Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Ricordo le canzoni

Dedicato a te, Cristina Baroni, che dal balcone sopra il mio mi hai fatto divertire, cantare, tornando bambina spensierata.
Ho sognato grazie a Dio e a te che potrebbe davvero andare tutto bene, magari con l’auspicio di un arcobaleno.
Tu già sei lì e continui a intonare il tuo “Azzurro” .
Ti siamo debitori di una grigliata condominiale in giardino. Perdonami.
Arrivederci. Ci manchi.
Credo proprio che i versi scritti dal mio amico Daniele Corbo siano pennellati su di te.
Un abbraccio a te,
sempre Vicky!

ORME SVELATE

Flowers on balcony Painting by Diana Encea |

Noi cantavamo dai nostri balconi,
convinti che sarebbero venuti giorni migliori,
ma noi uomini del nostro tempo
ora abbiamo smesso di cercare il bello
abbiamo deposto le note nelle bare
e ci siamo nascosti dietro le mascherine
illudendoci che un arcobaleno avrebbe cancellato tutto.
La natura non si è mai fermata
ed ha pensato di fare a meno di noi,
le case silenziose incoraggiavano gli animali,
ma poi siamo tornati più affamati e crudeli,
veri lupi immemori di tanto dolore,
i cattivi più assetati ed i sensibili più spaventati.
Adesso mi affaccio alla finestra
ed osservo le imposte chiuse,
l’isolamento è finito ma siamo di nuovo soli
nessuno canta più sul balcone,
tacciono anche le anime assorte
io ho smesso di sognare la morte
disilluso su un mondo fatiscente
voglio ancora sperare nella gente.

Daniele Corbo

Immagine: Flowers on balcony (Diana Encea)

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27 settembre 2020 Posted by | Anima, Esperienze, Idee, Persone, Sentimenti, social, Vita nuova | , , , , , , , , , | 11 commenti

Il peso del dolore

 

Lo sento ancora come qualcosa di ingombrante che sta lasciando una scia dietro di sé, anzi, dentro di me e sul mio petto.

È il peso del dolore. L’ho riconosciuto oggi, con estrema distinzione tra le altre emozioni, l’ho sentito scendere dagli occhi.
ll suo sapore salato, il suo colore di un grigio inaspettato. Come la nebbia dalla quale non capire come uscire.
Sì, perchè in esso ci si può perdere. A lui ci si può assuefare. È bravo ad ingannarci.

Ci trasforma dentro e fuori e ci trasporta nella grande illusione: un mondo perfetto. Una dimensione asettica, ovattata, surreale.

Come me che indosso questa mascherina dietro la quale so di non essere me stessa.

Passa una mamma alla giusta distanza, quella del manuale di sopravvivenza da coronavirus. Tiene per mano la sua bambina, anch’essa protetta. Tra le sue manine una Barbie, a viso muto e indifferente, ma in un modo stranamente libero. “Hai visto? È tornato il Carnevale!” le dico sorridendo per tentare di trovare una leggerezza giocosa in una scena che vorrei non fosse reale.

Passano velocemente oltre. Si chiama PAURA.

Esiste un luogo dentro di me, un tempo dietro di me e una porta oltre la quale succede di dover andare: è il momento di realizzare la realtà. Game over.

Mi sento sola.

È sufficiente una sola telefonata per provare a far finta di poter smettere di soffrire quando voglio. È una crepa che rompe la diga. È la luce che investe l’oscurità. La verità che trionfa sulla menzogna e sull’illusionismo mediatico e dei social. Non è più il film che credevo di vedere sul mio schermo, comodamente sdraiata a letto o seduta come ora sul mio “trono su ruote” davanti al PC muto. Senza maschera, come Barbie.

Sento la voce di mia zia, una delle poche mie radici materne nella mia terra di Puglia. Prima che possa rendermene conto sono risucchiata dai ricordi dei bellissimi giorni trascorsi insieme l’estate scorsa.

