Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Mamma insegna come sopravvivere in America oggi

Or is it ‘Murica?

via Teaching My Kids to Survive in ‘Merica — Not an Autism Mom

Leggere questo post ha toccato il mio cuore in profondità, perché parla di una mamma coraggiosa come ce ne sono tante al mondo. Mi è venuta in mente mia madre, ho pensato anche un po’ alla mia vita come mamma per certi versi “mancata” perché limitata fisicamente e spesso anche psicologicamente.

Voglio parlarvi di questa donna americana che senza mezzi termini parla dell’autismo di suo figlio e di come lei viva da “non autism mom“. Un bel messaggio che io voglio condividere con voi, insieme alle sue speranze e alle sue paure per il futuro dei suoi figli che potrebbero essere i nostri. Solo una premessa: i suoi bambini dodicenni sono di colore. Leggendo il post capirete quanto conta anche nel 2017…

Scusatemi se la traduzione dall’inglese non sarà perfetta, spero solo che l’umanità profonda vi arrivi comunque… buona lettura! Sempre Vicky.

 

18 luglio 2017

I miei due figli più grandi hanno fatto un viaggio in Texas questa estate. Era la seconda volta che volavano da soli senza un adulto per andare dalla nonna. L’anno scorso (la loro prima volta) ero ansiosa… ma si trattava di un’ansia positiva. Era il tipo di ansia da “i miei bambini stanno diventando grandi”.

Avevamo parlato di come allacciare le cinture e di come comportarsi bene. Mi ero assicurata che avessero qualsiasi numero di telefono che potesse servire loro in caso si fossero persi giocando nei pressi della casa della nonna. Ho fatto la solita “revisione da mamma”.

Ma quest’anno abbiano avuto una conversazione molto differente… una conversazione più seria. 

Abbiamo parlato di come essere prudenti in presenza di agenti di polizia, anche nel caso in cui stessero chiedendo soltanto aiuto. Gli ho insegnato come tenere le palme delle mani in alto e di lato, e di non infilarle mai nelle tasche. E, per l’amor di Dio, di non correre mai verso di loro, anche in caso di emergenza. Alcuni poliziotti avrebbero prima sparato e poi fatto domande… quando sarebbe stato troppo tardi.

Abbiamo parlato di come “mandare giù” in caso qualcuno avesse fatto commenti razzisti su di loro mentre passavano in bicicletta nei dintorni della casa della nonna. Hanno sempre scherzato su quello che avrebbero fatto in caso qualcuno si fosse preso gioco di loro in quel modo.

“Li prenderei con una doppia nelson mentre DJ da’ loro un wedgy”

“Li farei a pezzi col karate mentre Ty fa loro del male”.

Io di solito mi sarei limitata a ridacchiare un po’ e girare gli occhi quando venivano fuori con questi scenari. Erano così stupidi. Ma non avevano idea di cosa avrebbe veramente significato non essere rispettati ed essere discriminati, per cui dovevamo parlarne.

Così ho spiegato loro, senza mezzi termini, come le persone nel nostro paese fossero diventate intrattabili e sfacciate. Sì, lo so, il razzismo è sempre esistito, ma anni fa le persone cercavano almeno di nasconderlo. È come se le relazioni razziali avessero fatto passi indietro di cinquant’anni. Le persone “indossano” letteralmente la loro intolleranza sulle proprie camicie. Così ho spiegato loro come potevano apparire alla gente. 

“Non sembrate più ragazzi. Sembrate cresciuti. Avete l’aspetto di essere dei poco di buono. Sembrate brutta gente e dei malviventi. Sembrate una fonte di guai. Alcune persone guarderanno il colore della vostra pelle e si comporteranno come se questo avesse avvelenato il vostro corpo. A loro non importa se siete nella lista dei migliori studenti o se fate da baby-sitter ai vostri fratelli. 

Così, se una persona vi manca di rispetto, anche se dentro vi brucia allontanatevi e basta. Non potete controllare come si sentono; non dipende da voi cambiare il loro modo di pensare. Le persone sempre di più portano con sé armi… e le usano. Il vostro unico compito è essere fuori pericolo. Alla fine della giornata questo è ciò che conta”.

