Vivere insieme, perchè?
Oltre all’amore, che è lo stesso di quello di coppie regolarmente sposate, cosa cambia? La mancanza di un impegno scritto, che molti chiamano contratto, che io preferisco chiamare promessa… fa differenza? Ho la tentazione di rispondere sì. Sono però sempre pronta a ricredermi.
Perchè allora, in assenza di impedimenti, in molti scelgono la convivenza rispetto al matrimonio, sia civile che religioso?
Le coppie di fatto come arrivano a questa decisione? Ammesso che sia una decisione iniziale consapevole e non uno stato di cose protratto nel tempo. C’è differenza credo. Molta. E’ una scelta di vita. Deve essercene una. Necessariamente, come in tutte le comunità.
Si dice sempre che la famiglia sia la microcomunità per eccellenza. E’ ancora vero? Mulino Bianco a parte, mi guardo intorno tra parenti e famigliari e noto sempre di più persone sole – single è un termine che non mi piace, fa tanto ‘pubblicitario. Che comunità è una persona sola? Nessuna. Eppure per lo Stato anche se sei solo/a tu sei famiglia. Hai uno stato di famiglia. Un bel pezzo di carta che lo dichiara, in caso avessi dubbi…
Ooopppsss! Mi accorgo che il certificato sopra riportato come esempio in realtà è molto molto interessante perchè descrive uno stato di famiglia un po’ inusuale: si tratta di due uomini, di cui è meglio descritto su http://www.arcigay.it/ . Un argomento che già da solo è un universo che volentieri vorrei scoprire e capire davvero. C’è un tempo e un blog per tutto. A tempo debito.
Tornando a prima… Essere soli è lo stato di famiglia più diffuso. E lo sarebbe ancora di più se l’affitto o il costo di un’abitazione non fossero così cari! Una manna per immobiliari, arredatori, centri commerciali… Il vero mercato in espansione è quello della solitudine che i pubblicitari strumentalizzano per creare bisogni indotti. Molto illuminante al riguardo per me è stato vedere il film ‘Casomai’ con Fabio Volo e Stefania Rocca. Verosimile. Lo consiglio.
‘Quando due persone siamano fanno paura. A chi? All’infelicità!’… Stupendo monologo.
Chiudo momentaneamente questa riflessione, questo pensare e interrogarmi ad alta ‘voce’. A presto, sempre Vicky
E’ giusto: qualcuno paghi!
Un ringraziamento a te piuttosto Alessandra a nome di tutti quelli che umilmente rappresento come presidente dell’ADB – Associazione Disabili Basiglio.Mi è stato chiesto di scrivere.
L’Agenda Luca Coscioni, organo dell’Associazione Luca Coscioni omonima, esce con cadenza mensile. Per una serie di combinazioni, legate alla solidarietà con la causa dei malati di Sla (Sclerosi laterale amiotrofica) e in generale con tutte le persone con disabilità, mi ha chiesto una mia testimonianza.
Ve la racconto, ve la regalo come un GRAZIE per esserci!
“Io mi ricordo. Io sono.
di Vincenza Rutigliano
Mi ricordo. Il calore del bagno in una vasca traboccante di schiuma e il freddo da pelle d’oca di un bagno in mare… Mi ricordo. Quanto fosse calda la mano che cercava la mia e il freddo che faceva in macchina certe sere… Mi ricordo. Che fatica le salite in bicicletta sui ponti pedonali del quartiere e che bella emozione scendere di corsa a pedali liberi in completa incoscienza… Quanto ancora è inciso in modo indelebile nella mia memoria e nella mia anima.
Sono Vincenza detta Vicky, ho 46 anni, quasi 24 dei quali vissuti a Milano3. E’ un quartiere pieno di verde e costruito ‘a misura d’uomo’, meglio se sano e benestante. Io e la mia famiglia abbiamo scelto di viverci quando mia figlia aveva solo 2 anni e Milano era cosparsa di siringhe. E’ stata una scelta profetica. Non avrei mai immaginato di usare i vialetti pedonali per esigenza e non più per divertimenti e scorribande spensierate.
Da circa 14 anni è così. In seguito ad un’ischemia spinale cervicale sono seduta per sempre e con la perdita dell’uso quasi totale delle mani. Mi ricordo tutto.
