Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Chi non ha lavoro

Risultati immagini per rifugiati nigeriani

Quella qui sopra è una delle situazioni dalle quali scappano, l’Africa di cui quasi nessuno parla e che genera rifugiati politici e non che in qualche modo devono mangiare e vivere ogni giorno.
Vi offro un racconto di vita che conosco da alcuni anni e che vi assicuro è la miglior celebrazione del 1 maggio e non solo.
Sono particolarmente arrabbiata e non risparmierò, forse per la prima volta, di trascrivere fedelmente certi termini usati normalmente in alcune occasioni.

Qual è la novità oggi?

Vi parlo di prostituzione. No, non si tratta di donne ma di un ragazzo X che vive nella zona Y e si vende al Supermercato Z.

Ho conosciuto X qualche anno fa alla fermata dell’autobus che prendevo di solito per andare a casa nel quartiere Y dove abitavo. Non lo avevo mai notato prima o più semplicemente avevamo orari diversi.

Sono una di quelle persone che non si crea problemi a fare conversazione con persone di razze e colori diversi dal proprio per cui ho cominciato a parlare con lui di cose quotidiane che riguardavano sia lui che me e le nostre vite. Ha preso il mio stesso autobus per raggiungere il supermercato. La differenza tra me e lui è che io ci andavo per fare la spesa mentre lui ci andava per chiedere soldi ai clienti oppure prendere le monete dai carrelli che restavano abbandonati nel parcheggio antistante al supermercato stesso. Questo naturalmente l’ho scoperto solo dopo aver fatto la spesa…

Fin qui sembrerebbe tutto “normale” fin quando non scoperto che… X era in vendita e mi stava offrendo se’ stesso presso il mio domicilio, sussurrandomi all’orecchio in inglese (la lingua in cui stavamo comunicando, proveniendo lui dalla N.) queste parole: “Baby, I can make you happy… I can lick your p…y, ok? Take me to your home and I’ll do everything you want”. (Tesoro, posso renderti felice… posso leccare la tua…, ok? Portami a casa tua e farò tutto quello che vuoi).

Devo essere diventata di tutti i colori perché solo un paio di volte in vita mia avevo ricevuto provocazioni sessuali così esplicite, da adulta intendo naturalmente e soprattutto da adulta single e con una disabilità motoria.

Mi sono sentita strana. Non avevo mai pensato alla prostituzione maschile, anche perché non avevo mai dovuto pagare un uomo in vita mia. Ho rifiutato la sua offerta non perché non fosse attraente e io non ne avessi voglia, ma semplicemente per il rispetto della dignità di entrambi.

In cambio di nulla, se non della compagnia reciproca, ci siamo seduti fuori dal supermercato a mangiare una pizza insieme, senza giudizio. Aveva fame X, non solo di cibo ma di parole che non fossero solo di sfruttamento o di contrattazione.

Lui, godendo dei benefici come rifugiato, aveva provato a cercare un lavoro naturalmente senza successo. Come molti mandava quei pochi soldi ai suoi genitori in N.
Nonostante la sua sfoderata malizia e spregiudicatezza non credo che avesse mai pensato di doverle guadagnare così i soldi che gli servivano per vivere qui nel nostro paese. Ho pensato a chissà quante donne avevano accettato la sua offerta… non ho avuto il coraggio di chiederglielo.

L’ho incontrato ancora molte volte, anche di recente. Ci siamo parlati da esseri umani con pari dignità, senza pensare alle categorie mentali che stanno prendendo sempre più piede nelle nostre comunità. E non parlo solo di stranieri.

Vi assicuro che molte persone che non hanno lavoro si sentono cittadini di serie B, persone che hanno perso senso di rispetto e dignità anche da parte di chi un lavoro ce l’ha ancora. Magari nelle pubbliche amministrazioni, presto gli uffici per l’impiego o ancora se si ha a che fare con i servizi sociali degli enti locali: ci si sente veri e propri mendicanti.

No, non me la sento proprio di festeggiare nulla. Ho solo voglia di dedicare questo post a X, ovunque sia in questo momento!

Con amarezza, sempre Vicky!

 

 

1 maggio 2017 Posted by | Corpo, Esperienze, Mondo, Persone, Storia | , , , , , , , , , , , , | 50 commenti

L’altra domenica

Roma, piazza S. Silvestro 25 aprile 2012

Vorrei tanto scrivere di quanto è bello stare con la famiglia durante questa giornata. Il problema è che io una famiglia ho smesso di averla già molto tempo fa, più o meno di questi tempi. La domenica per me fino a poco tempo fa era una giornata peggiore delle altre, ogni volta che sentivo osannare questo giorno mi veniva il vomito solo al pensiero. La nausea mi sommergeva, contro la mia volontà. La domenica è un giorno di festa per qualcuno che ha qualcosa da condividere, qualcosa di cui parlare, qualcuno da vivere

Vorrei tanto raccontare senza timore quello che succede al mio corpo, al mio cuore e la mia psiche in questo giorno particolare oltre che naturalmente in tutti gli altri a volte stramaledetti giorni… qualche volta benedetti, non lo nego. Posso provarci accettando la contropartita, non può essere peggiore della solitudine che ho provato in tante domeniche della mia vita. Ne parlerò come di una giornata tipo, nella quale però si sono alternati momenti belli e momenti atrocemente dolorosi.