I miei bambini sono stati cresciuti in una bolla protettiva. Sapevano già che il mondo è pieno di gente buona, affettuosa. Sono diventati grandi credendo che gli agenti di polizia esistano per proteggerli e per aiutarli quando ne hanno bisogno.

Sono inconsapevoli di quanto ci sia di brutto al mondo. Non guardano i notiziari. Non sanno che il KKK (Ku Klux Klan) la scorsa settimana ha compiuto un raid nella città vicina. Non hanno assistito a risse sulle linee aeree. E non hanno visto i video su Facebook che mostrano uomini innocenti mentre sono assassinati da poliziotti, senza che questi ne paghino le conseguenze.

Così il mio lavoro è insegnare, educare e prepararli. Così come insegno loro ad essere rispettosi e ad andare bene a scuola, allo stesso modo devo insegnare loro come sopravvivere. No, non erano queste le conversazioni che mi sarei aspettata di avere con i miei ragazzi di 12 anni. Pensavo che avremmo parlato prima di ragazze piuttosto che di armi. Ma questo è stato un anno straordinario, pieno di violenza e intolleranza.

Forse parleremo di ragazze il prossimo anno. “

 

29 luglio 2017 Posted by | amore, Dialogo, Esperienze, Mondo, Persone, Sentimenti, Viaggi | , , , , , , , , , , , | 6 commenti

UBI Banca? No, grazie

 (Google)

UBI Banca è il quinto Gruppo Bancario in Italia per numero di sportelli, con una quota di mercato superiore al 5% e una presenza significativa nelle regioni a più alto potenziale del Paese. UBI Banca è un Gruppo cooperativo, quotato alla Borsa di Milano e incluso nell’indice FTSE MIB.

Banca Popolare Commercio e Industria fa parte del gruppo bancario UBI. In questo post intendo rivolgermi in modo particolare alla filiale di Rozzano (Milano) in viale Lombardia, nella persona del direttore di filiale e in particolare a un suo impiegato del quale ignoro il nome, ma non certo i modi.

n. verde 800 500 200 – contatto e-mail: servizio.clienti@ubibanca.it – Banca Popolare Commercio e Industria SpA, via della Moscova n. 33 – Milano

“Patti Chiari promuove un insieme di iniziative per migliorare la relazione banca-cliente nell’ambito della mobilità, della chiarezza informativa, dell’assistenza e della sicurezza ed è attivo nella diffusione dell’educazione finanziaria per scelte economiche consapevoli”.

Consorzio Patti Chiari, piazza del Gesù n. 49, 00186 Roma – contatto e-mail: info@pattichiari.it

“Missione: L’ Associazione bancaria italiana (ABI) – associazione volontaria senza finalità di lucro – promuove nella società civile e presso il sistema bancario e finanziario coscienza dei valori sociali e comportamenti ispirati ai principi della imprenditorialità e alla realizzazione di un mercato libero e concorrenziale…” (continua)

ABI Associazione Bancaria Italiana Piazza del Gesù n. 49, 00186 Roma – contatto e-mail: redazione.abi@abi.it

Tutto ciò premesso perché la banca in oggetto aderisce al consorzio Patti Chiari oltre che naturalmente all’ Associazione bancaria italiana ABI. Questo il contenuto del messaggio e-mail che manderò non appena pronto ai tre indirizzi su citati, animata da uno spirito di giustizia che chi mi legge già da tempo conosce. Per chi invece dovesse leggermi oggi per la prima volta, è il mio biglietto da visita che si aggiunge ad altri che trovate sparsi qua e là per il mio blog.