Quel giorno sono morta. Tanti giorni sono morta.
Il 5 dicembre 1995 la diagnosi definitiva: sarei fondamentalmente rimasta così. Il dolore enorme della mia morte dal punto di vista fisicamente attivo mi provocò un arresto cardiaco. Ricordo. Mi è girato tutto intorno ed è finita. Niente tunnel, niente luce. Solo silenzio, risvegliato dall’infermiere Pietro che mi stava addosso per praticarmi il massaggio cardiaco.
Tante volte in questi anni ho desiderato che la mia vita finisse quel giorno. In realtà la morte l’ho invocata come amica solo in due casi, anzi tre: vedendo l’inutilità della mia vita umiliata nel corpo e nella dignità da tante mani non amorevoli e non rispettose che ti frugano ovunque, dimenticandosi che sei immobile ma consapevole; dovendo fare esperienza di dolore fisico e psichico per mesi e mesi non compreso perché a detta dei medici impossibile; osservando la com-passione delle persone più care e la loro sofferenza profonda per un presente orribile e un futuro assente.
Non è arrivata, sorella morte. Non era il momento. Non ero pronta, forse. Non lo so. Io sono credente, cristiana, ho gridato a Dio perché tutto finisse. Mi ha ascoltata. Ho smesso. Ora vivo. Sono.
La vita è misteriosa. Ti fa scoprire il te stesso che non conosci, quello che milioni di discipline più o meno valide di introspezione ti vorrebbero rivelare. Per assurdo ho scoperto che la luce in fondo al tunnel si nascondeva proprio dentro.
E’ una delle ragioni del non desiderare più la morte, nel riscoprire ogni giorno una piccola risorsa in più. Da usare e da mettere al servizio di altri. Esperienze, incontri, scambi di informazioni. Scoprire che le tre cause che mi facevano non-vivere potevano essere affrontate. Che l’accettarmi ‘diversa’ mi avrebbe aiutato nel viaggio della tolleranza che non conoscevo; che spesso offrire un sorriso a chi si prende cura di me vale più di una mancia; che il tempo di morire riservato a ognuno di noi non ci è noto.
Un grazie e un ricordo a chi è passato dalla mia vita rallegrandola e a chi c’è e la custodisce con amore.”
3 febbraio 2010
Un caro saluto, con l’amata musica! Sempre Vicky.
Hurt: la mia scoperta.
Due generazioni a confronto, quella di Trent Reznor dei Nine Inch Nails (NIN) e quella di Johnny Cash. Entrambi una scoperta per me. Entrambi perfettamente sconosciuti. Eppure… Emozionanti.
Questo il testo:
I hurt myself today
To see if I still feel
I focus on the pain
The only thing that’s real
The needle tears a hole
The old familiar sting
Try to kill it all away
But I remember everything
What have I become?
My sweetest friend
Everyone I know
Goes away in the end
You could have it all
My empire of dirt
I will let you down
I will make you hurt
I wear my crown of shit
On my liar’s chair
Full of broken thoughts
I cannot repair
Beneath the stain of time
The feeling disappears
You are someone else
I am still right here
What have I become?
My sweetest friend
Everyone I know
Goes away in the end
You could have it all
My empire of dirt
I will let you down
I will make you hurt
If I could start again
A million miles away
I would keep myself
I would find a way
Un testo essenziale, duro, senza sconti… Proverò a tradurlo come posso.
Oggi mi sono fatto del male
Per vedere se lo sento ancora
Mi concentro sul dolore
L’unica cosa reale
L’ago apre un buco
Il vecchio caro ago
Provo a rimuovere tutto
Ma ricordo ogni cosa
Cosa sono diventato
Amico mio dolcissimo?
Chiunque io conosca
Alla fine va via
E potresti averlo tutto
Il mio impero di sporcizia
Io ti deluderò
Io ti farò del male
Indosso la mia corona di merda
Seduto sul mio trono di bugiardo
Pieno di pensieri spezzati
Che non so rimettere insieme
Sotto la macchia di tempo
Il sentimento scompare
Tu sei qualcun altro
Io sono ancora qui.
Cosa sono diventato
Dolcissimo amico mio?
