Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Buon compleanno amore mio!

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Sei tu
piccolo grande amore
trentatre anni e nove mesi circa insieme
oltre a chissà quanti millenni altrove
prima di questa vita
e ancora dopo

frutto della fertilità
discesa dalle stelle così
come il creatore e il creato

che nell’amore totale si fondono
senza problemi
di priorità o importanza

oggi ci basta poco
per essere felici
pranzo condiviso
la nostra piccola grande famiglia
e il riposo del pomeriggio
sui divani invecchiati

parlare con serenità
di papà della nonna della vita
di passato presente e futuro

la semplicità è il nostro Dio
lo riconosciamo in lei
del riso e un dolce ci bastano
perché tutto acquisti valore
moneta celeste senza peso
eppure inestimabile
come te

incastonata da sempre
in cuore e viscere
in un abbraccio

ti amo da sempre e per sempre
piccola mia
sorridente come quando Cipì
giocavi con i pentolini

oggi ne hai ricevuti di nuovi
per continuare a gioire
nella tua cucina magica
che ogni giorno mi insegna
ad apprezzare
ciò che condividiamo

a casa da sola leggo nel silenzio
custodisco tutto nel mio cuore
ogni singola pennellata di immagine

visito qualche pagina Web
qualche post
e soprattutto

gusto una pesca la mia preferita
alla quale è legata
la mia infanzia
insieme alla tua

le piccole cose insegnano
Continua a volare! La tua mamma sempre Vicky!

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25 giugno 2017 Posted by | amore, Anima, Dialogo, Esperienze, Musica, Persone, Sentimenti | , , , , , , , , , , , , | 38 commenti

21 maggio 2016

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Oggi sono stata bene. Mentre ero in giro per Milano in viale Papiniano dopo non so quanti anni,  ho rivissuto tante emozioni legate a mia figlia Emanuela, alle passeggiate sui Navigli non ancora “rifatti”, a quanta gioia mi dava tenerla appoggiata sul mio cuore sorretta da un marsupio, le mie mani occupate da sacchetti vari.

Tutti gli anni passati a Milano3 mi sono apparsi come un’enorme periodo tra due parentesi della mia vita.

Sempre con Emanuela.

Ti amo, mia preziosa Cipì, oggi più di allora. Sei cresciuta. Resti però ugualmente e per sempre appoggiata sul mio cuore, il tuo cuore.

Nel giorno del tuo anniversario di matrimonio non so regalarti altro che il mio amore di mamma, di donna, di sposa felice.

Guarda la foto che mi ritrae. La ragione di quel sorriso sei tu!

Auguri a Emanuela e a Emilio, la coppia più vera che io conosca.

Dal cuore, mentre dormi io scrivo e immagino Emilio e te, “attori” in questo brano meraviglioso.

Siate lieti! Sempre Vicky!

21 maggio 2016 Posted by | Anima, Persone, Sentimenti | , , , , , , , | 2 commenti

Luca Coscioni 2012 – Il viaggio

(fonte: Google)

Il testo del mio intervento al IX Congresso dell’Associazione Luca Coscioni, un posto, una comunità dove mi sento a casa, tra amici, pur essendo l’ultima arrivata. Un’emozione unica, quest’anno condivisa con mia figlia Manuela e suo marito Emilio, a fianco a me sul palco.

Un discorso in una grande famiglia, alla presenza di tecnici e ricercatori…….. io ero e sono piccolissima! Eppure importante in una realtà che mette il malato al centro. ‘Dal corpo del malato al cuore della politica’… non è solo un motto ma la realtà.

Grazie Luca Coscioni, grazie Piero Welby, grazie a chi ha vinto, pur perdendo solo all’apparenza.

Grazie a Mina Welby che mi è amica. Grazie a Gianfranco Spadaccia, per il suo personale apprezzamento!

“IX Congresso Nazionale Associazione Luca Coscioni – Palazzo Reale

Il mio viaggio – Milano 6-7 ottobre 2012

“… e alla fine della strada potrò dire che i miei giorni li ho vissuti!”

