Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

A casa col nemico

Risultati immagini per computer portatile fujitsu (Google)

Voleva essere all’inizio il commento a un post sul blog dell’amica Cimy , poi è diventato quello che leggerete di seguito.

Ciao, cerco di capire il motivo per cui ti senti così… come ti ho già scritto altrove anche io lotto col nemico numero uno che si chiama Web e dietro il quale si celano chissà quanti altri nemici sconosciuti, amplificati così dalla gelosia di una che ama e non sa chi c’è dall’altra parte o addirittura di fronte a sé.
Quante volte ho gridato che avrei voluto spaccarlo quel portatile che mi ruba la sua attenzione, le sue carezze, quasi tutto.

È una vittoria senza armi quella della rete, in cui si casca in modo più o meno consapevole. Io a volte ho dato la colpa alla mia solitudine, quando passavo ore in chat o qua e là per siti. In realtà sola lo ero davvero in quel tempo… ho trovato compagnia, sono stata fortunata. Ma quante ore però buttate via a non vivere fuori da questa stanza…

Cosa c’è di social in una vita chiusa in casa dietro un monitor, scrivendo a persone che si sa non vorranno mai incontrarci (80-90%), perché non vedono altro che un’immagine, non la verità. Quando poi arriva il momento in cui si vorrebbe concretizzare la conoscenza perché magari si è anche nella stessa città… ecco, la gente si tira indietro.

Viviamo in un mare di “mi piace” senza più essere capaci di assaporare la compagnia reale di un amico o un’amica con un corpo e abbiamo dimenticato l’impegno sociale, politico, amoroso.

La rabbia e la delusione mi aiutano a riprendermi da queste “crisi di rigetto“.
In questi momenti benedico il giorno in cui ho cominciato a scrivere su questo blog, un modo davvero sociale oltre che “social” di comunicare e concretizzare in alcuni casi la conoscenza in modo più profondo. Con altri, magari più lontani, è nata una comunicazione a voce – no Whatsapp – che mi dà emozioni e, talvolta, anche qualche arrabbiatura, dipende dagli argomenti… questa è la vita, non devo piacere per forza a nessuno.
Il resto, ce ne stiamo accorgendo tutti spero, è una grande menzogna. È il grande occhio del famoso “Big Brother”, che manipola la nostra attenzione, la nostra curiosità sana per trasformarla piano piano in dipendenza.

Stiamo diventando schiavi. Finché siamo in tempo spezziamo le catene!
Io mi sono proposta di dedicare più tempo al blog, alla scrittura e alla lettura di altro (altri blog che seguo o di recente, l’ascolto di audiolibri – questo è il secondo che ho finito ieri sera), che mi arricchisce molto durante l’ascolto di musica di qualsiasi tipo. Ho ripreso in considerazione di dedicare un piccolo tempo della giornata all’attività fisica che fa bene alla salute del corpo e della mente, oltre a disciplinare l’uso del mio tempo ridiventandone la padrona.
Sono sicura di vederne molto presto i frutti del mio impegno.
Nel frattempo vi dedico questo brano… sempre libera, sempre Vicky!

6 marzo 2017 Posted by | Dialogo, Esperienze, Mondo, Persone | , , , , , , , , , , , , , , , , | 19 commenti

Ho conosciuto un “uomo”

Risultati immagini per bergamo teatro creberg niccolò fabi


E’ il 3 febbraio 2017.
Bergamo ore 21. C’è mia figlia con suo marito e poi… un bel po’ di gente e infine lui, Niccolò Fabi con la sua band.

Solo adesso a distanza di un paio di giorni riesco a parlare di ciò che ho sentito, ho ascoltato, lasciato decantare poi emergere nella sua giusta dimensione. Come è scritto nel titolo “Ho conosciuto un uomo”. Detto così sembra un incontro di quelli amorosi e in parte lo è ma di un altro tipo di amore, forse più vero e aperto di quello che ci vincola a una persona in particolare.

