uno degli ultimi ricordi che ho prima della “tragedia”, che mi travolge e ci travolge quando lei ha soltanto undici anni e io trentadue, è quello della palestra di prima media piena fino all’inverosimile di bambini e di mamme e papà in attesa di sapere la classe di destinazione del proprio figlio o figlia. Ci guardiamo da lontano e io cerco di incoraggiarla. Ha paura di perdere i suoi compagni delle elementari per sempre. E poi davvero l’ultimissima immagine… la mia piccola che piange appena tornata da scuola, che trova la sua mamma circondata da paramedici, da suo padre, distesa sul divano di casa con appena un filo di voce che dice: “Non preoccuparti, tu prega per la mamma”.

Dopo tutto questo è come se per molti anni si fosse chiuso un sipario, come se sul palcoscenico della vita lei ed io fossimo rimaste sole. Lei con il suo papà, con il suo dolore, con una mamma cambiata e assente fisicamente per nove mesi da casa e per anni della sua vita. Io… sola altrove.
Sì, è proprio così, non ci sono più stata. C’è un vuoto nella mia memoria di cui abbiamo parlato di recente, di nostalgia di esperienze che ci sono state negate, quelle cose frivole ma anche profonde che un adolescente fa con sua mamma. Io non sono stata più la tua mamma. Mi sentivo un peso. Oltre al mio egoismo avevo due donne che volevano sostituirsi a me. Io non potevo fare altro che lasciarle fare e per conto mio ti chiedo solo un po’ di clemenza… stavo cercando di guarire. Poi mi sono lasciata andare, rassegnata a una vita fatta di cibo e di tv. In solitudine. Forse vi guardavo vivere. Ho sbagliato pensando solo di evitare dolore a tutti e “dimenticando” apparentemente di avere ancora una figlia da crescere, nonostante le mie condizioni.

La vita ci ha insegnato a crescere prima ognuno per conto suo e poi, più in là, più vicine. Quante volte, mi chiedo, sarai “scappata”, rifugiandoti altrove e quante volte non sono venuta a cercarti…

Sono convinta che l’amore vero sia non perdere tempo nel passato, ma avere il coraggio di ammettere gli errori e di chiedere perdono. Per ora lo faccio qui, è già straziante per me leggere queste righe e rivedere un film che non si può più rimontare. 

Perdonami per non esserci stata quando avrei potuto farlo, anche così come sono perché mi prendevo più cura di tuo papà, quasi avessi già il presentimento che l’avrei perso anni prima che succedesse davvero. E ancora prima perdonami per averti picchiata da piccola… tu non lo meritavi, nessun bambino lo merita, ma io sono stata troppo ignorante e ho pensato più a far bella figura con una figlia ubbidiente e sottomessa piuttosto che farti crescere senza questi ricordi. Cercavo l’approvazione degli altri, soprattutto dei parenti di papà, che di me non avevano alcuna stima nè rispetto già da allora. Credimi, in certe notti ho odiato talmente me stessa e tutti quanti – quelli che c’erano e quelli che non ci sono più stati – da piangere tutte quelle lacrime che per anni non ho più versato. Da ultimo volevo dirti che hai completamente ragione. In certi periodi della mia vita ho pensato solo a me stessa dopo la morte di papà, perché frequentare uomini mi faceva sentire viva e il sesso mi ricordava che ero donna, come e più delle altre “normali”. Ero in competizione, me ne rendo conto.

 Mi sono sbagliata, perché questo non esclude l’essere mamma e soprattutto essere persona che porta rispetto alla presenza di altri nella sua vita, quegli “altri” che come te sono un dono, da custodire, da accompagnare!

C’è tanto da costruire che ci aspetta, giorno dopo giorno… io ci sono. Tu… sei sempre stata, come hai potuto, con le forze di cui disponevi e disponi ancora oggi. Bello osservarti vivere ed esserci.

Domani ti telefonerò per dirti semplicemente: “Ti va di parlare un po’?”

Ti abbraccio tanto. Da sempre e per sempre la tua mamma imperfetta, sempre Vicky!

 

 

 

 

 

2 marzo 2017 Posted by | amore, Anima, Dialogo, Esperienze, Persone, Sapienza, Sentimenti, Storia | , , , , , , , , , , , , , | 39 commenti

I traduttori, di Juan Vicente Piqueras

Sono traduttrice e… questo è il mio bellissimo lavoro!

