Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Grazie, Frankie!

Ed eccomi di ritorno! Ben ritrovati, amici miei!

In ottima compagnia. Ritmo carnale, testo che mi raggiunge e scava. Consiglio…

Sempre Vicky!

 

18 agosto 2016 Posted by | Anima, Idee, Mondo, Musica, Persone | , , , , , , , , | 2 commenti

Jesse Owens ha vinto!

owens

1936 – Jesse Owens trionfa a Berlino (dal Web)

A quasi ottant’anni dalle Olimpiadi di Berlino Jesse Owens vince ancora!

Quando vado al cinema da sola posso scegliermi il film da vedere. Prevalentemente si tratta di film basati su storie realmente accadute, drammatici oppure storici ma diversi dai soliti kolossal commerciali.

Ieri è stato uno di quei giorni. Un pomeriggio solitario e libero, da vivere, da respirare, da annotare prima e raccontare poi come sto facendo. Un lungo momento vissuto in due prospettive: il racconto del film vero e proprio e quello delle persone che osservo in sala sedute a fianco o davanti a me. Bei posti quelli riservati ai disabili in carrozzina alla multisala di Rozzano: si ha una visuale dall’alto a 360° su tutto quanto mi circonda!

Race racconta la vicenda sportiva e umana di Jesse Owens, il famoso atleta di colore vincitore di quattro medaglie d’oro alle Olimpiadi di Berlino del 1936, in attesa dell’invasione della Polonia da parte di Hitler e dell’inizio della seconda guerra mondiale. Nel bel mezzo del trionfo della discriminazione razziale e dell’inizio del genocidio degli ebrei, un “inferiore tra gli ariani” osa umiliare i tedeschi. Questo “negro” è per giunta americano, il che costituisce un’aggravante, se così vogliamo metterla. La partecipazione americana alle Olimpiadi, nonostante la consapevolezza di quanto stia accadendo in Germania in quel momento storico, viene legata a un compromesso di tipo economico con tanto di tangente per la costruzione della nuova sede dell’ambasciata tedesca negli Stati Uniti (sarà vero?).

Nulla da dire, il film mi ha veramente coinvolto e a tratti emozionato. Non conoscevo molto bene la vicenda nei particolari, forse perché la memoria storica, soprattutto per gli eventi sportivi è davvero carente. Sono uscita dalla sala con parecchi interrogativi in testa, in particolare mi sono domandata tornando a casa il perché ci si fosse soffermati così poco sulla gravità della discriminazione razziale negli Stati Uniti. Nel film ci sono solo poche pennellate a questo riguardo come, per esempio, le inquadrature sui cartelli con divieto di accesso ai neri sia negli autobus, che nelle palestre o negli spogliatoi o peggio ancora la discriminazione è sottolineata quando viene proibito a Owens, nonostante il successo a Berlino, di accedere al ristorante dall’entrata principale. Mi sono chiesta più volte in queste occasioni se il vero Jesse fosse così “sottomesso” e remissivo…

Ho parlato di un secondo aspetto che mi lega all’esperienza del cinema in generale come quella di ieri in particolare, cioè non guardare solo lo schermo ma osservare anche le persone.

Per me è uno spettacolo nello spettacolo, una visione nella visione, l’inquadratura nell’inquadratura.

In generale mi piace guardare il tipo di pubblico presente, il genere inteso come femminile o maschile, il numero di persone e a volte perfino l’abbigliamento. Osservo le coppie, i singoli come me (quando sono al cinema, anche se accompagnata, la vivo come un’esperienza personale e solitaria, come se leggessi un libro), le famiglie con bambini, i gruppetti di adolescenti o di amiche – amici più o meno miei coetanei che fanno commenti qua e là durante il film. È come guardare dal di fuori una famiglia a tavola. Mi piace pensare di avere il vantaggio dalla mia posizione alta e in qualche modo dominante, di passare inosservata mentre rubo immagini di vita qua e là. Il Tesoro della mia memoria.

In particolare ieri una coppia seduta qualche fila più in basso rispetto a me ha attirato la mia attenzione durante l’intervallo. Entrambi dall’apparente età di 60 anni, lui la teneva stretta a sé per le spalle, sembravano due fidanzatini di altri tempi…
A un certo punto è caduta la giacca dalle spalle e lui con dolcezza gliel’ha risistemata, un gesto semplice e gentile che non vedevo non so da quanto tempo.

Ha toccato il mio cuore.

Abituata come sono a essere aiutata per necessità, ho gustato fino in fondo quella scena, ripensando nei momenti successivi, con la complicità del buio per nascondere qualche goccia di sale, a qualcuno che aveva abbracciato anche me nello stesso modo, a qualcuno che qualche volta è gentile e al quale sorrido poco, dimenticandomi della mia femminilità e della mia dolcezza che spesso stenta a manifestarsi con gesti e parole.