Andare a un concerto e avere la fortuna di poter assistere in seconda fila a pochi metri dall’artista è una bellissima esperienza. La consiglio a tutti. Non è soltanto ascoltare una voce, ma è vedere in tutte le sue sfumature un viso, corpo che si muove nello spazio mentre il tempo scorre quasi senza interruzioni, per non turbare un dialogo che ha un che di magico…

Ero seduta vicino a mia figlia Emanuela e ogni tanto commentavo sperando di non disturbare e disturbarla. In realtà credo fosse solo il bisogno di far venire fuori le emozioni che sentivo di condividere con qualcuno che è realtà non c’era, per poi ritrovarmi a vivere un dialogo muto con Niccolò, uno scambio di vibrazioni a distanza ravvicinata…

Capita così che l’anima si apre e si lascia andare, complice l’oscurità e il volume alto degli altoparlanti a pochi metri da me.

Verso la fine, dopo tanti brani urlati dalle persone sedute come me – che non posso alzarmi più, anche volendo… – Fabi intona una canzone in particolare che tutti conoscono praticamente a memoria e che fa balzare la platea in piedi e correre vicino al palco. E’ un brano orecchiabile, intimo, ha un bel ritmo coinvolgente, “Lasciarsi un giorno a Roma“. L’ho sentito un po’ di volte perfino io in questi giorni in cui ascoltavo un po’ di tutto il suo repertorio per prepararmi a un incontro, proprio come con una persona importante a cui tieni e per la quale ti prepari con calma e cura. Non solo per quel che riguarda l’aspetto, ma soprattutto per il “contenuto“.

Provo qualcosa di estremamente bello e straziante in quel momento e anche ora, mentre sto utilizzando il software vocale per dettare, e mi fa tremare la voce e il cuore. E’ un fotogramma di scatto in quel momento e che sembra unire due scene collocate in spazi e tempi differenti, lontano anni uno dall’altro. Ciò nonostante magicamente si sovrappongono provocando un’emozione enorme. Rivedo mia figlia adolescente improvvisamente come non l’ho vista mai, correre felice e spensierata incontro alla vita che l’aspetta e contemporaneamente mi appare una donna che rifà con la stessa corsa il medesimo percorso mentale ed emozionale davanti ai miei occhi.

Mi rendo conto improvvisamente di quante cose mi sono persa… e dentro di me in quel silenzio assordante in conto che mi è stato fatto il dono di esserci per viverne una importante: la sua prorompente e bellissima gioia di vivere! E’ come ritrovarla e doverla lasciar andare… Crescere. 

In questo momento ho le lacrime agli occhi. Non è tristezza. E’ vita, emozione, necessità. Maternità.

Faccio un’eccezione, a lei dedico due dei miei brani preferiti. Sempre Vicky!

 

5 febbraio 2017 Posted by | Anima, Esperienze, Mondo, Musica, Persone, Sentimenti, Viaggi, Vita nuova | , , , , , , , , , , , , , | 8 commenti

1 Aprile non è un pesce

 (Google)

Quest’anno è stata una giornata internazionale, intercontinentale per me. Vorrei che se ne ripetessero di più nella mia vita. Incontrare nel giro di poche ore contemporaneamente persone di tre continenti non è cosa da tutti giorni! Ora vi racconto cos’è successo nel giorno in cui tutto il mondo celebra la festa dell’idiozia. Il 1 aprile per molti è un giorno di leggerezza, per me passa inosservato, un giorno come un altro se non fosse per...

Ho conosciuto Hassan solo otto giorni fa. Sono tornata al mercato, proprio quello dove tempo fa mi hanno rubato i soldi dalla tasca del giubbotto. Sono una che non molla facilmente e non si fa intimorire, anche ora che sono sola e senza difese e vado in giro per Milano e non solo a qualsiasi ora, tranne che di notte solo perché non saprei come tornare a casa. Lui lavora nei mercati pur essendo laureato in urbanistica nel suo paese di origine, il Marocco. Un ragazzo gentile, premuroso, Hassan. Mette la mia spesa appesa dietro la mia carrozzina, non so quanti sacchetti siano, ce li facciamo stare. Sto per salutarlo, mi chiede: “Adesso vai a casa da sola con tutta quella roba? Vuoi che te la porti io?” – ci sono abituata e per me è un certo vanto cavarmela da sola in qualcosa. Dopo una breve conversazione ci scambiamo i numeri di cellulare, in caso avessi bisogno di qualcosa mi dice lui, di qualsiasi cosa. Nei giorni successivi ci risentiamo e decidiamo di vederci proprio il 1 aprile per bere qualcosa insieme, per parlare un po’.

