Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Senza mani

Cari lettori, scusate l’assenza ma il mio programma vocale è sparito dopo la recente formattazione e… sono senza mani
Non posso scrivere se non con enorme fatica. Mi mancate molto. Mi mancano molto le mie mani. Mi manca toccarvi da lontano.

A presto,

sempre Vicky!

 

 

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6 maggio 2014 Posted by | Uncategorized | , , , | 13 commenti

La voce

 (Google)

Il primo respiro quando veniamo al mondo, l’ultimo quando terminiamo il viaggio. Non importa se sia bella, brutta, stridula, roca o altro. È una delle nostre facce, quella che dialoga a modo suo con l’interiorità di ognuno di noi. Tra l’inizio e la fine della vita una serie apparentemente interminabile di espressioni, le più diverse, frutto della personalissima danza nell’aria.

Mi chiami per nome. È come sentirmi prendere per mano, la tua voce mi accarezza, si ferma a sfiorare la pelle poi ci passa attraverso, arriva al cuore, alla mente. Mi attiri verso di te così come la sirena, non mi vendi illusioni. Se dovessi pensare al mio strumento musicale preferito penserei alla tua voce, a volte violino, a volte flauto dolce, altre ancora chitarra elettrica oppure batteria. Dimenticavo il clavicembalo e il pianoforte, per completare un’orchestra in festa solo per me. Pronunci il mio nome e afferri la chiave che ti apre la porta invisibile del mio io. Mi fai danzare tra le tue labbra al ritmo che conosci solo tu.

Ti voglio. Rispondo dedicandoti un canto. La mia voce si tramuta poi in quel flusso che solo tu conosci, si trasforma, si abbassa il tono, solo tu lo puoi sentire, solo a te è dedicato. Avvicinati e ascolta. Tieni alta l’attenzione, a non sprecare neanche un attimo. Tutto è dono, tutto è scambio. Questi siamo noi. Le nostre conversazioni sono un rincorrersi in un alternarsi di giochi, come due attori che tentano di rubare la scena l’uno all’altro, non per smanie di protagonismo ma perché ci sovrapponiamo come prendessimo forma in un amplesso immateriale.

Oggi ho letto la tua voce sulle righe della nostra vita scritta. A tratti era tagliente come la gelosia, in altri calda e rassicurante come un abbraccio e poi ancora violenta e trascinante come il desiderio sempre incompiuto eppure totale. Non ti stanchi mai e io nemmeno di trovare parole nuove, gesti da scoprire che accompagnino la bellezza della brezza che proviene da te, che entra dentro di me. Io ricambio. Ti regalo il mio concerto di suoni, sospiri, respiri, grida, risate…

È il nostro dialogo. È l’uso più alto della voce. La nostra. Al di là del silenzio.

Dedicato. Sempre Vicky.

 

26 aprile 2013 Posted by | Anima, Corpo, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , , , | 24 commenti

L’urlo/1

 (Google)

Non riuscirò mai a urlare ad occhi chiusi. In questo modo posso solo balbettare qualcosa di infantile che proviene da dentro, sussurrare parole senza senso se non quello intuibile dalla persona che le riceve, accarezzare con la voce il tuo viso, i tuoi capelli, tutto quello non fisicamente raggiungibile eppure così vicino.

Le rare volte in cui ho urlato le ricordo molto bene. Oggi te ne racconterò una, se solo vorrai leggere più avanti.

Quando ho urlato non è mai stato per liberarmi da qualcosa, non credo di essermi mai sentita meglio dopo, non è mai stato uno strumento o momento terapeutico per me, anzi. Mi sono sempre sentita più aggressiva e più debole, per questo ho spesso evitato di esplodere. A volte però ho fatto l’esperienza di questa lacerazione e mi sono fatta del male senza ritorno.

Le ferite sanguinano per il ricordo, specialmente di quelli in cui ho urlato senza voce dal cuore ed al cervello senza essere ascoltata.