Uso questo verso di una famosissima canzone di Bertoli, probabilmente tra le più amate per melodia e contenuti, per agganciarmi e continuare il discorso tenuto a Roma lo scorso anno di questi tempi, invitata a relazionare al Congresso dell’Associazione Luca Coscioni così come sto facendo ora.
Nel mio intervento del 2 ottobre 2011 avevo forse soltanto accennato allo scopo della vita, in particolare della mia, ribadito dal verso appena proclamato e dalla mia esperienza di vita. Lo ricordo a tutti voi, a chi mi sta ascoltando in questo momento, a chi mi leggerà, a chi impossibilitato ad esserci userà la mia voce per trasformarla nella sua. Il mio unico scopo di vita è la vita stessa, da vivere e trascorrere nel tempo che mi sarà concesso, lungo o breve che sia, per inseguire vivendo un sogno realizzabile: la felicità.

Posto che il tema principale sia il viaggio come mezzo per il perseguimento e il raggiungimento della felicità, vorrei affrontarlo in due direzioni differenti: una verso l’interno, l’altra verso l’esterno cioè l’invisibile e il visibile che a volte si incontrano e si scontrano nella vita di ognuno di noi qui e ora per il tempo che ci è concesso. Ho deciso deliberatamente di non affrontare apertamente il tema della vita indipendente in senso stretto, lasciando gli aspetti strettamente tecnici e legislativi da parte. Preferisco regalarvi la mia testimonianza di vita indipendente così come la intendo io, quindi non esclusivamente legata solo alle leggi e concessioni da parte delle istituzioni, ma essenzialmente e profondamente motivata dalla spinta interiore che ognuno di noi ha dentro, dalla curiosità di conoscere l’uomo e i luoghi al di là delle distanze reali e delle differenze. Sì, differenze: perché la differenza la facciamo noi, io che parlo in questo momento e tu che mi ascolti, qui oppure altrove.

Ho iniziato il 2012 facendo una promessa a me stessa. Dopo la fine della relazione col mio ora ex compagno di un anno fa, ho raccolto le mie forze e la mia volontà residua per intraprendere un nuovo viaggio, quello vero, quello in cui si è davvero soli con sè stessi nelle decisioni di ogni giorno e in quelle ultime, sia per quello che riguarda cose piacevoli che per quelle meno piacevoli, o apparentemente tali. Mi sono ritrovata quindi nuovamente sola, piuttosto disperata, ancora innamorata. E così ho stabilito due obiettivi da perseguire: bastare a me stessa intellettualmente così come era anni fa quando ancora non mi sentivo un peso per l’uomo che avevo accanto e per la comunità che avevo intorno, e questo il primo che rappresenta il mio viaggio interiore, e per secondo obiettivo cominciare “a muso duro” a viaggiare davvero fisicamente, aumentando le distanze piano piano sia in ordine di tempo che di kilometri. Ci tengo a dire che quasi sempre i viaggi, in entrambe le dimensioni, hanno sempre avuto come molla e come obiettivo finale conoscere me stessa e di conseguenza conoscere agli altri, anzi l’altra che sono io dentro e l’altro fuori da me.

Quando decidi fermamente e con convinzione qualcosa come quello che ho appena descritto si opera una trasformazione che neanche immagini. Ci sono delle forze dentro di noi, assopite o sconosciute che emergono prepotentemente spiazzandoci e dandoci carica e motivazione. Mi sono ritrovata così a progettare su due piedi, pardon su ruote, i miei viaggi. Da sola, senza accompagnatore, senza sapere che tipo di barriere avrei potuto trovare. Mi sono sentita e mi sento come Ulisse attirato dalle sirene, mi lascio ammaliare, attirare, sedurre ma a differenza di quest’eroe simbolo del viaggio verso l’ignoto, non ho un posto di cui avere nostalgia, un paese a cui fare ritorno nel mio cuore, se non me stessa e i miei affetti più cari. Non ho mai sentito di avere radici in alcun posto in particolare, se non nell’amore delle persone a cui sono legata pur essendo distante, anche durante il viaggio, quello interiore e quello esteriore, come anche sono convinta oltre il viaggio ultimo della morte.

Per questo, non avessi più un giorno possesso delle mie facoltà, ho lasciato opportune disposizioni alla Luca Coscioni col mio testamento biologico. Perché la libertà sia vera e totale.

Sul mio blog, che è il mio diario di viaggio, ho appuntato tutte le tappe. Descriverò brevemente, come pennellate su una tela che è la mia vita, luoghi e persone, magari non rispettando la cronologia propriamente detta.

