Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Le mani.

In questa sera di silenzio, attesa, un po’ di nostalgia mi sono ritrovata.
Questa sono io. Mi presento agli amici follower, blogger e lettori che mi accompagnano da poco in questo bellissimo viaggio.
Sempre Vicky.

Vincenza63's Blog

C’era una volta… la mia storia. La racconto senza rispettare una cronologia, attraverso le mie mani, come la direbbe una persona che amava cantare e alla quale hanno rubato la voce o solo il fiato… Questa è stata sostituita in parte dai segni, ma quali di questi sa e può esprimere emozioni? Ho perso le parole… ho perso le mie mani. Percorro insieme a te che leggi questo viaggio. Ogni tanto mi guarderò alle spalle, oppure con un balzo in avanti.

Non avercela con me. Perchè tu e io siamo il viaggio. Il più difficile. Il più bello.

Sali, voglio parlarti di alcune cose in libertà, senza aver paura di giudizi oppure solo per dirti che io non sono solo quella che vedi, ma che ho avuto un passato e desidero un futuro proprio come te… solo che vorrei spiegarti che ci sono cose che non potrò più dirti con le mani…

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14 aprile 2017 Posted by | Corpo, Dialogo, Esperienze, Persone, Sentimenti, Vita nuova | , , , , , , , , | 9 commenti

Uno di quei giorni

Un giorno di cui vado fiera

Un giorno di cui vado fiera Roma, 26 aprile 2012

Oggi è uno di quei giorni in cui il mio corpo e la mia vita da diversa mi pesano parecchio.
Un giorno in cui mi sento defraudata e derubata di tanto, oserei dire quasi tutto! Guardo il mio corpo e non so fare altro che rimproverarlo per la sua inattività, per la sua inutilità, per la sua eccezionalità (intesa come eccezione alla regola).

È uno di quei giorni in cui non concedo a nessuno, neanche a me stessa, la più piccola consolazione, fosse anche adulatoria. Lo sapete, sono vanitosa e sarebbe fin troppo facile strapparmi un sorriso che romperebbe questa gabbia di ghiaccio che sento intorno.

Mi guardo. Mi sento. Mi immagino come posso e mi accuso. Se solo avessi fumato meno o non mi fossi fatta sfruttare dall’azienda in cui lavoravo fino all’esaurimento nervoso…Amavo molto il mio lavoro e apprendevo con curiosità. Se solo avessi capito in tempo quanto preziosa fosse la mia vita e quanto breve…Maledetto sia il delirio di onnipotenza che avevo a trent’anni! Maledetto il mio destino che mi riservava questo, a me e soprattutto alle persone amate completamente innocenti!

Oggi odio le mie mani. Mi sono arrabbiata e non potevo aprire la portiera dell’auto per scappare via. Ero in prigione per colpa loro, pezzi del mio corpo che non so ancora perché piacciano. Penso alle volte in cui vorrei preparare qualcosa per pranzo o per cena e non posso. Ricordo quanto mi piaceva scrivere a mano e quanto ammirassi la mia calligrafia. Ora devo ritagliarmi tempi e luoghi nascosti per poter dettare con il software vocale anche quello che state leggendo ora.

Vorrei dare spiegazioni come ho sempre fatto ai miei interlocutori circa il mio comportamento a volte strano e troppo impulsivo ma…Raramente trovo chi ascolti. Devo parlare con l’acceleratore e spesso il fiato mi manca…

Scappare è il mio modo di reagire da sempre alla pressione. Lo è sempre stato. Odio le mie gambe che non possono portarmi altrove se qualcuno non apre la porta. Le odio perché sono gonfie e mi fanno male tutte le sere. Non mi danno scampo. Oggi ho gridato: “Lasciami scendere!” Ho dovuto aspettare. Io odio aspettare. Soprattutto se sono senza scelta.

A che mi serve dopo quasi vent’anni un corpo che pensa ma non può agire come vorrebbe?

No, non mi sto piangendo addosso. Questa è la verità. Qualcuno ha una risposta? La mia pazienza è davvero ridotta al lumicino… io mi sto consumando insieme a lei.

Dedicata a quella Vicky che muore e rinasce ogni giorno!