Chiunque conosca
Alla fine va via
E potresti averlo tutto
Il mio impero di sporcizia
Io ti deluderò
Io ti farò del male
Se potessi ricominciare tutto
Milioni di miglia lontano da qui
Resterei me stesso
Troverei un modo.
Un testo apparentemente di facile interpretazione e comprensione. Effettivamente lo sarebbe se noi solo concentrassimo la nostra attenzione sui due interpreti. Cos’hanno in comune? Graffiano in profondità, Trent e Johnny, pur con età estremamente diverse, sicuramente mossi da questo testo con motivazioni differenti. Autodistruttivo il primo, estremamente solo il secondo.
Per chi non le conoscesse, così come non le conoscevo io, è utile dare un’occhiata alle biografie di entrambi gli artisti. Ho imparato molto dalle biografie, spesso chi vive d’arte attinge dalla propria vita. Conoscerla diventa una chiave di lettura. Per chi non si accontentasse… :
http://it.wikipedia.org/wiki/Trent_Reznor
http://it.wikipedia.org/wiki/Johnny_Cash
Spero di non avervi annoiato con le mie divagazioni o peggio i miei deliri! Sempre GRAZIE per l’attenzione. Quello che segue è un duetto live di Trent Reznor con David Bowie. Sempre Vicky.
Lo vuole con o senza?
Rieccomi. Strano titolo vero? Uno non fa in tempo a riprendersi da una batosta che già qualcos’altro è dietro l’angolo in agguato… Ci vuole pazienza, con tutti!
La gita che vi racconto oggi si è svolta qualche giorno fa al Carrefour di Assago (Mi). Meta casuale della gita: il centro estetico LA PLAYA che si trova nella galleria dei negozi, tutto color blu raggi violetti.
Un’idea del luogo – che nè io nè altri disabili MAI vedremo dall’interno – la potete vedere a questo link: http://www.laplayasolarium.com/centri-abbronzatura-franchising.html
Insieme a me sempre Claudio… Si tratta di una questione seria, almeno per quanto riguarda noi donne – anche se negli ultimi tempi gli uomini fanno molta concorrenza stranamente. È una questione di pelle, anzi di … peli!
Certo! Anche io avrò il sacrosanto diritto di avere una bella pelle liscia, senza peli, gradevole al tatto e alla vista. Fino a questo punto nessuno potrebbe darmi torto sul mio legittimo desiderio, ma… stiamo a vedere cosa succede. Decidiamo di entrare nel centro estetico e di chiedere per prima cosa se fanno servizio a domicilio. Diamo ormai per scontato che nessun posto sia attrezzato per persone con disabilità come me, sia che abbiano bisogno di una semplice visita (vedi l’ultimo mio blog su Dis- Humanitas) sia che la necessità sia di semplice (per molti ma non per tutti) esigenza estetica come in questo caso.
I peli superflui non piacciono neanche a me. Qualcosa di strano? Dice bene il saggio – Antonio Albanese:
La cosa che più dovrebbe scandalizzare è proprio questa nostra piccola rassegnazione per il fatto di non trovare mai posti disponibili attrezzati per le nostre esigenze, ormai corriamo il rischio di essere omologati in questo sistema di disservizi, di trattamento da cittadini di serie B, da clienti quasi non paganti. Invece non è proprio così, e ve lo racconto adesso.
Molto gentilmente la signora alla reception si dà da fare per reperire una ragazza che possa venire a domicilio per le stesse prestazioni (ceretta a gambe e ascelle) prendendo accordi telefonici sia per il giorno che per l’orario. Troviamo la ragazza. Lascio il mio numero di telefono per essere richiamata e avere un appuntamento. Usciamo dal negozio contenti di aver forse trovato almeno qualcuno ci venga incontro nella nostra difficoltà… Mettiamo in risalto un particolare importante: il prezzo esposto per questo tipo di servizio effettuato nel centro è di € 35. Il prezzo dello stesso servizio a domicilio al momento non è noto, ci verrà comunicato al momento degli accordi con la ragazza.
