Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Spirito e corpo

 

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Un ligustro, compagno di viaggio per anni, anche se fermo con radici

 

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Curo il mio corpo come posso

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E scalo le mie vette…

 

Io sono così, volo con lo spirito e insieme mi godo come posso la mia corporeità.

 

Un testo sublime. Lo vivo come posso. Sempre Vicky ❤

 

 

15 novembre 2017 Posted by | Anima, Corpo, Esperienze, Musica, Persone, Sport | , , , , , , , , , , , | 33 commenti

Jesse Owens ha vinto!

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1936 – Jesse Owens trionfa a Berlino (dal Web)

A quasi ottant’anni dalle Olimpiadi di Berlino Jesse Owens vince ancora!

Quando vado al cinema da sola posso scegliermi il film da vedere. Prevalentemente si tratta di film basati su storie realmente accadute, drammatici oppure storici ma diversi dai soliti kolossal commerciali.

Ieri è stato uno di quei giorni. Un pomeriggio solitario e libero, da vivere, da respirare, da annotare prima e raccontare poi come sto facendo. Un lungo momento vissuto in due prospettive: il racconto del film vero e proprio e quello delle persone che osservo in sala sedute a fianco o davanti a me. Bei posti quelli riservati ai disabili in carrozzina alla multisala di Rozzano: si ha una visuale dall’alto a 360° su tutto quanto mi circonda!

Race racconta la vicenda sportiva e umana di Jesse Owens, il famoso atleta di colore vincitore di quattro medaglie d’oro alle Olimpiadi di Berlino del 1936, in attesa dell’invasione della Polonia da parte di Hitler e dell’inizio della seconda guerra mondiale. Nel bel mezzo del trionfo della discriminazione razziale e dell’inizio del genocidio degli ebrei, un “inferiore tra gli ariani” osa umiliare i tedeschi. Questo “negro” è per giunta americano, il che costituisce un’aggravante, se così vogliamo metterla. La partecipazione americana alle Olimpiadi, nonostante la consapevolezza di quanto stia accadendo in Germania in quel momento storico, viene legata a un compromesso di tipo economico con tanto di tangente per la costruzione della nuova sede dell’ambasciata tedesca negli Stati Uniti (sarà vero?).

Nulla da dire, il film mi ha veramente coinvolto e a tratti emozionato. Non conoscevo molto bene la vicenda nei particolari, forse perché la memoria storica, soprattutto per gli eventi sportivi è davvero carente. Sono uscita dalla sala con parecchi interrogativi in testa, in particolare mi sono domandata tornando a casa il perché ci si fosse soffermati così poco sulla gravità della discriminazione razziale negli Stati Uniti. Nel film ci sono solo poche pennellate a questo riguardo come, per esempio, le inquadrature sui cartelli con divieto di accesso ai neri sia negli autobus, che nelle palestre o negli spogliatoi o peggio ancora la discriminazione è sottolineata quando viene proibito a Owens, nonostante il successo a Berlino, di accedere al ristorante dall’entrata principale. Mi sono chiesta più volte in queste occasioni se il vero Jesse fosse così “sottomesso” e remissivo…

Ho parlato di un secondo aspetto che mi lega all’esperienza del cinema in generale come quella di ieri in particolare, cioè non guardare solo lo schermo ma osservare anche le persone.

Per me è uno spettacolo nello spettacolo, una visione nella visione, l’inquadratura nell’inquadratura.

In generale mi piace guardare il tipo di pubblico presente, il genere inteso come femminile o maschile, il numero di persone e a volte perfino l’abbigliamento. Osservo le coppie, i singoli come me (quando sono al cinema, anche se accompagnata, la vivo come un’esperienza personale e solitaria, come se leggessi un libro), le famiglie con bambini, i gruppetti di adolescenti o di amiche – amici più o meno miei coetanei che fanno commenti qua e là durante il film. È come guardare dal di fuori una famiglia a tavola. Mi piace pensare di avere il vantaggio dalla mia posizione alta e in qualche modo dominante, di passare inosservata mentre rubo immagini di vita qua e là. Il Tesoro della mia memoria.

In particolare ieri una coppia seduta qualche fila più in basso rispetto a me ha attirato la mia attenzione durante l’intervallo. Entrambi dall’apparente età di 60 anni, lui la teneva stretta a sé per le spalle, sembravano due fidanzatini di altri tempi…
A un certo punto è caduta la giacca dalle spalle e lui con dolcezza gliel’ha risistemata, un gesto semplice e gentile che non vedevo non so da quanto tempo.

Ha toccato il mio cuore.

