Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Casa

Rinascita, l'ennesima

Rinascita, l’ennesima

Ciao a tutti!

Finalmente a casa dopo 10 giorni di “vacanza” forzata in ospedale. Spero di esservi mancata…

Voi a me moltissimo. Ben ri-trovati.

Sempre Vicky.

15 luglio 2015 Posted by | Corpo, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , , , | 8 commenti

Uno di quei giorni

Un giorno di cui vado fiera

Un giorno di cui vado fiera Roma, 26 aprile 2012

Oggi è uno di quei giorni in cui il mio corpo e la mia vita da diversa mi pesano parecchio.
Un giorno in cui mi sento defraudata e derubata di tanto, oserei dire quasi tutto! Guardo il mio corpo e non so fare altro che rimproverarlo per la sua inattività, per la sua inutilità, per la sua eccezionalità (intesa come eccezione alla regola).

È uno di quei giorni in cui non concedo a nessuno, neanche a me stessa, la più piccola consolazione, fosse anche adulatoria. Lo sapete, sono vanitosa e sarebbe fin troppo facile strapparmi un sorriso che romperebbe questa gabbia di ghiaccio che sento intorno.

Mi guardo. Mi sento. Mi immagino come posso e mi accuso. Se solo avessi fumato meno o non mi fossi fatta sfruttare dall’azienda in cui lavoravo fino all’esaurimento nervoso…Amavo molto il mio lavoro e apprendevo con curiosità. Se solo avessi capito in tempo quanto preziosa fosse la mia vita e quanto breve…Maledetto sia il delirio di onnipotenza che avevo a trent’anni! Maledetto il mio destino che mi riservava questo, a me e soprattutto alle persone amate completamente innocenti!

Oggi odio le mie mani. Mi sono arrabbiata e non potevo aprire la portiera dell’auto per scappare via. Ero in prigione per colpa loro, pezzi del mio corpo che non so ancora perché piacciano. Penso alle volte in cui vorrei preparare qualcosa per pranzo o per cena e non posso. Ricordo quanto mi piaceva scrivere a mano e quanto ammirassi la mia calligrafia. Ora devo ritagliarmi tempi e luoghi nascosti per poter dettare con il software vocale anche quello che state leggendo ora.

Vorrei dare spiegazioni come ho sempre fatto ai miei interlocutori circa il mio comportamento a volte strano e troppo impulsivo ma…Raramente trovo chi ascolti. Devo parlare con l’acceleratore e spesso il fiato mi manca…

Scappare è il mio modo di reagire da sempre alla pressione. Lo è sempre stato. Odio le mie gambe che non possono portarmi altrove se qualcuno non apre la porta. Le odio perché sono gonfie e mi fanno male tutte le sere. Non mi danno scampo. Oggi ho gridato: “Lasciami scendere!” Ho dovuto aspettare. Io odio aspettare. Soprattutto se sono senza scelta.

A che mi serve dopo quasi vent’anni un corpo che pensa ma non può agire come vorrebbe?

No, non mi sto piangendo addosso. Questa è la verità. Qualcuno ha una risposta? La mia pazienza è davvero ridotta al lumicino… io mi sto consumando insieme a lei.

Dedicata a quella Vicky che muore e rinasce ogni giorno!

27 aprile 2015 Posted by | Anima, Corpo, Esperienze, Persone, Viaggi | , , , , , , | 16 commenti

Prigione

È successo ancora. È sufficiente un avvenimento per altri insignificante come il bloccarsi di un ascensore, un contrattempo senza troppo peso, ed eccomi reclusa tra le mie stesse cose, tra le mura della mia casa, in questa pelle che è il mio corpo… a volte maledico il giorno in cui l’ho incontrato.

Eppure oggi mi piaccio così tanto…

I miei progetti della giornata dipendono da un pulsante sul pianerottolo, non ho vie di fuga io. La rabbia mi soffoca. Non riesco a pensare. Sento perfino il mio corpo in modo diverso. Lo odio. Una macchina inutile, incapace di mettersi in moto. Quando sono così arrabbiata mi viene voglia di fare l’amore. Non è l’ora giusta, non è il momento giusto. E soprattutto manca la persona giusta. Non mi sopporto più.

