Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

John, we miss you

As soon as you’re born they make you feel small
By giving you no time instead of it all
Till the pain is so big you feel nothing at all

A working class hero is something to be
A working class hero is something to be

They hurt you at home and they hit you at school
They hate you if you’re clever and they despise a fool
Till you’re so fucking crazy you can’t follow their rules

A working class hero is something to be
A working class hero is something to be

When they’ve tortured and scared you for twenty odd years
Then they expect you to pick a career
When you can’t really function you’re so full of fear

A working class hero is something to be
A working class hero is something to be

Keep you doped with religion and sex and TV
And you think you’re so clever and class less and free
But you’re still fucking peasants as far as I can see

A working class hero is something to be
A working class hero is something to be

There’s room at the top they are telling you still
But first you must learn how to smile as you kill
If you want to be like the folks on the hill

A working class hero is something to be
A working class hero is something to be

If you want to be a hero well just follow me
If you want to be a hero well just follow me

 

8 dicembre 2015 Posted by | Anima, Idee, Persone, Sentimenti | , , , , | Lascia un commento

Pussy Riot, Nadezhda Tolokonnikova in ospedale

QUESTI SONO CRIMINI CONTRO L’UMANITA’!
PUTIN INTANTO è CANDIDATO AL NOBEL PER LA PACE… GUARDI PRIMA A CASA SUA!

ANNAVIVA.org

pussy-riot Nadezhda TolokonnikovaLa Pussy Riot Nadezhda Tolokonnikova è stata ricoverata in ospedale dopo nove giorni di sciopero della fame per protestare contro le minacce di morte ricevute e le inumane condizioni di vita e di lavoro in carcere a Mordovia, 600 km da Mosca.

“Da undici giorni le autorità carcerarie ci impediscono di farle visita”, ha riferito un legale della cantante Dmitri Dinze. “Abbiamo chiesto un documento sul suo stato di salute, ma abbiamo ricevuto l’ennesimo rifiuto”, ha aggiunto. Secondo l’avvocato, “le autorità carcerarie hanno isolato Nadezhda per vendetta “.

Nadezhda Tolokonnikova sconta una condanna a due anni di carcere per aver iniziato a intonare una “preghiera punk ” contro il presidente russo Vladimir Putin nella cattedrale di Mosca all’inizio del 2012. A lei si era rivolto poco tempo un altro detenuto russo, Mikhail Khodorkovsky, che in una lettera le chiedeva di  rinunciare allo sciopero della fame. Potete leggere la lettera qui: http://annaviva.org/2013/10/01/lettera-di-mikhail-khodorkovsky-alle-pussy-riot-nadezhda-tolokonnikova-e-maria-alekhina

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9 ottobre 2013 Posted by | Esperienze, Idee, Mondo, News | , , , , , , | Lascia un commento

#FreePussyRiot domani mobilitazione mondiale. Con presidio a #Milano

#FreePussyRiot domani mobilitazione mondiale. Con presidio a #Milano.

15 gennaio 2013 Posted by | Dialogo, Mondo, News, Persone | , , , , | 1 commento

In gabbia

 

Dal Tg3 di stasera:

“Sette detenuti nel carcere di Busto Arsizio hanno fatto ricorso alla Corte Europea per i Diritti Umani. Hanno vinto. Lo Stato dovrà versare € 100.000 ai detenuti a titolo di risarcimento. Questo carcere, oltre a quello di Piacenza, è quello in cui sono state riscontrate più violazioni all’articolo 3 della Carta dei Diritti, articolo che in particolare tratta della tortura, delle condizioni di detenzione ecc.”

Carceri con sovraffollamento, pasti ridotti al minimo indispensabile, mancanza di acqua calda.

Non stiamo parlando di Guantanamo. Stiamo parlando dell’Italia. Un altro fiore all’occhiello, si fa per dire, collezionato dal nostro paese.

No comment. Sempre Vicky.

