Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Morire a 14 anni

 

201803americas_paraguay_womensrights_sexualviolence

Gli attivisti sociali paraguaiani protestano davanti al Ministero della Salute per chiedere la fine della violenza contro le donne e una migliore assistenza sanitaria per loro, mentre il mondo celebra la “Giornata internazionale della donna” ad Asuncion, Paraguay, 8 marzo 2017. Lo striscione: “Il 48% delle donne violentate ha meno di 30 anni “.
 © 2018 Reuters

 

Amici, a questo link potete trovare l’articolo originale in inglese Tratto dal sito Web dell’organizzazione internazionale umanitaria Human Rights Watch (HRW) che descrive la situazione in Paraguay riguardo la violenza di genere, in particolar modo quella sulle bambine e sulle adolescenti.
In particolare tratta l’aspetto legale riguardo la possibilità di scegliere di abortire nei casi di violenza sessuale.

È una questione morale e sociale, però visto che il panorama e la mentalità non cambiano ci vuole una legge che tuteli queste bambine. E ci vuole anche presto!

Non voglio più leggere questi titoli e vedere certe foto!

 

14 anni, incinta per uno stupro, morta di parto

In Paraguay la severa legge sull’aborto mette in pericolo le adolescenti

Di Margaret Wurth, ricercatrice, Children’s Rights Division

26 marzo 2018

 

La settimana scorsa, una ragazza di 14 anni in Paraguay è morta durante il parto.  È rimasta incinta dopo essere stata violentata da un uomo di 37 anni, ed è morta mentre i medici eseguivano un taglio cesareo d’emergenza, cercando disperatamente di salvare lei e il suo bambino, dopo aver trascorso diverse settimane in ospedale per le complicazioni dovute alla gravidanza. “Il suo corpo non era pronto per una gravidanza”, ha dichiarato il direttore dell’ospedale. Il bambino è sopravvissuto.

L’aborto è illegale in quasi tutte le circostanze in Paraguay. L’unica eccezione è quando una gravidanza presenta complicazioni potenzialmente letali. Questa minima eccezione non è sufficiente per proteggere la vita, la salute e la dignità delle ragazze e delle donne nel paese.

L’aborto è illegale in Paraguay per le gravidanze risultanti da stupro o incesto. È illegale quando la gravidanza rappresenta un rischio per la salute serio, ma non pericoloso per la vita, e quando un feto non ha speranza di sopravvivere al di fuori dell’utero.

Non sappiamo se la quattordicenne che è morta la settimana scorsa avesse voluto abortire. La decisione di interrompere una gravidanza è profondamente personale. Avrebbe potuto scegliere di continuare la gravidanza anche se l’aborto legale fosse stata un’opzione. Ma per lo meno lei e la sua famiglia, il suo capo religioso o persona fidata, e il suo medico avrebbero dovuto avere la possibilità di discutere – e prendere in considerazione – il rischio di continuare la gravidanza e l’opzione per porvi fine.

Nel 2015, una bambina di 10 anni in Paraguay è rimasta incinta dopo essere stata violentata dal suo patrigno. Sua madre ha chiesto il permesso perchè la bambina potesse abortire, ma le autorità hanno respinto la sua richiesta. Ha partorito all’età di 11 anni – una undicenne sopravvissuta a uno stupro di 11 anni, costretta alla maternità contro i suoi desideri. Questo avrebbe potuto essere evitato se il paese avesse permesso un aborto sicuro e legale.

Esperti internazionali hanno affermato che il blocco dell’accesso all’aborto per i sopravvissuti allo stupro può essere una tortura. Commentando la situazione in Paraguay, il Comitato contro la tortura ha affermato che il divieto di aborto significa che ai sopravvissuti “viene costantemente ricordata la violenza commessa contro di loro, questo causa gravi stress traumatici e comporta il rischio di problemi psicologici di lunga durata“.