Il bar di Luca, nei pressi della metropolitana in zona sud di Milano, è per me un punto di riferimento. È lì che do appuntamento a qualcuno che voglio incontrare per la prima volta o quasi, mi sento a mio agio, Luca e le ragazze del bar sono gentili, se ho bisogno di aiuto non si fanno pregare e non posso dimenticare un giorno in cui avevo voglia di un caffè e sono entrata da lui senza soldi. Il caffè l’ho bevuto lo stesso, offerto da lui. Sinceramente non so se questo sia il suo vero nome… Luca viene dalla Cina, come anche le ragazze che sono nel bar. Non ho pregiudizi di nessun tipo né verso di lui né verso Hassan. Per me, che mi ritengo “diversa”, quella strana sono io… nel senso di straniera. Sentirsi così non è un fattore geografico o etnico, è qualcosa che è dentro. Abito nella terra di Nessuno, quella dove nessuno si ferma, quella che attraversi giusto per un tratto di strada per poi proseguire. Vicky strip.

Andrea si siede quasi subito al tavolo con Hassan e me. Lui lo invita a bere qualcosa con noi. Più tardi mi dirà sottovoce che pensava che io lo conoscessi già… Ci vuole poco a capire che Andrea è altrove, aiutato da un pieno di alcol. Inizia a raccontarci la sua storia dopo una breve presentazione tra di noi. Mi dà una carezza, più di una durante la nostra conversazione a tre. È italiano Andrea, con una relazione alle spalle con una ragazza ucraina e chissà quanta altra vita da raccontare a qualcuno che non si è mai fermato ad ascoltare… Oggi è il giorno giusto, il suo, il nostro momento, quello dell’ascolto reciproco anche in mezzo alle nebbie dell’alcol. Ci fa vedere le foto dei suoi figli uno dei quali è disabile. A tratti piange, non mi sento in imbarazzo come mi è successo altre volte davanti a qualcuno che si lascia andare. Forse ho perso per strada tutta l’arroganza che avevo, ho smarrito la strada vecchia per imboccarne una nuova ormai anni fa. Mi piace. Vicky strip.

Io, Andrea e Hassan salutiamo Luca. Ci salutiamo anche tra di noi. Devo correre a prendere il mio pullman, sono le nove di sera. Il bar sta chiudendo, per oggi è finita. Torno a casa con dentro un calore. Mi succede sempre quando tocco l’umanità vera.

Sempre Vicky!

What a wonderful world – Joey Ramone

3 aprile 2014 Posted by | Dialogo, Esperienze, Mondo, Persone | , , , , , | 12 commenti

PIL e umanità

(Google)

« Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana… Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell’equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta »

Robert Kennedy, Discorso tenuto il 18 marzo 1968 alla Kansas University” (da Wikipedia.org)

Per info su questo argomento interessante che ci avvicinerebbe un po’ di più all’economia nonchè al concetto onesto e vero di FELICITA’, questa montagna misteriosa per tanti, troppi, invalicabile rimando alla fonte:

http://it.wikipedia.org/wiki/Pil

Queste le parole talmente preziose e totalizzanti che vorrei sentire ancora oggi. Parole vere, che arrivano al cuore dell’uomo e ne cambiano, forse, l’esistenza. Ci insegnano che l’economia non è una schiavitù, non deve essere un’arma di ricatto tra i popoli, al contrario deve tener conto degli scopi veri della società, dell’intera umanità: la dignità di una vita felice. Il diritto di ogni uomo che vede la luce. Da sempre.

Un bellissimo discorso. Non credo lo dimenticherò facilmente. Sempre Vicky.

20 maggio 2013 Posted by | Esperienze, Idee, Mondo, Persone | , , , , , | 11 commenti

L’occhio e la tastiera/Bahrein.