 

Nessuno tocchi Caino

8 gennaio 2013 Posted by | Mondo, News, Persone | , , , , , , | 2 commenti

La forza delle donne/1

IL RUOLO DELLE DONNE IN DEMOCRAZIA: LA PACE.

Dal sito www.hrw.org leggo con piacere:

“ 7 ottobre 2011

Figura n.1 – La pacifista liberiana Leymah Gbowee

copyright Reuters 2011         

Figura n. 2 – La Yemenita Tawakul Karmal

copyright Reuters 2011

Figura n. 3 – Il presidente della Liberia Ellen Johnson-Sirleaf

copyright Reuters 2011

(New York) La decisione di assegnare il premio Nobel 2011 per la pace a tre donne, Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee and Tawakkul Karman, riconosce che la democrazia e una pace duratura non possono essere ottenute senza dare alle donne la completa opportunità di partecipare, dice Human Rights Watch (HRW). Sottolinea, inoltre, le sfide che le donne continuano a subire nello Yemen e in tutto il mondo per garantire le loro diritti restino in cima all’ordine del giorno.

“Questo è un omaggio a tutte quelle donne il cui instancabile lavoro e proteste coraggiose hanno contribuito a portare la pace la democrazia, e per quelle donne che ancora oggi stanno lottando” ha dichiarato Kenneth Roth, direttore esecutivo di HRW. “Il lavoro, nella migliore delle ipotesi, è ancora a
metà e il mondo ha bisogno di sostenere degli sforzi  per costruire società basate sul rispetto dei diritti umani di tutti. Non dobbiamo dimenticarci che di quelle donne che stanno ancora soffrendo nei conflitti di oggi, nella Repubblica Democratica del Congo, in Costa d’Avorio, in Afghanistan e altrove”.

HRW ha inoltre esortato le autorità cinesi a liberare il premio Nobel per la pace 2010 Liu Xiaobo, lo scrittore dissidente detenuto dal 2008 per il suo coinvolgimento nella stesura di un manifesto favore della democrazia e dei diritti umani. I governi rappresentati alla cerimonia 2010 a Oslo dei Nobel per la pace dovrebbero pretendere la liberazione di Liu e che si ponga fine alla persecuzione della sua famiglia e dei suoi sostenitori, ha dichiarato HRW. “

Articolo originale in inglese: http://www.hrw.org/news/2011/10/07/nobel-prize-shows-role-women-democracy-peace

Vi saluto con un brano a me caro. Sempre Vicky!

13 ottobre 2011 Posted by | Anima, Idee, News | , , | 4 commenti

The Unforgiven: io scelgo. (via Vincenza63’s Blog)

Dopo circa due anni volati via, riascolto questo brano e mi rendo conto che il disagio delle persone è cresciuto in modo esponenziale e la rabbia pure. Dobbiamo cercare una soluzione. Senza alibi.

  The Unforgiven – Metallica (Black Album, 1991) New blood joins this earth And quickly he's subdued Through constant pained disgrace The young boy learns their rules With time, the child draws in This whipping boy done wrong Deprived of all his thoughts The young man struggles on and on, he's known A vow unto his own That never from this day His will they'll take away What I've felt What I've k … Read More

via Vincenza63's Blog

13 agosto 2011 Posted by | Uncategorized | , , , , | Lascia un commento

L’occhio e la tastiera/Bahrein.

Manifestanti lanciano pietre a San'a

E’ il turno del ricchissimo e piccolissimo Bahrein, dopo la Syria. L’immagine sopra è però di febbraio 2011…non di oggi. Siamo isolati dal mondo…
Il mio ultimo pezzo pubblicato su ‘L’occhio e la tastiera’, la mia rubrica sui diritti umani su http://www.ondanomala.org:


“Il BAHREIN: Un altro fronte

Con il collasso dell’Impero ottomano, nel 1916, il Bahrein è diventato un vero e proprio protettorato britannico e lo è rimasto fino al 1971. Questa è la data della definitiva indipendenza del Bahrein.

