Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

a Lorenzo

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Che non si muore per amore
è una gran bella verità
perciò dolcissimo mio amore
ecco quello, quello che, da domani
mi accadrà

Io vivrò senza te
anche se ancora non so
come io vivrò
Senza te, io senza te
solo continuerò e dormirò
mi sveglierò, camminerò
lavorerò, qualche cosa farò
qualche cosa farò, sì, qualche cosa farò
qualche cosa di sicuro io farò: piangerò
sì io piangerò

E se ritorni nella mente
basta pensare che non ci sei
che sto soffrendo inutilmente
perchè so, io lo so, io so che non tornerai


Senza te, io senza te
solo continuerò
e dormirò, mi sveglierò
camminerò, lavorerò
qualche cosa farò qualche cosa farò
sì qualche cosa di sicuro io farò,
piangerò, io piangerò
Sì piangerò, io, piangerò…

 

Mi facevi ascoltare questo brano trentasei anni fa. Quasi sempre facevamo l’amore, a volte con passione, altre con dolcezza, altre ancora con qualche lacrima.

Amavamo entrambi Battisti, lo ascoltavamo e, insieme ai Rolling Stones, è stata ed è nel mio cuore la colonna sonora del nostro amore.

La tortura dolce di questo brano sembrava un presagio che anni dopo si è avverato.

Noi… lo sapevamo.

Avevamo bisogno perfino delle lacrime per vivere la pienezza della gioia di quel presente proiettato su un futuro nascosto da veli.

Siamo stati felici. Tutto qui.

Arrivederci, Lorenzo. Sempre la tua Vicky.

 

 

 

31 gennaio 2018 Posted by | amore, Esperienze, Musica, Persone, Sentimenti | , , , , , , , , | 27 commenti

11 febbraio 2005 – The day after

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Questa è la chiesa Gesù Salvatore a Milano 3, Basiglio. Pochi kilometri a sud di Milano, nel cuore del parco agricolo Milano Sud. È qui che per l’ultima volta sono stata a fianco di Lorenzo, mia marito e padre di mia figlia. È il giorno dopo la sua morte, avvenuta non più di trentaquattro ore prima al Policlinico di Pavia.

Dicono che si nasce e si muore soli. Tu non sei rimasto solo, Amore. Ti ho portato via con me, rannicchiato tutto nel mio cuore. Ho lasciato lì solo il tuo corpo non più dolorante perché prossimo al viaggio più bello. Noi ci eravamo già dati tutto. Lo sappiamo solo io e te…

“The day after” comincia la tua, la nostra festa… un nuovo matrimonio, il nostro! Organizzato fin nei minimi particolari, a cominciare dal tuo vestito, lo stesso di 23 anni prima. Finite le pratiche burocratiche relative alla custodia di ciò che rimane di te fisicamente, è ora di pensare al rito religioso, ai brani della Bibbia, ai canti e al mio spirito che resta ancora qui in me.

Se solo ne avessi avuto il tempo avrei preparato anche gli inviti e un piccolo ricordino, ma forse è stato meglio così… noi siamo persone semplici.

È tutto pronto, stai per arrivare preceduto dai nostri fratelli (preti) nello spirito, Don Franco, Don Leone, Fra’ Emilio e tanta, tanta gente.

Soltanto i nostri ruoli si sono invertiti: io sono la sposa che ti aspetta vestita con un abito meraviglioso che puoi vedere solo tu. Non l’ho indossato perché gli altri non fossero scandalizzati… so che a te avrebbe dato fastidio, vero Lorenzo? È una cosa tra noi due, la comunità con questo non c’entra.

Arrivi insieme ai primi invitati che insieme agli altri prendono posto piano piano qualcuno piange, qualcuno distratto a guardare in giro, qualcuno mi cerca con lo sguardo perché io sono piccola da vedere. Hai sentito il mio bacio quando sei entrato? Ora devo andare, il coro dei nostri amici più cari ci aspetta per cominciare la festa. Qualcuno rimane fuori insieme ai bambini, perché è sabato, precisamente sabato grasso e passano i carri del carnevale. Anche per i non credenti è festa!


Questa è la musica che ti piace cantare, soprattutto suonare con la tua chitarra mentre preghiamo, danziamo e ridiamo insieme! E noi siamo qui oggi a cantare per te, con te, perché la gioia sia in noi che ti amiamo e cantiamo anche tra le lacrime… come ora faccio io.