Non ho mai pensato che nessuno meritasse violenza. Neppure io la meritavo. Sono in casa con lui, l’ho aspettato come al solito, sai che mi piace l’attesa… quel giorno arriva più nervoso che mai, vedermi probabilmente lo irrita, sicuramente vuole lasciarmi da tempo ma non ha il coraggio di parlare, spinge la situazione e la estremizza a livelli di ansia quasi insopportabile per entrambi. Ne farei a meno volentieri. È un giorno strano, me lo sento. Continua a provocarmi. Poi, quando vede che non ce la faccio più, mi ignora. Semplicemente smetto di esistere. Oggi però è diverso, probabilmente in qualche modo gli piaccio. Non vorrebbe nemmeno questo. Improvvisamente capisco. E quello che penso mi fa paura. Non riesco più a reagire in quel momento capisco quello che ho sentito raccontare tante volte da altre donne: il senso di immobilità, di impotenza, di terrore… è il trionfo della forza sulla volontà, della bestia sulla persona. Neanche ora che ci penso a distanza di tempo riesco a perdonarmi di non aver reagito in qualsiasi modo, qualsiasi piccolissimo gesto che non fosse il mio agitarmi per l’impossibilità di respirare e nessuno che potesse aiutarmi tranne me stessa. Non sono capace di odiarlo. Non sono più capace di amarlo. In quanto a me stessa non so più chi sono, cosa voglio, chi voglio e soprattutto perché. In quei lunghi momenti vorrei solo smettere di respirare, per non dover sentire quell’urlo strozzato.
Tutto ha una fine, anche quello schifo che secondo lui sarebbe stato amore. Io non ho voluto dargli un nome. Forse per conservare un briciolo di rispetto verso me stessa, per rendermi conto che quei piccolissimi gesti di difesa non avevano nessun effetto su di lui. Mi chiedo anche in questo momento perché non è finita quel giorno. In realtà dentro di me quel poco che c’era è morto. Il periodo che è seguito è stato solo il tempo necessario per seppellire un cadavere. C’è voluto tempo per elaborare il lutto.

Ora mi fermo. Ne ho bisogno.

Dedicato. Alla prossima, sempre Vicky.

7 aprile 2013 Posted by | Anima, Corpo, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , , , , , | 12 commenti

Respiro

 (Google)

Il mio diaframma è pressochè fermo. E’ scientificamente misurato e dimostrato. Eppure… sono viva! La voce è quasi scomparsa, parlo con me stessa, tanto è basso il volume e il tono del mio respirare, della parola. È diventato un sussurro udibile solo da chi ha la pazienza di fermarsi e aspettare i miei tempi.

Questa è la storia recente del percorso che l’aria che mi attraversa  ha fatto in me in questi ultimi anni. Come al solito non rispetto la cronologia propriamente detta, ma quella del cuore, della mente, delle emozioni senza tempo…

Per un breve attimo ha lasciato il mio corpo, il mio respiro, per ritornarci attraverso un palloncino nero. Più debole di prima ma presente e caparbio come me! Uscirò dall’ospedale dopo nove mesi accompagnata dal mio respiro che non mi ha più lasciata da quel giorno. Era il 5 dicembre 1995. La mia Pasqua in anticipo.

Si accavallano in questo momento parecchi ricordi, pensieri.

Uno mi provoca una particolare tenerezza verso me stessa, sentimento che provo così raramente… Ho poco più di 12 anni, sono in un parco nelle vicinanze del mio quartiere. Mario ha 16 anni, frequenta una scuola professionale, è calabrese e vive in un convitto per ragazzi. L’ho conosciuto a un Luna Park, le Varesine – che tra l’altro non esistono più… Mi sta baciando. È la prima volta in assoluto della mia vita. Nessuno mi aveva spiegato che bisognava respirare con il naso e che ci sarebbe stata tutta quella saliva! Non so come fare. Non voglio fare la figura della bambina ma lo sono. Comincia a girarmi la testa e decido di respirare finalmente. Questo il ricordo del mio primo bacio, dato per curiosità, per la voglia di crescere in fretta; ho sempre voluto essere in anticipo sul tempo... già allora.

Una breve parentesi sul bacio. Per i motivi che ho descritto fino a una certa età, a dire il vero piuttosto recente, non ho mai apprezzato eccessivamente i baci profondi, in qualche modo li ho ridotti al minimo sindacale. Solo di recente mi sono accorta di apprezzarli, di desiderarli e anche di “respirarli”. Ora non potrei farne a meno.