È come rientrare nel grembo di mia madre, della terra, del sangue, della gioia e del dolore. Un impasto di umana esistenza che genera e si sovrappone al grigio presente.

Sono pochi momenti eppure sembrano lunghissimi. Tanto basta per sentire e capire che c’è stato davvero un prima e che c’è un adesso. È DOLORE per ciò che ho finora vissuto, l’assurdità di questo presente ed aspettare “il giorno che verrà”.

Guarirò. Guariremo. E avremo parecchie ferite da curare. 

Amerò il mio dolore, guarderò le cicatrici e, osservandole come fotografie, ricorderò a me stessa di essere viva.

Un abbraccio fraterno e una dedica. Sempre Vicky!

 

8 aprile 2020 Posted by | Anima, Diritti umani, Esperienze, Mondo, Persone, Sentimenti, social | , , , , , , , , , | 29 commenti

Anniversario 💕

 

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Un anniversario.

Due uomini diversi.

26 marzo 1983 – 26 marzo 2019: 36 anni di matrimonio col mio unico marito. Lui non è più in questo mondo da più di 14 anni, purtroppo.

26 marzo 2014 – 26 marzo 2019: 5 anni fa ho incontrato il mio ultimo compagno.

Voi credete alle coincidenze? Io no.

Oggi, come in ogni anniversario, mi sono regalata dei fiori.

Sono romantica e mi voglio bene. Sempre Vicky.

 

26 marzo 2019 Posted by | amore, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , , , , , , , | 30 commenti

Un anno e poi

Amici, lettori, visitatori per caso ,

Dicono che fare gli auguri in anticipo porti male. Io non sono superstiziosa e lascio perdere.

Finché avrò respiro e il cielo vorrà non perderò occasione di esprimere la mia gioia di vivere, anche con tante e serie difficoltà a volte.

Voglio bene a molte persone e onestamente non odio nessuno.

Non è poco, vero?

Il 2018 è fatto di giorni da afferrare, assorbire e donare.

Come ora… Niente più parole. E per questo anno niente musica, se non quella silenziosa del cuore.

Sempre con affetto. Sempre Vicky!

31 dicembre 2017 Posted by | Persone, Uncategorized, Vita nuova | , , , , | 53 commenti

Oltre

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Oltre

Dopo non è abbastanza
mentre mi fa soffrire
prima c’è la ferita

Ora che sono oltre
la coperta sugli occhi
attenua la luce che mi copre
finalmente

È stato poco più di tre stelle fa
non ne ho visto la scia
mi hanno attraversato
con l’amorosa violenza del ricordo

Ora che sono musica
quella che colora i giorni
sono muro puro
pronto per il murales
della vita 

Solco che riposa
spirito che agita le stelle
ecco la porta della vita
che scompare
In compagnia di musica sublime. Sempre Vicky.

 

18 novembre 2017 Posted by | Anima, Esperienze, Mondo, Musica, Persone | , , , , , , , , | 24 commenti

A mia figlia

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Ho cominciato la mia giornata come tante altre. Con una lacrima seguita da molte in più a causa di un sogno, che ha dato uno scossone alla mia fragile emotività. Ora non lo ricordo bene tutto. So solo che le protagoniste siamo mia figlia ed io. Lei ha apparentemente non più di un anno e mezzo, io mi vedo adulta, anche se dovrei avere quasi ventidue anni.

Sono in piedi e ansiosa la cerco, la vedo e la prendo in braccio. Posso ancora farlo, sono lontana ancora oltre tredici anni dal giorno in cui non potrò più fisicamente farlo, perchè seduta in carrozzina e senza l’uso delle mani. Non è su questo, o solo marginalmente, però, che voglio scrivere, ma ripercorrere la mia maternità per guarire.

Voglio raccontare alcune cose che riguardano il mio essere madre non perché voglia dare indicazioni a qualcuno, ma perché ne ho bisogno per essere onesta con me stessa.