27 aprile 2015 Posted by | Anima, Corpo, Esperienze, Persone, Viaggi | , , , , , , | 16 commenti

Uomo

Uomo: ti ho conosciuto quando ho scoperto me stessa. Semplicemente mi stavi dentro quando ancora nemmeno sapevo che esistessi, quando la mia femminilità era ancora troppo acerba per distinguersi dalla tua mascolinità. Ci somigliamo molto. Giochiamo!

Uomo: ti guardo disteso sul mio letto. Sei bello, sei nudo, sei duna, apparentemente deserto nella tua immobilità. Ti sento respirare quella stessa aria che hai soffiato su di me nelle ore più calde. Come se il vento cambiasse così tu ti volti lentamente, completamente. Adesso ti domino con lo sguardo. Assolutamente ed esclusivamente mio ora, in un lunghissimo istante solitario. Giochiamo!

Uomo: ti trasformi improvvisamente in donna, mi chiedi “Ti piaccio?” mentre leggi già la risposta di fronte a te. Guardami. Negli occhi, dritto negli occhi e scoprilo. Guarda: non ho più bisogno di mani ora. Te sei accorto? Ci separano solo pochi millimetri di pelle e di aria. Ti raggiungo. Giochiamo!

Uomo: il tuo nome significa Principe. Il mio Colei che vince. Dammi il tuo titolo, cedo le armi. Viviamo!

Sempre Vicky!

15 novembre 2014 Posted by | Anima, Corpo, Persone, Sentimenti | , , , , | 13 commenti

Toccami

(Google)

Toccami. I tuoi occhi sanno incantarmi. Le tue mani prolungano le loro carezze immateriali. Non so da dove cominciare… mi sento improvvisamente piccola, terra sconosciuta inondata dalla tua acqua, dall’azzurro uomo che sei. Percorri le strade invisibili e davanti a te si aprono ancora nuovi sentieri. Portami più in alto, dove anch’io posso volare, tu e io siamo cielo, aria, cosmo…

Dominami. Le mie mani diventano le tue. Ne disegno ogni piccolo solco, aspetto di conoscere il successivo appena me ne riveli i segreti. Premi su di me con la sapienza di chi modella la creta. Io divento opera delle tue mani, non posso e non voglio sottrarmi al tuo calore. Entra. Porta del mio io è la mia pelle. Incontrami…

Mangiami. Cibati di quanto nella bocca non ci starebbe. Il sapore più ambito è quello ancora sconosciuto. Eros. Luogo sacro io per te, offerta che diventa sostanza di vita. Mentre mi trasformo trovo casa dentro di te. Sei pulito. Ammiro la tua bellezza interiore in questo viaggio etereo.
Occhi chiusi. Aspetto…

Guardami. Il mio viso tra le mani come calice da bere. È il tuo momento, anche il mio. Celebrami. Sono pane, sono vino. Tu come miele che resta sulle dita da leccare. Disegno con la lingua il disegno che mi toglie la fame… non serve altro. Su di te mi scrivo. Resto.

Sempre Vicky.

9 febbraio 2014 Posted by | Anima, Corpo, Dialogo, Persone, Sentimenti | , , , , | 13 commenti

Piedi

 (Google)

Sono lunghi i miei piedi. È una delle parti del mio corpo che mi è sempre piaciuta, anche quando ero più in carne, cioè circa 20-25 chili fa. In un test ho scoperto che chi ha i piedi come i miei sembra abbia origini egizie. Per me questi test sono un gioco col quale mi diverto qualche volta.I due alluci sono più lunghi del resto delle dita, dando al resto un aspetto affusolato quando non sono gonfi. Indosso scarpe o stivali a volte numero 40 o 41, secondo i modelli e secondo il fatto che senta toccare il piede contro la punta interna della calzatura. Sento… ecco lì, in agguato, i miei ricordi tradotti in sensazioni, in ipersensibilità, in qualsiasi cosa possa dirsi contatto… incredibilmente piacevole per ogni occasione.

Oggi ve li racconto.

