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Conoscersi e parlarsi è un dono

Piaceri

 (Google)

Devo ammetterlo, con Chiara è davvero una strana amicizia. Una di quelle vicine eppure lontane e viceversa. Da parecchi anni ci vogliamo bene così. Ci prendiamo, ci lasciamo senza mai spezzare il legame che definisco con una sola parola: delicatezza. Questo vale per me lei. Entra in punta di piedi, tutte le volte, con un SMS di auguri oppure una telefonata veloce scambiata tra di noi durante un suo mini intervallo di lavoro. Lo apprezzo. Non si lamenta mai o quasi, Chiara…

Lei è il mio bagaglio culturale o almeno la mia memoria in questo campo. È preparata in storia dell’arte, è una persona colta e senza pregiudizi. Ci siamo conosciute in parrocchia tramite un’amica comune. Ci incontravamo inizialmente solo in occasione di incontri multipli, poi dopo molto tempo, probabilmente ero già rimasta seduta per sempre, abbiamo cominciato a sentirci e vederci per conto nostro, senza dover cogliere l’opportunità di condividere con altri i momenti passati insieme.

Anche ieri sera è stato un evento di quelli. Un’e-mail da parte sua con una frase in oggetto assolutamente incomprensibile, una lingua straniera a me sconosciuta. È l’invito per andare insieme in piazza Diaz a Milano per assistere a un concerto, non uno qualsiasi, da lei non arrivano inviti simili… si tratta del concerto di Vladimir Denissenkov, un’artista ucraino conosciuto in tutto il mondo per la sua bravura nel suonare uno strumento particolare, una sorta di variante della fisarmonica della quale non ricordo il nome in russo che ha la particolarità di non avere tasti bianco/neri su uno dei due lati ma di avere solo bottoni da entrambi i lati. Uno strumento, ci racconta nella sua breve presentazione l’artista stesso, regalatogli 41 anni prima da sua madre. A tratti, infatti, Vladimir sembra accarezzare questo scrigno che produce suoni incantevoli come potrebbe fare il canto di una sirena…

Questo è il primo dei piaceri al quale ho pensato dando questo titolo al post. Secondo, ma solo in ordine di lista descrittiva, è quello della vista. Vedere Vladimir sul palco, fissare lo sguardo su di lui e condividere il sentimento suscitato dai suoi brani insieme ai movimenti del suo corpo e della sua testa soprattutto è un tutt’uno. I suoi occhi si aprono e si chiudono con sguardi e su sguardi spalancati e quasi vitrei in contrasto col colore dei suoi capelli con quello che emana dalla sua persona durante l’esecuzione e anche dopo dalla sua voce. Altro momento piacevole la cena veloce ma non molto con Chiara in un bar di piazza Duomo a Milano, nulla di particolare quello che mangiamo però bellissimo lo stare insieme, la presenza l’una per l’altra. Abbiamo gusti simili, non lo sapevo. I colori che indossiamo, le nostre storie che ci raccontiamo qualche volta per dire l’una all’altra “Stai tranquilla, siamo sulla stessa barca”, l’assoluta semplicità che ci contraddistingue, io con la mia schiettezza lei con la sua innata eleganza, la momentanea ed eterna solitudine…

Un’ora e mezzo vola tra notte e applausi, mi scopro per la prima volta a dire “Bravo!” a qualcuno… Ci incontriamo appena fuori dalla sala con Vladimir ci guardiamo e viene spontaneo un sorriso e un abbraccio accompagnato dalle sue parole: “Grazie per essere venuta!” come se fosse un amico che incontravo dopo un po’. Un solo rammarico che scompare in breve tempo, mi sarebbe piaciuto poter applaudire ma ancora di più accompagnare col battito delle mani alcuni passaggi della sua musica. Mi sorprendo che nessuno lo faccia… come fanno a restare quasi immobili? Una domanda che tengo per me, che danzo mentalmente e accompagno ugualmente con le mie mani ferme le sue note e le sue di mani, quelle di Vladimir.

Si torna a casa, ma prima con naturalezza chiedo a Vladimir di lasciarmi un suo ricordo su una delle carte del mazzo che ho acquistato tra i gadgets presenti appena fuori dalla sala. Scelgo l’asso di cuori sul quale mi scrive una dedica piacevole e amichevole. Il suo scritto copre tutta la carta, eccetto il cuore centrale rosso. Non avevo dubbi… bello. Non so dare altra descrizione.

La voglia di rientrare non c’è, facciamo due passi (si fa per dire nel mio caso) davanti al Duomo di notte. Non lo facevo da anni. Chiara anche. Per qualche istante mi scopro innamorata di Milano, io che ci sono nata, cresciuta e passata in lungo e in largo, anche adesso con i miei limiti utilizzando qualsiasi mezzo. Mi sento un po’ una figlia ingrata, ma è qualcosa che svanisce in pochi attimi. Ora ci sono e ci sono così, apprezzo il momento come uno dei tanti piaceri di questa serata e ne faccio tesoro insieme agli altri.

Sempre in viaggio, sempre Vicky!

27 ottobre 2013 Posted by | Anima, Dialogo, Esperienze, Mondo, Persone, Sentimenti, Vita nuova | , , , , , , | 14 commenti

   

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