Grazie, Jessie! Ancora in pista, sempre Vicky!

26 aprile 2016 Posted by | Anima, Cinema, Esperienze, Persone, Sentimenti, Sport, Storia | , , , , , , , | 6 commenti

Sharmeen ha vinto!

sharmeen 2016 (Google)

E così ce l’ha fatta per la seconda volta! La trentasettenne film-maker pakistana ci ha dimostrato che la fame e sete di giustizia paga, anche in ambienti considerati regno dell’effimero e della superficialità come l’evento dell’assegnazione degli Oscar.

Qui trovate il recente (17 febbraio 2016) press release di Human Rights Watch (HRW) in inglese, che denuncia questa violenza sulle donne pakistane, il “delitto d’onore“.

Con questo post ricomincio il mio impegno nel tradurre con permesso articoli e reports dall’inglese in italiano, per diffondere ancora di più la cultura della difesa dei diritti umani, tutti, a qualsiasi latitudine. È un onore per me essere a mia volta uno strumento di denuncia e di pace, ove possibile.

“HRW

Heather Barr 17 febbraio 2016

Ricercatore Senior, Divisione Diritti delle donne  
Twitter: heatherbarr1

Hanno progettato di sparare alla testa della diciannovenne Saba Qaiser, hanno messo il suo corpo in un sacco, e poi scaricato nel fiume. È pura fortuna che non ci siano riusciti. Saba è stato ferita ma non è morta, ed è riuscita a trascinarsi fuori dal fiume.

I suoi aggressori? Suo padre e suo zio, che hanno cercato vendetta su Saba dopo il matrimonio avvenuto senza il loro permesso.

Saba è la protagonista di “A Girl in the river – il prezzo del perdono“, un documentario della regista pakistana Sharmeen Obaid Chinoy, nominata per un Academy Award 2016. Il film accende una luce su una stima compresa tra 3.000 a 4.000 donne e ragazze uccise in Pakistan ogni anno, attraverso i cosiddetti “delitti d’onore”. Documenta un sistema in cui non solo tali omicidi sono spaventosamente comuni, ma raramente si traducono in una punizione. Le uccisioni sono spesso coperte dalle famiglie – e, a volte, da intere comunità – o sono legalmente giustificate in base a una legge che permette alla vittima o la famiglia di “perdonaregli assassini.

Il film, e la nomination agli Oscar, hanno spinto il primo ministro del Pakistan Nawaz Sharif a parlare pubblicamente dei “delitti d’onore”.  Sharif proietterà la pellicola nella sua residenza ufficiale, e ha dichiarato che esaminerà la questione e lavorerà alla riforma. Egli merita credito per aver parlato: questi omicidi sono una questione delicata in Pakistan.

Ma Sharif deve fare di più. Egli deve prendere misure rapide e concrete per porre fine all’impunità per i “delitti d’onore.” Dovrebbe sostenere e lavorare per approvare una proposta di legge presentata al parlamento pakistano nel 2014, che eliminerebbe la possibilità di questi omicidi essere “perdonati”. Egli deve anche imporre alla polizia di fare di più per scoprire e indagare su questi casi, si dovrebbe garantire un luogo di rifugio di emergenza, la protezione e il supporto disponibile per ogni donna o ragazza che possano essere esposte a rischi da parte delle loro famiglie.

La Chinoy ha reso un grande servizio per aver puntato un riflettore su una queste morti, che infondono anche il terrore in ogni donna e ragazza, che teme che anche lei possa trovarsi ad affrontare la morte se dovesse cercare di .

Il primo ministro Sharif ha compiuto un primo passo importante; ora è il momento per lui di farne un po’ di più.

Tradotto con permesso. Ogni inesattezza o discrepanza non è attribuibile a HRW , New York, Usa.

Dalla parte di chi non ha voce, sempre Vicky!

1 marzo 2016 Posted by | Esperienze, Idee, Mondo, News, Persone, Sentimenti, Storia | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Sono ignorante

Map_of_World_War_II_Japanese_American_internment_camps

 

Di sopra è riportata la mappa dei campi di internamento riservati ai giapponesi negli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale. Avete proprio letto bene: campi di internamento. Non so se voi ne eravate a conoscenza, ma io onestamente durante gli anni di studio non ne ho mai sentito parlare. L’attenzione dell’insegnante di storia era concentrata sui campi di sterminio in Germania ma non ha mai fatto menzione di altri paesi, soprattutto degli Stati Uniti, ritenuti e autoproclamati “esportatori di democrazia” nel mondo non civilizzato e non evoluto…