L’orientamento politico interno è improntato a un tradizionalismo islamico analogo a quello dell’Arabia Saudita. Il Bahrein ha concesso una base navale agli Stati Uniti per dimostrare la sua politica filo occidentale, cosa risultata non gradita all’Iran, che sostiene la comunità sciita. Non è uno scontro a livello confessionale. Il suo assetto istituzionale, era disciplinato dalla Costituzione del 1973, poi sospesa nell’agosto 1975. L’attuale Re di Bahrein dichiara poi uno stato di emergenza di tre mesi a seguito di richieste della minoranza sciita, presente nel Paese. Numerosi gli scontri e i feriti: 200 feriti, 3 morti (tra cui anche un poliziotto). Lo scontro mobilita le due compagini religiose: sciiti e sunniti. I primi sono appoggiati dall’Iran e si localizzano principalmente nell’isola di Sitra, viceversa i secondi hanno l’appoggio dell’Arabia Saudita. Comunque il processo rivoluzionario, tuttora in corso, non ha un carattere esclusivamente confessionale, l’opposizione infatti chiede riforme di carattere economico, sociale e soprattutto politico-costituzionale e relativo alle libertà civili. Non vi è, nei movimenti rivoluzionari (pur composti in prevalenza da sciiti) alcun senso di solidarietà con l’Iran, che anzi sarebbe probabilmente danneggiato, a livello di possibile contagio rivoluzionario, dalla nascita di una monarchia costituzionale su modello europeo o da una repubblica democratica, dalla popolazione sciita, a così poca distanza dalle sue coste.
Quanto sopra ci fa capire che spesso ci vengono date notizie alquanto manipolate.
La verità è che il petrolio, l’influenza economica e strategica del Bahrein in conflitto con quanto la storia e i dissidenti morti chiedono ormai da decenni, dovrebbero farci riflettere…oltre ciò che appare. Come il GP di Formula 1… A chi importa? L’Italia dovrebbe rifiutarsi di aderire. Per rispetto verso i crimini commessi.  

“Detenzioni, torture, omicidi, processi militari dall’inizio delle proteste.

5 luglio 2011

(Washington, DC) – Il governo del Bahrain, dal marzo 2011, ha portato avanti una campagna punitiva e vendicativa di repressione violenta contro i propri cittadini, ha pubblicato oggi Human Rights Watch in un documento informativo.

“Crisi dei diritti umani in Bahrein”(cliccare su” Scarica il rapporto “a destra per il documento completo) riassume la ricerca di Human Rights Watch sulla base delle proteste a favore della democrazia che hanno avuto inizio nel mese di febbraio. Human Rights Watch ha rilevato un incremento di arresti arbitrari e detenzione in isolamento, torture, processi  ingiusti da tribunali militari abusivi, così come i licenziamenti sommari di lavoratori accusati di simpatizzare con le proteste. Il governo ha omesso di indagare sugli abusi o di ritenere qualcuno responsabile per queste azioni. Il 29 giugno, il re ha annunciato che una commissione indipendente internazionale esperti di diritti possa indagare e riferire pubblicamente sulle presunte violazioni dei diritti umani.

“Il Bahrain ha brutalmente punito chi protestava pacificamente per una maggiore libertà e responsabilità, mentre gli Stati Uniti e altri alleati hanno guardato dall’altra parte“, ha detto Joe Stork, vice direttore per il Medio Oriente di Human Rights Watch. “L’annuncio di una commissione indipendente d’indagine è un passo molto promettente per l’individuazione dei responsabili di tali abusi.”

Human Rights Watch ha chiesto al governo del Bahrain di porre fine alle detenzioni illegali e in isolamento per i manifestanti , a meno che non possano essere rivolte verso di loro accuse legittime su reati commessi  e inoltre consentire il monitoraggio della situazione da parte di organizzazioni indipendenti per i diritti umani. Il governo ha impedito a Human Rights Watch di operare in Bahrain dal 20 aprile.”

Traduzione a cura di Vincenza Rutigliano

Human Rights Watch non è responsabile di errori e inesattezze.