Con entusiasmo, sempre Vicky!

 

I traduttori Sono una tribù strana sparsa per il mondo perché spostano il mondo. Portano mondi da una lingua all’altra. Ecco il loro mestiere. Fanno nevicare in arabo, cambiano il nome al mare, portano cammelli in Svezia, fanno che don Chisciotte cavalchi su Ronzinante dalla Mancha in Manciuria. Fanno delle cose strane, pressappoco impossibili. Dicono […]

via I traduttori, di Juan Vicente Piqueras — Il colibrì rosso

6 dicembre 2016 Posted by | Anima, Dialogo, Idee, Mondo, Persone, Sapienza, Storia, Viaggi | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

L’importante è FINIRE

game-over

 

Ed eccomi finalmente sentimentalmente LIBERA e non solo…

Sono fiera di chi sono stata, di chi sono, di chi sarò.

Ho mantenuto le promesse, ho conservato la dignità. Questo conta.

Sempre sincera, sempre onesta, oggi delusa…

Donna fino in fondo. Come tante. Come loro… Sempre Vicky!

 

29 settembre 2016 Posted by | Anima, Esperienze, Mondo, Musica, Persone, Sapienza, Sentimenti, Vita nuova | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Paolo e Francesca

Da tatuare sul cuore quando voliamo troppo basso oppure non abbiamo mai spiccato il volo.

“Noi leggiavamo un giorno per diletto

di Lancialotto come amor lo strinse;

soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fiate li occhi ci sospinse

quella lettura, e scolorocci il viso;

ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso

esser basciato da cotanto amante,

questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.

Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:

quel giorno più non vi leggemmo avante».

Mentre che l’uno spirto questo disse,

l’altro piangea; sì che di pietade

io venni men così com’io morisse.

E caddi come corpo morto cade.”

(Dante Alighieri – Divina Commedia, Inferno Canto V)

Sempre passionale, sempre Vicky!

6 dicembre 2014 Posted by | Anima, Corpo, Persone, Sapienza | , , , | Lascia un commento

Il calabrone è un uccello

  •  (Google)

    A volte troppo frettolosamente liquidiamo persone e conversazioni pensando di non avere niente da investirci, che dopo tutto una chat resta una cosa leggera, senza impegno se non quello – almeno stimato intorno all’80% – di cercare compagnia sperando di trovarne con un minimo di interessi in comune, almeno per avere qualcosa da dirsi.

    Non così è successo con Mariano, un amico più che virtuale, per me una persona vera.

    Questa una conversazione a campione avvenuta qualche giorno fa tra me e lui, improvvisata, senza apparentemente un filo logico, col solo desiderio di un incontrarsi tra anime e menti.

    Buona lettura!

    Mariano
    ….Comunque quando hai voglia,spiegami cosa vuoi fare con un fotografo e se fai un calendario lo prenoto.
    E guarda che dico seriamente,penso che sei davvero tutta da ammirare.

    Io:
  • mi serve per illustrare un eventuale pubblicazione con foto mie particolari che vorrei farmi scattare, una c’è già in mente la vorrei mettere in copertina
    devo trovare il fotografo che interpreti il mio pensiero con l’obiettivo
    un amico mi ha offerto per ora verbalmente un’opportunità… a fine mese viene a trovarmi da Catania ci ho già parlato per mettere in concreto giù qualcosa
    buona notte
    A presto
  • Sono sicuro che riuscirai a portare in porto il tuo progetto.
    Io
  • cosa c’è da ammirare in me?
  • Hai bisogno che te lo dica? Il coraggio e l’intelligenza con cui affonti le cose.
  • Io