Abituata come sono a essere aiutata per necessità, ho gustato fino in fondo quella scena, ripensando nei momenti successivi, con la complicità del buio per nascondere qualche goccia di sale, a qualcuno che aveva abbracciato anche me nello stesso modo, a qualcuno che qualche volta è gentile e al quale sorrido poco, dimenticandomi della mia femminilità e della mia dolcezza che spesso stenta a manifestarsi con gesti e parole.

Grazie, Jessie! Ancora in pista, sempre Vicky!

26 aprile 2016 Posted by | Anima, Cinema, Esperienze, Persone, Sentimenti, Sport, Storia | , , , , , , , | 6 commenti

Come una sirena

18 anni. Possono essere lunghissimi e poi, così, in un istante, annullarsi.

Ed eccomi lì, mi osservo nella foto. Sono proprio io. Mi sembra non sia cambiato nulla dall’estate del 1994. È stato l’ultimo anno in cui la vecchia Vicky  ha fatto il bagno in mare, quando ancora poteva correrci dentro e tuffarsi completamente. Le sensazioni sono così talmente vive!
Le potrei esplorare con tutti i sensi e regalartele.

Lo voglio fare. Mi tuffo nel mare della memoria così vivo e vibrante e sono subito da te.

La prima impressione è di violenza, di invasione. Reciproca. Il mare invade me e io lui. E’ un intimo piacere, è gioia, è emozione.
Mi hai aspettato a lungo, amico mio. Ne è valsa la pena per il piacere che mi hai dato. Lo sento. Ancora.
Mi circondi, ti insinui ovunque, sai di essere il benvenuto. Entri. Nella mia bocca, nelle narici, negli occhi… tra le mie gambe.
Ci abbracciamo, ci apparteniamo. Io…lo sapevo.

Sono felice, ho voglia di giocare con te. Di essere incosciente.

Sto rinascendo. Come nel giorno in cui dal grembo di mia madre ho inseguito la luce e per la prima volta ho respirato. Ho parlato. Ho pianto. Come ora.

Vedo il tuo colore. Azzurro e trasparente allo stesso modo. Lasciati guardare, lasciati accarezzare con lo sguardo, diventa mio specchio.
Lasciati prendere e sottomettimi con la forza del tuo movimento eterno. Le onde sono eccitanti. Sono avvolgenti.

Cullami. Sono donna, sono bambina che torna da te.

Il tuo sapore salato è simile alle lacrime. Di dolore per ciò che abbiamo perso… di gioia per esserci ritrovati. Cosa hai sentito in questi anni? Ti sono mancata in tutti i sensi, come tu a me?

Ho sofferto e sospirato il mio mancato amore. Ho guardato, respirato, desiderato te a lungo. La nostalgia di chi ho conosciuto da tutta la vita mi ha sommerso e poi sospinto in superficie. Al sole. Sono viva!

Dal mio Everest alle Bahamas/Rimini… il viaggio continua. Sempre Vicky!

Song to a siren

(Tim Buckley – 1970)

Long afloat on shipless oceans
I did all my best to smile
‘Til your singing eyes and fingers
Drew me loving to your isle
And you sang
Sail to me
Sail to me
Let me enfold you
Here I am
Here I am
Waiting to hold you

Did I dream you dreamed about me?
Were you hare when I was fox?
Now my foolish boat is leaning
Broken lovelorn on your rocks,
For you sing, “Touch me not, touch me not, come back tomorrow:
O my heart, O my heart shies from the sorrow”

I am puzzled as the newborn child
I am troubled at the tide:
Should I stand amid the breakers?
Should I lie with Death my bride?
Hear me sing, “Swim to me, Swim to me, Let me enfold you:
Here I am, Here I am, Waiting to hold you”

Galleggiando a lungo in un oceano deserto
ho fatto del mio meglio per sorridere
fintanto che i tuoi occhi e le tue dita cantanti
mi attirarono verso la tua isola
e tu cantasti
naviga da me
naviga da me
lasciati abbracciare
Sono qui
Sono qui
aspettando di possederti

Ho sognato te che sognavi me?
Eri una lepre quando ero una volpe?
ora la mia pazza barca sta attraccando
Un cuore in pena sulle tue rocce
Che canta per te:non toccarmi, non toccarmi, ritorna domani:
O il mio cuore, o il mio cuore é spaventato dal dolore

Sono confuso come un bimbo appena nato
Sono turbato dalla marea:
Devo fermarmi tra i distruttori?
Devo giacere con la morte mia sposa?
Ascoltami cantare nuota da me, nuota da me, lasciati dire:
Sono qui, sono qui, aspettando di poterti abbracciare

12 settembre 2012 Posted by | Anima, Corpo, Esperienze, Idee, Persone, Sentimenti, Vita nuova | , , , , , | 20 commenti

   

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