Link all’articolo in lingua originale: http://www.hrw.org/en/news/2011/07/05/bahrain-s-human-rights-crisis-0

La morte delle dittature avverrà. Sta succedendo. Sotto i nostri occhi. Stiamo vivendo. Abbiamo l’opportunità di vivere la storia: facciamolo.
CON L’OCCHIO. CON LA TASTIERA. CON LA VITA.

Il vento soffia… e risveglia i dormienti. Si spera solo sia un vento di pace, giustizia e non violenza. Restiamo umani. Sempre Vicky.

17 luglio 2011 Posted by | Esperienze, Idee, News, Persone | , , | 2 commenti

La Malesia siamo noi.

   (da Google)

 

Di seguito riporto il pezzo pubblicato oggi su http://www.ondanomala.org che tratta di difesa dei diritti umani, anche in angoli della terra apparentemente dimenticati. Non da Human Rights Watch, non dalla sottoscritta.

La Malesia siamo noi?

La notizia inizialmente è apparsa alquanto insignificante, ma è durato il tempo di un lampo che illumina la coscienza. E’ emersa la domanda che è divenuta il titolo di questo pezzo.
Cosa ci distingue, dopotutto, da altri paesi quando si tratta di affari?

Non è ancora passata nel dimenticatoio l’immagine di Berlusconi ritratto con l’assassino Gheddafi, oppure col Presidente Bielorusso Lusasenko, ‘eletto’ nel 1994 a soli 40 anni considerato l’ultimo dittatore in Europa, in discreti rapporti con Berlusconi e Putin (http://it.wikipedia.org/wiki/Aleksandr_Luka%C5%A1enko). Un’ultima immagine ancora oggi straziante: la strage dei dissidenti cinesi di piazza Tien-An-Men in palese contraddizione con gli accordi commerciali che intratteniamo su questo Dio Mercato tappezzato di cadaveri. Non siamo migliori dei Malesi: solo più bugiardi.

Mi fermo qui. La storia ci giudicherà, i nostri figli osservano e… lo stanno già facendo.

Da Human Rights Watch www.hrw.org :

“Malesia: Ritirare Invito al presidente sudanese
Al-Bashir non dovrebbe essere benvenuto al Forum Economico
15 Giugno, 2011

Che la Malesia permetta o meno al Presidente Al-Bashir – un criminale di guerra sospetto ricercato dalla Corte Penale Internazionale – di entrare nel suo territorio è una prova del dichiarato impegno del paese per la giustizia internazionale.
Balkees Jarrah, consulente internazionale di giustizia di Human Rights Watch

(New York) La Malesia dovrebbe ritirare l’invito al Presidente del Sudan Omar Al-Bashir , un accusato di crimini di guerra, a partecipare al Forum Internazionale a Putrajaya dal 19 al 21 giugno 2011, ha dichiarato oggi Human Rights Watch in una lettera al Primo Ministro Malese  Dato ‘Sri Mohammed Najib bin Tun Abdul Razak. Il Governo Malese ha  in programma di discutere la questione il 17 giugno.

E ‘stato riferito all’inizio di questa settimana che il presidente Al-Bashir parteciperà al Dialogo Internazionale di Langkawi, un incontro incentrato sullo sviluppo socio-economico. Su Al-Bashir  pendono due mandati di arresto emessi dalla Corte Penale Internazionale (CPI) per i crimini commessi nel Darfur, compresi crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio.

“La Malaysia dovrebbe stare dalla parte delle vittime, non degli accusati di crimini efferati contro le popolazioni del Darfur, e ritirare l’invito per Al-Bashir”.

Il 21 marzo le autorità malesi avevano annunciato l’intenzione del paese di aderire al CPI. Un Ministro del Governo ha dichiarato a quel tempo che la ratifica del trattato avrebbe implicato il rifiuto da parte della Malesia di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio.

Dovesse Al-Bashir recarsi in Malesia, egli dovrebbe essere immediatamente arrestato e trasferito alla Corte Penale Internazionale dell’Aja, ha dichiarato Human Rights Watch.”