L’erba. È l’emozione del colore verde, del fresco. L’ultima che ho calpestato a piedi nudi è stata in montagna, in una valle bergamasca, l’alta Val Seriana, ero a Gromo in vacanza, agosto 1995. Con noi dei cari amici di allora. Mi è sempre piaciuto il contatto con la terra, con l’erba, perfino con i sassi gelidi del torrente che avevamo ai piedi della collina dove avevamo affittato un appartamento. Uno dei ricordi più belli: tolgo i sandali e prendo in braccio Emanuela che ha paura, voglio passare sull’altra riva del torrente e approfitto di un tratto in cui ci sono sassi lisci e grandi dove poter appoggiare i piedi. I miei piedi… Mi fermo, datemi un attimo… la corrente dei ricordi è talmente potente che mi sta portando via… Dicevo che piano piano siamo arrivate sull’altra sponda e mi sono accorta di essere a piedi nudi.  Non è un problema, i fili d’erba come dita sottili di mani nascoste accolgono le mie orme regalandomi freschezza e morbidezza.
Ho gli occhi chiusi ora… questo mi basta per essere presente in quel momento come accadesse in quest’istante. Sono sola, malinconia… sono felice di esserci.

Il mare. È il freddo abbraccio del blu. Tre fotogrammi, tre sensazioni diverse, tre vite distinte. Il primo: sono con mio padre in acqua, al mio paese d’origine, Margherita di Savoia in Puglia, è il luogo delle mie radici, della mia infanzia, dei parenti, i primi amori, il mio grande amore… Dicevo che sono con mio padre, insieme cerchiamo vongole e telline, lui mi insegna come scavare coi piedi nella sabbia… un divertimento e una spensieratezza unica, raccogliere i frutti di mare che emergono come figli partoriti dal fondo, agitare i piedi a mia volta per imparare. Mi sembra di ballare il twist! L’acqua diventa tutt’uno con i granelli finissimi e fanno solletico ai miei piedi. Piccoli vortici freddi che regalano tanto, tutto il possibile. Il secondo: sto imparando a nuotare, da sola, come quasi tutte le cose che da bambina come anche da adulta ho fatto. Sto sbattendo i piedi per stare a galla in uno stile tutto mio… I miei piedi… ricordo la loro mobilità, l’acqua che passa dappertutto, la felicità dell’obiettivo raggiunto anche grazie a loro… amici miei!
Il terzo: è il più recente, il più sconvolgente. Sono a Rimini insieme a un caro amico, lui magari non immagina nemmeno quanto lo sia… Dopo 18 anni torno dal mio fratello mare, uno degli abbracci più belli ed emozionanti della mia vita. Il mare lo saprà? Lo penetro, mi avvolge, mi copre e mi possiede. Il mio è un ritorno per sempre, lo sappiamo io e lui. Con le sue onde mi fa festa e io rispondo con le mie risate… non ho paura, non più.

I baci. Sono la calda invasione del rosso. Sentire il calore di una bocca sui miei piedi per la prima volta è una cosa estremamente eccitante, non immaginavo così tanto. Ho sempre riso quando sentivo della passione di qualcuno per questo tipo di attenzione, di coccola. Mi devo ricredere… questa sensazione nuova di calore, di umido, di… penetrazione e accoglienza… Bellissimo.
Sento di far parte di un tutt’uno con il corpo dell’altro, di aver scoperto una parte del mio corpo che non conoscevo, che non avevo mai conosciuto in tutta la vita da questo punto di vista, come fonte di appagamento, di intimità, di gioia!
Non so perché ma un senso di perbenismo, un certo tabù in un primo momento mi impedisce di godere appieno… è come spogliarsi di un ultimo velo, come buttare giù un muro inutile, prendere possesso totalmente del proprio corpo e attraverso di esso del piacere altrui.

Se considerassi i miei piedi solo come mezzo di mobilità sarei davvero tagliata fuori da un mondo che neppure credevo potesse esistere. Invece…il mio corpo, i miei piedi lasciano orme più importanti di prima... lasciano orme dentro, lasciano tracce sulla pelle di un altro che gli dedica attenzione e cura con baci e carezze, regalano a me sensazioni nuove e inaspettate. 

Amo i miei piedi. Ancora. Sto bene con loro.

Sempre Vicky!

