Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Mamma insegna come sopravvivere in America oggi

Or is it ‘Murica?

via Teaching My Kids to Survive in ‘Merica — Not an Autism Mom

Leggere questo post ha toccato il mio cuore in profondità, perché parla di una mamma coraggiosa come ce ne sono tante al mondo. Mi è venuta in mente mia madre, ho pensato anche un po’ alla mia vita come mamma per certi versi “mancata” perché limitata fisicamente e spesso anche psicologicamente.

Voglio parlarvi di questa donna americana che senza mezzi termini parla dell’autismo di suo figlio e di come lei viva da “non autism mom“. Un bel messaggio che io voglio condividere con voi, insieme alle sue speranze e alle sue paure per il futuro dei suoi figli che potrebbero essere i nostri. Solo una premessa: i suoi bambini dodicenni sono di colore. Leggendo il post capirete quanto conta anche nel 2017…

Scusatemi se la traduzione dall’inglese non sarà perfetta, spero solo che l’umanità profonda vi arrivi comunque… buona lettura! Sempre Vicky.

 

18 luglio 2017

I miei due figli più grandi hanno fatto un viaggio in Texas questa estate. Era la seconda volta che volavano da soli senza un adulto per andare dalla nonna. L’anno scorso (la loro prima volta) ero ansiosa… ma si trattava di un’ansia positiva. Era il tipo di ansia da “i miei bambini stanno diventando grandi”.

Avevamo parlato di come allacciare le cinture e di come comportarsi bene. Mi ero assicurata che avessero qualsiasi numero di telefono che potesse servire loro in caso si fossero persi giocando nei pressi della casa della nonna. Ho fatto la solita “revisione da mamma”.

Ma quest’anno abbiano avuto una conversazione molto differente… una conversazione più seria. 

Abbiamo parlato di come essere prudenti in presenza di agenti di polizia, anche nel caso in cui stessero chiedendo soltanto aiuto. Gli ho insegnato come tenere le palme delle mani in alto e di lato, e di non infilarle mai nelle tasche. E, per l’amor di Dio, di non correre mai verso di loro, anche in caso di emergenza. Alcuni poliziotti avrebbero prima sparato e poi fatto domande… quando sarebbe stato troppo tardi.

Abbiamo parlato di come “mandare giù” in caso qualcuno avesse fatto commenti razzisti su di loro mentre passavano in bicicletta nei dintorni della casa della nonna. Hanno sempre scherzato su quello che avrebbero fatto in caso qualcuno si fosse preso gioco di loro in quel modo.

“Li prenderei con una doppia nelson mentre DJ da’ loro un wedgy”

“Li farei a pezzi col karate mentre Ty fa loro del male”.

Io di solito mi sarei limitata a ridacchiare un po’ e girare gli occhi quando venivano fuori con questi scenari. Erano così stupidi. Ma non avevano idea di cosa avrebbe veramente significato non essere rispettati ed essere discriminati, per cui dovevamo parlarne.

Così ho spiegato loro, senza mezzi termini, come le persone nel nostro paese fossero diventate intrattabili e sfacciate. Sì, lo so, il razzismo è sempre esistito, ma anni fa le persone cercavano almeno di nasconderlo. È come se le relazioni razziali avessero fatto passi indietro di cinquant’anni. Le persone “indossano” letteralmente la loro intolleranza sulle proprie camicie. Così ho spiegato loro come potevano apparire alla gente. 

“Non sembrate più ragazzi. Sembrate cresciuti. Avete l’aspetto di essere dei poco di buono. Sembrate brutta gente e dei malviventi. Sembrate una fonte di guai. Alcune persone guarderanno il colore della vostra pelle e si comporteranno come se questo avesse avvelenato il vostro corpo. A loro non importa se siete nella lista dei migliori studenti o se fate da baby-sitter ai vostri fratelli. 

Così, se una persona vi manca di rispetto, anche se dentro vi brucia allontanatevi e basta. Non potete controllare come si sentono; non dipende da voi cambiare il loro modo di pensare. Le persone sempre di più portano con sé armi… e le usano. Il vostro unico compito è essere fuori pericolo. Alla fine della giornata questo è ciò che conta”.

I miei bambini sono stati cresciuti in una bolla protettiva. Sapevano già che il mondo è pieno di gente buona, affettuosa. Sono diventati grandi credendo che gli agenti di polizia esistano per proteggerli e per aiutarli quando ne hanno bisogno.

Sono inconsapevoli di quanto ci sia di brutto al mondo. Non guardano i notiziari. Non sanno che il KKK (Ku Klux Klan) la scorsa settimana ha compiuto un raid nella città vicina. Non hanno assistito a risse sulle linee aeree. E non hanno visto i video su Facebook che mostrano uomini innocenti mentre sono assassinati da poliziotti, senza che questi ne paghino le conseguenze.