Vincenza Rutigliano

Testo originale in inglese: http://www.hrw.org/en/news/2011/06/15/malaysia-withdraw-invitation-sudanese-president

Traduzione a cura di Vincenza Rutigliano

Human Rights Watch non è responsabile di eventuali inesattezze e differenze.

17 giugno 2011″

Questo il testo da me inviato alla redazione. Vi prego, facciamo una revisione alla nostra coscienza. E apriamo il cuore a un confronto illuminante e onesto.

Un caro saluto, sempre Vicky!

29 giugno 2011 Posted by | Esperienze, Idee, News, Persone | , , | Lascia un commento

L’amore è un diritto.



L’AMORE E’ UN DIRITTO

Tra il 17 e il 19 giugno il popolo del Liechtenstein sarà chiamato a esercitare il diritto primario alla libertà di espressione universalmente riconosciuto: il referendum. La questione è delicata, importante, giusta. Nessuno spero si tiri indietro. Favorevole e non.
Solo menti libere da pregiudizi potranno permettere che l’amore, a qualsiasi genere appartenga, sia un diritto da riconoscere e legalizzare, posti gli stessi requisiti che valgono ora per le coppie eterosessuali.
Mi sorprende il mio stesso pensiero di credente cattolica “immersa nel peccato” per le sue convinzioni umanitarie decisamente non allineate. Sono una figlia della Chiesa che ama e che pensa liberamente. Cammina velocemente. Davanti a Dio, poi agli uomini.
Sono una laica che si stupisce di vivere in una società ipocrita e bigotta, che nega di vivere in uno Stato di Diritto a un numero notevolmente alto dei propri cittadini sessualmente ‘diversi’.
Il dibattito è aperto. Per la sinistra che si professa progressista, per la destra che finge di conservare valori che, di fatto, non vive. Le nostre petizioni giacciono, come cadaveri. Altrove prendono vita e cambiano le cose. Chiedo coerenza. A me, a voi.

Questo l’articolo tradotto integralmente:


“Liechtenstein: dire ‘sì’ a coppie dello stesso sesso

Le persone dovrebbero approvare la legalizzazione nel prossimo referendum

25 maggio 2011

“Il popolo del Liechtenstein non deve isolare il paese dall’Europa occidentale o i propri cittadini LGBT dal resto della società. Il diritto fondamentale di non essere discriminati deve essere osservato in Liechtenstein e le coppie omosessuali devono essere riconosciute dalla legge. Il popolo del Liechtenstein dovrebbe votare “sì” al referendum.
– Boris Dittrich, responsabile del patrocinio per i diritti LGBT presso Human Rights Watch.

(New York) – Il popolo del Liechtenstein dovrebbe votare “sì” nel referendum di giugno 2011 sulla questione se il loro parlamento debba procedere per legalizzare unioni omosessuali, ha dichiarato oggi Human Rights Watch.

“Il Parlamento ha già compiuto i passi giusti per garantire che tutti in Liechtenstein, indipendentemente dall’orientamento sessuale, abbiano diritto alla tutela da parte della legge”, ha dichiarato Boris Dittrich, responsabile del patrocinio di Lesbiche, Gay, Bisessuali, e Transgender (LGBT) Diritti sul programma di Human Rights Watch. “Ora i cittadini del Liechtenstein hanno un’opportunità per approvare questa mossa contro la discriminazione.”

Se la maggioranza degli elettori votasse “sì” al referendum che si svolgerà dal 17 giugno al 19, le coppie lesbiche e gay avrebbero diritto per legge alla maggior parte degli stessi diritti delle coppie sposate eterosessuali, tranne che in alcune aree, come ad esempio l’adozione da parte di un secondo genitore, l’inseminazione artificiale, e la maternità surrogata. In caso si votasse “no” le coppie dello stesso sesso resterebbero al di fuori della tutela della legge.

