Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Altro mercato

 (Google)

Se fossi lesbica mangerei quello che voglio, vivrei dove mi pare – senza informarmi sull’orientamento sessuale del presidente di regione -, ascolterei tutta la musica del mondo…

SAREI INSOMMA CITTADINA, Spirito e MENTE LIBERA SENZA MENATE SU CHI FREQUENTO O AMO.

NON HO MAI ACCETTATO – DA ALTRA E DIVERSA – BUONISMI E PATERNALISMI IPOCRITI.

NESSUNO RIFIUTEREBBE DI VENDERE UN APPARTAMENTO, UN’AUTO O UN VESTITO A UN EBREO, UNA PERSONA DISABILE, UNA SOVRAPPESO.

La vita è mia. Non appartiene al mercato. Il contrario, casomai!

Non esiste e non deve esserci uno o più mercati paralleli.

Canzone degli amanti. Tutti. Sempre Vicky!

29 settembre 2013 Posted by | Anima, Esperienze, Mondo, Persone | , , , , , , | 28 commenti

Le mani.

C’era una volta… la mia storia. La racconto senza rispettare una cronologia, attraverso le mie mani, come la direbbe una persona che amava cantare e alla quale hanno rubato la voce o solo il fiato… Questa è stata sostituita in parte dai segni, ma quali di questi sa e può esprimere emozioni? Ho perso le parole… ho perso le mie mani. Percorro insieme a te che leggi questo viaggio. Ogni tanto mi guarderò alle spalle, oppure con un balzo in avanti.

Non avercela con me. Perchè tu e io siamo il viaggio. Il più difficile. Il più bello.

Sali, voglio parlarti di alcune cose in libertà, senza aver paura di giudizi oppure solo per dirti che io non sono solo quella che vedi, ma che ho avuto un passato e desidero un futuro proprio come te… solo che vorrei spiegarti che ci sono cose che non potrò più dirti con le mani. Tu penserai e mi risponderai che ci sono svariati modi per comunicartele. Le mani però concentrano in sé tanti linguaggi. Quello tattile, il visivo, l’uditivo, il figurativo. E chissà quanti altri che ora non mi vengono in mente.

Sai che mi piacciono le carezze, riceverle e soprattutto darle, perché se solo ti metti in ascolto sanno dirti molto più delle parole. Non ho dimenticato quando le potevo dare, per esempio al mio uomo oppure a mia figlia per farli addormentare, oppure solo per giocare a farci il solletico. Le carezze dell’amore sono quelle che mi mancano di più. Tutte. A cominciare dal toglierti i vestiti fino a quelle più eccitanti che io te conosciamo, oppure vorremmo scoprire. Abbiamo tempo, se vuoi. Se vuoi… è difficile a dirsi, ma spesso è la fretta ad essere padrona delle situazioni, anche quelle più intime come esplorare i propri corpi per conoscersi.

Ho bisogno di tempo. Io più di te.
Perché? Ho dovuto, devo e dovrò imparare ad usare quel che resta delle mie mani in modo piacevole, per te e per me, a continuare a studiare le mie forze, piccolissime, e sfiorarti mentre magari tu vorresti essere stretto e non me lo dici.

Io lo sento. Forse perché è quello che desidererei fare anch’io e non posso. Sappi che in quel tocco c’è tutta me stessa. Basterà?

E’ bellissimo quando la mia mano si trova nella tua e prende la forma di una conchiglia, che accoglie e fa risuonare tutto al suo interno mostrandosi senza pudore. Diventiamo una cosa sola, riprendo a vivere come quando la mia mano si muoveva da sola, sapeva cosa fare e come… ora sei tu il motore e non mi dispiace per niente. L’importante è usare insieme i corpi. Come durante un amplesso. Ce la farò?

Guardo le persone che si prendono cura di me e ogni giorno penso: chissà se sanno cosa stanno facendo, chissà se sanno quanto importante sia la mano che lava, quella che pettina, quella che massaggia…
Ricordi quanto mi piaceva prendermi cura di te anche quando non c’era la necessità, solo per il piacere di dare un po’ di felicità anche in questo modo? Non ho cambiato idea, neanche ora che mi trovo dall’altra parte della barricata. Il bisogno delle amorevoli cure, da qualsiasi parte provenga da chiunque sia generato, è un bisogno primario. Oserei dire che è l’ascolto per eccellenza.

Per i bambini avviene la stessa cosa, lo sai vero? Vogliono sempre stare in braccio e coccolati ma qualcuno di molto intelligente ha deciso che questo non va bene e che sono solo capricci… questo qualcuno è diventato grande troppo presto e ha smesso di toccare l’altro molto tempo fa.