Ogni giorno in Paraguay quattro ragazze subiscono violenze sessuali, e due ragazze sotto i 15 anni partoriscono, secondo i dati del Ministero della Salute. Non so se la ragazza di 14 anni avrebbe scelto di non continuare la gravidanza che le era stata imposta se avesse avuto la possibilità di porvi fine in sicurezza e legalmenteMa non le è mai stata concessa questa scelta. E ci sono centinaia di ragazze come lei, derubate di informazioni e potere sulle loro vite e sui loro corpi. Queste sono le conseguenze brutali e inevitabili della legge sull’aborto del Paraguay.

Il Paraguay dovrebbe abrogare tutte le leggi che rendono l’aborto un crimine. Ma perfino piccole eccezioni salverebbero alcune vite – permettendo ai medici, con il consenso informato dei loro pazienti, di porre fine a una gravidanza quando è necessario proteggere la vita o la salute di una donna o di una ragazza, quando una gravidanza risulta da uno stupro o incesto, o quando il feto non sopravviverà. Le autorità del Paraguay dovrebbero agire ora prima che altre ragazze adolescenti subiscano le conseguenze delle restrizioni sull’aborto del paese.

(L’articolo è stato da me tradotto, con tutti i limiti e le inesattezze che vi chiedo, eventualmente, di segnalarmi. HRW non è responsabile di errori contenuti nella traduzione realizzata con permesso.)

Grazie per la vostra attenzione, sempre Vicky.

 

 

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3 aprile 2018 Posted by | Corpo, Diritti umani, Mondo, News, Persone, Storia | , , , , , , , , , , | 25 commenti

Ipocrisia cristiana

Pubblico sul mio blog con estremo rispetto ed empatia il post di Indianalakota sullo sterminio degli indiani nativi d’America. Mi sembra il minimo da fare in questo momento dopo averlo letto…

Chi dice che nella guerra non esistono vincitori e vinti è gran bugiardo!
La tua testimonianza è una preziosa prova di questo tipo. I vinti sono stati milioni di nativi innocenti, la cui colpa era solo quella di esistere e “occupare” territorio.
Ci siamo lasciati incantare dalle bugie americane e non solo, di quelle che servono per “esportare democrazia” ancora oggi.
Non abbiamo più scuse per coprire i nostri occhi le nostre orecchie e soprattutto le nostre coscienze.
Sono cristiana, come sai, Lakota e mi sento di porre nelle tue mani una richiesta di perdono per la mia ignoranza rispetto a quanto hai raccontato e testimoniato.
Hai ragione quando dici che bisognerebbe ricordare questo olocausto, perché credo che in molte teste ancora oggi esso venga negato.
Ti abbraccio e con te abbraccio idealmente e spiritualmente questi popoli martoriati.
Davanti a queste cose non esistono “se” e non esistono “ma”. È giusto solo chiedere giustizia, ammesso che sia ancora possibile e la restituzione della giusta dignità ai superstiti.
Non ho più parole che possano tradurre il mio profondo disagio di fronte a questa sofferenza che ha colpito generazioni indifese.

phehinothatemiyeyelo - Vento nei Capelli

Questo non ve lo fanno studiare a scuola,a meno che non siate miei studenti, e non lo faranno mai!
Quindi, ogni tanto, è bene ricordare quello che i cristiani, gli stessi che tanto si riempiono la bocca con “accoglienza, fratellanza, amore” e ipocrisie varie, hanno fatto nei secoli a chi non era come loro, cioè ai non cristiani.
Parlo della civiltà che mi sta più a cuore di tutte insieme alla mia, quella che divide il mio cuore insieme a quella Celtica: i Nativi Americani.
Chi mi conosce ha già avuto modo di sapere e di leggerlo: i Nativi Americani sono il Popolo che ha subìto il più terribile genocidio della storia umana: dal nefasto 1492 alla fine del 1800 oltre il  97% della poplazione Nativa Americana è stata sterminata.
ESTINTA!
Pueblo Santo Domingo, Wintu, Yaqui e troppi altri non esisteranno mai più.
Al loro posto ci sono i discendenti…

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19 gennaio 2018 Posted by | Diritti umani, Mondo, Persone, Storia | , , , , , , , , , , , | 6 commenti

Se l’è cercata

Risultati immagini per violenza sulle donne

Una strada deserta, oppure no
un parco affollato, magari nemmeno
addosso dei leggings

magari degli shorts
una maglietta attillata e corta
esci di casa tranquilla
sarà una giornata lunga, anche questa.