” Votando ‘sì’ non solo riconosce la realtà che non c’è assolutamente alcuna ragione per cui lesbiche e gay non debbano avere il diritto alla tutela da parte della legge per i loro rapporti personali, ma è anche coerente con gli sforzi europei per modernizzare il diritto di famiglia,” ha dichiarato Dittrich.

Un progetto di legge sull’unione registrata è stata adottata all’unanimità dal Parlamento del Liechtenstein (Landtag) il 16 marzo. Il disegno di legge avrebbe dovuto entrare in vigore il 1 ° settembre.

Tuttavia, secondo il diritto del Liechtenstein a un disegno di legge può essere impedito di diventare legge se il popolo lo blocca attraverso un referendum, che deve avvenire entro tre mesi dalla data di adozione del disegno di legge. Tale referendum richiede una petizione firmata da un minimo di 1.000 elettori iscritti. Il 21 aprile un gruppo chiamato “Vox Populi” ha presentato 1.208 firme al governo, di fatto chiedendo un referendum. Il governo ha annunciato le date di referendum il 26 aprile. Il risultato sarà vincolante.

Il Liechtenstein è membro del Consiglio d’Europa (CoE). Sette dei suoi 47 paesi membri concedono alle coppie dello stesso sesso pari opportunità di accesso al matrimonio – Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Portogallo, Norvegia, Svezia e Islanda. Altri 13 Paesi membri hanno adottato una normativa che consente alle coppie dello stesso sesso di registrare le proprie relazioni – Andorra, Austria, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo, Slovenia, Svizzera e Regno Unito. Questi includono i vicini Liechtenstein, Svizzera e Austria.

Recentemente, nel novembre 2010, la Corte europea dei Diritti dell’uomo ha affermato che il rapporto stabile di una coppia di conviventi dello stesso sesso rientra nella nozione di “vita familiare”, come protetta dall’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. La Corte ha riconosciuto che negli ultimi dieci anni ci sia stata una rapida evoluzione di atteggiamenti sociali nei confronti delle coppie omosessuali in molti paesi membri, tra cui l’offrire loro il riconoscimento giuridico.

Gli Stati membri del Consiglio d’Europa non dovrebbe continuare a lasciare la vita familiare delle coppie dello stesso sesso senza tutela legale, Human Rights Watch. La decisione del governo del Liechtenstein di riconoscere i loro diritti alla tutela giuridica e di prevedere per legge le unioni registrate è in linea con gli impegni assunti dal paese nella tutela dei diritti umani.

“Il popolo del Liechtenstein non deve isolare il paese dall’Europa occidentale o i propri cittadini LGBT dal resto della società”, ha detto Dittrich. “Il diritto fondamentale di non essere discriminati deve essere osservato in Liechtenstein, e le coppie dello stesso sesso dovrebbero essere riconosciute dalla legge. Il popolo del Liechtenstein dovrebbe votare ‘sì’ al referendum”

Link al testo originale: http://www.hrw.org/en/news/2011/05/25/liechtenstein-say-yes-same-sex-partnerships

Traduzione a cura di Vincenza Rutigliano, disponibile a richiesta in versione integrale.

Human Rights Watch non è responsabile di eventuali inesattezze e discrepanze

Vincenza Rutigliano

31 maggio 2011 pubblicato il 5 giugno 2011 su www.ondanomala.org

Un pezzo applicabile a tutti, senza distinzione.

5 giugno 2011 Posted by | Esperienze, Idee, News, Persone | , , , | 5 commenti

L’occhio e la tastiera/Gheddafi è responsabile di atrocità.


Guardo la data dell’articolo CNN pubblicato sul sito di Human Rights Watch. La confronto con quella odierna. Purtroppo nulla è cambiato, se non nell’inasprimento del comportamento di Gheddafi e delle sue truppe, che oggi come venti giorni fa continuano ad accanirsi con ogni mezzo sulla popolazione. Significativo l’esordio del pezzo allegato: “Il destino della Libia è nelle mani dei suoi cittadini…”.