Un paio d’ore più tardi ricevo la sua telefonata. È una ragazza molto gentile e disponibile, ci accordiamo per il giorno e l’ora; il prezzo è praticamente invariato, mi viene confermato che è di € 35. Però… mi aspetta una sorpresa! Chiedo come qualsiasi altro cliente che mi venga rilasciata la ricevuta e qui la questione rimane in sospeso:
Io, il matrimonio e…
Ieri ho riguardato il mio album di matrimonio dopo non so quanto tempo… Che bella giornata quella! Da quanto tempo non vivo più quella spensieratezza… Eppure le litigate erano molte, i soldi davvero pochi, io e Lorenzo abbiamo iniziato con zero, in un mini-appartamento di una trentina di metri quadri a Milano Ticinese. Era il 1983.
Ho vissuto con lui in un mondo a parte, il nostro. Un impegno volontario. Non fatto di illusioni ma di tanti sogni, e visioni. Alcune diventate realtà, alcune no, ma pur sempre desiderate ed inseguite insieme. I successi e i fallimenti, senza colpevolizzarsi. Quando ci si ama non conta la colpa, conta la soluzione. L’ho capito alla fine della nostra storia d’amore, quando è morto. Era l’undici febbraio 2005, era notte. A casa aspettavamo e basta. Non avevamo niente altro di meglio da fare. Io… avevo pianto tutta me stessa già da molto e in quel momento ero simile a un nulla. Un grosso buco. Un buco nero. Nessuna energia. Solo me stessa e la mia coppia, il ‘noi’ finito, irrimediabilmente.
Io di certo non l’avrei mai lasciato. E lui neppure. Davvero per noi essere insieme era sentirsi una cosa sola. Sotto tutti i punti di vista. Dal raccontarsi la giornata, la sua al lavoro e la mia a casa (io allora non lavoravo ancora), al fare ogni cosa insieme – la spesa, le commissioni, imbiancare la casa, lavare la macchina ogni tanto -, dal mettere ogni cosa in comune. La nostra famiglia era una comunità a tutti gli effetti.
Tutti gli aspetti sono importanti. Sì, perchè tutti contribuiscono alla riuscita di una relazione. La fedeltà ad un impegno preso prima ognuno nel proprio cuore, poi con chi si ama, infine se e quando possibile con Dio. Il matrimonio è una realtà da vivere giorno dopo giorno, è un inizio. Qualsiasi relazione lo è, se intrapresa con gli stessi intenti.
Il primo e più importante fondamento è che da ‘io’ si passa al ‘noi’. Che bello poterci contare, averlo come pilastro su cui appoggiare la propria vita e non avere paura di quello che può succedere perchè sei davvero certa che niente ti separerà dal tuo amore! Ci abbiamo creduto, io e Lorenzo. Fino alla fine.
Ce lo avevano detto tante volte ai corsi per la formazione delle famiglie che abbiamo frequentato per anni principalmente a Loreto: il matrimonio cristiano è icona del matrimonio di Cristo con la Chiesa. Ne abbiamo fatta esperienza: con la fedeltà, l’amore reciproco in salute e in malattia, la fiducia senza condizioni, il mettere in circolo il nostro amore con chiunque – anche sconosciuto – varcasse la soglia di casa nostra.
La condivisione anche dei beni è sempre stata una cosa scontata, nulla studiato a tavolino, nessuna paura di essere derubati o imbrogliati l’uno dall’altro. Non ho lavorato con impegno fisso fino al 1990. Emanuela, nostra figlia, era il mio impegno. Il pensiero di perdermi qualcosa della sua crescita era assurdo per me. Sono stati anni felici. Rifarei tutto. Non c’è stato un solo giorno in cui io mi sia sentita nè umiliata nè inferiore o mantenuta da parte di Lorenzo perchè non portavo un altro stipendio, non contribuivo economicamente. Tutto era naturale: gestire la famiglia, spesa e conto corrente inclusi, progettare. Siamo cresciuti insieme. Ora…
Io in questa società non mi ci trovo. Qui sento solo comandare l “‘io” e il “mio”. Non è il mio posto. Non a queste condizioni. Vedo e vivo tante solitudini che si uniscono – molte volte con la convivenza – e ognuno vuole il ’suo’ spazio, vuole vivere la ’sua’ vita… Per non parlare dei soldi… Rigorosamente conti separati (bancari e di cassa): ‘questo lo paghi tu, questo io’. Più pratico, in caso tutto finisse… Vuoi mettere?