Come brano del Vangelo scelto per te quello della Samaritana, perché come lei anche tu un giorno hai fatto un incontro che ti ha tolto molto di più della sete di acqua. Lo so, anch’io sono quella donna che ha dato dell’acqua e ha trovato l’Amore, quello da non vivere nel nascondimento ma da proclamare a tutti quelli che incontra.

È felice! Così come lo sei tu oggi, che hai lasciato l’uomo vecchio affidandolo alla terra, in partenza per un viaggio dove non serve bagaglio né zavorra. Bisogna essere leggeri, così come la musica.

Gli amici e parenti mi salutano, uno di loro mi dà conferma dell’intenzione che volevo arrivasse con questa festa: “Mi sembrava di essere un matrimonio!”

Ecco, arriva il momento di cui la festa finisce e torno a casa, la mia, la nostra. Improvvisamente è solo silenzio. Mi sento come ubriaca e stanca, proprio come ci si sente al ritorno da un pranzo di nozze. Le nostre strade si sono divise fisicamente, torno a casa solo in compagnia della mia carrozzina e un po’ più in là mia madre.

Nell’aria la voce di nostra figlia che parla con delle sue amiche in camera sua, l’odore di uno strudel messo in forno all’ultimo momento da offrire alle ragazze. Mia madre, seduta sul divano, fissa il vuoto.

È tutto. Tutto ciò che conta. Sempre Vicky!

12 febbraio 2017 Posted by | amore, Anima, Corpo, Dio, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , , , , , , , , , , , | 6 commenti

Non è stato un addio

casa gromo

Gromo, la “nostra” casa dei sogni

Amore mio, penso a questi lunghi e veloci undici anni che ci separano fisicamente eppure… annuso la tua pelle, ascolto il tuo respiro – ora di piacere e poi di dolore – che si sovrappone al mio, le nostre risate, le preghiere e le litigate… non abbiamo sprecato nulla, solo molte ore a discutere su persone inutili.
Tu lo sai, spesso sei stato ingiusto con me. Ti ho perdonato, sempre.
Se si ama non è difficile.
Hai visto la nostra Cipì, non è un capolavoro? Quanto ti somiglia!
Continua a starci accanto, facciamo la strada insieme, con le mie brusche accelerate e a volte la mia andatura da lumaca…
Ho ancora con me la lettera che ti avevo scritto… Sai, ora posso leggerla a Cipì, con orgoglio e con l’amore di cui ancora adesso sono capace.
Ti dedico un canto che amiamo e ancora adesso canto di gioia con te! Arrivederci, “Cecio”!
Sempre tua, sempre Vicky!

12 febbraio 2016 Posted by | Anima, Dialogo, Dio, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , , , , , , | Lascia un commento

Proud Vicky

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In questi giorni scorrono davanti ai miei occhi alcuni fotogrammi della mia vita con te, amore dell’amore mio volato via…

Li metto in ordine cronologico solo per comodità senza che perdano la forza dell’emozione che danno, tutta da regalare a chi è passato, sta attraversando e navigherà nella tua vita e nella mia, con la forza e l’istinto della pennellata del pittore che vuole fermare qualcosa per sempre su una tela, quasi senza bisogno di grammatica. Come viene viene…

Primo fotogramma:
Eccoti, arrivi disperata per la dalla fame. Testa nera, ti distingui tra tante urla senza capelli. Uccellini dal becco spalancato. Sto aspettando, il seno scoperto, il tuo altare. Mi faccio verme per te

Secondo fotogramma:
Ho ereditato da mio padre la passione di cibare i passerotti. Note di vita e di musica nella grigia Milano della mia infanzia. Quel balcone è il mio parco naturalistico e diventa il tuo quando a tua volta vorresti portare il pane che la nonna ti ha appena dato fra le mani fino alle piccole bocche che mi ricordano tanto la tua… infatti la tua è più grande e non resiste al richiamo. È già piena prima di arrivare alla meta… io mangio te di baci!

Terzo fotogramma:
Vengo a prenderti a scuola, quella elementare. È una di quelle poche volte in cui non ti vedo sorridere. La ricordo come la prima spina che ho sentito. Ho provato la voglia di uccidere chi ti stava facendo soffrire. Non ho alcuna paura a dirlo. Un piccolo idiota ti ha fatto piangere dicendo che puzzi e il branco di imbecilli intorno ha riso di te. Mi dimentico di avere di fronte un bambino. Il giorno dopo lo fermo, ricorderà quello che ho detto per un pezzo, ne sono sicura. Io… sto meglio, tu anche, credo.