 Che non sia questo il nucleo della democrazia? Potrà mai un paese come la Libia farci tornare indietro ai tempi in cui avevamo questa voglia di libertà che ha generato la Resistenza in Italia? Me lo sto chiedendo seriamente, penso e mi domando: “Dov’è finito il nostro senso di giustizia, di uguaglianza, di voglia di condivisione che era dei nostri nonni oppure dei nostri padri?”

Osservo la società che mi circonda: il sentimento che si respira è la provvisorietà, la precarietà, il sentirsi sottomessi a un potere enorme, inattaccabile, protetto. Tutto il contrario di come si sente il cittadino medio: infinitamente piccolo, ricattabile perché bisognoso, solo.

Sarà questo quindi a incoraggiarci a uscire dai nostri problemi di tutti giorni, per rivendicare l’umanità rubata, il senso di libertà di parola e di pensiero, che continuamente un regime travestito da governo vuol far credere di concederci con magnanimità, quasi non fosse un diritto civile e prima di tutto umano inalienabile.

Il tiranno non è padrone della vita.  Importante è individuare cos’è la vita.

E’ forse il desiderio stasera di non vedere più il telegiornale, non perché queste notizie abbiano cessato di esistere, ma solo perché è morto il nostro desiderio di conoscere, è morto ciò che ci distingue dall’essere pietre: la curiosità del sapere, del penetrare la vita dall’interno, le relazioni con l’essere umano che è il nostro ‘altro’.

Non vogliamo essere più disturbati dal nostro sopore, non vogliamo che il nostro piccolo equilibrio sia turbato. Questa meschinità è diventata la verità che ci portiamo dentro tutti giorni, che non ci fa fermare più davanti allo specchio la mattina per chiederci, come facevano i liberi pensatori, CHI SONO, DOVE VADO, DA DOVE VENGO.

 Apparentemente le popolazioni del nord Africa possono dare l’impressione di non avere risposte. Questo è l’errore del nostro essere europei: pensiamo che il progresso sia solo una macchina più comoda o un computer che aiuti a impiantare a distanza un by-pass cardiaco. Quanto siamo ciechi! A cosa ci servirà muoverci più velocemente e avere un cuore che funzioni regolarmente se la nostra meta è un enorme niente? Assenza di idee nuove, apatia, rassegnazione

Guardiamo con pietà i morti abbandonati per le strade di Bengasi o Tripoli e non ci rendiamo conto che qualcuno ci ha già rubato la vita vera, o lo sta facendo in questo momento.

 Vincenza Rutigliano

 Dal sito HRW Human Rights Watch 4 marzo 2011

Articolo pubblicato ieri su http://www.ondanomala.org/2011/03/13/gheddafi-e-responsabile-di-atrocita/

Traduzione

Ritenere Gheddafi responsabile di atrocità

di Fred Abrahams

Pubblicato in: CNN.February 22, 2011

Materiali correlati:
Libia: i Comandanti dovrebbero affrontare il giudizio per gli omicidi
Libia: i governi dovrebbero chiedere la fine di uccisioni illegali.
Più informazioni: aggiornamenti in diretta dal Medio Oriente
Più reporting Human Rights Watch sulla Libia (CNN) -.

Il destino della Libia è nelle mani dei suoi cittadini e un intento sovrano di mantenere il potere a qualunque costo a prezzo del sangue dei manifestanti. Ma le Nazioni Unite, gli Stati Uniti e altri governi possono contribuire a proteggere i manifestanti dalle armi di Gheddafi e favorire un risultato democratico. Per fare ciò, essi devono sostituire rapidamente gli slogan di condanna con azioni decisive.

Per iniziare, Washington e le capitali europee dovrebbero fare il nome di Gheddafi come l’autore di quanto sta accadendo. Gli Stati Uniti e altri Governi hanno condannato fermamente le autorità libiche e i funzionari per il loro uso della forza mortale contro i manifestanti, compreso il fuoco fatto da elicotteri lunedì a Tripoli. Ma le dichiarazioni ufficiali non menzionano il “fratello Leader” per nome.