“Buongiorno, mi presento: mi chiamo Vincenza Rutigliano, ho 49 anni, frequento abitualmente il comune di Rozzano pur non essendo residente per esigenze sociali, economiche, sanitarie e altro. Da quasi 18 anni sono una persona con disabilità, che con difficoltà ma con molta dignità e autostima sbriga le proprie pratiche da sola, senza aiuto da parte di nessuno. Questo, ripeto, per me è un vanto perché mi consente di non essere di peso ad alcuno se non per le mie strette necessità personali che non sto qui a raccontarvi. Vi chiederete il perché di questo mio scritto. È presto detto. Premetto che il mio tipo di disabilità purtroppo mi ha privato dell’uso delle dita delle mani, per cui non posso autonomamente tenere in mano documenti, penna, banconote e qualsiasi altro oggetto possa venirvi in mente utile per l’espletamento di qualsiasi pratica amministrativa. In tutti questi anni non mi sono MAI trovata in difficoltà come il 29 luglio 2013, giorno in cui sono entrata nella vostra filiale UBI Banca Popolare Commercio e Industria di Rozzano in viale Lombardia per poter effettuare un prelievo Bancomat. Essendo il mio problema decisamente evidente, ogni volta che devo prelevare in una qualsiasi banca d’Italia o in un ufficio postale ho sempre ricevuto gentilmente aiuto da un impiegato o da un’impiegata che davanti al mio impedimento su mia richiesta prelevava la tessera Bancomat dalla mia borsa per utilizzarla alla mia presenza per prelevare dei contanti. Il 29 luglio 2013 ho dovuto uscire dalla vostra filiale senza denaro e, pur non essendo vostra cliente, alla mia richiesta se fosse possibile aprire un conto presso di voi, mi si sono creati mille problemi poiché, come attestato dal mio documento d’identità, sono impossibilitata alla firma. il funzionario si è inventato un sacco di scuse sulla necessità che fosse presente un notaio per l’apertura del conto, cosa che voi sicuramente saprete non è necessaria visto che l’apertura di un conto corrente è un atto amministrativo come altri per il quale è sufficiente, nel mio caso, allegare una fotocopia fronte retro del documento di riconoscimento ove sia attestata l’impossibilità alla firma. Ho dovuto attendere peggio di un cane che ben quattro impiegati si consultassero tra di loro prima di ricevere un secco rifiuto; in particolare l’impiegato che si è rifiutato di aprirmi anche il conto corrente perché era necessario un appuntamento col notaio al mio invito di verificare sul documento quanto dicevo ed era evidente per chiunque non ha voluto neppure aprire la mia borsetta col mio consenso verbale udibile da tutti i presenti perché, cito testualmente, “non mi fido”. Abbiate pazienza, quella che potevano fidarsi tra i due sarei stata io visto che la borsa era la mia ed ero impossibilitata in qualsiasi modo a difendermi! Sono senza parole, anzi in realtà quella che ho non posso scriverle perché mi ritengo una persona rispettosa ed educata e come tale ho preso la porta in silenzio chiedendo solo che fossero dati di recapiti e-mail sia dell’Associazione bancaria italiana sia del consorzio Patti Chiari al quale la banca aderisce.

Ed eccomi qua. In attesa di spiegazioni dettagliate e, ove avessi ragione per la mia indignazione, di scuse dovute che non saranno mai sufficienti per coprire l’umiliazione subita col giorno. Voglio precisare che in seguito al rifiuto ricevuto ho dovuto tornare nel negozio dove dovevo pagare un conto in sospeso e chiedere di poter ripassare. Aggiungo un particolare che spero vi sia utile per il futuro, visto che probabilmente quel vostro impiegato pensa di non avere bisogno di nuovi clienti. 10 minuti dopo essere uscita dalla vostra filiale mi sono recata in quella della Banca Intesa che si trova sempre in viale Lombardia a Rozzano. Come sempre ho trovato persone disponibili che al mio racconto su quanto era appena successo non hanno potuto far altro che ridere… cosa che ho fatto volentieri insieme a loro, dopo aver naturalmente prelevato quanto mi serviva dallo sportello Bancomat.

Non vi annoio ulteriormente, resto comunque in attesa di vostre nuove al riguardo. Il presente testo è parte integrante di un post pubblicato in data odierna sul mio blog personale al seguente indirizzo Web https://vincenza63.wordpress.com Distinti saluti. Vincenza Rutigliano”

Mandata via e-mail. Vi aggiornerò, naturalmente, sugli sviluppi qualunque essi siano. A presto, sempre Vicky!

5 agosto 2013 Posted by | Esperienze, Mondo, News, Persone | , , , , , , , | Lascia un commento

   

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