No, non dovevi
fuori la trincea per la guerra che nessuno
vuole vedere nè vivere
la violenza sta dietro l’angolo
mascherata da buone maniere
parole gentili o complimenti
pesanti poi come macigni.

No, non lo sapevi
cosa succede a chi provoca
si misura la dignità in centimetri
la tua lasciata nel cassetto
per un’altra occasione
magari per qualcuno
dal tocco delicato.

Adesso l’eco del tuo NO inascoltato
l’urlo inghiottito
i tuoi vestiti frantumati
la tua Bellezza ignorata
nel silenzio eterno
un unico pensiero
“Voglio che finisca in fretta tutto il dolore“.

A casa una doccia
come per cancellare un tradimento,
lo è stato davvero
quello con cui la bestia umana
ha schiacciato il tuo corpo
invadendolo più volte
ovunque con non amore. 

Dovrai difenderti ancora
profondamente violata
perché un’assurda complicità
ti dirà “Se l’è cercata”
e nell’indifferenza
al tuo “Sono innocente
farà eco il nulla.

Da qui riesco a mandarti
solo la mia rabbia impotente
e penso solo che tu donna, amore mio,
avresti voluto
spalancare il tuo corpo

per lasciar entrare amore
e lasciarne emergere solo piacere.

Con immenso amore, da donna a donna, sempre Vicky.

 

 

 

24 settembre 2017 Posted by | Anima, Corpo, Esperienze, Mondo, Musica, News, Persone, Sentimenti, Storia | , , , , , , , , , , , | 25 commenti

Chi non ha lavoro

Risultati immagini per rifugiati nigeriani

Quella qui sopra è una delle situazioni dalle quali scappano, l’Africa di cui quasi nessuno parla e che genera rifugiati politici e non che in qualche modo devono mangiare e vivere ogni giorno.
Vi offro un racconto di vita che conosco da alcuni anni e che vi assicuro è la miglior celebrazione del 1 maggio e non solo.
Sono particolarmente arrabbiata e non risparmierò, forse per la prima volta, di trascrivere fedelmente certi termini usati normalmente in alcune occasioni.

Qual è la novità oggi?

Vi parlo di prostituzione. No, non si tratta di donne ma di un ragazzo X che vive nella zona Y e si vende al Supermercato Z.

Ho conosciuto X qualche anno fa alla fermata dell’autobus che prendevo di solito per andare a casa nel quartiere Y dove abitavo. Non lo avevo mai notato prima o più semplicemente avevamo orari diversi.

Sono una di quelle persone che non si crea problemi a fare conversazione con persone di razze e colori diversi dal proprio per cui ho cominciato a parlare con lui di cose quotidiane che riguardavano sia lui che me e le nostre vite. Ha preso il mio stesso autobus per raggiungere il supermercato. La differenza tra me e lui è che io ci andavo per fare la spesa mentre lui ci andava per chiedere soldi ai clienti oppure prendere le monete dai carrelli che restavano abbandonati nel parcheggio antistante al supermercato stesso. Questo naturalmente l’ho scoperto solo dopo aver fatto la spesa…

Fin qui sembrerebbe tutto “normale” fin quando non scoperto che… X era in vendita e mi stava offrendo se’ stesso presso il mio domicilio, sussurrandomi all’orecchio in inglese (la lingua in cui stavamo comunicando, proveniendo lui dalla N.) queste parole: “Baby, I can make you happy… I can lick your p…y, ok? Take me to your home and I’ll do everything you want”. (Tesoro, posso renderti felice… posso leccare la tua…, ok? Portami a casa tua e farò tutto quello che vuoi).

Devo essere diventata di tutti i colori perché solo un paio di volte in vita mia avevo ricevuto provocazioni sessuali così esplicite, da adulta intendo naturalmente e soprattutto da adulta single e con una disabilità motoria.