Capisco i neonati. Anche loro imprigionati nell’incapacità di parlare, di muoversi e comunicare. Quando ci provano piangendo e urlando rompono le scatole a tutti. Ci somigliamo molto sotto tantissimi punti di vista. La dipendenza quasi totale da un altro essere umano, dalle macchine, dai propri umori, dai propri bisogni affettivi, fisiologici, emotivi.

Mi trovo davanti a questo foglio elettronico quasi mio malgrado, forzata da una situazione indipendente dalla mia volontà.

Vicky, dove sei?

Sapere che qualcos’altro o qualcun altro tirano i fili della mia vita è terribile. Faccio dei “passi indietro” dolorosi. Superarli è un’impresa di tutti i giorni, l’equilibrio è molto instabile, sensibile ad ogni piccola incrinatura.

Vago per casa come una leonessa in gabbia. Una leonessa che sogna di uscire e salire sugli alberi…

Tra poco arriva l’ora della libertà, almeno quella dalle mura. Quella invece dal mio corpo non è ancora arrivata, oggi no.

Non ho mai dovuto esercitare la pazienza come in questo periodo; come al solito poi le cose arrivano un po’ tutte insieme. Oggi non mi sento attrezzata… aspetto.

Spero che qualcuno si ritrovi nelle mie parole e comunichi magari meglio di me quello che succede in questi casi. Ora io non riesco fare di meglio.

Sempre Vicky!

3 luglio 2014 Posted by | Anima, Corpo, Esperienze, Persone | , , , , | 9 commenti

Piedi

 (Google)

Sono lunghi i miei piedi. È una delle parti del mio corpo che mi è sempre piaciuta, anche quando ero più in carne, cioè circa 20-25 chili fa. In un test ho scoperto che chi ha i piedi come i miei sembra abbia origini egizie. Per me questi test sono un gioco col quale mi diverto qualche volta.I due alluci sono più lunghi del resto delle dita, dando al resto un aspetto affusolato quando non sono gonfi. Indosso scarpe o stivali a volte numero 40 o 41, secondo i modelli e secondo il fatto che senta toccare il piede contro la punta interna della calzatura. Sento… ecco lì, in agguato, i miei ricordi tradotti in sensazioni, in ipersensibilità, in qualsiasi cosa possa dirsi contatto… incredibilmente piacevole per ogni occasione.

Oggi ve li racconto.

L’erba. È l’emozione del colore verde, del fresco. L’ultima che ho calpestato a piedi nudi è stata in montagna, in una valle bergamasca, l’alta Val Seriana, ero a Gromo in vacanza, agosto 1995. Con noi dei cari amici di allora. Mi è sempre piaciuto il contatto con la terra, con l’erba, perfino con i sassi gelidi del torrente che avevamo ai piedi della collina dove avevamo affittato un appartamento. Uno dei ricordi più belli: tolgo i sandali e prendo in braccio Emanuela che ha paura, voglio passare sull’altra riva del torrente e approfitto di un tratto in cui ci sono sassi lisci e grandi dove poter appoggiare i piedi. I miei piedi… Mi fermo, datemi un attimo… la corrente dei ricordi è talmente potente che mi sta portando via… Dicevo che piano piano siamo arrivate sull’altra sponda e mi sono accorta di essere a piedi nudi.  Non è un problema, i fili d’erba come dita sottili di mani nascoste accolgono le mie orme regalandomi freschezza e morbidezza.
Ho gli occhi chiusi ora… questo mi basta per essere presente in quel momento come accadesse in quest’istante. Sono sola, malinconia… sono felice di esserci.

