Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Quello che non c’è

 

 

 

 

 

Lorenzo ci ha lasciate.

C’è stato strappato senza il nostro consenso.

Lui è l’amore per sempre.

È l’odore della pelle rimasto addosso.

È il rumore della sua risata che risuona dentro.

È la vita che mi porto appresso.

La valigia che non ho mai disfatto.

Il lato del letto che nessuno sdraiandosi ha potuto occupare.

Il discorso rimasto in sospeso che continua nel silenzio che ho dentro.

È lo sguardo d’amore che sento.

Il calore che non trovo da tanto.

È la musica che ogni tanto ascolto.

Quel presagio che anni fa ci ha sconvolto.

Mi sorridi, non muoio dentro.

Sei il mio punto di riferimento.

Amore mio, il viaggio continua. Non lasciare la mia mano.

 

11 febbraio 2013 – otto anni senza di te.

Sempre Vicky!

 

 

 

10 febbraio 2013 Posted by | Anima, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , , , , | 29 commenti

Genova 21 luglio 2012

21 luglio. Una data impressa nel cuore. Da voler fuggire per dimenticarla e trovarvisi immersi… malgrado tutto, grazie a tutto. Come nel mare. Come a Genova. E nei miei viaggi. So a malapena da dove parto e non so che troverò. Ho una paura… la stessa che provo nei ricordi che non mi lasciano mai del tutto sola. Corsi e ricorsi. Lorenzo che avrebbe compiuto 57 anni, Lorenzo che ritrovo nella Cattedrale, Lorenzo che mi fa cantare mentre giro apparentemente sola per le strade di Genova.

Passeggera e conducente del treno che è la mia vita, prendo appunti come draft dal menu sms del mio cellulare e scatto fotografie coi miei occhi per cogliere quello che con le mani non potrò mai fare, che a nessun altro oggi voglio chiedere di cogliere per me, per fermare il momento che solo io sto vivendo, dentro e fuori di me. Le mie mani oggi sono il mio cuore.

Niente foto. Solo impressioni e i miei ‘occhi’ che hanno catturato fotogrammi da usare, plasmare, partorire, generare alla vita attraverso di me per raggiungerti. Ora.

Sul treno appena partito c’è tanta gente. Fa caldo, niente aria condizionata, qualcuno si lamenta. Io… guardo con strano distacco quelle voci che si agitano. Sono in viaggio, con tutti i pronostici a sfavore. Ci sono. Andiamo! Non m’importa d’altro! Dai, ho una vita da vivere che corre!

Quadro 1. Decine di solitudini trafitte da raggi di luce.
Rubo la bellezza a Ungaretti per descrivere quello che ho davanti a me nella carrozza. Tanta gente in silenzio, le orecchie tappate da auricolari, le menti occupate dalle cose. Chissà quali… Un pensiero squarcia il mio di silenzio: chi mi vede penserà lo stesso di me? Oppure semplicemente si chiederà che ci faccia ‘una come me’ da sola in treno… Vorrei tanto raccontarlo ma… il sole trafigge anche me.

Quadro 2. Un ponte mi parla: “Basterò?”
Lo vedo, collega una collina all’altra, è idealmente il pezzo mancante al puzzle sparpagliato rappresentato dalle nostre esistenze al punto 1. Costruiamo ponti.

Quadro 3. In gelateria si gusta l’amaro di Diaz.
Lo so, diventerà un rito quella piccola gelateria in via Balbi. Mi fermo anche oggi. Mi sorride la ragazza che mi accoglie e mi aiuta a mangiare lo yogurt con nutella… Devo addolcirmi perchè Genova è suo malgrado sinonimo di violenza. Giuliani, Diaz, menzogne, violenza… chi mi aiuta dice solo: è stato uno schifo. Io seduta sul mio solito osservatorio viaggiante non riesco a non incupirmi e confermare. Il mare osservato dal porto vecchio oggi mi sembra essere strano, si è colorato. Rosso sangue.

