Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Tubino nero

Se penso a una strada da percorrere, fatta di curve, rettilinei, salite, discese, gallerie… sono io. Sono un tubino nero. Indossato da Vicky, sarò il suo.
Non più grassa, non così magra da portarlo come tante modelle. Alla soglia dei suoi cinquant’anni si sente pronta a un nuovo gesto di femminilità: indossare dopo almeno 18 anni una gonna, un vestito, qualcosa che la faccia distinguere fisicamente ma soprattutto un simbolo da sempre, un tubino. Da portare assolutamente con quelle Dr. Marten’s che le piacciono da sempre. Un contrasto che le assomiglia molto. Assolutamente.

Ha sempre guardato a quelle donne anni ’50 eleganti, semplici, essenziali eppure così sexy! Si sentirà all’altezza guardandosi allo specchio?

Sì, ora sì. Oh, lo sa che un vestito è solo un oggetto ma… proviamo a raccontarlo.

 (Google)

Un vestito simile è ciò che più riconduce l’immaginazione e la fantasia all’idea di mani che toccano, sfiorano, percorrono pelle. Poi occhi che seguono prima le sue movenze sul corpo poi che desiderano essere tessuto. Qualsiasi, purchè ci sia contatto. Infine dilettarsi con il fruscio dell’abito sul proprio corpo o su quello altrui. E’ una festa dei sensi. Tutti. Anche quelli sconosciuti a chi non ne fa esperienza. Vedere e sentire una zip che sale oppure scende può diventare un gioco bellissimo.

La seduzione è arte. Un abito può diventarne veicolo. Il corpo protagonista assoluto. Inteso nel senso più ampio del termine. Vicky lo sa. O meglio l’ha sempre saputo e sognato ma non si è mai sentita in sintonia col suo aspetto.

Ora che vive e si muove nel mondo con un corpo “diverso” si sente perfetta e finalmente pronta. Non è vanità. E’ consapevolezza.

Bella sensazione!

Sempre Vicky!

 

1 settembre 2013 Posted by | Corpo, Cose, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , , , , , | 18 commenti

Tacchi a spillo

 (Google)

 

La femminilità è un paio di tacchi a spillo. Anche. La vanità e la voglia di piacere e piacersi non conoscono confini nè barriere mentali. Che male c’è?

Mi vengono in mente le donne di Pedro Almodovar, così eccessivamente provocanti e profondamente femmine. Le amo! Vorrei somigliare a una di loro. Ci provo… Per ‘una come me’ un volo con la fantasia, una provocazione a me stessa e alla gente che mi sta intorno.

Diamo inizio al sogno! Esco idealmente a fare acquisti. Sola come sempre o quasi. Meta: il centro di Milano.

Cosa hanno in comune scarpe con tacco a spillo e me? Io non cammino nè lo farò più… eppure… L’apparenza non è fondamentale, figuriamoci se ho cambiato idea però… scegliere è sempre meglio, se possibile. Oggi scelgo di “mascherarmi” e sentirmi ancora donna come quelle che mi passano accanto, non accorgendosi che lo sono anch’io.

Faccio vincere la femmina che è in me. Indosso le scarpe col tacco a spillo. Le vorrei rosse, in vernice. Vorrei indossare un tubino nero. L’ho sempre sognato. Non ne ho mai indossato uno. Quando camminavo ancora, cioè fino al 2 novembre 1995, non ritenevo di avere il fisico adatto perché pensavo quasi 25 chili in più, questo era lo stesso motivo per cui non indossavo quasi mai pantaloni, meno che meno aderenti. Mi sono sempre vergognata del mio corpo per motivi diversi.

Le rarissime volte in cui mi sono sentita davvero bella ha coinciso con quelle in cui sono stata amata com’ero. Ha coinciso con quelle in cui mi sono voluta bene. A prescindere dal giudizio degli altri o da loro incoraggiamento, che in ogni caso è sempre benvenuto.

Da qualche anno ha prevalso la stima di me, l’apprezzamento della mia femminilità prima di tutto da parte mia. Sono cambiata fuori e dentro. I tacchi sono un simbolo di “potere”… di rivalsa forse sulla vecchia Vicky.

Mi domando e mi domandano quale sia lo scopo dell’indossare un tale ornamento. Penso. L’unica risposta che trovo è piacersi, sentirsi misteriosamente un oggetto del desiderio, in alcuni casi il soggetto di sensualità. Essere semplicemente donna, pur non potendo muovere neanche un passo e mantenere quel paio di scarpe peccaminosamente rosse, come potrebbero essere delle labbra con un rossetto, “forever young”.

La mia immaginazione si esercita ad occhi chiusi. Immagina e intravede una voglia personificata che si arrampica su quei tacchi fino alle mie gambe, andando oltre e dimenticandosi che sono ferme ma che comunque conservano intatto il loro fascino. 

Questo è quanto il “maschio” che è in me vede in quest’oggetto del desiderio. Vicky donna-femmina ha sempre invece adorato i sandali infradito, i piedi nudi, appena possibile a contatto con la terra, con l’erba o come ultimo sogno realizzato col mare. Il piacere che ne deriva è altissimo, di fusione con la natura prima che con gli esseri umani i quali hanno bisogno di oggetti per compiacersi, per compiacere.

Mi guardo immaginariamente allo specchio mentre indosso la passione rossa. Sono diversa, ma mi piaccio. Manca la gonna o l’abito che scopra le mie gambe. Ma questo è un altro discorso.

Appassionata, sempre Vicky!

20 marzo 2013 Posted by | Corpo, Dialogo, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , , , , , , , | 30 commenti

   

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