Da quello che mi risulta sono in buona compagnia riguardo il livello di conoscenza di queste cose. Oggi pomeriggio sono andata a vedere uno spettacolo teatrale sul tema della memoria, riferita sia alla Shoah che ad altri fenomeni simili nella storia mondiale e principalmente europea. Allora ho approfittato dell’occasione per confrontarmi con gli attori che portano questa rappresentazione anche nelle scuole oltre che tra i cittadini adulti. Risposta: neanche loro ne erano a conoscenza! Ne abbiamo parlato un po’, visto che per il mio esame di storia contemporanea sto preparando anche la seconda guerra mondiale e studiando questo argomento sul manuale di base mi sono incuriosita e ho voluto approfondire quello che era descritto in tre righe…

Così dopo una breve ricerca sul Web mi sono fermata a leggere quanto scritto su Wikipedia al riguardo. Da lì ho estratto la mappa che vedete in alto, con tutti i riferimenti ai vari campi. La cosa che però mi ha più colpita è stato scoprire due cose: la prima riguarda la nazionalità dei prigionieri, che erano giapponesi – questo però posso capirlo visto che erano nemici; la seconda è che questi prigionieri non erano stati catturati durante un’azione di guerra invasiva da una delle due parti, ma erano cittadini statunitensi anche da due o tre generazioni, rastrellati a scopo preventivo per paura di collaborazionismi. E continuando a leggere ho scoperto che dopo la liberazione alla fine della guerra queste persone, secondo il Congresso, non avrebbero neanche avuto diritto a un risarcimento per la loro detenzione anzi per il loro internamento abusivo. Solo qualche anno fa sono stati stanziati 1,6 miliardi di dollari a migliaia di vittime e in caso di loro morte alle famiglie. Briciole. E anche se non lo fossero sono indignata!

Questa potenza guerrafondaia continua a deludermi, considerando che il presidente Obama ha ricevuto il Nobel per la pace… un Nobel dato al capo di una nazione che non garantiva la libertà dei propri cittadini solo perché appartenevano per razza a una nazione nemica.

Scusate la mia ignoranza, ma vorrei sapere il vostro pensiero e se possibile qualcosa in più.

Pubblico un brano a me molto caro, in questo momento però il simbolo di amarezza.

Sempre curiosa, sempre Vicky!

31 gennaio 2016 Posted by | Esperienze, Idee, Mondo, Persone, Storia, Uncategorized | , , , , , , , | 13 commenti

Not in my name!

L’altro ieri ho visto un assassino a Roma, accolto e foraggiato anche a mie spese dal presidente della repubblica m. e da quello del consiglio r.

“Abbiamo stretto accordi economici con l’Iran”. Scritti col sangue di oppositori, donne lapidate, gay uccisi. Tutto il mondo lo sa.

Siamo in affari con un paese sanzionato dall’Onu.

L’assassino è stato ricevuto da Papa Francesco.

Giovanni Paolo II in Sicilia gridò ai mafiosi “Convertitevi! Un giorno arriverà il giudizio di Dio!”

Ho la nausea.

Sempre Vicky.

26 gennaio 2016 Posted by | Esperienze, Mondo, News, Persone, Storia | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

John, we miss you

As soon as you’re born they make you feel small
By giving you no time instead of it all
Till the pain is so big you feel nothing at all

A working class hero is something to be
A working class hero is something to be

They hurt you at home and they hit you at school
They hate you if you’re clever and they despise a fool
Till you’re so fucking crazy you can’t follow their rules

A working class hero is something to be
A working class hero is something to be

When they’ve tortured and scared you for twenty odd years
Then they expect you to pick a career
When you can’t really function you’re so full of fear

A working class hero is something to be
A working class hero is something to be

Keep you doped with religion and sex and TV
And you think you’re so clever and class less and free
But you’re still fucking peasants as far as I can see

A working class hero is something to be
A working class hero is something to be

There’s room at the top they are telling you still
But first you must learn how to smile as you kill
If you want to be like the folks on the hill

A working class hero is something to be
A working class hero is something to be

If you want to be a hero well just follow me
If you want to be a hero well just follow me

 

8 dicembre 2015 Posted by | Anima, Idee, Persone, Sentimenti | , , , , | Lascia un commento

Pussy Riot, Nadezhda Tolokonnikova in ospedale

QUESTI SONO CRIMINI CONTRO L’UMANITA’!
PUTIN INTANTO è CANDIDATO AL NOBEL PER LA PACE… GUARDI PRIMA A CASA SUA!

ANNAVIVA.org

pussy-riot Nadezhda TolokonnikovaLa Pussy Riot Nadezhda Tolokonnikova è stata ricoverata in ospedale dopo nove giorni di sciopero della fame per protestare contro le minacce di morte ricevute e le inumane condizioni di vita e di lavoro in carcere a Mordovia, 600 km da Mosca.