Quarto fotogramma:
Io e papà sembriamo due bambini, nascosti in corridoio… Cerchiamo di ascoltare qualche tua parola, mentre dai il tuo esame di maturità. Mi sa che siamo due dei pochi genitori presenti, forse gli altri pensano che i figli siano troppo grandi per avere quel momento da condividere. Ma non importa, nonostante il tuo divieto ti ho visto felice di trovarci là in quel momento, anche solo per qualche minuto, giusto il tempo di arrivare a casa ed essere finalmente libera! Noi con te, piccola.

Quinto fotogramma:
Sono immobile, stesa sul mio letto che ho condiviso con papà fino a circa un mese prima… prima di quel momento. Ti ho vista seduta fisicamente sola, in corridoio, senza respiro… ho maledetto il mio corpo fermo, incapace di darti qualsiasi consolazione e calore. Ho sentito tutta la tua rabbia di tutto il mio assurdo senso di colpa per essere ancora viva, contro ogni pronostico… Ricordo solo di averti chiamato per nome. Mi sentivo sola come te. Ho aspettato… Ti ho accarezzato da lontano. Forte, più forte che potevo con le mie braccia invisibili, piccola… mi senti ancora?

Sesto fotogramma:
Cara Dottoressa Frontino, quanto sono fiera di te! Proud Vicky ricorda con tanta tenerezza il giorno in cui le hai chiesto di aiutarti a correggere e curare la tua tesi di laurea… a me, una che si è fatta da sola in anni di esperienza più che sui libri, pur amandoli tantissimo. Soprattutto di notte, come col più appassionato degli amanti. Ho vissuto il tuo momento, sono stata all’ombra della maestosa quercia. Felice come un piccolo fiorellino al culmine della fioritura. La tua.

Settimo fotogramma:
Come ti muovi leggera! Ti prepari a uno dei giorni più importanti della tua vita. Uscirai fisicamente per sempre da questo appartamento per entrare nella tua nuova vita a due. Ricordo due cose più di altre, due pennellate più decise: due bellissimi sorrisi, uno per Giulia, l’altro per Emilio. Io sto in disparte, ma non sono sola… c’è un menestrello che conosciamo in festa con noi!

Ottavo fotogramma:
L’appartamento in cui vivi lo amo come se fosse il mio. È merito tuo e di Emilio. Rispetto a me siete molto più rilassati quando siete in casa, io non mi ricordo più il giorno in cui lo sono stata nella mia. Saranno le difficoltà del mio corpo, del suo stare nello spazio… io mi sento bene quando sono in giro eppure nel vostro nido, cari “passerotti”, sto bene.
La tua grazia innata mi contagia

Ultimo fotogramma (per ora…):
Se questo riprodursi sulla tela è l’intreccio delle nostre vite, lascio un ringraziamento particolare all’Artista e alla sua Musa per tanta Bellezza depositata goccia su goccia, colore su colore, fremito su fremito dentro la cornice che ancora dobbiamo trovare. Se mai ne esiste una. L’ultima scena la lascio a un brano che papà ama tanto, in caso non lo sapessi. L’ho ascoltato di recente e mi ha dato un momento di felicità che voglio regalare anche a te!

Sempre Vicky!

21 febbraio 2015 Posted by | Anima, Corpo, Esperienze, Persone | , , , , , , | 2 commenti

Bob Dylan Intro

 (Google) 

Milano, 3 Novembre 2013, Teatro degli Arcimboldi

Ciao Bob, tu non lo sai ma in platea, in mezzo a tanta gente che potrà alzarsi per applaudirti e cantare con te, ci sarò anch’io...
Ti conosco da parecchi anni. Ci siamo persi di vista per un bel po’… ai tempi non mi piacevi, non ti capivo, non ti apprezzavo. Devi il mio cambiamento a due persone in particolare, una delle quali davvero speciale!

La prima è Eddie Vedder, front man dei Pearl Jam (non è lui quella speciale, però).

Lui ti ha ripresentato, Bob, cantando in modo efficace e del tutto originale la tua “Masters of war”. Quanto ti ho apprezzato quel giorno! Quanto mi hai fatto amare Eddie, come artista e come persona! E con lui anche i PJ stessi…  Un grazie di cuore per quel giorno.

La seconda persona è Lorenzo, Il mio amore che è iniziato a soli 17 anni. Lui mi ha parlato di te, mi faceva ascoltare Pat Garrett OST e io sbuffavo…
Lui è la persona speciale. Purtroppo fisicamente non c’è più dal 2005 ma stasera Lorenzo lo porto con me! In ogni senso.
Insieme vedremo te, ti sentiremo cantare insieme a tanta gente!