Mia figlia è una bambina tranquilla, lo è fin dalla nascita. insieme ci facciamo tante dormite, con parecchia invidia da parte di vicini e parenti, che invece trascorrono la notte in bianco con neonati in braccio urlanti. Ho in comune con lei tanti ricordi costruiti negli anni, fatti di vita quotidiana, di bagnetti, di giochi, di passeggiate, di storie inventate per farla addormentare serenamente, portarla all’asilo e poi spiarla di nascosto per vedere se piange senza di me…

Vederla fare i compiti è un piacere, è talmente assorta… è uno spettacolo di bellezza. La aspetto fuori dalla scuola impaziente, mi manca tanto non vedere più tanti suoi progressi come quando era piccola di doverla condividere, giustamente, con altri.

Uno degli ultimi ricordi che ho prima della “tragedia”, che mi travolge e ci travolge quando lei ha soltanto undici anni e io trentadue, è quello della palestra di prima media piena fino all’inverosimile di bambini e di mamme e papà in attesa di sapere la classe di destinazione del proprio figlio o figlia. Ci guardiamo da lontano e io cerco di incoraggiarla. Ha paura di perdere i suoi compagni delle elementari per sempre. E poi davvero l’ultimissima immagine… la mia piccola che piange appena tornata da scuola, che trova la sua mamma circondata da paramedici, da suo padre, distesa sul divano di casa con appena un filo di voce che dice: “Non preoccuparti, tu prega per la mamma”.

Dopo tutto questo è come se per molti anni si fosse chiuso un sipario, come se sul palcoscenico della vita lei ed io fossimo rimaste sole. Lei con il suo papà, con il suo dolore, con una mamma cambiata e assente fisicamente per nove mesi da casa e per anni della sua vita. Io… sola altrove.
Sì, è proprio così, non ci sono più stata. C’è un vuoto nella mia memoria di cui abbiamo parlato di recente, di nostalgia di esperienze che ci sono state negate, quelle cose frivole ma anche profonde che un adolescente fa con sua mamma. Io non sono stata più la tua mamma. Mi sentivo un peso. Oltre al mio egoismo avevo due donne che volevano sostituirsi a me. Io non potevo fare altro che lasciarle fare e per conto mio ti chiedo solo un po’ di clemenza… stavo cercando di guarire. Poi mi sono lasciata andare, rassegnata a una vita fatta di cibo e di tv. In solitudine. Forse vi guardavo vivere. Ho sbagliato pensando solo di evitare dolore a tutti e “dimenticando” apparentemente di avere ancora una figlia da crescere, nonostante le mie condizioni.

La vita ci ha insegnato a crescere prima ognuno per conto suo e poi, più in là, più vicine. Quante volte, mi chiedo, sarai “scappata”, rifugiandoti altrove e quante volte non sono venuta a cercarti…

Sono convinta che l’amore vero sia non perdere tempo nel passato, ma avere il coraggio di ammettere gli errori e di chiedere perdono. Per ora lo faccio qui, è già straziante per me leggere queste righe e rivedere un film che non si può più rimontare. 

Perdonami per non esserci stata quando avrei potuto farlo, anche così come sono perché mi prendevo più cura di tuo papà, quasi avessi già il presentimento che l’avrei perso anni prima che succedesse davvero. E ancora prima perdonami per averti picchiata da piccola… tu non lo meritavi, nessun bambino lo merita, ma io sono stata troppo ignorante e ho pensato più a far bella figura con una figlia ubbidiente e sottomessa piuttosto che farti crescere senza questi ricordi. Cercavo l’approvazione degli altri, soprattutto dei parenti di papà, che di me non avevano alcuna stima nè rispetto già da allora. Credimi, in certe notti ho odiato talmente me stessa e tutti quanti – quelli che c’erano e quelli che non ci sono più stati – da piangere tutte quelle lacrime che per anni non ho più versato. Da ultimo volevo dirti che hai completamente ragione. In certi periodi della mia vita ho pensato solo a me stessa dopo la morte di papà, perché frequentare uomini mi faceva sentire viva e il sesso mi ricordava che ero donna, come e più delle altre “normali”. Ero in competizione, me ne rendo conto.

