Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Un mese out

2016-04-07 22-48-32.313

Ciao a tutti.
Ho trascorso l’ultimo mese in ospedale, ospite dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano. Ho avuto molta paura, poi solo quiete. E attesa.

Ed eccomi. Debole e alleggerita di trenta giorni di vita e di quattro chili. La vita è dura…

Non mi dilungo, non ne ho la forza. Solo ringraziamenti. E non.

Comincio da te, che sicuramente mi leggerai: MI FAI SCHIFO. Nonostante quello che abbiamo condiviso e i miei sms non hai neppure chiesto il mio stato. Vergognati, Edison, non ho altro da dire a chi come te salva il proprio matrimonio sulle bugie.

Ringrazio invece chi mi ama da vicino e da lontano, ognuno come può, tutto è dono: Hassan, Emanuela, Fedele, Marina, Virginio, Sara, Chiara, Antonella e tanti altri tra i quali i lettori del mio blog e qualche contatto su Facebook.

Ho bisogno di tempo. Ce la metto tutta. Anche col vostro aiuto.

Vi abbraccio, sempre Vicky!

7 aprile 2016 Posted by | Corpo, Esperienze, Persone, Sentimenti, Vita nuova | , , , , , , , , , | 11 commenti

Amicizia comincia per M

  (Google)

Marina è il volto umano che ho incontrato in quell’istituto che io a volte, secondo le situazioni, chiamo (Dis) Humanitas, una clinica convenzionata che si trova a Rozzano (Milano), alle porte della periferia sud della città.

Sei davvero bella Marina, ho pensato di te questo quando ti ho vista la prima volta in quell’ufficio un po’ freddo in Direzione Sanitaria, almeno tre anni fa. A quel tempo mi ero rivolta in quella sede per un reclamo, uno dei tanti purtroppo, su un disagio nel dover affrontare le visite che si prolungava da troppo tempo. Ogni volta infatti mi ritrovavo a dover essere spostata dalla carrozzina al lettino con modi a volte un po’ troppo bruschi e sproporzionati rispetto al mio peso (62 chili) e alle mie problematiche. In totale assenza  di ausili idonei come ad esempio un sollevatore oppure molto meglio un lettino visite elettrico ad altezza variabile. Avevo chiesto un appuntamento per discutere di questo e così… eccoti.

Non ho pensato solo a me, ho spiegato le necessità e le difficoltà alle quali può andare incontro una persona anziana, per esempio, oppure con una gamba ingessata o ancora con un polso legato al collo… ti ho colpita per questa mia chiamiamola “generosità” e ampiezza di vedute e me l’hai detto con una naturalezza e un’ammirazione che nessuno, soprattutto completamente estraneo e sconosciuto, aveva avuto per me. Io semplicemente cerco di mettermi nei panni degli altri, è un mio stile di vita che tu, migliore certamente di me, hai colto immediatamente nel mare di parole.

Qualcuno potrebbe dire che questo è il tuo lavoro, io non ci credo. Da quel giorno hai superato una barriera per me impensabile che mi ha incoraggiata a continuare da lontano questo “sentire”. Alla fine del nostro colloquio: mi hai chiesto il permesso di abbracciarmi, alla presenza di altri, senza un’ombra di vergogna. Hai colpito il mio cuore e io ho accettato di slancio, come se ti conoscessi da sempre.

Sono passata altre volte da te per altre questioni sanitarie, che sono comunque sempre rimaste separate anzi meglio dire integrate nel nostro rapporto che via via grazie a circostanze apparentemente casuali è cresciuto senza che ne avessimo una vera consapevolezza, vero Marina? La tua fiducia nel darmi il tuo numero di cellulare non l’ho tradita.

Sono tornata pochi giorni fa a salutarti e farti gli auguri di buon Natale. Non so perché… certe cose si sentono dentro come un campanello, anzi meglio come un’intuizione che ci fa cambiare direzione improvvisamente. Infatti avrei dovuto prendere l’ascensore, andare via e invece mi sono detta: “Passo a trovarla” come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Ho fatto bene. Ho fatto la mia attesa in anticamera come utente qualsiasi della clinica, tu lo sai ormai come sono fatta, non mi piacciono i clientelismi e meno che meno i favoritismi. Ho pazienza. Adesso non ho fretta. Ti aspetto, mi hanno detto che ci sei. Eccoti. Mi sembri ancora più magra e minuta dell’ultima volta in cui ti ho visto. Sei dimagrita un po’, anche se fisicamente non hai niente da invidiare a nessuno, credimi… Resti lontana in disparte perché influenzata, vorresti abbracciarmi per salutarmi ma ti preoccupi per la mia salute. Nessun problema, lo sento lo stesso il tuo affetto, sei solo a due metri da me e ci guardiamo col piacere di esserci trovate ancora. Mi rivolgo così a te semplicemente per dirti un “Buon Natale” e mi sconvolgi prima con un sorriso sorpreso di un gesto così “umanamente umano” da parte mia e poi, dopo aver ricevuto i miei auguri, mi dici: “Perché non ci diamo del tu?”. E io: “Con vero piacere!” Purtroppo subito dopo aggiungi che per te non sarà sicuramente un bel giorno… inaspettatamente mi trovo immersa nella tua vita e in pochi minuti apprendo cose di te che non avrei mai lontanamente creduto di poter conoscere! Non lo sapevo, Marina, quanto tu fossi bella anche dentro, l’avevo solo intuito dalla scia e del segno che le persone vere come te lasciano dietro di sé, quando attraversano la vita di qualcuno. Le nostre si sono incrociate, anzi direi incontrate. Come le lacrime… le tue… le mie.

Non so cos’altro dirti… esco con il dispiacere di sentirmi impotente nel poterti aiutare e così ti scrivo un sms:

“Sei speciale. Ti abbraccio. Vicky”.
“Anche tu, per questo forse ci intendiamo con affetto” è la tua risposta.

Mi rendo conto solo ora che siamo diventate amiche già prima di oggi.

Sempre Vicky!

When you believe – Mariah Carey Whitney Houston

30 dicembre 2012 Posted by | Anima, Dialogo, Esperienze, Persone | , , , , , | 18 commenti

   

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