Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Respiro

 (Google)

Il mio diaframma è pressochè fermo. E’ scientificamente misurato e dimostrato. Eppure… sono viva! La voce è quasi scomparsa, parlo con me stessa, tanto è basso il volume e il tono del mio respirare, della parola. È diventato un sussurro udibile solo da chi ha la pazienza di fermarsi e aspettare i miei tempi.

Questa è la storia recente del percorso che l’aria che mi attraversa  ha fatto in me in questi ultimi anni. Come al solito non rispetto la cronologia propriamente detta, ma quella del cuore, della mente, delle emozioni senza tempo…

Per un breve attimo ha lasciato il mio corpo, il mio respiro, per ritornarci attraverso un palloncino nero. Più debole di prima ma presente e caparbio come me! Uscirò dall’ospedale dopo nove mesi accompagnata dal mio respiro che non mi ha più lasciata da quel giorno. Era il 5 dicembre 1995. La mia Pasqua in anticipo.

Si accavallano in questo momento parecchi ricordi, pensieri.

Uno mi provoca una particolare tenerezza verso me stessa, sentimento che provo così raramente… Ho poco più di 12 anni, sono in un parco nelle vicinanze del mio quartiere. Mario ha 16 anni, frequenta una scuola professionale, è calabrese e vive in un convitto per ragazzi. L’ho conosciuto a un Luna Park, le Varesine – che tra l’altro non esistono più… Mi sta baciando. È la prima volta in assoluto della mia vita. Nessuno mi aveva spiegato che bisognava respirare con il naso e che ci sarebbe stata tutta quella saliva! Non so come fare. Non voglio fare la figura della bambina ma lo sono. Comincia a girarmi la testa e decido di respirare finalmente. Questo il ricordo del mio primo bacio, dato per curiosità, per la voglia di crescere in fretta; ho sempre voluto essere in anticipo sul tempo... già allora.

Una breve parentesi sul bacio. Per i motivi che ho descritto fino a una certa età, a dire il vero piuttosto recente, non ho mai apprezzato eccessivamente i baci profondi, in qualche modo li ho ridotti al minimo sindacale. Solo di recente mi sono accorta di apprezzarli, di desiderarli e anche di “respirarli”. Ora non potrei farne a meno.

Dalle doglie del travaglio prima del parto ho imparato a respirare per sopportare il dolore. Sei ore buttate via per dover affrontare poi un parto cesareo in extremis a causa della sofferenza fetale. Mi è servito imparare che il respiro non è soltanto qualcosa di automatico ma che prescinde dal nostro corpo e dalla nostra volontà. Alcune discipline e fedi religiose lo applicano per la maggiore concentrazione nella preghiera, nella meditazione, nella consapevolezza del Sé. Io l’ho usato per combattere il dolore. Ha funzionato. Anche nella ricerca spirituale. La chiamano ‘preghiera del cuore’, io la penso e la vivo come un’unione di respiri, una sintonia, una fusione dalla quale non può che emergere dapprima un oceano di silenzio che può in seguito generare due tipi di “cantici”: il primo a liberare dolore, il secondo gioia! In entrambi i casi il respiro è causa e mezzo primario di guarigione interiore ed esteriore. Di entrata nella vita. Così come il parto.

Un’ultima considerazione, per ora.

Il mio diaframma è perfettamente identico ad anni fa. Io assolutamente no. Fino all’ultimo respiro. Sempre Vicky.

24 marzo 2013 Posted by | Anima, Corpo, Dialogo, Persone, Sentimenti, Vita nuova | , , , , , , , , , , | 37 commenti

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