 Mi sono sbagliata, perché questo non esclude l’essere mamma e soprattutto essere persona che porta rispetto alla presenza di altri nella sua vita, quegli “altri” che come te sono un dono, da custodire, da accompagnare!

C’è tanto da costruire che ci aspetta, giorno dopo giorno… io ci sono. Tu… sei sempre stata, come hai potuto, con le forze di cui disponevi e disponi ancora oggi. Bello osservarti vivere ed esserci.

Domani ti telefonerò per dirti semplicemente: “Ti va di parlare un po’?”

Ti abbraccio tanto. Da sempre e per sempre la tua mamma imperfetta, sempre Vicky!

 

 

 

 

 

2 marzo 2017 Posted by | amore, Anima, Dialogo, Esperienze, Persone, Sapienza, Sentimenti, Storia | , , , , , , , , , , , , , | 39 commenti

The day after

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E adesso, che si fa?
Qual è il programma?

In attesa di eventi, bella musica! Ballo! Sempre Vicky!

5 dicembre 2016 Posted by | Esperienze, Mondo, News, Persone, Storia | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Vicky è

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Eccola.
Regina senza corona eppure seduta su un trono. Il suo regno: senza confini, né di spazio né di tempo. Sola. Nessuno ai suoi piedi. Nessuno da cui dipenda. Il suo corpo appartiene a qualcuno solo per lo stretto necessario. Il tempo di essere lavato, vestito, accudito. Diverso è il tempo dell’amore, dell’amicizia, della conoscenza in tutti i suoi aspetti. Senza pregiudizi. Senza. Il prezzo pagato è stato molto alto e continua a crescere giorno per giorno. Parallelamente cresce il credito in amore, oro incorruttibile. Quello che tutto comprende, ma proprio tutto e tutti… leggetevela tra le righe la verità su di lei. Alcuni la sanno, veramente pochissimi…

Dicono di lei…

Vicky è dolce. La prima cosa che mi viene in mente è il suo modo di accogliere le persone, il suo modo di parlare, quella erre vagamente moscia che qualcuno dice affascini. È così! Comincia dallo sguardo. Si irrora fino alla punta delle sue dita ferme. Attraversa il seno, il tronco come una piena delicata e leggera, filtrata appena dal suo cervello. Ora gli occhi non servono più. Serve il contatto, con le amiche come anche con gli amanti, la dolcezza non si risparmia. È lo zucchero che rimane sul fondo della tazzina dopo un caffè bevuto velocemente… ti viene solo voglia di essere bambino per poterla leccare con un dito… se solo non ti vergognassi. Prendila, è un regalo.

Vicky è forte. A volte si sente un uomo e questa forza prepotentemente si accanisce su di lei fino a trasparire verso chi la conosce più intimamente e ha giocato con lei il gioco nuovo. È una questione di energie che si fondono e si scontrano, secondo la disponibilità di chi la incontra e la vuole conoscere veramente. La prima volta che è successo si è spaventata. Non sapeva che esistesse una forza simile dentro di sé da qualche parte di cui ignorava l’esistenza. L’uomo che è in lei l’ha posseduta prima di chiunque altro…

Vicky è sensuale. Oserei aggiungere è sensibile. Sono due cose apparentemente diverse, ma se voi lo conoscete almeno un po’ sapete che l’una è la fonte dell’altra, l’una non esiste senza l’altra… sarebbe come porgere un dono, attendere con impazienza e ansia bella che venga scartato per poi scoprire d’un tratto sul viso deluso del destinatario che nel pacco non c’è nulla. Che cos’è la sensualità in questo caso, nel suo caso? Riguardo la foto… il mare amato è tutt’uno col suo corpo, il sorriso potrebbe essere malizioso perché è anche così Vicky. Abbiamo detto che si “sposa” con la sensibilità. I brividi che percorrono la pelle e quelli che attraversano il suo corpo hanno la medesima fonte: la sua mente. L’eros non è pensabile fuori da un corpo, non necessariamente o non esclusivamente materiale. Il suo pensiero ha un’anima.