Che tristezza! Lasciatemi continuare a credere nel ‘noi’. Io lo voglio. Fuori da questo non vedo felicità. Vedo un inseguire un’illusione. Scusate, è tutto un altro pianeta!
Un pensiero a Lorenzo, un caro saluto a voi, sempre con la musica! Sempre Vicky.
Mani sporche.
(fonte: Human Rights Watch)
Il titolo è chiaro, inequivocabile. ‘I diamanti insanguinati dello Zimbabwe: chiedi prima di comprare.’
Mi permetto di tradurre liberamente un breve rapporto che descrive la situazione in questo paese, applicabile purtroppo a tante aree di questo continente meraviglioso: l’Africa. Il testo originale si trova sul sito ‘Human Rights Watch’.
“Le forze armate dello Zimbabwe, sotto il comando del Presidente Robert Mugabe, stanno reclutando per il lavoro forzato sia bambini che adulti e torturando e picchiando gli abitanti locali sui giacimenti di diamanti del distretto di Marange. I militari hanno preso il controllo di queste aree diamantifere dello Zimbabwe orientale dopo aver assassinato, alla fine dell’Ottobre 2008, 200 persone a Chiadzwa, in precedenza una zona impoverita ma pacifica. Marange è diventata una zona di senza legge e di impunità, un microcosmo del caos e della disperazione che attualmente pervadono lo Zimbabwe.
Alla fine di Giugno 2009 l’Osservatorio per i Diritti Umani ha pubblicato un rapporto documentando serie violazioni dei diritti umani da parte dei militari nei giacimenti di diamanti di Marange. includendo il lavoro forzato, il lavoro minorile, l’uccisione di più di 200 persone, e altri gravi abusi.
Nella sua recente Assemblea Plenaria in Namibia il KPCS (Kimberley Process Certification Scheme), un organo internazionale che controlla il commercio di diamanti, ha deciso di non escludere lo Zimbabwe dalla partecipazione, nè di impedirne l’esportazione di diamanti, nonostante il riscontro di gravi violazioni di diritti umani e del dilagante fenomeno del contrabbando durante le indagini effettuate nel giacimento di diamanti di Manange. La debole scusa addotta come giustificazione è stato un tecnicismo nel suo mandato, che definisce ‘diamanti insanguinati’ come quelli estratti da gruppi ribelli abusivi e non da governi abusivi.
Dite agli stati membri del KPCS che è necessario intraprendano le azioni necessarie per bloccare il contrabbando di diamanti insanguinati e di cessare le violazioni di diritti umani nei giacimenti di diamanti a Marange.”
Devo purtroppo ammettere di essere entrata in un universo negativo di cui avevo solo sentito parlare. NON SI PUO’ TACERE! NON DI DEVE TACERE!
Il titolo ha ragione: DOBBIAMO CHIEDERE E CHIEDERCI DA DOVE PROVENGONO LE COSE CHE ACQUISTIAMO.
In caso contrario saremo complici, avremo le mani sporche. Anche noi, SPORCHE DI SANGUE.
Altre info: http://it.wikipedia.org/wiki/Diamante_insanguinato
Vicky.
Come in uno specchio.
E non solo nella vetrina del virtuale… Quante volte sarà capitato a te che mi leggi… Scrivi, ‘parli’, se tutto va per il verso giusto ti apri, ti doni, ti ’spendi’ senza risparmiarti. La delusione è dietro l’angolo, come la sorpresa di un amore e, perchè no?, di un’amicizia forte, temprata magari da una discussione iniziale piuttosto animata.
Mi è successo spesso. Anche nei social network. Vorrei raccontare due storie simili eppure tanto diverse al tempo stesso.
La prima riguarda una delle prime persone conosciute in una chat. Un uomo che stava all’estero per lavoro, un tecnico dell’Agip. Ci siamo raccontati molto delle nostre vite. Lui, romano, lontano dalla famiglia. Io, milanese, che ero rimasta sola da pochissimo. Non è stato difficile entrare in sintonia e condividere il senso di solitudine (lui e il suo staff lavoravano sotto scorta), una vita via da casa e dagli affetti per dare loro agi e ‘vizietti’ a fronte di grandi sacrifici. Un capovolgimento di valori che io (che avevo perso la persona a me più cara) non avrei mai potuto condividere. Le discussioni non si contavano, ma contemporaneamente io cominciavo a capire che il mondo era molto più grande di casa mia e piano piano iniziavo a dialogare davvero, senza giudizio. Ho cominciato ad ‘ascoltare’. Ho smesso di parlare così ad un mio alter ego che mi aveva delusa. Inevitabilmente.
