La memoria.
Ne ho perso le tracce. Seguo quelle lasciate per non perdere anche il cuore, oltre alla memoria.
Un film dal quale ho imparato.
365 giorni all’anno.
Sempre Vicky.
Poche parole.
Ed eccomi qui, amico mio.
Se guardi la quercia robusta, ero io.
Se osservi il salice curvo e nudo, quello sono io.
I fiori di pesco sono i miei preferiti.
I frutti anche.
Fammene dono quando sarà il momento.
Per te sarò colore, profumo, sapore
nel tempo dell’amore
matura, morbida…
non più albero, non più fiore.
Cogli ciò che non hai seminato,
godi di ciò che hai coltivato,
prendendo la polpa.
Solo ti chiedo…non gettarmi via.
Adagiami sulla morbida terra.
Non dimenticare che…
io sono nocciolo, io sono cuore.
Sempre Vicky…
La catena.
Lo osservo. Ogni giorno, ogni volta che passo.
E’ un cane. Legato a una catena.
Metafora applicabile a me, a te che leggi.
E’ lui il protagonista, pur essendo sottomesso.
Fa sentire la sua voce.
Mi sforzo di capirla, di decifrarla.
La catena è la sua condanna.
Immagino che tirando si spezzi.
Due possibili esplosioni.
Di rabbia: troppe volte è stato maltrattato.
Di festa: non vedeva l’ora di mostrare il suo affetto fedele.
Voglio che si spezzi la mia catena.
Che la rabbia esca, che la gioia emerga, che la vita scorra!
Sempre Vicky!
A me…
Un pensiero, una breve replica di un uomo che mi conosce davvero:
2011 in review
Un ringraziamento a tutti i miei amici lettori, osservatori e critici che mi hanno seguita in questo viaggio nel 2011.
Buon preseguimento e… RESTIAMO IN CONTATTO!
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Il respiro.
E’ l’enorme spiraglio che ci si spalanca davanti. Tutti la chiamano vita. E’ l’ignoto che ci attende a fine viaggio. Tutti la chiamano morte.
Nell’intervallo tra l’una e l’altra miliardi di esperienze legate a quell’atto inconsapevole, automatico, doloroso o piacevole… dipende.
Voglio raccontare alcuni miei respiri, collocati in quadri diversi. Protagonista: l’azione dell’alzarsi e abbassarsi del mio diaframma…o del mio addome. Non c’è sequenza temporale, solo quella delle emozioni, vera natura del respiro…lento, veloce…sospeso.
Eccoti. Sei bello da togliermi il respiro mentre ti guardo sdraiato. Non importa la tua età, il tuo maglione, la tua pelle… so solo che il tuo respiro è stato mio per un po’. E il mio è stato il tuo. Tutti lo chiamano bacio. Sarà per questo che non mi basta mai, questo respiro speciale… Amo respirarti. E’ lieve quando torni dal lavoro, rapido nei momenti di passione, caldo quando tremo sotto le coperte, affannato se mi mancano le parole per dirti quanto hai riempito i miei polmoni di te.
Eccomi. Finalmente sola, ora posso dimenticare di avere un ritmo naturale ‘imposto’ e con l’aria giocare tra le lacrime. Un dolore sembra sciogliersi dove tu hai alternato pieni e vuoti nella mia vita fino a scomparire visibilmente… posso abusare del mio corpo… voglio vedere questo nodo liberarsi. Qualcuno o qualcosa ci ha allontanati e io non posso respirare: ho esaurito le scorte e la forza. Quanto resisterò?
Eccoci. Il respiro trattenuto a lungo. Tu, piccola mia, distante da me. Non troppo… per dimenticare che ci sono, appena a un passo da te per non rubarti ‘la scena’, non troppo poco per sapere che non sei sola. Alcuni istanti fissati nella mente, nel cuore, nella gola, nelle viscere… Settembre 1995: trattengo il respiro… stanno formando le classi della prima media, la tua. Una delle ultime emozioni, prima di sedermi per sempre. Novembre 1995: sdraiata sul nostro divano, devo sussurrarti qualche parola per spiegarti che sto andando via, ma tornerò. Non riesco quasi a respirare. Spero di averti detto le parole giuste…con amore. Febbraio 2005: l’ossigeno di tutto il nostro mondo si consuma in un attimo. In quel cielo invernale è nata una nuova stella che ci manda ‘schegge di luce’ perchè il viaggio senza di lui non sia troppo affannoso e triste. Maggio 2011: resto un po’ in disparte, come sempre quando ammiro uno spettacolo… e tu lo sei, vestita di bianco, per l’ennesima festa in cui non siamo sole. Posso espandere il mio addome… come per assorbire tutta la Bellezza vissuta con te.