La prima tappa è stata Torino, luogo di residenza del mio ex compagno e di alcuni amici molto cari che non vedo da tempo. Mi sono sempre mossa io per prima per andare verso di loro, ma questo non lo dico per rimprovero ma, se me lo permettete, per orgoglio personale di quello che sono riuscita ad essere: una persona tra le altre, che viaggiava sola in treno, alla quale tutti domandavano da chi fosse accompagnata e che sono rimaste colpite dalla mia “solitudine” come passeggera.

Si sono susseguite poi, dopo la mia decisione, Milano, poi Verona, Bologna, Genova, Roma (unico viaggio in cui ero accompagnata perché mi sono fermata fuori per la notte), Rimini, Mantova e da ultima tappa Padova proprio qualche giorno fa. Roma e Rimini a parte, gli altri viaggi sono stati scorribande di una giornata, stancanti, certe volte massacranti però… che felicità! Lo spirito vola! Come posso esprimerlo? Forse potete solo leggerlo sul mio viso, sul sorriso che mi appare spontaneo sulle labbra ogni volta che penso con soddisfazione al mio passato, anche ai fallimenti, e guardo con ansia positiva verso il mio futuro, quello che arriva tra qualche minuto.

Per l’esperienza di Rimini mi sento di aggiungere due parole. È una tappa che rimarrà particolarmente impressa nella mia anima e nella mia memoria, perché è il luogo dove dopo 18 anni, con l’aiuto e sostegno di un amico speciale e due persone disponibili ho potuto tornare a fare il bagno nel mio amato mare! Non scherzo, Rimini per me quel giorno, il 27 agosto 2012, è stata uguale alle Bahamas!

Una piccola, si fa per dire, nota speciale per quanto riguarda Milano. Anzi per quanto riguarda Basiglio, il paese dove vivo. Nel nascondimento del mio appartamento con la fisioterapista Paola e l’assistente Severino abbiamo fatto cordata e usando lo standing ho scalato l’Everest! Infatti, dopo 17 anni e quattro mesi, ho riconquistato la posizione eretta, contro ogni pronostico, aspettativa di chi avevo vicino in quel momento, ma soprattutto con l’emozione e la certezza che ce l’avrei fatta. Ed è successo davvero e continua a succedere! Da marzo scalo l’Everest due volte la settimana con regolarità. È una delle poche cose che non ho lasciato perdere per quanto riguarda la mia attività fisica in senso muscolare propriamente detto.

Posso solo nominare alcune persone speciali che ho incontrato nel mio percorso: Maria Vittoria, un’amica virtuale che ho trovato girando casualmente per il porto antico di Genova e con la quale è nata un’amicizia vera. Direi anzi che amicizia è una parola troppo limitata. Lei è la prima e unica mia amica, nel senso pieno della parola, che abbia una disabilità. Finora non ne avevo mai avute. Non per scelta, solo per diversità di vedute sul modo di vivere. Libero, anticonformista, magari un po’ aggressivo il mio. Non tutti l’accettano. Non è un mio problema, cosa che rientra nel mio programma di viaggio. E poi ancora la barista Paola sempre a Genova, il macellaio di Mantova del quale non so il nome, l’albergatrice Barbara di Rimini, la dolcezza in persona… il receptionist Andrea sempre a Rimini, tutte le persone che hanno usato il mio cellulare, senza rubarmelo come molti temerebbero, per scattare le foto che io non avrei mai potuto avere perché, come potete notare non posso usare le mie mani come vorrei.

C’è un segreto: bisogna EGOISTICAMENTE lasciarsi aiutare dagli altri, non assistere. Per quello la lotta è un’altra, politica, legale, culturale. Per questo abbiamo luoghi e istituzioni. Il messaggio che piuttosto vorrei far passare in questo mio intervento, e spero tanto che arrivi specialmente a te che ti trovi nelle mie stesse condizioni e che pensi sia impossibile uscire dal piccolo mondo che ci costruiamo o che ci obbligano a vivere più o meno consapevolmente le persone che abbiamo intorno, è questo:

C’è un mondo fuori che ti aspetta! C’è un treno, una metropolitana, un tram, una strada fosse solo percorsa inizialmente per pochi metri per andare a comprare un quotidiano o una brioche come ho fatto io qualche anno fa dopo essere rimasta vedova.