Mi sono sentita strana. Non avevo mai pensato alla prostituzione maschile, anche perché non avevo mai dovuto pagare un uomo in vita mia. Ho rifiutato la sua offerta non perché non fosse attraente e io non ne avessi voglia, ma semplicemente per il rispetto della dignità di entrambi.

In cambio di nulla, se non della compagnia reciproca, ci siamo seduti fuori dal supermercato a mangiare una pizza insieme, senza giudizio. Aveva fame X, non solo di cibo ma di parole che non fossero solo di sfruttamento o di contrattazione.

Lui, godendo dei benefici come rifugiato, aveva provato a cercare un lavoro naturalmente senza successo. Come molti mandava quei pochi soldi ai suoi genitori in N.
Nonostante la sua sfoderata malizia e spregiudicatezza non credo che avesse mai pensato di doverle guadagnare così i soldi che gli servivano per vivere qui nel nostro paese. Ho pensato a chissà quante donne avevano accettato la sua offerta… non ho avuto il coraggio di chiederglielo.

L’ho incontrato ancora molte volte, anche di recente. Ci siamo parlati da esseri umani con pari dignità, senza pensare alle categorie mentali che stanno prendendo sempre più piede nelle nostre comunità. E non parlo solo di stranieri.

Vi assicuro che molte persone che non hanno lavoro si sentono cittadini di serie B, persone che hanno perso senso di rispetto e dignità anche da parte di chi un lavoro ce l’ha ancora. Magari nelle pubbliche amministrazioni, presto gli uffici per l’impiego o ancora se si ha a che fare con i servizi sociali degli enti locali: ci si sente veri e propri mendicanti.

No, non me la sento proprio di festeggiare nulla. Ho solo voglia di dedicare questo post a X, ovunque sia in questo momento!

Con amarezza, sempre Vicky!

 

 

1 maggio 2017 Posted by | Corpo, Esperienze, Mondo, Persone, Storia | , , , , , , , , , , , , | 50 commenti

Grazie, Frankie!

Ed eccomi di ritorno! Ben ritrovati, amici miei!

In ottima compagnia. Ritmo carnale, testo che mi raggiunge e scava. Consiglio…

Sempre Vicky!

 

18 agosto 2016 Posted by | Anima, Idee, Mondo, Musica, Persone | , , , , , , , , | 2 commenti

Jesse Owens ha vinto!

owens

1936 – Jesse Owens trionfa a Berlino (dal Web)

A quasi ottant’anni dalle Olimpiadi di Berlino Jesse Owens vince ancora!

Quando vado al cinema da sola posso scegliermi il film da vedere. Prevalentemente si tratta di film basati su storie realmente accadute, drammatici oppure storici ma diversi dai soliti kolossal commerciali.

Ieri è stato uno di quei giorni. Un pomeriggio solitario e libero, da vivere, da respirare, da annotare prima e raccontare poi come sto facendo. Un lungo momento vissuto in due prospettive: il racconto del film vero e proprio e quello delle persone che osservo in sala sedute a fianco o davanti a me. Bei posti quelli riservati ai disabili in carrozzina alla multisala di Rozzano: si ha una visuale dall’alto a 360° su tutto quanto mi circonda!

Race racconta la vicenda sportiva e umana di Jesse Owens, il famoso atleta di colore vincitore di quattro medaglie d’oro alle Olimpiadi di Berlino del 1936, in attesa dell’invasione della Polonia da parte di Hitler e dell’inizio della seconda guerra mondiale. Nel bel mezzo del trionfo della discriminazione razziale e dell’inizio del genocidio degli ebrei, un “inferiore tra gli ariani” osa umiliare i tedeschi. Questo “negro” è per giunta americano, il che costituisce un’aggravante, se così vogliamo metterla. La partecipazione americana alle Olimpiadi, nonostante la consapevolezza di quanto stia accadendo in Germania in quel momento storico, viene legata a un compromesso di tipo economico con tanto di tangente per la costruzione della nuova sede dell’ambasciata tedesca negli Stati Uniti (sarà vero?).