E’ il mio regalo oggi per l’Amore che è stato e che si è fatto un posto nel mio cuore. Per sempre!

Vicky.

https://www.youtube.com/watch?v=EwuWL7uUFl0

https://www.youtube.com/watch?v=Mvr72uTd7kc

3 novembre 2013 Posted by | Anima, Dialogo, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , , , , | Lascia un commento

Quello che non c’è

 

 

 

 

 

Lorenzo ci ha lasciate.

C’è stato strappato senza il nostro consenso.

Lui è l’amore per sempre.

È l’odore della pelle rimasto addosso.

È il rumore della sua risata che risuona dentro.

È la vita che mi porto appresso.

La valigia che non ho mai disfatto.

Il lato del letto che nessuno sdraiandosi ha potuto occupare.

Il discorso rimasto in sospeso che continua nel silenzio che ho dentro.

È lo sguardo d’amore che sento.

Il calore che non trovo da tanto.

È la musica che ogni tanto ascolto.

Quel presagio che anni fa ci ha sconvolto.

Mi sorridi, non muoio dentro.

Sei il mio punto di riferimento.

Amore mio, il viaggio continua. Non lasciare la mia mano.

 

11 febbraio 2013 – otto anni senza di te.

Sempre Vicky!

 

 

 

10 febbraio 2013 Posted by | Anima, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , , , , | 29 commenti

Genova 21 luglio 2012

21 luglio. Una data impressa nel cuore. Da voler fuggire per dimenticarla e trovarvisi immersi… malgrado tutto, grazie a tutto. Come nel mare. Come a Genova. E nei miei viaggi. So a malapena da dove parto e non so che troverò. Ho una paura… la stessa che provo nei ricordi che non mi lasciano mai del tutto sola. Corsi e ricorsi. Lorenzo che avrebbe compiuto 57 anni, Lorenzo che ritrovo nella Cattedrale, Lorenzo che mi fa cantare mentre giro apparentemente sola per le strade di Genova.

Passeggera e conducente del treno che è la mia vita, prendo appunti come draft dal menu sms del mio cellulare e scatto fotografie coi miei occhi per cogliere quello che con le mani non potrò mai fare, che a nessun altro oggi voglio chiedere di cogliere per me, per fermare il momento che solo io sto vivendo, dentro e fuori di me. Le mie mani oggi sono il mio cuore.

Niente foto. Solo impressioni e i miei ‘occhi’ che hanno catturato fotogrammi da usare, plasmare, partorire, generare alla vita attraverso di me per raggiungerti. Ora.

Sul treno appena partito c’è tanta gente. Fa caldo, niente aria condizionata, qualcuno si lamenta. Io… guardo con strano distacco quelle voci che si agitano. Sono in viaggio, con tutti i pronostici a sfavore. Ci sono. Andiamo! Non m’importa d’altro! Dai, ho una vita da vivere che corre!

Quadro 1. Decine di solitudini trafitte da raggi di luce.
Rubo la bellezza a Ungaretti per descrivere quello che ho davanti a me nella carrozza. Tanta gente in silenzio, le orecchie tappate da auricolari, le menti occupate dalle cose. Chissà quali… Un pensiero squarcia il mio di silenzio: chi mi vede penserà lo stesso di me? Oppure semplicemente si chiederà che ci faccia ‘una come me’ da sola in treno… Vorrei tanto raccontarlo ma… il sole trafigge anche me.

Quadro 2. Un ponte mi parla: “Basterò?”
Lo vedo, collega una collina all’altra, è idealmente il pezzo mancante al puzzle sparpagliato rappresentato dalle nostre esistenze al punto 1. Costruiamo ponti.

Quadro 3. In gelateria si gusta l’amaro di Diaz.
Lo so, diventerà un rito quella piccola gelateria in via Balbi. Mi fermo anche oggi. Mi sorride la ragazza che mi accoglie e mi aiuta a mangiare lo yogurt con nutella… Devo addolcirmi perchè Genova è suo malgrado sinonimo di violenza. Giuliani, Diaz, menzogne, violenza… chi mi aiuta dice solo: è stato uno schifo. Io seduta sul mio solito osservatorio viaggiante non riesco a non incupirmi e confermare. Il mare osservato dal porto vecchio oggi mi sembra essere strano, si è colorato. Rosso sangue.