Quadro 4. Al porto un peruviano ha pochi denti in bocca ma dignità da vendere.
Gli passo accanto per un attimo e mi cattura con la disarmante semplicità della sua grazia. Sta mangiando del pane comune e bevendo acqua seduto su un muretto all’ombra. Guardo, è giovane ma non so dargli un’età per via del suo sorriso così povero di denti, ma ricco di bellezza e dignità. Vorrei abbracciarlo. Lo avrà capito dal mio sguardo? Ecco, ha finito di mangiare, con calma e precisione raccoglie carta e bottiglietta, senza lasciare traccia. Che civiltà, che delicatezza!

Annoto durante uno spostamento: procurarsi dettafono.

Quadro 5. Galleria al Palazzo Ducale: ho respirato anime.
Non mettevo piede/ruota in una galleria privata da anni e subito è stata un’emozione forte, un dialogo con opere, colori, mani, materiali, menti, tecniche e soprattutto passioni. Almeno tre colori dominanti: il blu, il bianco contrapposto a nero della china, il rosso.
I colori ci parlano. Lasciamoci attraversare dalla luce. Anche in una piccola galleria a Genova. Il suo nome? Non poteva che essere uno: San Lorenzo.

Il viaggio continua. Sempre Vicky!

22 luglio 2012 Posted by | Anima, Esperienze, Mondo, Persone | , , , , , , | 18 commenti

Ti aspetto.

Non è un addio,
solo un altro arrivederci.
Non vado via,
se guardi
vedrai che sono qui
in ogni cosa attorno a te.
E’ solo una parentesi
una nuova attesa…
come tante altre
alla fine di un lungo viaggio.
Ci vedremo alla stazione
con le solite valigie,
ed un biglietto…
e la mia mano nella tua.

P.A.

11 febbraio 2012

11 febbraio 2012 Posted by | Anima, Esperienze, Persone | , , | 1 commento

La porta.

Un oggetto, un simbolo. Ho scritto il titolo. E’ un tutt’uno con le lacrime che sfuggono al mio controllo. La amo, la odio la porta. Da quando abito in questo appartamento quante volte l’ho vista aprire e all’improvviso arrivavi tu, amore mio… Ti ho aspettato per vent’anni, sempre alla stessa ora. Poi, sei anni fa, sei uscito per l’ultima volta col tuo corpo chiudendo la porta dietro di te. Avevi in mano quella che era diventata negli ultimi tempi la tua fedele compagna: una borsa da viaggio con il necessario per un ricovero in ospedale. Maledetta borsa…

Non si sarebbe più riaperta per te fisicamente quella porta. Ho avuto questa consapevolezza quel giorno di sei anni fa.

Amore mio, sei stato un grande, lo sei ancora… c’è una porta però che tu sai non si è mai chiusa per te nemmeno un giorno, nemmeno un attimo: il mio cuore. Tu l’hai reso così grande nei 24 anni di vita terrena che abbiamo passato insieme! Così grande ed aperto da poter accogliere altri amori, da poter condividere ancora tanta vita, tanta gioia, tanto… tutto con chi l’ha attraversato, con chi l’ha calpestato, con chi l’ha ferito, con chi oggi non è con me ad ascoltare il racconto bellissimo di chi eri, di chi sei e di chi sarai sempre!

La guardo quella porta… Ho deciso di vendere questa casa, dopo che l’ultimo amorevole ricordo di te e dell’eredità d’amore che hai lasciato uscirà da qui per quella stessa porta, io comincerò da quel preciso momento una vita da un’altra parte. Tu naturalmente verrai con me, i muri non ci servono, i nostri discorsi senza parole continuano. Cambiamo solo scenario.

La porta. Solo un simbolo. Eppure… quanto ha da raccontare.

Ti ricordo stasera col brano che è nostro: il più bello e il più dolce dei Rolling Stones, “Wild Horses”. E come nell’82, quando decidemmo di sposarci, mi viene ancora da ridere… mi vedi? Ricordo ancora adesso la faccia scandalizzata del prete quando gli abbiamo proposto di farla eseguire in chiesa, al momento del mio ingresso… non ci posso credere! Eravamo davvero degli sfacciati!
Ah… come sai, io lo sono ancora. Ti penso, Lorenzo. Rido e piango allo stesso momento e riflettendo meglio mi rendo conto che quella porta in realtà è rimasta soltanto socchiusa, nei tuoi desideri, nei miei sogni.

Sempre Vicky!

20 gennaio 2011 Posted by | Anima, Esperienze, Persone, Vita nuova | , , , | 12 commenti

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