Il mare. È il freddo abbraccio del blu. Tre fotogrammi, tre sensazioni diverse, tre vite distinte. Il primo: sono con mio padre in acqua, al mio paese d’origine, Margherita di Savoia in Puglia, è il luogo delle mie radici, della mia infanzia, dei parenti, i primi amori, il mio grande amore… Dicevo che sono con mio padre, insieme cerchiamo vongole e telline, lui mi insegna come scavare coi piedi nella sabbia… un divertimento e una spensieratezza unica, raccogliere i frutti di mare che emergono come figli partoriti dal fondo, agitare i piedi a mia volta per imparare. Mi sembra di ballare il twist! L’acqua diventa tutt’uno con i granelli finissimi e fanno solletico ai miei piedi. Piccoli vortici freddi che regalano tanto, tutto il possibile. Il secondo: sto imparando a nuotare, da sola, come quasi tutte le cose che da bambina come anche da adulta ho fatto. Sto sbattendo i piedi per stare a galla in uno stile tutto mio… I miei piedi… ricordo la loro mobilità, l’acqua che passa dappertutto, la felicità dell’obiettivo raggiunto anche grazie a loro… amici miei!
Il terzo: è il più recente, il più sconvolgente. Sono a Rimini insieme a un caro amico, lui magari non immagina nemmeno quanto lo sia… Dopo 18 anni torno dal mio fratello mare, uno degli abbracci più belli ed emozionanti della mia vita. Il mare lo saprà? Lo penetro, mi avvolge, mi copre e mi possiede. Il mio è un ritorno per sempre, lo sappiamo io e lui. Con le sue onde mi fa festa e io rispondo con le mie risate… non ho paura, non più.

I baci. Sono la calda invasione del rosso. Sentire il calore di una bocca sui miei piedi per la prima volta è una cosa estremamente eccitante, non immaginavo così tanto. Ho sempre riso quando sentivo della passione di qualcuno per questo tipo di attenzione, di coccola. Mi devo ricredere… questa sensazione nuova di calore, di umido, di… penetrazione e accoglienza… Bellissimo.
Sento di far parte di un tutt’uno con il corpo dell’altro, di aver scoperto una parte del mio corpo che non conoscevo, che non avevo mai conosciuto in tutta la vita da questo punto di vista, come fonte di appagamento, di intimità, di gioia!
Non so perché ma un senso di perbenismo, un certo tabù in un primo momento mi impedisce di godere appieno… è come spogliarsi di un ultimo velo, come buttare giù un muro inutile, prendere possesso totalmente del proprio corpo e attraverso di esso del piacere altrui.

Se considerassi i miei piedi solo come mezzo di mobilità sarei davvero tagliata fuori da un mondo che neppure credevo potesse esistere. Invece…il mio corpo, i miei piedi lasciano orme più importanti di prima... lasciano orme dentro, lasciano tracce sulla pelle di un altro che gli dedica attenzione e cura con baci e carezze, regalano a me sensazioni nuove e inaspettate. 

Amo i miei piedi. Ancora. Sto bene con loro.

Sempre Vicky!

5 gennaio 2014 Posted by | Corpo, Dialogo, Esperienze, Persone | , , , , , | 37 commenti

Pelle

Mare rosa solcato da mani.
Ogni onda e ogni increspatura sono segni e tracce dei brividi,
solchi lasciati dall’aratro.
Alba e tramonto lo stesso colore su di me.
Ogni piccolo forellino ponte tra tocco ed emozione.

Tu mi sfiori.
Io ci sono. Tutta.
Seta della creazione che corre su alture
e su tratti pianeggianti.

Ogni volta un viaggio, sempre nuovo e sconosciuto
su quest’organo tutto da suonare.
Lascia che ti faccia dono di questa armonia,
con le sue impennate improvvise, le sue accelerazioni e le sue soste.

Vibrami addosso quando sei in cima.
Parlami piano ora.
Sto ascoltando il silenzio della tua.

Sempre Vicky.

15 dicembre 2013 Posted by | Anima, Corpo, Esperienze, Musica, Persone, Sentimenti | , , , , , | 30 commenti

Pagina

 (Google)

Per chi non la conoscesse o non l’avesse letta, questa è la motivazione della mia pagina Facebook “Io, l’altra”

“Conosciamoci, dialoghiamo… le parole contano. Si semina amicizia, amore, stima.