Nulla da dire, il film mi ha veramente coinvolto e a tratti emozionato. Non conoscevo molto bene la vicenda nei particolari, forse perché la memoria storica, soprattutto per gli eventi sportivi è davvero carente. Sono uscita dalla sala con parecchi interrogativi in testa, in particolare mi sono domandata tornando a casa il perché ci si fosse soffermati così poco sulla gravità della discriminazione razziale negli Stati Uniti. Nel film ci sono solo poche pennellate a questo riguardo come, per esempio, le inquadrature sui cartelli con divieto di accesso ai neri sia negli autobus, che nelle palestre o negli spogliatoi o peggio ancora la discriminazione è sottolineata quando viene proibito a Owens, nonostante il successo a Berlino, di accedere al ristorante dall’entrata principale. Mi sono chiesta più volte in queste occasioni se il vero Jesse fosse così “sottomesso” e remissivo…

Ho parlato di un secondo aspetto che mi lega all’esperienza del cinema in generale come quella di ieri in particolare, cioè non guardare solo lo schermo ma osservare anche le persone.

Per me è uno spettacolo nello spettacolo, una visione nella visione, l’inquadratura nell’inquadratura.

In generale mi piace guardare il tipo di pubblico presente, il genere inteso come femminile o maschile, il numero di persone e a volte perfino l’abbigliamento. Osservo le coppie, i singoli come me (quando sono al cinema, anche se accompagnata, la vivo come un’esperienza personale e solitaria, come se leggessi un libro), le famiglie con bambini, i gruppetti di adolescenti o di amiche – amici più o meno miei coetanei che fanno commenti qua e là durante il film. È come guardare dal di fuori una famiglia a tavola. Mi piace pensare di avere il vantaggio dalla mia posizione alta e in qualche modo dominante, di passare inosservata mentre rubo immagini di vita qua e là. Il Tesoro della mia memoria.

In particolare ieri una coppia seduta qualche fila più in basso rispetto a me ha attirato la mia attenzione durante l’intervallo. Entrambi dall’apparente età di 60 anni, lui la teneva stretta a sé per le spalle, sembravano due fidanzatini di altri tempi…
A un certo punto è caduta la giacca dalle spalle e lui con dolcezza gliel’ha risistemata, un gesto semplice e gentile che non vedevo non so da quanto tempo.

Ha toccato il mio cuore.

Abituata come sono a essere aiutata per necessità, ho gustato fino in fondo quella scena, ripensando nei momenti successivi, con la complicità del buio per nascondere qualche goccia di sale, a qualcuno che aveva abbracciato anche me nello stesso modo, a qualcuno che qualche volta è gentile e al quale sorrido poco, dimenticandomi della mia femminilità e della mia dolcezza che spesso stenta a manifestarsi con gesti e parole.

Grazie, Jessie! Ancora in pista, sempre Vicky!

26 aprile 2016 Posted by | Anima, Cinema, Esperienze, Persone, Sentimenti, Sport, Storia | , , , , , , , | 6 commenti

Sharmeen ha vinto!

sharmeen 2016 (Google)

E così ce l’ha fatta per la seconda volta! La trentasettenne film-maker pakistana ci ha dimostrato che la fame e sete di giustizia paga, anche in ambienti considerati regno dell’effimero e della superficialità come l’evento dell’assegnazione degli Oscar.

Qui trovate il recente (17 febbraio 2016) press release di Human Rights Watch (HRW) in inglese, che denuncia questa violenza sulle donne pakistane, il “delitto d’onore“.

Con questo post ricomincio il mio impegno nel tradurre con permesso articoli e reports dall’inglese in italiano, per diffondere ancora di più la cultura della difesa dei diritti umani, tutti, a qualsiasi latitudine. È un onore per me essere a mia volta uno strumento di denuncia e di pace, ove possibile.