Manifestanti lanciano pietre a San'a

E’ il turno del ricchissimo e piccolissimo Bahrein, dopo la Syria. L’immagine sopra è però di febbraio 2011…non di oggi. Siamo isolati dal mondo…
Il mio ultimo pezzo pubblicato su ‘L’occhio e la tastiera’, la mia rubrica sui diritti umani su http://www.ondanomala.org:


“Il BAHREIN: Un altro fronte

Con il collasso dell’Impero ottomano, nel 1916, il Bahrein è diventato un vero e proprio protettorato britannico e lo è rimasto fino al 1971. Questa è la data della definitiva indipendenza del Bahrein.

L’orientamento politico interno è improntato a un tradizionalismo islamico analogo a quello dell’Arabia Saudita. Il Bahrein ha concesso una base navale agli Stati Uniti per dimostrare la sua politica filo occidentale, cosa risultata non gradita all’Iran, che sostiene la comunità sciita. Non è uno scontro a livello confessionale. Il suo assetto istituzionale, era disciplinato dalla Costituzione del 1973, poi sospesa nell’agosto 1975. L’attuale Re di Bahrein dichiara poi uno stato di emergenza di tre mesi a seguito di richieste della minoranza sciita, presente nel Paese. Numerosi gli scontri e i feriti: 200 feriti, 3 morti (tra cui anche un poliziotto). Lo scontro mobilita le due compagini religiose: sciiti e sunniti. I primi sono appoggiati dall’Iran e si localizzano principalmente nell’isola di Sitra, viceversa i secondi hanno l’appoggio dell’Arabia Saudita. Comunque il processo rivoluzionario, tuttora in corso, non ha un carattere esclusivamente confessionale, l’opposizione infatti chiede riforme di carattere economico, sociale e soprattutto politico-costituzionale e relativo alle libertà civili. Non vi è, nei movimenti rivoluzionari (pur composti in prevalenza da sciiti) alcun senso di solidarietà con l’Iran, che anzi sarebbe probabilmente danneggiato, a livello di possibile contagio rivoluzionario, dalla nascita di una monarchia costituzionale su modello europeo o da una repubblica democratica, dalla popolazione sciita, a così poca distanza dalle sue coste.
Quanto sopra ci fa capire che spesso ci vengono date notizie alquanto manipolate.
La verità è che il petrolio, l’influenza economica e strategica del Bahrein in conflitto con quanto la storia e i dissidenti morti chiedono ormai da decenni, dovrebbero farci riflettere…oltre ciò che appare. Come il GP di Formula 1… A chi importa? L’Italia dovrebbe rifiutarsi di aderire. Per rispetto verso i crimini commessi.  

“Detenzioni, torture, omicidi, processi militari dall’inizio delle proteste.

5 luglio 2011

(Washington, DC) – Il governo del Bahrain, dal marzo 2011, ha portato avanti una campagna punitiva e vendicativa di repressione violenta contro i propri cittadini, ha pubblicato oggi Human Rights Watch in un documento informativo.

“Crisi dei diritti umani in Bahrein”(cliccare su” Scarica il rapporto “a destra per il documento completo) riassume la ricerca di Human Rights Watch sulla base delle proteste a favore della democrazia che hanno avuto inizio nel mese di febbraio. Human Rights Watch ha rilevato un incremento di arresti arbitrari e detenzione in isolamento, torture, processi  ingiusti da tribunali militari abusivi, così come i licenziamenti sommari di lavoratori accusati di simpatizzare con le proteste. Il governo ha omesso di indagare sugli abusi o di ritenere qualcuno responsabile per queste azioni. Il 29 giugno, il re ha annunciato che una commissione indipendente internazionale esperti di diritti possa indagare e riferire pubblicamente sulle presunte violazioni dei diritti umani.

“Il Bahrain ha brutalmente punito chi protestava pacificamente per una maggiore libertà e responsabilità, mentre gli Stati Uniti e altri alleati hanno guardato dall’altra parte“, ha detto Joe Stork, vice direttore per il Medio Oriente di Human Rights Watch. “L’annuncio di una commissione indipendente d’indagine è un passo molto promettente per l’individuazione dei responsabili di tali abusi.”