    tu non ci crederai, ma ho proprio bisogno che tu me lo dica
  • te l’ho gia detto
    Io
  • non importa… ogni volta è diverso, come diverse sono le occasioni della vita
  • Vero
    Io
  • grazie per la comprensione e amicizia che ricambio senza condizioni
  • Quindi mi ripeto,ti trovo coraggiosa.tu non ti sei adagiata,non ti sei creata una tipologia comportamentale tipo avercela con tutti
    Tu sei viva
    Sondi vari percorsi
    Vai in avanscoperta
    Io
  • per me percorsi sono innumerevoli e sempre nuovi
    di quante cose mi piacerebbe parlare con te
  • Cerchi ancora di capire chi sei
    Io
  • si, non smetterò finché avrò respiro
  • Dove vuoi andare
    Ma se dovessi arrivare alla tua meta
    Toveresti un altto traguardo da raggiungere
    Mi fermo?
    Io 
  • mariano, la meta è il viaggio…
  • Il viaggio é il mezzo per arrivare alla meta
    La meta sei tu
    Io
  • non per me
    io non sono un luogo, e anche se lo fossi sono destinata a finire
  • Vincenza la meta é la destinazione finale
    Qualcosa da raggiungere
    Io la penso cosi
    Io
  • lo so, la terminologia esatta è la tua, il significato che io le do però è diverso, non restrittivo, senza luogo e tempo
  • Il tuo Io o Ego é semicosciente
    Non é sottomissibile,incatenabile,condizionabile
    É saltata una frase
    Io
  • o in alternativa soltanto protratto in avanti verso qualcosa o qualcuno perdendo così la sua dimensione negativa e accettando di dissolversi per ritrovarsi ancora più arricchito, dal sogno, dall’estasi, dall’eterno giorno come anche dall’eterna notte
  • Il tuo SuperIo o superego
    Io 
  • non l’ho definito
    lascio che siano gli altri a farlo se proprio ci tengono
    quel tipo di io convenzionale l’ho abbandonato con la vecchia vita inconsapevolmente o forse lui abbandonato me... cosa più incredibile
    Mariano
  • Siamo perennemente protratti verso qualcuno o qualcosa e da questi arricchiti ma a volte non lo accettiamo nemmeno con noi stessi
    In fondo se ci pensi bene
    Una sola cosa muove l’umanita
    Io
  • è questo che dobbiamo fare: smettere di pensare e basta per lasciare spazio all’intuizione che è l’anima dell’arte e del genio
  • Cio che muove l’umanita é la gratificazione,pensaci
    E non puo esserci intuizione senza pensiero
    Mentre puo esistere il contrario
    Io
  • il pensiero è una catena o concatenarsi di idee, pensa piuttosto a un’intuizione improvvisa che ti coglie nel bel mezzo di qualcos’altro… essa al vuoto creato nella mente dai mistici riempito improvvisamente da un’intuizione Alta che basterà loro per tutta la vita e che al tempo stesso lascerà un’enorme sete e fame di quella conoscenza infinitesimale eppure totalmente appagante. Così mi sento io a volte. a volte, ripeto…
  • Ma anche questo é un paradosso percé se puo esistere il vontraio di qualcosa significa che quel qualcosa esiste
    Altrimenti non potrebbe esistere il suo contrario
    Io
  • io sono un paradosso vivente, chiedilo ai miei medici
  • Giusto ma l`’ìntuizione esiste perche esiste il pensiero,io non parlo di ragione ma di pensiero
    Non posso
    Dimmelo tu
    Ci sei?
  • ci sono s
    io sono un paradosso vivente, sotto tutti gli aspetti
  • Solo se mi farai capire saprò
  • quando ti parlavo dei medici per esempio
  • Si
  • per loro io sono una “dead woman rolling” da oltre 17 anni
    sono sopravvissuta a tutte le loro previsioni, a breve e medio termine perché sul lungo non si pronuncia mai nessuno
    una volta neanche sul breve e medio, quindi ho cominciato presto a vivere di sogni e progetti legati a visioni più che a calcoli. Questo lo dico non riferendomi alla mia carrozzina ma la mia vita in generale, anche quella precedente
    quanto vorrei fare di questa nostra conversazione di questa sera un post, lasciandola così come è… senza cambiare neanche la punteggiatura
    tu riesci a tirare fuori una parte di me con una facilità estrema
  • Come dice george clooney?
    Io
  • come dice
  • Se vuoi puoi
  • immagin, poi
    puoi
    ma io non immagino, io ce l’ho qui sotto gli occhi ora
    Mariano
    Si,ecco
    Ma hai immaginato di farme un post,quindi…..puoi
    E ritornando ai medici, un mio amico un po tondo mi riporterebbe in mente il fatto che secondo le leggi della fisica e dell’aereonautica il calabrone non puo volare
    Ma lui non lo sa e vola
    Cosa gli puo fregare delle leggi?
    Io

    ce l’ho già qui davanti, domani lo elaboro. Dimmi se posso lasciare il tuo nome o se preferisci metta le iniziali

    è come me il calabrone, delude ogni legge
    in ogni calcolo

    Mariano

    Vincenza se vuoi puoi lasciare il mio nome
    Io

    non sai che gioia mi dà

    il primo a ricevere il testo sarai tu, poi provvederò comunque a qualche correzione solo ortografica e lo pubblicherò. Posso anticipare che musica ho pensato di mettere in accostamento ?