Nessuno ti offrirà il passaggio che aspetti da una vita, quello devi farlo tu, è il tuo lavoro, quello principale, ancora prima della riabilitazione, ancora prima dell’assistenza stessa. Dobbiamo cominciare a viaggiare nella testa e poi usare tutti dico tutti i mezzi disponibili che abbiamo già e combattere per ottenerne di nuovi per non rinunciare a muoverci prima per noi stessi e poi, credetemi, verrà naturale col tempo, verso gli altri!

Sarà dunque questa la felicità? A voi la risposta.

Grazie per l’attenzione.”

Sempre in viaggio, sempre Vicky!

362111 ( il filmato, dovete scorrere fino a trovare il mio nome)

8 ottobre 2012 Posted by | Anima, Corpo, Esperienze, Idee, Persone | , , , , , , , | 23 commenti

La catena.

Lo osservo. Ogni giorno, ogni volta che passo.
E’ un cane. Legato a una catena.
Metafora applicabile a me, a te che leggi.

E’ lui il protagonista, pur essendo sottomesso.
Fa sentire la sua voce.
Mi sforzo di capirla, di decifrarla.

La catena è la sua condanna.

Immagino che tirando si spezzi.
Due possibili esplosioni.
Di rabbia: troppe volte è stato maltrattato.
Di festa: non vedeva l’ora di mostrare il suo affetto fedele.

Voglio che si spezzi la mia catena.

Che la rabbia esca, che la gioia emerga, che la vita scorra!

Sempre Vicky!

13 gennaio 2012 Posted by | Esperienze, Sentimenti | , , | 12 commenti

Cantare è gioia!

Come ho scritto sul mio pezzo pubblicato oggi sul Caffè Letterario online http://www.le-cercle.it/argArt.php?id=26 il canto non può avere che questo come frutto: la gioia. Sia essa esplosiva e contagiosa, oppure intima e silenziosa. E’ sempre un frutto dello spirito trascendente che abita in noi da sempre. Per chi crede in un’esistenza oltre questa puramente materiale, essa può durare anche per sempre.

5 luglio 2011

CANTARE è GIOIA

Non posso fare a meno di continuare a guardare e riguardare le immagini di AMICHE PER L’ABRUZZO, un concerto benefico voluto e organizzato nel 2009 da Laura Pausini per raccogliere fondi a favore delle popolazioni terremotate.

Non è qui però che mi voglio fermare a pensare. Non all’evento in sé. Vi voglio portare più avanti, più in alto se possibile.
Ce la farò a spiegarvi come sento il mio cuore in modo inaspettato durante la performance cui ho assistito incantata?

Chiedo aiuto alle donne che sto ascoltando e guardando con ammirazione: Paola Turci, Carmen Consoli, Marina Rei, Nada. Vivaci, languide, sorridenti, bellissime. Un abbraccio vivente.

Mi mancava la gioia da vedere. Quella diversa dal battito del cuore che da’ l’amore. Oserei definirla un sentimento laico.

Lo sguardo,  il sorriso, il corpo che emana un calore che contagia senza toccare fisicamente. L’ultima volta l’ho vista sul viso e nello scatto del corpo improvviso come una molla del mio caro amico Enrico. Gli avevo appena detto via Skype di avere una bella notizia. Gli ho solo detto: ‘Mi sono innamorata!’ E lui: ‘Evvaiiiiii!’ Un fotogramma indelebile.
Mi è sembrato di rivedere il goal di Tardelli ai mondiali. Chi li ha visti…sa di che parlo. Ma torniamo al concerto.

Sosto su una donna in particolare, fino a quel momento per me quasi sconosciuta. MARINA REI.

Posso affermare che ammirarla mentre suonava la batteria, cantava, guardava il pubblico e poi le colleghe-amiche e ‘innamorarmi’ di lei, della gioia che emanava dalla sua persona con naturalezza e generosità è stato un tutt’uno.

Lei c’era davvero. E col suo sorriso e la sua energia mi ha trascinato con sé. L’ho osservata mentre suonava e percuoteva la batteria e si muoveva al suo medesimo ritmo, lei stessa diventata strumento! Fantastica Marina! Donna superba, con umiltà mi ha regalato tantissimo.

Brava Marina. Grazie e… a presto!”

La vita è adesso, dice un brano a me molto caro. Ciò premesso, vi dono volentieri le immagini e le sensazioni che il videoclip del concerto ‘Amiche per l’Abruzzo’ mi ha regalato. Un frammento, uno dei migliori, grazie alla presenza di quattro donne SPECIALI.