A quello esposto su si possono aggiungere innumerevoli qualità così come parecchi difetti. Questo è applicabile a tutti, certamente… ma…oggi lasciatemi parlare solo di lei, giusto un pochino.

“All that you create”… Sempre Vicky.

https://www.youtube.com/watch?v=XiimzQ0KqBA

15 novembre 2013 Posted by | Anima, Corpo, Esperienze, Mondo, Persone, Sentimenti, Vita nuova | , , , , , , , | 19 commenti

Da grande

 (Google)

Io del sesso sento il bisogno, Il contatto fisico è fondamentale. Con tutti i sensi.
Una volta mi vergognavo del mio corpo, dei suoi sogni e bisogni. Tutti. Dai più alti a quelli più nascosti dal pudore.

Il detto americano “Don’t ask don’t tell” vale anche per me, oltre che per i militari omosessuali. Meglio non sapere.

Sono stata per anni un corpo percorso e frugato da mani. Poi messo seduto davanti alla tv. Di molti canali conoscevo i palinsesti a memoria.
A fine giornata ero quasi felice in quel mondo a parte. Poi… con lui è stato diverso.

Dicono che le donne da “grandi” siano pretenziose.  Io sono rimasta ferita pur non essendo, credo, pretenziosa…

Sono impegnativa… in ogni senso. Non so perchè. Mi chiedo perchè altri partners non lo siano. Ora. Da qualche anno. Ho sempre creduto di mettercela tutta, prima e dopo il mio evento “infelice”. E’ come se gli uomini con me a un certo punto della storia non si sentissero più ‘all’altezza’.

Io…sono una donna, con mente, corpo, cuore.. come tutti.

Tu che mi leggi e dai cose per scontate…  non ridere ma è come se dopo aver avuto un corpo fragile da accudire, godere e magari amare scoprissero uno spirito e una mente superiore alle proprie aspettative … e ne rimanessero talmente colpiti da fuggire davanti a una realtà fuori dal loro controllo, una persona con parte attiva, sogni, progetti, iniziative proprie.  Magari chiesti e rivendicati con forza. Messi a tacere troppo a lungo.

Lo so. Lo sento. Lo vivo.

Paura. All’inizio. Della fine. Cerca di capirmi: sto cercandoti, sto crescendo. Rallenta. Sto per arrivarci.

Accettare questo è AMARE. Crescere e volersi. Cercarsi. Dialogare finalmente alla pari, con consapevolezza unita a tenerezza.

Tu che ne pensi?

Sempre Vicky.

12 ottobre 2013 Posted by | Anima, Corpo, Dialogo, Esperienze | , , , , , | 31 commenti

Auguri…a modo mio.

Si dice che la speranza sia l’ultima a morire.
Non credo sia vero, almeno cristianamente parlando.
Ho creduto utile unirmi a tutti gli amici, parenti, conoscenti, nemici e sconosciuti…
porgendo questa mano da prendere se volete
e, come ogni giorno, raccogliere le forze
provare a ricominciare.

Perchè… se Dio fosse come noi, non ci penserebbe due volte…

Sempre Vicky

21 dicembre 2011 Posted by | Anima, Esperienze, Persone | , , , | 24 commenti

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...perché il Sogno si può camminare, danzando parole sul foglio,si può cantare, danzando l'anima sul respiro...Ma alla fine il Sogno è soprattutto Visione.

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