Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Ancora sabato

Buongiorno lettori di lupo solitario - pagina 24
dal web

Eccolo arrivato!

E io lo aspetto e lo vivo come il bimbo nell’immagine, con ingenuo e attento sguardo rivolto al futuro, in compagnia dei miei tesori, che porto tutti dentro di me.

La solitudine… può aspettare per ora.

No tv, pc, film: la vita di qualcun altro. Dopo i soliti rituali quotidiani, anche chi mi assiste e la famiglia sono in libertà.

Io da anni faccio da sola, in giro, alla scuola di chi si mangia l’orgoglio insieme a un toast all’aperto o in un centro commerciale. In un bar o in farmacia chiedo aiuto per assumere un farmaco indispensabile.

Il prezzo da pagare è alto ma non torno indietro. La mia mini-maxi indipendenza è un diritto umano.

Vi auguro un buon sabato.

Il brano descrive quella che vorrei essere da grande! Vi abbraccio, sempre Vicky!

24 aprile 2021 Posted by | Anima, Diritti umani, Esperienze, famiglia, Musica, Persone, Sentimenti, social, vita indipendente, Vita nuova | , , , , , , , , , , | 29 commenti

Uno di quei giorni

Un giorno di cui vado fiera

Un giorno di cui vado fiera Roma, 26 aprile 2012

Oggi è uno di quei giorni in cui il mio corpo e la mia vita da diversa mi pesano parecchio.
Un giorno in cui mi sento defraudata e derubata di tanto, oserei dire quasi tutto! Guardo il mio corpo e non so fare altro che rimproverarlo per la sua inattività, per la sua inutilità, per la sua eccezionalità (intesa come eccezione alla regola).

È uno di quei giorni in cui non concedo a nessuno, neanche a me stessa, la più piccola consolazione, fosse anche adulatoria. Lo sapete, sono vanitosa e sarebbe fin troppo facile strapparmi un sorriso che romperebbe questa gabbia di ghiaccio che sento intorno.

Mi guardo. Mi sento. Mi immagino come posso e mi accuso. Se solo avessi fumato meno o non mi fossi fatta sfruttare dall’azienda in cui lavoravo fino all’esaurimento nervoso…Amavo molto il mio lavoro e apprendevo con curiosità. Se solo avessi capito in tempo quanto preziosa fosse la mia vita e quanto breve…Maledetto sia il delirio di onnipotenza che avevo a trent’anni! Maledetto il mio destino che mi riservava questo, a me e soprattutto alle persone amate completamente innocenti!

Oggi odio le mie mani. Mi sono arrabbiata e non potevo aprire la portiera dell’auto per scappare via. Ero in prigione per colpa loro, pezzi del mio corpo che non so ancora perché piacciano. Penso alle volte in cui vorrei preparare qualcosa per pranzo o per cena e non posso. Ricordo quanto mi piaceva scrivere a mano e quanto ammirassi la mia calligrafia. Ora devo ritagliarmi tempi e luoghi nascosti per poter dettare con il software vocale anche quello che state leggendo ora.

Vorrei dare spiegazioni come ho sempre fatto ai miei interlocutori circa il mio comportamento a volte strano e troppo impulsivo ma…Raramente trovo chi ascolti. Devo parlare con l’acceleratore e spesso il fiato mi manca…

Scappare è il mio modo di reagire da sempre alla pressione. Lo è sempre stato. Odio le mie gambe che non possono portarmi altrove se qualcuno non apre la porta. Le odio perché sono gonfie e mi fanno male tutte le sere. Non mi danno scampo. Oggi ho gridato: “Lasciami scendere!” Ho dovuto aspettare. Io odio aspettare. Soprattutto se sono senza scelta.

A che mi serve dopo quasi vent’anni un corpo che pensa ma non può agire come vorrebbe?

No, non mi sto piangendo addosso. Questa è la verità. Qualcuno ha una risposta? La mia pazienza è davvero ridotta al lumicino… io mi sto consumando insieme a lei.

Dedicata a quella Vicky che muore e rinasce ogni giorno!

27 aprile 2015 Posted by | Anima, Corpo, Esperienze, Persone, Viaggi | , , , , , , | 16 commenti

La noia.


Non è un mare piatto, non è lo scorrere tranquillo di un fiume. Anzi. La sento emergere, nel silenzio di questo agosto 2011 unico e irripetibile.
A volte è una nausea improvvisa rispetto a tutti i pensieri che ti soffoca, che sia provocata da temi profondamente radicati oppure spiccioli, come anche dalle esigenze quotidiane contingenti.

Mi fermo. Ho tempo. Mi osservo. Non sono poi male oggi, quattroruote inclusa. Il tempo scorre. Continuo a guardare Vicky riflessa nello specchio. Qualcuno la chiama vanità. Io la chiamo solo Vicky. Una persona, che si è scoperta come Narciso forse ma… non si è solo innamorata di sè stessa come mai avrebbe pensato. No. Non le è bastato. Lei vuole tutto ciò che è possibile vedere, immaginare, toccare, sentire, godere, soffrire a volte.

La noia concede questo lusso. Un attimo diventa un secolo e viceversa. Da amare. Da disprezzare anche. Da vivere, sempre.

Piango. O almeno credo. Vedo Vicky qualche giorno fa. Anche ora c’è un riflesso rigato di lei. Le basta così poco…

La noia aveva proiettato il film più bello e al tempo stesso terribile che potesse vedere: la sua vita. Presente compreso, che correndo diventava già futuro. Uno scenario a volte desiderabile, a volte insopportabile.

Sento finalmente piacere. E’ come sospirare dopo aver tremato, vibrato. Il caos che Vicky vede nei suoi occhi umidi si è placato. La noia guaritrice è passata e si è fermata con lei per farla riposare.

Questa volta aveva l’aspetto di un uomo che l’ha abbracciata. Inconsapevole è stato l’ancora nelle correnti sommerse, la sutura su una o più ferite. Sono tante le ferite e le tempeste. Anche oggi. Niente è risparmiato, nella noia.

Ma… io ritorno. Grazie a ‘Faber’ e a un Battiato MOSTRUOSO. Sempre Vicky.

31 agosto 2011 Posted by | Anima, Esperienze, Persone | , | 8 commenti

   

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