5 gennaio 2014 Posted by | Corpo, Dialogo, Esperienze, Persone | , , , , , | 37 commenti

Pelle

Mare rosa solcato da mani.
Ogni onda e ogni increspatura sono segni e tracce dei brividi,
solchi lasciati dall’aratro.
Alba e tramonto lo stesso colore su di me.
Ogni piccolo forellino ponte tra tocco ed emozione.

Tu mi sfiori.
Io ci sono. Tutta.
Seta della creazione che corre su alture
e su tratti pianeggianti.

Ogni volta un viaggio, sempre nuovo e sconosciuto
su quest’organo tutto da suonare.
Lascia che ti faccia dono di questa armonia,
con le sue impennate improvvise, le sue accelerazioni e le sue soste.

Vibrami addosso quando sei in cima.
Parlami piano ora.
Sto ascoltando il silenzio della tua.

Sempre Vicky.

15 dicembre 2013 Posted by | Anima, Corpo, Esperienze, Musica, Persone, Sentimenti | , , , , , | 30 commenti

Sensibilità

 (Google)

Giorni fa una persona a cui tengo molto mi ha ferito. Mi sono detta: “Non sono una persona permalosa, sono semplicemente sensibile”. Cosa vuol dire in realtà questo? Ho così incominciato a ragionarci su a modo mio, naturalmente.

Ho cercato di dare una definizione accettabile di “sensibilità” senza essere troppo conformista o accondiscendente con me stessa.
Inspiegabilmente parto dal mio punto di arrivo… È sempre meglio ogni tanto cambiare prospettiva in modo da vedere le cose sotto una luce diversa e riceverne nuove suggestioni e spunti.

Sono arrivata alla conclusione che se rimango ferita non dipende dalla mia sensibilità, intesa in senso passivo, cioè le persone mi toccano più o meno profondamente e io di conseguenza ne rimango segnata. Al contrario sono partita da un punto di vista differente. Se, infatti, questo modo di sentire è correlato a quanto proviene dall’esterno, tanto più sarà elevata la sollecitazione tanto più dovrebbe essere proporzionata la reazione. La sensibilità, quindi, dipende non più da ciò che sento io ma dal tipo e dall’intensità della provocazione esterna, sia essa materiale che non immediatamente misurabile.

Mi tornano in mente i miei post precedenti sui sensi. In particolare quello sul tocco. Dal punto di vista puramente fisico la sensibilità è tradotta come la nostra risposta a uno stimolo esterno, una carezza per esempio. Fin qui il discorso è estremamente evidente: più la carezza è piacevole, maggiore e più intensa sarà la nostra reazione. Lo stesso naturalmente accade con uno stimolo negativo, uno schiaffo per esempio.

Nonostante però tutti i miei bei ragionamenti di cui sopra ciò che mi ha colpito di più e ferito è stato sentir dire parole profondamente sentite espresse in modo estremamente freddo e impersonale. Come una comunicazione di servizio. Tutta la teoria causa-effetto tra sollecitazione e reazione è andata in frantumi.

L’indifferenza non si addice ai sensi, né a quelli che sperimentiamo né tantomeno a quelli che desideriamo o sogniamo.

Ho una tale confusione dentro… Vorrei tanto riuscire a spiegarmi e comunicare nel modo giusto, non essere fraintesa o peggio.

Quando ti trovi di fronte a parole vuote, asettiche, che definiresti impersonali se solo non ne pagassi le conseguenze, non puoi controllare né il tuo corpo né la tua mente e il tuo cuore. Vicky è fatta così, non è frazionabile e cedibile a pezzi. Tutto o niente. Prima di tutto nel dare.

Non sopporto chi gioca con la mia vita, con i miei sogni. Questa, per Vicky, non è sensibilità. Questo è semplicemente rispetto di quella altrui.

C’è un brano di Moby che contiene le seguenti parole: “Noi siamo fatti di stelle”. Sono d’accordo con lui.

Tu distruggi la sensibilità quando ti dimentichi ciò che delle stelle è anche dentro di te. In tutti coloro che incontri per la tua strada… perché anche le stelle cadono. E non è dimostrato che sia per soddisfare un desiderio.