Aspetto. Un atto dopo l’altro… è come continuare a camminare. In ugual modo procedo a volte in modo lento, altre con improvvise accelerate… Il vantaggio di avere tempo per ascoltare il mio corpo è anche questo. Così come ho corso, un giorno mi fermerò. Finalmente questo corpo guarirà, lasciando tutto quello che ha preso: sospiri, grida, parole, affanni, palpiti di gioia, nomi, preghiere e tanto, tanto di più.
Nel frattempo… Sento l’addome sussultare, rientrare, il diaframma si abbassa, le labbra si aprono, tra i denti sento l’aria passare…
Tutti lo chiamano SORRISO…
Sempre Vicky!
A tutti quelli che esistono.
Auguri…a modo mio.
Si dice che la speranza sia l’ultima a morire.
Non credo sia vero, almeno cristianamente parlando.
Ho creduto utile unirmi a tutti gli amici, parenti, conoscenti, nemici e sconosciuti…
porgendo questa mano da prendere se volete
e, come ogni giorno, raccogliere le forze
provare a ricominciare.
Perchè… se Dio fosse come noi, non ci penserebbe due volte…
Sempre Vicky
Un elefante mi ha detto…
Uno scambio inaspettato di idee, di emozioni, di amicizia con qualcuno che improvvisamente non è più figurina su Faccialibro e assume forma umana, nel senso più alto del temine. Dopo aver commentato gli orribili fatti di Firenze e aver ragionato sull’odio razziale più o meno favorito da certa politica e certa mentalità complice… un ‘Come stai?’ semplice, libero, generoso fa emergere cose belle:
Io: non importa. di fronte a queste cose io sono un puntino.
P. : No non è vero. Assolutamente. Vedi Vicky, io credo che non ci sia nulla di più ipocrita di operare “per la pace nel mondo” e magari litigare con la compagna o il compagno. Ciascuno faccia il suo piccolo capolavoro e tolga un piccolo dolore, e il mondo sarà in pace, un grande capolavoro senza il grande dolore causato dagli altri, ma solo quello naturale della Vita, che basta e avanza. Quindi, il tuo puntino per me racchiude il creato.
Io: Potrei dirti che le tue parole sono bellissime… in realtà le condivido perchè sono vere. Io la vivo esattamente così. Per questo resto sola. Come ho detto qualche anno fa a un amico: “Sono l’amica di tutti e la donna di nessuno.” Io non sono il creato di nessuno. Non è vittimismo, credimi. E’ un vero dolore realizzare che ognuno sta per conto suo, facendo finta di vivere.
P.: Non è giusto che tu ti senta così. La storia dell’amico di tutti e la donna di nessuno la conosco, io mi definisco “l’elefante” che tutti dicono che è bellissimo ma a tenerlo in casa non ci pensano neppure. Abbiamo un concetto di bellezza molto distorto. Tu non fai finta di vivere: vivi, ma è un mondo di morti e chiamano vita concetti nichilisti, non siamo capaci di distaccarci emotivamente dagli stereotipi (non dico culturalmente: quella è mezza strada, poi vien l’altrà metà, la più difficile e cioè provare nel cuore il proprio pensiero)
Io: Perchè sei elefante? Io sono così negativa perchè penso (pensavo?) di aver trovato una persona con cui ci intendiamo ma che non ha il coraggio di amarmi come sono, senza condizioni. Forse dovrei accontentarmi, ma non ce la faccio.
Il resto è solo nostro, ma… ho imparato più cose oggi da P. in queste righe che in anni di ricerca.
Per piangere bisogna essere forti.
‘Quando sono debole, allora mi accorgo di esser forte’ (S. Paolo Apostolo). Il primo pensiero che mi attraversa la mente dopo un dialogo con te, carissimo amico mio. Il titolo di questo post riassume quanto è racchiuso nel tuo cuore così fragile e gentile, sensuale eppure capace di dolcezza smisurata.
Ci vuole coraggio a lasciarsi andare, per te uomo velato da clichè ancora di più. Ti hanno insegnato che durezza è sinonimo di forza, che piangere è da donnette.
Io amo la donnetta che è in te. Mi attira col suo profumo di rosa, mi incanta coi suoi giochi, con la sua voce acuta di momenti tutti tuoi, tutti nostri. Hai detto bene. E io ti ho rubato le parole, perchè ti riconoscessi in questo post.
Ti amo, amico mio. Perchè sei debole. Perchè sei forte.
Sempre Vicky.
Un amore di quelli che consolano.