“HRW

Heather Barr 17 febbraio 2016

Ricercatore Senior, Divisione Diritti delle donne  
Twitter: heatherbarr1

Hanno progettato di sparare alla testa della diciannovenne Saba Qaiser, hanno messo il suo corpo in un sacco, e poi scaricato nel fiume. È pura fortuna che non ci siano riusciti. Saba è stato ferita ma non è morta, ed è riuscita a trascinarsi fuori dal fiume.

I suoi aggressori? Suo padre e suo zio, che hanno cercato vendetta su Saba dopo il matrimonio avvenuto senza il loro permesso.

Saba è la protagonista di “A Girl in the river – il prezzo del perdono“, un documentario della regista pakistana Sharmeen Obaid Chinoy, nominata per un Academy Award 2016. Il film accende una luce su una stima compresa tra 3.000 a 4.000 donne e ragazze uccise in Pakistan ogni anno, attraverso i cosiddetti “delitti d’onore”. Documenta un sistema in cui non solo tali omicidi sono spaventosamente comuni, ma raramente si traducono in una punizione. Le uccisioni sono spesso coperte dalle famiglie – e, a volte, da intere comunità – o sono legalmente giustificate in base a una legge che permette alla vittima o la famiglia di “perdonaregli assassini.

Il film, e la nomination agli Oscar, hanno spinto il primo ministro del Pakistan Nawaz Sharif a parlare pubblicamente dei “delitti d’onore”.  Sharif proietterà la pellicola nella sua residenza ufficiale, e ha dichiarato che esaminerà la questione e lavorerà alla riforma. Egli merita credito per aver parlato: questi omicidi sono una questione delicata in Pakistan.

Ma Sharif deve fare di più. Egli deve prendere misure rapide e concrete per porre fine all’impunità per i “delitti d’onore.” Dovrebbe sostenere e lavorare per approvare una proposta di legge presentata al parlamento pakistano nel 2014, che eliminerebbe la possibilità di questi omicidi essere “perdonati”. Egli deve anche imporre alla polizia di fare di più per scoprire e indagare su questi casi, si dovrebbe garantire un luogo di rifugio di emergenza, la protezione e il supporto disponibile per ogni donna o ragazza che possano essere esposte a rischi da parte delle loro famiglie.

La Chinoy ha reso un grande servizio per aver puntato un riflettore su una queste morti, che infondono anche il terrore in ogni donna e ragazza, che teme che anche lei possa trovarsi ad affrontare la morte se dovesse cercare di .

Il primo ministro Sharif ha compiuto un primo passo importante; ora è il momento per lui di farne un po’ di più.

Tradotto con permesso. Ogni inesattezza o discrepanza non è attribuibile a HRW , New York, Usa.

Dalla parte di chi non ha voce, sempre Vicky!

1 marzo 2016 Posted by | Esperienze, Idee, Mondo, News, Persone, Sentimenti, Storia | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Sono ignorante

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Di sopra è riportata la mappa dei campi di internamento riservati ai giapponesi negli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale. Avete proprio letto bene: campi di internamento. Non so se voi ne eravate a conoscenza, ma io onestamente durante gli anni di studio non ne ho mai sentito parlare. L’attenzione dell’insegnante di storia era concentrata sui campi di sterminio in Germania ma non ha mai fatto menzione di altri paesi, soprattutto degli Stati Uniti, ritenuti e autoproclamati “esportatori di democrazia” nel mondo non civilizzato e non evoluto…

Da quello che mi risulta sono in buona compagnia riguardo il livello di conoscenza di queste cose. Oggi pomeriggio sono andata a vedere uno spettacolo teatrale sul tema della memoria, riferita sia alla Shoah che ad altri fenomeni simili nella storia mondiale e principalmente europea. Allora ho approfittato dell’occasione per confrontarmi con gli attori che portano questa rappresentazione anche nelle scuole oltre che tra i cittadini adulti. Risposta: neanche loro ne erano a conoscenza! Ne abbiamo parlato un po’, visto che per il mio esame di storia contemporanea sto preparando anche la seconda guerra mondiale e studiando questo argomento sul manuale di base mi sono incuriosita e ho voluto approfondire quello che era descritto in tre righe…