Quadro 4. Al porto un peruviano ha pochi denti in bocca ma dignità da vendere.
Gli passo accanto per un attimo e mi cattura con la disarmante semplicità della sua grazia. Sta mangiando del pane comune e bevendo acqua seduto su un muretto all’ombra. Guardo, è giovane ma non so dargli un’età per via del suo sorriso così povero di denti, ma ricco di bellezza e dignità. Vorrei abbracciarlo. Lo avrà capito dal mio sguardo? Ecco, ha finito di mangiare, con calma e precisione raccoglie carta e bottiglietta, senza lasciare traccia. Che civiltà, che delicatezza!

Annoto durante uno spostamento: procurarsi dettafono.

Quadro 5. Galleria al Palazzo Ducale: ho respirato anime.
Non mettevo piede/ruota in una galleria privata da anni e subito è stata un’emozione forte, un dialogo con opere, colori, mani, materiali, menti, tecniche e soprattutto passioni. Almeno tre colori dominanti: il blu, il bianco contrapposto a nero della china, il rosso.
I colori ci parlano. Lasciamoci attraversare dalla luce. Anche in una piccola galleria a Genova. Il suo nome? Non poteva che essere uno: San Lorenzo.

Il viaggio continua. Sempre Vicky!

22 luglio 2012 Posted by | Anima, Esperienze, Mondo, Persone | , , , , , , | 18 commenti

Ti aspetto.

Non è un addio,
solo un altro arrivederci.
Non vado via,
se guardi
vedrai che sono qui
in ogni cosa attorno a te.
E’ solo una parentesi
una nuova attesa…
come tante altre
alla fine di un lungo viaggio.
Ci vedremo alla stazione
con le solite valigie,
ed un biglietto…
e la mia mano nella tua.

P.A.

11 febbraio 2012

11 febbraio 2012 Posted by | Anima, Esperienze, Persone | , , | 1 commento

La porta.

Un oggetto, un simbolo. Ho scritto il titolo. E’ un tutt’uno con le lacrime che sfuggono al mio controllo. La amo, la odio la porta. Da quando abito in questo appartamento quante volte l’ho vista aprire e all’improvviso arrivavi tu, amore mio… Ti ho aspettato per vent’anni, sempre alla stessa ora. Poi, sei anni fa, sei uscito per l’ultima volta col tuo corpo chiudendo la porta dietro di te. Avevi in mano quella che era diventata negli ultimi tempi la tua fedele compagna: una borsa da viaggio con il necessario per un ricovero in ospedale. Maledetta borsa…

Non si sarebbe più riaperta per te fisicamente quella porta. Ho avuto questa consapevolezza quel giorno di sei anni fa.

Amore mio, sei stato un grande, lo sei ancora… c’è una porta però che tu sai non si è mai chiusa per te nemmeno un giorno, nemmeno un attimo: il mio cuore. Tu l’hai reso così grande nei 24 anni di vita terrena che abbiamo passato insieme! Così grande ed aperto da poter accogliere altri amori, da poter condividere ancora tanta vita, tanta gioia, tanto… tutto con chi l’ha attraversato, con chi l’ha calpestato, con chi l’ha ferito, con chi oggi non è con me ad ascoltare il racconto bellissimo di chi eri, di chi sei e di chi sarai sempre!

La guardo quella porta… Ho deciso di vendere questa casa, dopo che l’ultimo amorevole ricordo di te e dell’eredità d’amore che hai lasciato uscirà da qui per quella stessa porta, io comincerò da quel preciso momento una vita da un’altra parte. Tu naturalmente verrai con me, i muri non ci servono, i nostri discorsi senza parole continuano. Cambiamo solo scenario.

La porta. Solo un simbolo. Eppure… quanto ha da raccontare.

Ti ricordo stasera col brano che è nostro: il più bello e il più dolce dei Rolling Stones, “Wild Horses”. E come nell’82, quando decidemmo di sposarci, mi viene ancora da ridere… mi vedi? Ricordo ancora adesso la faccia scandalizzata del prete quando gli abbiamo proposto di farla eseguire in chiesa, al momento del mio ingresso… non ci posso credere! Eravamo davvero degli sfacciati!
Ah… come sai, io lo sono ancora. Ti penso, Lorenzo. Rido e piango allo stesso momento e riflettendo meglio mi rendo conto che quella porta in realtà è rimasta soltanto socchiusa, nei tuoi desideri, nei miei sogni.

Sempre Vicky!

20 gennaio 2011 Posted by | Anima, Esperienze, Persone, Vita nuova | , , , | 12 commenti

   

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