    Mariano

    Gia, il calabrone sa che la sua vita finira prima che qualcuno trovi un’eccezione a quelle leggi. Quindi preferisce non aspettare di ssperr il perché é si gode il suo bel volo
    Immortalato addirittura in una sublime opera
    Il volo del calabrone? Ahahah

    Io
    no, “gli uccelli” di Battiato
    che ne pensi?

    Mariano

    Non la conosco

    Perché il calabrone non ha nulla da invidiare al più bell’uccello che esista in natura

    Io avrei messo ”la cura” sempre di battiato

    Io

    puoi ascoltarla? 

    Mariano

    Mettila ,l’ascoltero appena finita la conversazione ma il post é tuo e ti scegli cosa vuoi.

    Io
    http://www.youtube.com/watch?v=CL9j-9g80GI
    Franco Battiato – Gli uccelli (live 1997)
    Mariano
    Ora scusami vincenza ma stanotte non ho dormito causa raffreddore che non mi faceva repirare.buonanotte,alla prossima.

    Io

    con piacere

    abbi cura di te
    un abbraccio
    Mariano

    La conoscoooo,é bellissima! Notte
    Io
    ho salvato già tutta la conversazione in una bozza sul mio blog, non vedo l’ora di far nascere la creatura! Buonanotte! “

    Questa la breve conversazione. In poche righe concentrata la nostra visione seppur parziale su cose che ci stavano a cuore.
    Sempre di più si rafforza la mia convinzione sintetizzata nel sottotitolo del mio blog: “Conoscersi e parlarsi è un dono”.
    Sempre Vicky!

20 gennaio 2013 Posted by | Anima, Dialogo, Esperienze, Persone, Sapienza | , , , , , , , , , | 12 commenti

Visite a Milano

    

(Google immagini)

Nel silenzio del mio appartamento sento rieccheggiare le voci delle persone amate,
i passi di mia figlia e di mia madre, a volte stanchi
dopo oltre sedici anni di visione di me in versione seduta permanente.
Non su un trono, non a fior di loto.
Semplicemente immobile.

Guardo queste foto.
Rispetto entrambi, pur non condividendo del tutto le loro scelte come guide spirituali.
Ciò nonostante un groppo mi prende alla gola,
il peso di una solitudine senza guida che io ami come il prossimo mio pesa.

Io vivo a  Milano, ci sono nata 48 anni fa.
Meta di visite Milano in questo mese.
Prima il Papa, poi il Dalai Lama.
Sotto l’ombra degli scandali l’uno, sotto quella delle ceneri dei monaci il secondo.

Una domanda sola: chi visiterà i milanesi?
Ascolto… i soliti passi.

Entrambi hanno il titolo di ‘Santità’.

Dimmi cos’è.

Una laica chiunque. Sempre Vicky.

7 giugno 2012 Posted by | Anima, Esperienze, Mondo, News, Persone, Sapienza | , , , , , | 10 commenti

Il vecchio e il bambino.

Per non dimenticare… martelleremo, racconteremo, disturberemo il silenzio delle coscienze addormentate… ancora e ancora.

Ospito con grandissimo piacere un pezzo dedicato a questa giornata, istituita solo 10 anni fa, il cui titolo è una realtà, ma anche un presagio, anzi una speranza di un passaggio di consegne di un futuro e – in altri paesi – un presente orribile e omicida da una generazione all’altra. Una domanda emerge: dov’è la generazione intermedia? Siamo noi, io che scrivo e tu che mi stai leggendo… quelli che presi dall’esistenza mediocre senza memoria e senza prospettiva… DORME.

Dovevamo fare da ponte. Invece, col nostro sonno intellettuale e morale, non viviamo neppure il presente.