Così dopo una breve ricerca sul Web mi sono fermata a leggere quanto scritto su Wikipedia al riguardo. Da lì ho estratto la mappa che vedete in alto, con tutti i riferimenti ai vari campi. La cosa che però mi ha più colpita è stato scoprire due cose: la prima riguarda la nazionalità dei prigionieri, che erano giapponesi – questo però posso capirlo visto che erano nemici; la seconda è che questi prigionieri non erano stati catturati durante un’azione di guerra invasiva da una delle due parti, ma erano cittadini statunitensi anche da due o tre generazioni, rastrellati a scopo preventivo per paura di collaborazionismi. E continuando a leggere ho scoperto che dopo la liberazione alla fine della guerra queste persone, secondo il Congresso, non avrebbero neanche avuto diritto a un risarcimento per la loro detenzione anzi per il loro internamento abusivo. Solo qualche anno fa sono stati stanziati 1,6 miliardi di dollari a migliaia di vittime e in caso di loro morte alle famiglie. Briciole. E anche se non lo fossero sono indignata!

Questa potenza guerrafondaia continua a deludermi, considerando che il presidente Obama ha ricevuto il Nobel per la pace… un Nobel dato al capo di una nazione che non garantiva la libertà dei propri cittadini solo perché appartenevano per razza a una nazione nemica.

Scusate la mia ignoranza, ma vorrei sapere il vostro pensiero e se possibile qualcosa in più.

Pubblico un brano a me molto caro, in questo momento però il simbolo di amarezza.

Sempre curiosa, sempre Vicky!

31 gennaio 2016 Posted by | Esperienze, Idee, Mondo, Persone, Storia, Uncategorized | , , , , , , , | 13 commenti

Not in my name!

L’altro ieri ho visto un assassino a Roma, accolto e foraggiato anche a mie spese dal presidente della repubblica m. e da quello del consiglio r.

“Abbiamo stretto accordi economici con l’Iran”. Scritti col sangue di oppositori, donne lapidate, gay uccisi. Tutto il mondo lo sa.

Siamo in affari con un paese sanzionato dall’Onu.

L’assassino è stato ricevuto da Papa Francesco.

Giovanni Paolo II in Sicilia gridò ai mafiosi “Convertitevi! Un giorno arriverà il giudizio di Dio!”

Ho la nausea.

Sempre Vicky.

26 gennaio 2016 Posted by | Esperienze, Mondo, News, Persone, Storia | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

John, we miss you

As soon as you’re born they make you feel small
By giving you no time instead of it all
Till the pain is so big you feel nothing at all

A working class hero is something to be
A working class hero is something to be

They hurt you at home and they hit you at school
They hate you if you’re clever and they despise a fool
Till you’re so fucking crazy you can’t follow their rules

A working class hero is something to be
A working class hero is something to be

When they’ve tortured and scared you for twenty odd years
Then they expect you to pick a career
When you can’t really function you’re so full of fear

A working class hero is something to be
A working class hero is something to be

Keep you doped with religion and sex and TV
And you think you’re so clever and class less and free
But you’re still fucking peasants as far as I can see

A working class hero is something to be
A working class hero is something to be

There’s room at the top they are telling you still
But first you must learn how to smile as you kill
If you want to be like the folks on the hill

A working class hero is something to be
A working class hero is something to be

If you want to be a hero well just follow me
If you want to be a hero well just follow me

 

8 dicembre 2015 Posted by | Anima, Idee, Persone, Sentimenti | , , , , | Lascia un commento

Read Treat

Welcome to my cozy nook where we dwell in fantasies and cast the magic spells of positivity.

Youth. Rise up!

Vivi e lascia vivere è un modo gentile per dirvi di non rompere i coglioni.

SIGNORASINASCE by Stefania Diedolo

Si finisce sempre per dare il bacio della buonanotte alla persona sbagliata. Arthur Bloch

Doduck

Lo stagismo è il primo passo per la conquista del mondo.

Marco Cariati Blog

Raccolta differenziata di quotidianità umane

Giornalista Indipendente

Riproduzione Riservata - Testata Giornalistica n.168 del 20.10.2017

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