‘Io, l’altra’ ha un doppio significato. Il primo è la diversità in senso fisico, sociale, culturale che io vedo come differenza e ricchezza. Il secondo, ‘altro’ dal primo è che io sono l’altra rispetto alle donne ufficiali e ‘istituzionali’. Qualcuno mi ha detto che dovrei nascondermi e vergognarmi. Perchè? Non si accetta che il proprio uomo/donna pensi a un’altra, figuriamoci se per giunta è ritenuta inferiore!
Io, onestamente, sorrido. E mi sorprende l’ipocrisia.

Chiunque è il benvenuto e mio compagno di viaggio.”

La rileggo oggi dopo un anno e dieci mesi. Confermo. Quanto è accaduto… eppure apparentemente nulla è cambiato!

La persona o le persone che leggendola si erano scandalizzate non occupano più alcun posto nella mia vita. Un pensiero in particolare va a chi mi ha soffocato di gelosia da una parte e poi a chi, senza tanti fronzoli, si è piacevolmente occupato del mio benessere sessuale restando praticamente nel più totale o quasi anonimato. Al primo ho detto addio poco tempo fa, il secondo l’ho rivisto…

La storia della mia pagina corre quasi parallela a quella di questo blog e della mia vita. Tanti eventi affollano la mia mente ma il principale è questo: io mi sento AMORE. Senza condizioni, senza distinzioni, senza ombre. Regalato. Per alcuni sprecato.

Non la penso così. Neanche oggi, tuttora single eppure non triste e sola.

Mi sto riaffacciando sul mondo. Era lì che aspettava anche me.

Sempre Vicky!

https://www.youtube.com/watch?v=7rJkRaE6erM

8 novembre 2013 Posted by | Corpo, Dialogo, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , , , | 26 commenti

Gambe/2013

 (Google)

Oggi, dopo quasi 18 anni in cui sta seduta tutti i giorni per tutto il giorno, Vicky ha guardato alle sue gambe con sguardo diverso. Ogni tanto le capita di osservare il proprio corpo cambiato da un’altra prospettiva, con un’altra impostazione mentale e non solo. Basta cambiare l’oggetto verso il quale dirige la sua attenzione, gli occhi, i pensieri… le emozioni che emergono.

Guarda le sue gambe Vicky. Poi lancia un’occhiata fuori, in quella piazza di Milano dove tutti corrono appresso al tram per non perderlo. E si ritrova catapultata nel passato improvvisamente, ricorda quando anche lei correva come una pazza per non perdere la metro, saltando da una persona all’altra. Ha sempre avuto fretta, come se la sua vita fosse legata a quel vagone che fuggiva. Riusciva a correre anche quando portava i tacchi, ci era cresciuta sopra, le erano amici. Oggi ha pensato: “Se fossi in piedi sulle mie gambe con la moda corrente con tacchi da 12 cm sarei un gigante di un metro e ottanta!”

Ha appena finito di formulare questo pensiero che due grosse lacrime scendono spontaneamente sul viso. Una per ogni tacco. Una per ogni piede. Una per ogni gamba… È sommersa dalla nostalgia di quella corsa spesso inutile eppure… sente come allora il cuore battere forte per la fatica ma è solo emozione, solo… nessuno si accorge del piccolo grande dramma che la sta travolgendo, tutto si svolge sul palcoscenico di quella sua stanza piccola e segreta dove tiene gioie e dolori solo per se stessa.

Guarda le gambe delle donne Vicky. Si ritrova a esaminare un campionario umano fuori da sé. Si sofferma a guardare delle gambe decisamente imbruttite da un paio di collant dal colore demodé. Ne guarda la forma. Il polpaccio non è molto femminile. Ne segue l’andatura. Non attira gli sguardi, per i suoi gusti. Poi osserva con attenzione quella che sembra essere una ragazza cinese ferma sul marciapiede. Il corpo è magrissimo, le gambe anche. Ciò nonostante è bellissima e  il richiamo femminile che emana da lei, contrariamente alla sua apparenza androgina, è irresistibile. Se solo fosse un uomo… Torna a guardare le sue gambe Vicky. Non le trova brutte, solo irrimediabilmente FERME e incapaci di generare calore. Questa è la realtà. Questa è la sorgente dalla quale sgorgano due piccole stelle che illuminano il suo viso cupo da quel momento.