Mentre invece è dimostrato che le ferite avvengono. Nel nostro cuore emozionale e nella nostra mente. Questo ci fa sentire “creep”, non all’altezza delle aspettative. Un errore da non commettere più.

Sempre Vicky.

 

11 settembre 2013 Posted by | Anima, Corpo, Dialogo, Esperienze, Sentimenti | , , , , , , | 20 commenti

Le coccole.

Ho voglia di te. Non del tuo corpo…non solo. Di te, che sei l’altro o l’altra. Fuori da me. Sei il centro dei miei pensieri, oggetto e soggetto di calore, vicinanza, effusioni. Le coccole sono per te. Puoi riceverle quando vuoi. Puoi darmele appena puoi. Aspetto.
Tutta l’umanità è in attesa di questo travagliato parto globale che unisca l’infinitamente grande all’infinitamente piccolo. Non è misurabile, eppure c’è chi da’ vite, patrimoni, onore per avere in cambio ciò che resta l’ultimo altare, l’ultimo angolo segreto da scambiarsi: il proprio sè.
Da dare attraverso i sensi, i cinque fisici e quelli innumerevoli fatti di intuito, scintille, aria da scambiarsi a fior di labbra… Con un bacio oppure una carezza al cuore sussurrata piano piano al tuo orecchio, che tu sia amante o amico…in tutta la tua sacralità ti chiedo: mettimi al centro… mettiti al centro…anche per quel momento che mi faccia sentire di essere viva perchè ho donato. Quell’attimo in cui sono felice di esistere perchè ti ho ricevuto.

Non lasciamoci. Teniamoci in ‘contatto’ fino alla fine. Come i cuccioli d’uomo che non vivono che di questo…un abbraccio ci accoglie quando entriamo nella vita, un altro ci saluta quando ne usciamo. E’ il nostro desiderio che manteniamo lungo tutto il viaggio. Ti tocco, con le mani, con lo sguardo, col respiro, col pensiero. E tu cerchi le mie stesse cose.

Siamo soli. Ma…nell’intervallo tra l’istante in cui il palmo della Mano della Vita ci ha infilato in quella fessura dell’io che chiamiamo cuore,  perchè fossimo ‘noi’ e non più ‘io’ e generassimo contatti d’amore gli uni con gli altri…siamo in cerca e abbiamo continuamente nostalgia. Fino all’ultimo tocco, fino all’ultimo respiro. E’ questa la felicità?

Una certezza emerge ripensando, fermandomi a osservarti…a guardarmi in giro.

L’affare del secolo non è il petrolio. La scommessa della finanza e degli investitori è il bisogno di benessere dell’umanità. Sono le coccole negate. Sono le carezze rubate. Sono gli abbracci strappati. Siamo dilaniati e morti dentro… e il Grande Investitore, che ben conosce le debolezze umane come anche le forze che esse generano quando unite strettamente le une alle altre, ci vende la più grande illusione: poter comprare amore e tenerezza!

I nuovi templi sono i centri benessere, dove l’Io-Dio viene adorato e curato. Purchè paghi il prezzo, confondendo il benessere con la felicità.
Mani sapienti stuzzicano il corpo, saziano momentaneamente la sete di attenzioni e di ascolto che uno porta come bagaglio con sè, oltre alla carta di credito. Quanto dura il beneficio di questa nuova prostituzione del nostro cuore, della nostra mente e del nostro spirito? Il nuovo mercato che si è aperto è immenso… quanto la fame moderna del mondo grasso e opulento.

Penso. Se in fondo a un vicolo apparentemente cieco ci chiediamo quale sarà il nostro futuro, non abbiamo che da aprire gli occhi sul nostro presente.
Abbiamo disperatamente bisogno d’amore. E spesso paghiamo un prezzo per averlo. Qualunque esso sia è troppo alto. E’ una fame interiore ed esteriore che ci accomuna trasversalmente… Lasciamoci afferrare, abbracciare, coccolare e restituiamo quanto ricevuto!

Un abbraccio, sempre Vicky!

18 agosto 2012 Posted by | Corpo, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , , , | 18 commenti

   

VALENTINE MOONRISE

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