Guardo. Il vecchio e il bambino si comnprendono. Si prendono per mano. Continuano la storia.
Ci sono due immagini che mi sono sempre rimaste in mente tra le migliaia di foto e filmati  dell’Olocausto. Un bambino di forse10 anni con le mani alzate in mezzo ad una strada insieme ad altri deportati, forse la sua famiglia, una foto famosa. L’altra è il viso di un vecchio, inginocchiato tra le gambe stivalate di una SS, un vecchio che piange chiedendo forse una impossibile pietà. Un filmato molto meno conosciuto ma non meno duro. Entrambe mi fanno pensare al titolo del più famoso libro di Primo Levi. Chiediamoci se questo è un uomo. Se questo bambino terrorizzato è già un uomo, un pericoloso nemico da eliminare senza lasciarne traccia. Se quel vecchio disperato è ancora un uomo, ridotto come è a piangere in ginocchio per sperare di vivere almeno fino a sera. Quando si smette di essere uomini, di avere umanità in noi stessi e ci si abbandona senza più reagire? La macchina della morte nazista cancellava gli uomini e creava numeri per riempire le statistiche mensili della produzione di cadaveri da bruciare. Quelli non dovevano più essere o diventare uomini ma solo le unità di un pallottoliere infernale. Credo però che la domanda da fare sia un’altra, come tante domande ovvia e troppe volte non posta. Dimmi se chi punta il fucile contro il bambino è un uomo. Se è un uomo chi umilia un vecchio con l’orgoglio di farlo e ride delle sue lacrime di disperazione e di dolore. Possiamo domandarci adesso se quelli sono uomini ma la risposta la sappiamo già e non ci piace. Perché purtroppo sono uomini, persone normali, con un cuore, forse un amore ma che hanno rinunciato o venduto la loro umanità, che hanno dato spazio al loro lato peggiore pronti poi a rifugiarsi e a chiedere pietà quando la macchina si inceppa e si rivolta contro di loro. Sapere che sono uomini ci spaventa perché basta a farci capire che può succedere ancora, che è successo prima e dopo, che sta succedendo ancora. In Congo, in Rwanda, in Sudan, in Kosovo, qui davanti a noi, ovunque.

Il giorno della memoria è stato inventato per  ricordare cosa è stato, dovremmo inventarne uno per ricordaci di quello che può ancora essere perché siamo uomini. 

(Paolo Artuso)

27 gennaio 2011

Un grosso abbraccio al mio caro amico per questa traccia lasciata nel mio cuore e nella mia memoria. Sempre Vicky!

27 gennaio 2011 Posted by | Esperienze, Idee, Persone, Sapienza | , , | 11 commenti

Non mi basta.

 
Di seguito riporto il testo del mio post pubblicato su www.le-cercle.it/argomenti.php relativo alla riflessione sui cinque punti oppure regole di vita sopra esposti. È chiaro che non voglio stabilire nuove regole, poiché ognuno di noi ha la propria interiorità, il proprio bagaglio culturale, la propria esperienza di vita. È vero però che le regole di vita, dato che sono fondamentali per ogni nostra decisione, debbano essere prese per quello che sono: regole. Ecco perché ho intitolato il mio post “Non mi basta”…

 

Le Cercle – 5 settembre 2010

Non mi basta.

Ho trovato postate in un blog in un noto social network queste cinque regole di vita, che vorrebbero rappresentare probabilmente un invito a guardare la strada che porta alla felicità vera e ad avere il coraggio di intraprenderla e percorrerla. Eccole qui di seguito:

–          lavora come se non avessi bisogno di denaro

–          ama come se nessuno ti avesse mai fatto soffrire

–          balla come se nessuno ti guardasse

–          canta come se nessuno ti ascoltasse

–          vivi come se il paradiso fosse sulla Terra.

Vorrei rivisitare, a modo mio, quanto sopra. Il titolo dato a questo post è motivato da due termini che hanno attirato la mia attenzione: “come se”.  

 Le parole, lo sapete, per me hanno un’importanza fondamentale, sia pronunciate sia scritte. Mi permetto di sostituire questi termini -chiave contenuti negli enunciati. Perciò li riscrivo così:

–          lavora perché hai bisogno di denaro

–          ama perché qualcuno almeno una volta ti ha fatto soffrire

–          balla perché qualcuno ti guarda

–          canta perché qualcuno ti ascolta

–          vivi perché il paradiso è sulla Terra.