Non ci sono “autorità libiche” o “funzionari libici” in grado di agire con indipendenza. La Libia ha una sola autorità e un funzionario che conta: Gheddafi, l’uomo che ha governato il paese per più di 41 anni. Washington e altri governi dovrebbero capire che questa rivolta è proprio contro di lui. E le morti in ascesa provengono dal suo rifiuto di tollerare il dissenso.

In secondo luogo, Washington e le capitali europee dovrebbero smettere di rinviare a Gheddafi, vedendo lui come necessario per i legami commerciali e di sicurezza, o temendo che un’azione forte potrebbe indurlo ad assumere comportamenti peggiori.

Proprio l’assenza di misure forti dà ora il via libera a Gheddafi di agire ancora peggio, come ha dimostrato con gli attacchi aerei sui manifestanti che ha lanciato lunedì.

Gli Stati Uniti, le Nazioni Unite e gli altri Stati dovrebbero articolare le conseguenze concrete che Gheddafi dovrebbe affrontare se egli impiegasse ulteriore forza illegale. Le azioni vanno dal congelamento dei beni e un embargo sulle armi a un procedimento penale contro Gheddafi e i suoi luogotenenti senior per sparatorie indiscriminate e uccisioni illegali su vasta scala. Gheddafi deve sapere che sarà chiamato a rendere conto per gravi violazioni dei diritti umani.

In terzo luogo, gli Stati Uniti e paesi dell’Unione europea, che prendono la maggior parte della produzione di petrolio della Libia, dovrebbero intraprendere azioni in maniera uniforme, in modo che Gheddafi capisca che egli affronta un fronte comune. Troppo spesso negli ultimi anni Gheddafi ha messo paesi l’uno contro l’altro, facendo penzolare lucrosi contratti come esca di divisione.

Gli Stati Uniti e altri governi occidentali hanno isolato con successo il leader libico Muammar Gheddafi in passato per i suoi attacchi terroristici contro gli occidentali. Essi non dovrebbero essere da meno per il terrore che egli sta infliggendo oggi al popolo libico. 

Washington e le Capitali Europee dovrebbero sollecitare gli Stati arabi e africani a partecipare, in modo che un loro intervento deciso non sarebbe visto come un assalto occidentale. Insieme, i governi dovrebbero chiedere che la Libia sia trattato come argomento urgente e discusso in una sessione di emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. E il Consiglio di sicurezza dovrebbe esaminare la situazione facendo riferimento alla Corte Penale Internazionale.

La famiglia Gheddafi capisce esattamente quanto sia importante la posizione degli Stati Uniti. Ecco perché il cosiddetto figlio riformatore, Saif al-Islam, ha tenuto un discorso molto pubblicizzato in televisione alle ore 01:00 lunedì a Tripoli – in prima serata negli Stati Uniti. E ha mandato il suo messaggio all’Occidente: i combattimenti in corso porteranno al caos che minaccia la stabilità e le imprese. È necessario, lascia sottintende Saif al-Islam, continuare a sostenere la famiglia.

Washington e gli altri non dovrebbero indulgere in quella linea. I manifestanti sono cittadini libici che sono stufi di quattro decenni di nepotismo e di violenza. Sono stanchi di governo irresponsabile da parte della famiglia Gheddafi.

Facendo pressione su Gheddafi, gli Stati Uniti e gli altri governi si procurano un enorme sostegno tra una moltitudine di libici nel paese e all’estero. Una posizione rapida e coerente incoraggerà i diplomatici libici, i comandanti militari e i capi tribù che si stanno unendo ai manifestanti di giorno in  giorno. E darà forza alle decine di migliaia di libici che sono coraggiosamente insorti.

Traduzione a cura di Vincenza Rutigliano.

Link al testo originale: http://www.hrw.org/en/news/2011/02/22/hold-gadhafi-accountable-atrocities

HRW (Human Rights Watch) non è responsabile di eventuali inesattezze e differenze.

Non lasciamoci ingannare! Sempre Vicky!

14 marzo 2011 Posted by | Esperienze, Idee, News | , , | 4 commenti

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