Human Rights Watch ha chiesto al governo del Bahrain di porre fine alle detenzioni illegali e in isolamento per i manifestanti , a meno che non possano essere rivolte verso di loro accuse legittime su reati commessi  e inoltre consentire il monitoraggio della situazione da parte di organizzazioni indipendenti per i diritti umani. Il governo ha impedito a Human Rights Watch di operare in Bahrain dal 20 aprile.”

Traduzione a cura di Vincenza Rutigliano

Human Rights Watch non è responsabile di errori e inesattezze.

Link all’articolo in lingua originale: http://www.hrw.org/en/news/2011/07/05/bahrain-s-human-rights-crisis-0

La morte delle dittature avverrà. Sta succedendo. Sotto i nostri occhi. Stiamo vivendo. Abbiamo l’opportunità di vivere la storia: facciamolo.
CON L’OCCHIO. CON LA TASTIERA. CON LA VITA.

Il vento soffia… e risveglia i dormienti. Si spera solo sia un vento di pace, giustizia e non violenza. Restiamo umani. Sempre Vicky.

17 luglio 2011 Posted by | Esperienze, Idee, News, Persone | , , | 2 commenti

Mia madre, la donna dentro di me.

Questo il testo pubblicato sul caffè letterario online Le Cercle, che gentilmente ospita una mia rubrica:

http://www.le-cercle.it/argArt.php?id=26

Lo riporto per esteso, ci tengo troppo…

Io personale, io (a) sociale a cura di Vincenza Rutigliano

Mia madre, la donna dentro di me. (15-10-2010)

“Se mai dovesse accadere di pensare di rivolgermi a qualcuno per capire come si faccia a vivere una vita apparentemente serena e soddisfacente, sia dal punto di vista intellettuale che da quello morale, allora mi verrebbe in mente solo una persona: mia madre.

Guardando a lei come donna non posso fare a meno di ammirarla, e nel mio piccolo provare a percorrere le sue orme, nonostante tutti i suoi errori e senza pensare a emettere alcun giudizio sulla sua vita perché io è da lei che vengo, con lei sto vivendo e ho condiviso i momenti più belli e più brutti della mia vita. Nonostante io la consideri molto invadente di carattere, devo ammettere che in questi anni è comparsa in lei una certa dolcezza, una tenerezza che emana quando io sono un po’ brusca, quando imponendomi la tratto un po’ male perché vorrebbe impedirmi di soffrire, e allo stesso tempo di gioire senza farlo apposta, soltanto con l’alibi che solo le mamme hanno per evitare dispiaceri ai propri figli.

Quando mi succede questo, mi sento un po’ in colpa. In fondo lei ha ragione… il mondo è pieno di sconosciuti pronti a tirar fuori il peggio di sé, senza contare che io non posso difendermi da nessuno. Questo però mi è sempre rimasto come qualcosa di molto difficile da accettare da parte sua, perché più limitante per me dei miei stessi impedimenti fisici.

Vedere gente nuova, incontrare persone qui a casa mia, anche uomini sconosciuti per allacciare un’amicizia è per lei, e non solo, non un’occasione ma solo un pericolo. Guardando la società che abbiamo intorno, non so darle torto, ma se dovessi uniformarmi a ciò che c’è in giro, avrei smesso di vivere da un bel pezzo, per non parlare delle mie uscite solitarie, dei miei progetti… non avrei una vita insomma.

È difficile da accettare per un genitore, sono mamma anch’io… ma ho dovuto comprendere che se amiamo i nostri figli dobbiamo accettare anche che facciano errori. L’autorità di genitore non deve prevaricare la libertà personale di altri individui, anche se noi li abbiamo messi al mondo. Dobbiamo insegnare loro a perdonare e perdonarsi, perché solo così si accetteranno con i propri limiti e proveranno a superarli contando anche su di noi.

Mia madre, in altre parole la donna dentro di me e anche quella dentro mia figlia, perché è da lei che vengo e verso lei che vado, è una donna che ha sofferto molto e vissuto molto. Riesco a perdonarle di tutto, anche le cose che mi hanno fatto soffrire oppure che io ho sentito più ingiuste, se solo guardo alla sua vita. Nonostante io pensi di essere molto diversa da lei non lo sono poi molto. M’illudo soltanto. Preferisco così comunque perché conoscendo lei, conosco me, accettando lei accetto me.