Di tutto quanto detto ne ho piena consapevolezza ed esperienza. I più bei ricordi legati a mio padre, per esempio, sono di quando in qualche occasione ormai malato ha permesso che gli lavassi i piedi, e gli tagliassi capelli oppure le unghie perché non poteva più farlo da solo. Ne ho di tantissimi altri, ma questi so che sono i più intimi. L’emozione che ne traevo e quella che davo non trovano altro paragone.

Dopo le carezze del sesso, dell’amore, dell’affetto e della generosa e vera compassione  non resteranno che quelle della cura reciproca, del corpo e dello spirito. Le amerai?

Mi viene in mente una cosa piccola, quasi ridicola in confronto ad altre ritenute molto più importanti. Sai quanto amo la quotidianità, per cui le cose che mi mancano di più e che più vorrei fare per te sono quelle più semplici, un caffè per esempio. Sarei tentata di rimpiangere la mia incapacità, tra le migliaia di altre, di preparartelo. Non so perché, ma in questo momento mi sento di rallegrarmi di più di quanto sto ricevendo da te, e non solo, piuttosto che lamentarmi di quanto non posso dare, almeno materialmente. Questo è il mio tempo…

Grazie per il dono del tuo. Sempre Vicky.

15 agosto 2012 Posted by | Anima, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , | 24 commenti

Cantare è gioia!

Come ho scritto sul mio pezzo pubblicato oggi sul Caffè Letterario online http://www.le-cercle.it/argArt.php?id=26 il canto non può avere che questo come frutto: la gioia. Sia essa esplosiva e contagiosa, oppure intima e silenziosa. E’ sempre un frutto dello spirito trascendente che abita in noi da sempre. Per chi crede in un’esistenza oltre questa puramente materiale, essa può durare anche per sempre.

5 luglio 2011

CANTARE è GIOIA

Non posso fare a meno di continuare a guardare e riguardare le immagini di AMICHE PER L’ABRUZZO, un concerto benefico voluto e organizzato nel 2009 da Laura Pausini per raccogliere fondi a favore delle popolazioni terremotate.

Non è qui però che mi voglio fermare a pensare. Non all’evento in sé. Vi voglio portare più avanti, più in alto se possibile.
Ce la farò a spiegarvi come sento il mio cuore in modo inaspettato durante la performance cui ho assistito incantata?

Chiedo aiuto alle donne che sto ascoltando e guardando con ammirazione: Paola Turci, Carmen Consoli, Marina Rei, Nada. Vivaci, languide, sorridenti, bellissime. Un abbraccio vivente.

Mi mancava la gioia da vedere. Quella diversa dal battito del cuore che da’ l’amore. Oserei definirla un sentimento laico.

Lo sguardo,  il sorriso, il corpo che emana un calore che contagia senza toccare fisicamente. L’ultima volta l’ho vista sul viso e nello scatto del corpo improvviso come una molla del mio caro amico Enrico. Gli avevo appena detto via Skype di avere una bella notizia. Gli ho solo detto: ‘Mi sono innamorata!’ E lui: ‘Evvaiiiiii!’ Un fotogramma indelebile.
Mi è sembrato di rivedere il goal di Tardelli ai mondiali. Chi li ha visti…sa di che parlo. Ma torniamo al concerto.

Sosto su una donna in particolare, fino a quel momento per me quasi sconosciuta. MARINA REI.

Posso affermare che ammirarla mentre suonava la batteria, cantava, guardava il pubblico e poi le colleghe-amiche e ‘innamorarmi’ di lei, della gioia che emanava dalla sua persona con naturalezza e generosità è stato un tutt’uno.

Lei c’era davvero. E col suo sorriso e la sua energia mi ha trascinato con sé. L’ho osservata mentre suonava e percuoteva la batteria e si muoveva al suo medesimo ritmo, lei stessa diventata strumento! Fantastica Marina! Donna superba, con umiltà mi ha regalato tantissimo.

Brava Marina. Grazie e… a presto!”

La vita è adesso, dice un brano a me molto caro. Ciò premesso, vi dono volentieri le immagini e le sensazioni che il videoclip del concerto ‘Amiche per l’Abruzzo’ mi ha regalato. Un frammento, uno dei migliori, grazie alla presenza di quattro donne SPECIALI.

Un grazie a tutti quelli che non negano un sorriso a nessuno! Umanità! Sempre Vicky!

9 luglio 2011 Posted by | Anima, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , | 6 commenti

Le mani.

C’era una volta… la mia storia. La racconto senza rispettare una cronologia, attraverso le mie mani, come la direbbe una persona che amava cantare e alla quale hanno rubato la voce o solo il fiato… Questa è stata sostituita in parte dai segni, ma quali di questi sa e può esprimere emozioni? Ho perso le parole… ho perso le mie mani. Percorro insieme a te che leggi questo viaggio. Ogni tanto mi guarderò alle spalle, oppure con un balzo in avanti.