Voglio percorrere idealmente questa strada una tappa per volta, brevemente, per lasciare spazio alle riflessioni che man mano affiorano al riguardo.

Lavora! Tutti abbiamo bisogno di lavorare per vivere poiché non esiste più la società retta sull’economia del baratto, dobbiamo arrenderci al denaro che in sé non ha nulla di negativo, se solo facciamo memoria del “Dare a Cesare quel che è di Cesare”.Il “come se” in questo caso sembra dare un’accezione negativa al bisogno. Il lavoro, al contrario, non è esclusivamente dettato da un bisogno economico, ma anche – e, mi piacerebbe pensare, soprattutto – dal sentirsi vivi, attivi sia mentalmente sia fisicamente, utili in quel ciclo di cui siamo parte che è la vita.

Ama! L’amore fondato sulla sola gioia non esiste. Tutti almeno una volta abbiamo sofferto per raggiungere il cuore della persona amata, senza successo… Quella spina ci ricorda la nostra capacità di trasmettere emozioni, intuizioni, sensazioni che altrimenti daremmo per scontate. La sofferenza passa, la nostra possibilità di amare invece si presenta sotto forme diverse e inaspettate e ci dà opportunità nuove attraverso innumerevoli volti.

Balla! Canta! Ballare e cantare per me è un tutt’uno, perché la voce fa parte del corpo, è l’espressione della mente e dell’anima verso l’esterno per cui la colloco di diritto nel movimento che è visibile, anche se in realtà è udita. Siamo sempre sotto lo sguardo di qualcuno, per me si chiama Dio oppure può essere l’occhiata sbadata di un passante oppure di un amante che non sa vedere né provare gioia per la danza e il canto…

Infine… Vivi! Vivo il Paradiso qui sulla Terra. Non tutti giorni, perché il nostro non riconoscerci perfetti già qui e ora ci impedisce di assaporare quanto è stato preparato già per noi. Diciamo di essere sempre in cammino ma è realtà restiamo fermi. E magari lo facessimo per intraprendere un percorso dentro di noi! Non lo dico io, ma l’Uomo perfetto che nascondiamo sotto tante regole vuote e inutili.”


Un abbraccio, sempre Vicky.

5 novembre 2010 Posted by | Persone, Sapienza, Vita nuova | , , | 6 commenti

Harold & Maude

Uno dei più bei film che abbia mai visto in vita mia.
Ricordo il giorno in cui l’ho visto insieme a Lorenzo, l’amore della mia vita, il padre di mia figlia, in un cinema d’essay
in via Torino, a Milano. Lui dormiva, io piangevo. Di nascosto.
Lo faccio sempre quando qualcosa mi tocca… La tengo per me.

Era in circolazione già dal 1971 ma per me era una novità assoluta… come tante cose a quell’età.
La musica, l’amore, il sesso, certe idee e progetti di e per la vita comune.

Avevamo una sola certezza: non potevamo vivere un giorno di più lontani l’uno dall’altra.
Ci fu chiaro già il 20 agosto 1981, il giorno in cui lo vidi per la seconda volta.
La prima era stata un anno prima. Stesso posto: il lido Pierino, ribattezzato da tutti il lido dell’Amore.
Da tutti quelli che ascoltavano il racconto del nostro incontro e dell’amore a prima vista.

Mi disse: ‘Una cosa che amo di te è la tua allegria e la tua gioia di vivere’. Aveva ragione.

Dedicato. Sempre la tua Vicky!

 

26 ottobre 2010 Posted by | Persone, Sapienza | , , | 8 commenti

VALENTINE MOONRISE

Parole di una sconosciuta

Meine Fotos! My photos!

Hier geht es um meine "gefallen mir von mir"-Fotos und um Vieles was dazu gehört. Here I will display photos from me which I like and many other related issues. Viel Freude. Enjoy.

"Luce" di Giovanna Foresio

Un invito ad abbandonare il silenzio-ombra per inoltrarsi nella parola-luce

Sveva's Hacks

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FRANZ

un navigatore cortese

Skyscapes for the Soul - Jeni Bate

"I paint the skies with peace and passion, because that's the way they paint me."

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