Attenzione, ci sono sempre ricadute. E’ importante ammetterle, prima di tutto con se’ stessi e poi con gli altri.
E’ quanto mi è successo poco tempo fa. Con una donna. Molto più giovane di me, del sud. Ci siamo conosciute parlando di razzismo, pregiudizi, ingiustizie. Mi ci trovavo bene, si parlava di idee, sentimenti, rabbia a volte per le rispettive diversità vissute come giogo sotto il quale essere prigioniere. Sono convinta ora che quella rabbia ci impediva di essere vere. Si parlava di tutto, tranne che della verità vissuta.
Grazie a Dio un giorno un commento innesca la bomba. Una vera reazione a catena. Ci si incazza entrambe. Per un po’ nessun commento, silenzio. Finchè una non ricomincia, lasciando parlare il cuore, chiedendo a modo suo scusa della freddezza. Si inizia un percorso nuovo, da donne impulsive ma… ci scopriamo dolci ed affettuose ora. Libere. Anche di farci complimenti!
Questo il mio piccolo contributo in una ‘dimensione’ a volte dilatata ed esasperata nei modi di sentire e di esprimersi anche. Però capace di generare ‘figli’ autentici e sinceri. Teniamoceli da conto. Non è poco, no davvero.
Un caro saluto – musicale – a tutti, in particolare a…. (non si dice!). Sempre Vicky.
Un ragazzo (Pacifico), un’amica (Nomadi).
Un testo da leggere, da rileggere, da interiorizzare.
Un Ragazzo
Eccoli fermarsi in piedi
Intorno al tavolo di alluminio
Arrivano in silenzio, si sparpagliano
Qualcuno schiarisce la voce,
nessuno ha una frase opportuna
Si tratta solo di guardare
Un ragazzo è morto
Il viso è stato risparmiato
L’hanno pulito, l’ hanno asciugato
e addosso gli hanno appoggiato un lenzuolo duro
Il padre non capisce niente,
sta fermo con le mani in tasca
Le mani sono grosse,
di buccia, di scorze,
di unghie sporche
Lavorerà al mercato o guida un camion, forse ha
una pompa di benzina
Sembra uno che ha preso molto freddo
che è uscito sempre presto la mattina
Ha una vena piena in mezzo alla fronte
che spartisce e attraversa le rughe
E gli occhi rossi rossi rossi rossi …
Il padre non capisce niente
La madre non smette di guardare
E’ che la morte non si fa capire,
da appuntamento e non si fa trovare
A spaventare e’ il rumore dell’incidente,
la carne rovesciata bianca
ma quella è ancora vita , che si dimena,
è poco da vivere ma ancora ne manca
Il ragazzo qui davanti non fa paura,
semplicemente non si sa che dire
E’ troppo presto per capire che si capirà
improvvisamente,
senza vedere
Un citofono che non suona
Un suggerimento che non arriva
Una porta che non sbatte
Ciabatte da piscina
Una ricetta con un segreto (.. forse la buccia di limone)
Un bigliettino giallo al vetro,
un cellulare, un nome…
Il padre non capisce niente
La madre non smette di guardare
Il padre non capisce niente
La madre non vorrebbe mai andare.
Non è che io ami la morte. La morte fa schifo. E’ fredda, buia, maleodorante. Solo che, in caso non ci pensassimo abbastanza, ci passa vicino, dentro, accanto, sopra di continuo… E quando lo fa non va via senza ‘bottino’. Non fa sconti.
Per festeggiare la vita, per festeggiare ogni uomo, donna o bambino al quale magari sulla strada, per colpa di qualcuno oppure no… sarà risparmiata la vita e potrà arrivare a casa, non consapevoli di avere un grosso dono in più, voglio dire:
BENTORNATO A CASA! TI VOGLIO BENE!
Un regalo a te, che oggi non hai bevuto, sballato o che semplicemente sei stato evitato da chi lo ha fatto.
Un caloroso abbraccio, Vicky.






