Dalle doglie del travaglio prima del parto ho imparato a respirare per sopportare il dolore. Sei ore buttate via per dover affrontare poi un parto cesareo in extremis a causa della sofferenza fetale. Mi è servito imparare che il respiro non è soltanto qualcosa di automatico ma che prescinde dal nostro corpo e dalla nostra volontà. Alcune discipline e fedi religiose lo applicano per la maggiore concentrazione nella preghiera, nella meditazione, nella consapevolezza del Sé. Io l’ho usato per combattere il dolore. Ha funzionato. Anche nella ricerca spirituale. La chiamano ‘preghiera del cuore’, io la penso e la vivo come un’unione di respiri, una sintonia, una fusione dalla quale non può che emergere dapprima un oceano di silenzio che può in seguito generare due tipi di “cantici”: il primo a liberare dolore, il secondo gioia! In entrambi i casi il respiro è causa e mezzo primario di guarigione interiore ed esteriore. Di entrata nella vita. Così come il parto.

Un’ultima considerazione, per ora.

Il mio diaframma è perfettamente identico ad anni fa. Io assolutamente no. Fino all’ultimo respiro. Sempre Vicky.

24 marzo 2013 Posted by | Anima, Corpo, Dialogo, Persone, Sentimenti, Vita nuova | , , , , , , , , , , | 37 commenti

Humanitas: eppur qualcosa si muove!

Incredibile ma vero! Qualcosa a volte può cambiare. Il merito? Ripartito tra me e Claudio – sia a titolo personale che in rappresentanza dell’Associazione Disabili di Basiglio (Mi) – e l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano ICH (Mi) nelle persone del Dottor La Gioia e della Dottoressa Giannitrapani, con i quali abbiamo avuto un secondo incontro oggi pomeriggio alle 16.

In seguito ad una segnalazione scritta presentata alla Direzione Sanitaria di Humanitas e di due miei blogs – ricordate ‘La mia gita di oggi: (Dis)-Humanitas di Rozzano’ e poi collegato a questo ‘Gita in Humanitas: io e l’URP’? – ho avuto il piacere di incontrare e conoscere in due date distinte i rappresentanti dell’ICH menzionati sopra, con i quali abbiamo discusso di problematiche relative al problema dell’accessibilità della struttura in generale e degli ambulatori visita in particolare, oltre al problema della formazione dei volontari della Fondazione Humanitas all’assistenza delle persone con disabilità temporanea (può capitare a chiunque di fratturarsi una gamba!) o permanente, come nel mio caso.

Esaminate le possibilità di soluzione del problema accessibilità degli ambulatori e dei lettini visita, si è esaminata con reciproca soddisfazione la proposta seguente:

utilizzo di un ambulatorio del percorso C al primo piano, molto più ampio rispetto agli altri;

– acquisto di un lettino visita idoneo regolabile in più posizioni, altezza, inclinazione, dotato di accessori per ginecologia (vedi immagine)

 LETTINO ELETTRICO CEZANNE PRO Altre immagini sono disponibili al seguente indirizzo: http://www.sporteciclo.it/cezanne.htm

 Sembra un piccolissimo passo ma, credetemi, NON LO E’ AFFATTO! Avete mai provato a fare una qualsiasi richiesta ad un’istituzione o semplicemente un ente pubblico? Chi l’ha fatto sa di che parlo…

Abbiamo lasciato in sospeso, per ora, due discorsi importanti:

– un percorso facilitato in caso di consegna di provette provenienti da prelievi domiciliari per persone con disabilità con l’uso di una modulistica particolare;

– il contatto con la Fondazione Humanitas per la nostra proposta riguardo la nostra collaborazione (gratuita) per la formazione dei volontari che prestano un qualsiasi aiuto alle persone con disabilità.

Questo per ora è quanto. Mi resta solo da aggiungere una piccola nota: un grazie a titolo strettamente personale alla Dottoressa Giannitrapani per le sue parole e gesti di apprezzamento riguardo la mia persona e il mio operato.

Un caro saluto, in musica, e… ci teniamo aggiornati! Sempre Vicky.

16 aprile 2010 Posted by | Esperienze, Idee, News | , , | 2 commenti

   

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