La guardo per un momento, mentre per l’ennesima volta le dico di andare pure a casa sua che qui è tutto tranquillo, che, anche se resto da sola sto bene. Guardo la sua schiena, è curva sotto il peso degli anni e della sua vita così sofferente. “Sono proprio cattiva” mi dico tra me e me. È solo un attimo. Mi scruto un po’ dentro… No, non credo di essere stata ingiusta con lei se mi voglio ritagliare un pezzo d’indipendenza. Il suo prezzo, cioè quello che lei paga, è qualche volta un rifiuto, un modo di dirle “Posso farcela” senza di te. E’ una piccola morte, di entrambe.

Saluto idealmente con lei quel pezzo di me che ero, rimango con quella che sono, progetto e aspetto quella che sarò.”

 

Una dedica a lei, una a me. Sempre Vicky.

16 ottobre 2010 Posted by | Persone, Sapienza, Vita nuova | , | Lascia un commento

Come in uno specchio.

     Uomo 

   o Donna che tu sia.

E non solo nella vetrina del virtuale… Quante volte sarà capitato a te che mi leggi… Scrivi, ‘parli’, se tutto va per il verso giusto ti apri, ti doni, ti ‘spendi’ senza risparmiarti. La delusione è dietro l’angolo, come la sorpresa di un amore e, perchè no?, di un’amicizia forte, temprata magari da una discussione iniziale piuttosto animata.

Mi è successo spesso. Anche nei social network. Vorrei raccontare due storie simili eppure tanto diverse al tempo stesso.

La prima riguarda una delle prime persone conosciute in una chat. Un uomo che stava all’estero per lavoro, un tecnico dell’Agip. Ci siamo raccontati molto delle nostre vite. Lui, romano, lontano dalla famiglia. Io, milanese, che ero rimasta sola da pochissimo. Non è stato difficile entrare in sintonia e condividere il senso di solitudine (lui e il suo staff  lavoravano sotto scorta), una vita via da casa e dagli affetti per dare loro agi e ‘vizietti’ a fronte di grandi sacrifici. Un capovolgimento di valori che io (che avevo perso la persona a me più cara) non avrei mai potuto condividere. Le discussioni non si contavano, ma contemporaneamente io cominciavo a capire che il mondo era molto più grande di casa mia e piano piano iniziavo a dialogare davvero, senza giudizio. Ho cominciato ad ‘ascoltare’. Ho smesso di parlare così ad un mio alter ego che mi aveva delusa. Inevitabilmente.

Attenzione, ci sono sempre ricadute. E’ importante ammetterle, prima di tutto con se’ stessi e poi con gli altri.

E’ quanto mi è successo poco tempo fa. Con una donna. Molto più giovane di me, del sud. Ci siamo conosciute parlando di razzismo, pregiudizi, ingiustizie. Mi ci trovavo bene, si parlava di idee, sentimenti, rabbia a volte per le rispettive diversità vissute come giogo sotto il quale essere prigioniere. Sono convinta ora che quella rabbia ci impediva di essere vere. Si parlava di tutto, tranne che della verità vissuta.
Grazie a Dio un giorno un commento innesca la bomba. Una vera reazione a catena. Ci si incazza entrambe. Per un po’ nessun commento, silenzio. Finchè una non ricomincia, lasciando parlare il cuore, chiedendo a modo suo scusa della freddezza. Si inizia un percorso nuovo, da donne impulsive ma… ci scopriamo dolci ed affettuose ora. Libere. Anche di farci complimenti!

Questo il mio piccolo contributo in una ‘dimensione’ a volte dilatata ed esasperata nei modi di sentire e di esprimersi anche. Però capace di generare ‘figli’ autentici e sinceri. Teniamoceli da conto. Non è poco, no davvero.

Un caro saluto – musicale – a tutti, in particolare a…. (non si dice!). Sempre Vicky.

 

22 gennaio 2010 Posted by | Esperienze, Persone, Sentimenti | , , , | 5 commenti

   

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