Un grazie a tutti quelli che non negano un sorriso a nessuno! Umanità! Sempre Vicky!

9 luglio 2011 Posted by | Anima, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , | 6 commenti

Lacrima.


Ti ho vista. Te ne stavi nascosta ben bene dietro il sipario degli occhi.
Ti ho vista. Sei affiorata e nata dal cuore lacerato della donna che ho incontrato ieri per la prima volta in quel pronto soccorso.
Ti ho vista. Volevi fuggire veloce per non farti notare, far passare inosservata la tua esistenza.

Ti ho sentita. Eri nell’attesa disperata e irragionevole di chi non vuole ascoltare.
Ti ho sentita. La tua discesa su quel volto è stato un urlo che non sono riuscita a far finta di non udire.
Ti ho sentita. Dicevi la parola fine su un respiro, su un’anima, su un amore.

Ti ho amata. C’eri quando mi sono innamorata e ho detto sì a un uomo.
Ti ho amata. Mi hai scaldato il viso il giorno in cui mia figlia mi ha regalato il tocco della sua manina.
Ti ho amata. Eri la gioia dell’amore trovato e riconosciuto tra la folla.

Ti ho uccisa. Quando ho sofferto al punto da imprigionarti e negarti la vita come era stata negata a me.
Ti ho uccisa. Quando, asciugata in fretta per non mostrare ad altri il mio io, hai finito la tua corsa.
Ti ho uccisa. Quando, cadendo piano, ti ho maledetto perchè qualcuno era stato deluso e ferito.

Ieri sei rimasta tra me e quella donna come un enorme e freddo lago salato.
L’abbiamo attraversato, io e lei, con uno sguardo, poi con un abbraccio.
Siamo state vive in quel momento, in un ‘mi dispiace molto’ e un ‘grazie’.
Eri morta e sei tornata a vivere nella nostra umanità.
Dedicata a te, donna speciale e alla tua mamma. Sempre Vicky.

10 febbraio 2011 Posted by | Anima, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , , | 4 commenti

E ti vengo a cercare…

 (Trinità)

 

Cercare, interrogarsi, guardarsi dentro e fuori. Umano e super-umano che innalza oltre la schiavitù delle umane passioni e fa desiderare ed osservare quell’ Uno al di sopra del Bene e del Male. Quell’Uno che ha “il nome sopra ogni altro nome”.

Non può essere dominato dall’uomo, che con la parola identifica, penetra, possiede, esplora oggetti, persone, idee.

“Colui che è” appaga. Non siamo più soli. 

 

E ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perché ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza.
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine
un rapimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te.
Dovrei cambiare l’oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come un eremita
che rinuncia a sé.
E ti vengo a cercare
con la scusa di doverti parlare
perché mi piace ciò che pensi e che dici
perché in te vedo le mie radici.
Questo secolo oramai alla fine
saturo di parassiti senza dignità
mi spinge solo ad essere migliore
con più volontà.
Emanciparmi dall’incubo delle passioni
cercare l’Uno al di sopra del Bene e del Male
essere un’immagine divina
di questa realtà.
E ti vengo a cercare
perché sto bene con te
perché ho bisogno della tua presenza.

 

Sempre Vicky.

 

11 agosto 2010 Posted by | Anima, Persone, Sapienza, Sentimenti | , , , | 2 commenti

Qualcuno pensa a…

 

 

Un giorno io saprò d’essere un piccolo pensiero…

 

Una grande emozione. Tutte le volte.

 

 L’immensità

 

Io son sicuro che, per ogni goccia
per ogni goccia che cadrà, un nuovo fiore nascerà
e su quel fiore una farfalla volerà
Io son sicuro che, in questa grande immensità
qualcuno pensa un poco a me
non mi scorderà
Sì, io lo so
tutta la vita sempre solo non sarò
un giorno troverò
un po’ d’amore anche per me
per me che sono nullità
nell’immensità
…………………
Sì, io lo so
tutta la vita sempre solo non sarò
e un giorno io saprò
d’essere un piccolo pensiero
nella più grande immensità
del suo cielo

 

Grazie… Sempre Vicky. 

 

14 aprile 2010 Posted by | Anima, Persone, Sentimenti | , , | 5 commenti

   

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