“Da undici giorni le autorità carcerarie ci impediscono di farle visita”, ha riferito un legale della cantante Dmitri Dinze. “Abbiamo chiesto un documento sul suo stato di salute, ma abbiamo ricevuto l’ennesimo rifiuto”, ha aggiunto. Secondo l’avvocato, “le autorità carcerarie hanno isolato Nadezhda per vendetta “.

Nadezhda Tolokonnikova sconta una condanna a due anni di carcere per aver iniziato a intonare una “preghiera punk ” contro il presidente russo Vladimir Putin nella cattedrale di Mosca all’inizio del 2012. A lei si era rivolto poco tempo un altro detenuto russo, Mikhail Khodorkovsky, che in una lettera le chiedeva di  rinunciare allo sciopero della fame. Potete leggere la lettera qui: http://annaviva.org/2013/10/01/lettera-di-mikhail-khodorkovsky-alle-pussy-riot-nadezhda-tolokonnikova-e-maria-alekhina

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9 ottobre 2013 Posted by | Esperienze, Idee, Mondo, News | , , , , , , | Lascia un commento

#FreePussyRiot domani mobilitazione mondiale. Con presidio a #Milano

#FreePussyRiot domani mobilitazione mondiale. Con presidio a #Milano.

15 gennaio 2013 Posted by | Dialogo, Mondo, News, Persone | , , , , | 1 commento

In gabbia

 

Dal Tg3 di stasera:

“Sette detenuti nel carcere di Busto Arsizio hanno fatto ricorso alla Corte Europea per i Diritti Umani. Hanno vinto. Lo Stato dovrà versare € 100.000 ai detenuti a titolo di risarcimento. Questo carcere, oltre a quello di Piacenza, è quello in cui sono state riscontrate più violazioni all’articolo 3 della Carta dei Diritti, articolo che in particolare tratta della tortura, delle condizioni di detenzione ecc.”

Carceri con sovraffollamento, pasti ridotti al minimo indispensabile, mancanza di acqua calda.

Non stiamo parlando di Guantanamo. Stiamo parlando dell’Italia. Un altro fiore all’occhiello, si fa per dire, collezionato dal nostro paese.

No comment. Sempre Vicky.

 

Nessuno tocchi Caino

8 gennaio 2013 Posted by | Mondo, News, Persone | , , , , , , | 2 commenti

La forza delle donne/1

IL RUOLO DELLE DONNE IN DEMOCRAZIA: LA PACE.

Dal sito www.hrw.org leggo con piacere:

“ 7 ottobre 2011

Figura n.1 – La pacifista liberiana Leymah Gbowee

copyright Reuters 2011         

Figura n. 2 – La Yemenita Tawakul Karmal

copyright Reuters 2011

Figura n. 3 – Il presidente della Liberia Ellen Johnson-Sirleaf

copyright Reuters 2011

(New York) La decisione di assegnare il premio Nobel 2011 per la pace a tre donne, Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee and Tawakkul Karman, riconosce che la democrazia e una pace duratura non possono essere ottenute senza dare alle donne la completa opportunità di partecipare, dice Human Rights Watch (HRW). Sottolinea, inoltre, le sfide che le donne continuano a subire nello Yemen e in tutto il mondo per garantire le loro diritti restino in cima all’ordine del giorno.

“Questo è un omaggio a tutte quelle donne il cui instancabile lavoro e proteste coraggiose hanno contribuito a portare la pace la democrazia, e per quelle donne che ancora oggi stanno lottando” ha dichiarato Kenneth Roth, direttore esecutivo di HRW. “Il lavoro, nella migliore delle ipotesi, è ancora a
metà e il mondo ha bisogno di sostenere degli sforzi  per costruire società basate sul rispetto dei diritti umani di tutti. Non dobbiamo dimenticarci che di quelle donne che stanno ancora soffrendo nei conflitti di oggi, nella Repubblica Democratica del Congo, in Costa d’Avorio, in Afghanistan e altrove”.

HRW ha inoltre esortato le autorità cinesi a liberare il premio Nobel per la pace 2010 Liu Xiaobo, lo scrittore dissidente detenuto dal 2008 per il suo coinvolgimento nella stesura di un manifesto favore della democrazia e dei diritti umani. I governi rappresentati alla cerimonia 2010 a Oslo dei Nobel per la pace dovrebbero pretendere la liberazione di Liu e che si ponga fine alla persecuzione della sua famiglia e dei suoi sostenitori, ha dichiarato HRW. “

Articolo originale in inglese: http://www.hrw.org/news/2011/10/07/nobel-prize-shows-role-women-democracy-peace

Vi saluto con un brano a me caro. Sempre Vicky!

13 ottobre 2011 Posted by | Anima, Idee, News | , , | 4 commenti

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