Oggi sono uscita, mi sono guardata intorno. È primavera. Tu non puoi vederla con me. Quella che vedrò domani non sarà la stessa…

Ore 8.00 – Mi sveglio più o meno a quest’ora ogni domenica, qualunque sia l’ora in cui vado a letto. Mi preparo a fare colazione non più tardi delle 8.30, il qualcuno che me la dà deve uscire per il suo giorno di libertà. Questo si ripete sempre, anche se io non ho voglia di mangiare a quell’ora, anche se non ho voglia di vedere nessuno estraneo almeno per una volta alla settimana (mi ripeto da anni mentalmente “Un giorno arriverà una fottutissima domenica anche per me, in cui sarò libera anch’io…”), anche se mi piacerebbe restare sola con i miei pensieri qualche volta per scelta.

Ogni settimana vivo lo stesso patema in funzione della domenica: Oggi verrà qualcuno, tutto quanto sopra premesso, ad aiutarmi a lavarmi e vestirmi e se si chi sarà? Dal giovedì comincio a vivere l’ansia della cura del mio corpo.

Vorrei tanto che qualcuno capisse nel verso giusto quello che voglio comunicare, mi sto sforzando di farlo con serenità ma anche estrema verità, la devo a me stessa e a tutti quelli che come me sono costretti a dipendere dalla cura più o meno amorevole di altri. Questa è una ferita che neppure dopo oltre 18 anni è guarita, mi procura sempre sale agli occhi. Lo tolgo e continuo. Qualche volta sento raccontare di storie d’amore e di amicizia che si concretizzano nella cura reciproca e penso mio malgrado a quanto mi sono spesa quando il mio corpo non mi aveva ancora tradito.

Ho massaggiato le tue caviglie gonfie pur non avendo mani buone. Ho usato i miei polsi. È stato naturale, sempre. Avevo smesso di essere la tua donna già da tanto tempo…

A un orario più o meno flessibile arriva il qualcuno di turno che si occupa di me. Un altro giorno, una giostra che riprende a girare azionata da altri. Conto i minuti in cui tutto questo avrà fine e sarò finalmente seduta, parzialmente libera di muovermi, di guardarmi anche oggi allo specchio sperando di piacermi. Io ci provo a ribellarmi a questo meccanismo e spesso sono impietosa verso me stessa, in quei giorni in cui non vorrei essere viva e mi odio per amare così ciò che mi circonda, quello che ho dentro, le persone care… adesso tu.

Vorrei che la mia gioia nell’accogliere parlasse al mio posto senza dover usare le parole che non posso tradurre. Ho una giornata davanti della quale non importa a nessuno. Certe cose non riesco a farle accettare neanche a me stessa. Si avvicina l’ora di pranzo, una volta rappresentava per me un problema, da tempo è diventata la mia oasi… un tempo privilegiato che posso scegliere di passare dove e come voglio. Tutto è iniziato in una domenica tempo fa in cui sono rimasta sola per la prima volta e per pranzo ho mangiato un pacchetto di crackers aperto con i denti e bevuto un bicchier d’acqua. Uno dei pranzi più belli della mia vita! Nascosta in casa, senza dir nulla a nessuno ho respirato la gioia dell’anarchia, del sentirmi padrona del mio tempo anche a costo di rischi. Questa luminosa gioia interiore mi aiuta a superare le decine di altre giornate in cui è oscurata dalle nuvole. Non voglio essere fraintesa, il mio non è menefreghismo delle preoccupazioni altrui, presunte o vere. Semplicemente mi riconosco il diritto a vivere a modo mio come chiunque altro. Essere finalmente seduta mi da questo potere.

Voglio che la pace mi inondi insieme al piacere e alla passione quando di me faccio dono. L’angelo che non sono ora non è più legato. La domenica diventa un giorno da vivere, un’opportunità di scelta, la prospettiva che si apre, la porta che si spalanca senza pensare a quello che si lascia dietro di sé.

Ogni volta che ti vedo sei il mio Sole, il tuo sorgere e il tuo tramontare su di me danno un senso al tempo convenzionale dilatandolo. Diventi corpo del mio corpo, mani delle mie mani, cuore del mio cuore… 

Sempre Vicky!

15 marzo 2014 Posted by | Anima, Esperienze, Idee, Persone | , , , | 9 commenti

   

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