Non avercela con me. Perchè tu e io siamo il viaggio. Il più difficile. Il più bello.

Sali, voglio parlarti di alcune cose in libertà, senza aver paura di giudizi oppure solo per dirti che io non sono solo quella che vedi, ma che ho avuto un passato e desidero un futuro proprio come te… solo che vorrei spiegarti che ci sono cose che non potrò più dirti con le mani. Tu penserai e mi risponderai che ci sono svariati modi per comunicartele. Le mani però concentrano in sé tanti linguaggi. Quello tattile, il visivo, l’uditivo, il figurativo. E chissà quanti altri che ora non mi vengono in mente.

Sai che mi piacciono le carezze, riceverle e soprattutto darle, perché se solo ti metti in ascolto sanno dirti molto più delle parole. Non ho dimenticato quando le potevo dare, per esempio al mio uomo oppure a mia figlia per farli addormentare, oppure solo per giocare a farci il solletico. Le carezze dell’amore sono quelle che mi mancano di più. Tutte. A cominciare dal toglierti i vestiti fino a quelle più eccitanti che io te conosciamo, oppure vorremmo scoprire. Abbiamo tempo, se vuoi. Se vuoi… è difficile a dirsi, ma spesso è la fretta ad essere padrona delle situazioni, anche quelle più intime come esplorare i propri corpi per conoscersi.

Ho bisogno di tempo. Io più di te.
Perché? Ho dovuto, devo e dovrò imparare ad usare quel che resta delle mie mani in modo piacevole, per te e per me, a continuare a studiare le mie forze, piccolissime, e sfiorarti mentre magari tu vorresti essere stretto e non me lo dici.

Io lo sento. Forse perché è quello che desidererei fare anch’io e non posso. Sappi che in quel tocco c’è tutta me stessa. Basterà?

E’ bellissimo quando la mia mano si trova nella tua e prende la forma di una conchiglia, che accoglie e fa risuonare tutto al suo interno mostrandosi senza pudore. Diventiamo una cosa sola, riprendo a vivere come quando la mia mano si muoveva da sola, sapeva cosa fare e come… ora sei tu il motore e non mi dispiace per niente. L’importante è usare insieme i corpi. Come durante un amplesso. Ce la farò?

Guardo le persone che si prendono cura di me e ogni giorno penso: chissà se sanno cosa stanno facendo, chissà se sanno quanto importante sia la mano che lava, quella che pettina, quella che massaggia…
Ricordi quanto mi piaceva prendermi cura di te anche quando non c’era la necessità, solo per il piacere di dare un po’ di felicità anche in questo modo? Non ho cambiato idea, neanche ora che mi trovo dall’altra parte della barricata. Il bisogno delle amorevoli cure, da qualsiasi parte provenga da chiunque sia generato, è un bisogno primario. Oserei dire che è l’ascolto per eccellenza.

Per i bambini avviene la stessa cosa, lo sai vero? Vogliono sempre stare in braccio e coccolati ma qualcuno di molto intelligente ha deciso che questo non va bene e che sono solo capricci… questo qualcuno è diventato grande troppo presto e ha smesso di toccare l’altro molto tempo fa.

Di tutto quanto detto ne ho piena consapevolezza ed esperienza. I più bei ricordi legati a mio padre, per esempio, sono di quando in qualche occasione ormai malato ha permesso che gli lavassi i piedi, e gli tagliassi capelli oppure le unghie perché non poteva più farlo da solo. Ne ho di tantissimi altri, ma questi so che sono i più intimi. L’emozione che ne traevo e quella che davo non trovano altro paragone.

Dopo le carezze del sesso, dell’amore, dell’affetto e della generosa e vera compassione  non resteranno che quelle della cura reciproca, del corpo e dello spirito. Le amerai?

Mi viene in mente una cosa piccola, quasi ridicola in confronto ad altre ritenute molto più importanti. Sai quanto amo la quotidianità, per cui le cose che mi mancano di più e che più vorrei fare per te sono quelle più semplici, un caffè per esempio. Sarei tentata di rimpiangere la mia incapacità, tra le migliaia di altre, di preparartelo. Non so perché, ma in questo momento mi sento di rallegrarmi di più di quanto sto ricevendo da te, e non solo, piuttosto che lamentarmi di quanto non posso dare, almeno materialmente. Questo è il mio tempo…

Grazie per il dono del tuo. Sempre Vicky.

14 aprile 2011 Posted by | Anima, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , | 33 commenti

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