Non sente invidia Vicky. È solo la realtà, lei è diversa.  Uno schiaffo all’improvviso l’ha colpita, si va ad aggiungere a molti altri invisibili ma non per questo meno  dolorosi. Non è una scoperta di oggi, naturalmente, ma ogni volta in cui la consapevolezza emerge violentemente e improvvisamente è come se accadesse un nuovo piccolo risveglio. La sua mente si adegua alle sue gambe e viceversa. Devono innamorarsi l’una delle altre ancora e ancora prima di accettare di convivere per sempre.

Nelle relazioni con gli uomini Vicky non si è mai sentita fisicamente brutta, anzi alcuni hanno espresso il piacere di ammirarla, apprezzando anche le sue gambe immobili ma belle ai loro occhi. Uno di loro in particolare la fa sentire sexy e desiderabile, soprattutto quando muove il suo corpo come a lei piace… pur non essendo in grado di farlo autonomamente. Le sue gambe in certi momenti prendono vita, le è ancora nascosto il motivo per cui succede. Questo è il bello e il mistero dell’attrazione… ancora viva dopo tempo.

Con questo pensiero che le riscalda il cuore Vicky scende dal tram e si sente misteriosamente leggera nonostante porti appresso ogni giorno il bagaglio di se stessa. È tempo di concedersi ancora alla vita e farlo al meglio che può, con la femminilità che supera in modo fantastico l’apparenza. Ora può correre per non perdere il suo pullman!

Uno dei miei video clip preferiti in tema di gambe. Sempre Vicky!

18 ottobre 2013 Posted by | Corpo, Esperienze, Idee, Sentimenti | , , , , | 34 commenti

Tubino nero

Se penso a una strada da percorrere, fatta di curve, rettilinei, salite, discese, gallerie… sono io. Sono un tubino nero. Indossato da Vicky, sarò il suo.
Non più grassa, non così magra da portarlo come tante modelle. Alla soglia dei suoi cinquant’anni si sente pronta a un nuovo gesto di femminilità: indossare dopo almeno 18 anni una gonna, un vestito, qualcosa che la faccia distinguere fisicamente ma soprattutto un simbolo da sempre, un tubino. Da portare assolutamente con quelle Dr. Marten’s che le piacciono da sempre. Un contrasto che le assomiglia molto. Assolutamente.

Ha sempre guardato a quelle donne anni ’50 eleganti, semplici, essenziali eppure così sexy! Si sentirà all’altezza guardandosi allo specchio?

Sì, ora sì. Oh, lo sa che un vestito è solo un oggetto ma… proviamo a raccontarlo.

 (Google)

Un vestito simile è ciò che più riconduce l’immaginazione e la fantasia all’idea di mani che toccano, sfiorano, percorrono pelle. Poi occhi che seguono prima le sue movenze sul corpo poi che desiderano essere tessuto. Qualsiasi, purchè ci sia contatto. Infine dilettarsi con il fruscio dell’abito sul proprio corpo o su quello altrui. E’ una festa dei sensi. Tutti. Anche quelli sconosciuti a chi non ne fa esperienza. Vedere e sentire una zip che sale oppure scende può diventare un gioco bellissimo.

La seduzione è arte. Un abito può diventarne veicolo. Il corpo protagonista assoluto. Inteso nel senso più ampio del termine. Vicky lo sa. O meglio l’ha sempre saputo e sognato ma non si è mai sentita in sintonia col suo aspetto.

Ora che vive e si muove nel mondo con un corpo “diverso” si sente perfetta e finalmente pronta. Non è vanità. E’ consapevolezza.

Bella sensazione!

Sempre Vicky!

 

1 settembre 2013 Posted by | Corpo, Cose, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , , , , , | 18 commenti

Calice

(Google)

Ho atteso. Lunghi mesi di fatica.
Me li hai donati.
Piacere.

Ti tocco. Ora tu sei mani.
Reggi questo tempo.
Entralo.

Ti scorro. Cera.
Linea e spirale.
Fondi.

Ora posso bere.

Celebrarti.
Nostro rituale.
Platea zero.

15 luglio 2013 Posted by | Anima, Corpo, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , , , , | 17 commenti

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