Così il mio lavoro è insegnare, educare e prepararli. Così come insegno loro ad essere rispettosi e ad andare bene a scuola, allo stesso modo devo insegnare loro come sopravvivere. No, non erano queste le conversazioni che mi sarei aspettata di avere con i miei ragazzi di 12 anni. Pensavo che avremmo parlato prima di ragazze piuttosto che di armi. Ma questo è stato un anno straordinario, pieno di violenza e intolleranza.

Forse parleremo di ragazze il prossimo anno. “

 

29 luglio 2017 Posted by | amore, Dialogo, Esperienze, Mondo, Persone, Sentimenti, Viaggi | , , , , , , , , , , , | 6 commenti

Buon compleanno amore mio!

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Sei tu
piccolo grande amore
trentatre anni e nove mesi circa insieme
oltre a chissà quanti millenni altrove
prima di questa vita
e ancora dopo

frutto della fertilità
discesa dalle stelle così
come il creatore e il creato

che nell’amore totale si fondono
senza problemi
di priorità o importanza

oggi ci basta poco
per essere felici
pranzo condiviso
la nostra piccola grande famiglia
e il riposo del pomeriggio
sui divani invecchiati

parlare con serenità
di papà della nonna della vita
di passato presente e futuro

la semplicità è il nostro Dio
lo riconosciamo in lei
del riso e un dolce ci bastano
perché tutto acquisti valore
moneta celeste senza peso
eppure inestimabile
come te

incastonata da sempre
in cuore e viscere
in un abbraccio

ti amo da sempre e per sempre
piccola mia
sorridente come quando Cipì
giocavi con i pentolini

oggi ne hai ricevuti di nuovi
per continuare a gioire
nella tua cucina magica
che ogni giorno mi insegna
ad apprezzare
ciò che condividiamo

a casa da sola leggo nel silenzio
custodisco tutto nel mio cuore
ogni singola pennellata di immagine

visito qualche pagina Web
qualche post
e soprattutto

gusto una pesca la mia preferita
alla quale è legata
la mia infanzia
insieme alla tua

le piccole cose insegnano
Continua a volare! La tua mamma sempre Vicky!

25 giugno 2017 Posted by | amore, Anima, Dialogo, Esperienze, Musica, Persone, Sentimenti | , , , , , , , , , , , , | 38 commenti

A mia figlia

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Ho cominciato la mia giornata come tante altre. Con una lacrima seguita da molte in più a causa di un sogno, che ha dato uno scossone alla mia fragile emotività. Ora non lo ricordo bene tutto. So solo che le protagoniste siamo mia figlia ed io. Lei ha apparentemente non più di un anno e mezzo, io mi vedo adulta, anche se dovrei avere quasi ventidue anni.

Sono in piedi e ansiosa la cerco, la vedo e la prendo in braccio. Posso ancora farlo, sono lontana ancora oltre tredici anni dal giorno in cui non potrò più fisicamente farlo, perchè seduta in carrozzina e senza l’uso delle mani. Non è su questo, o solo marginalmente, però, che voglio scrivere, ma ripercorrere la mia maternità per guarire.

Voglio raccontare alcune cose che riguardano il mio essere madre non perché voglia dare indicazioni a qualcuno, ma perché ne ho bisogno per essere onesta con me stessa.

Mia figlia è una bambina tranquilla, lo è fin dalla nascita. insieme ci facciamo tante dormite, con parecchia invidia da parte di vicini e parenti, che invece trascorrono la notte in bianco con neonati in braccio urlanti. Ho in comune con lei tanti ricordi costruiti negli anni, fatti di vita quotidiana, di bagnetti, di giochi, di passeggiate, di storie inventate per farla addormentare serenamente, portarla all’asilo e poi spiarla di nascosto per vedere se piange senza di me…

Vederla fare i compiti è un piacere, è talmente assorta… è uno spettacolo di bellezza. La aspetto fuori dalla scuola impaziente, mi manca tanto non vedere più tanti suoi progressi come quando era piccola di doverla condividere, giustamente, con altri.

Uno degli ultimi ricordi che ho prima della “tragedia”, che mi travolge e ci travolge quando lei ha soltanto undici anni e io trentadue, è quello della palestra di prima media piena fino all’inverosimile di bambini e di mamme e papà in attesa di sapere la classe di destinazione del proprio figlio o figlia. Ci guardiamo da lontano e io cerco di incoraggiarla. Ha paura di perdere i suoi compagni delle elementari per sempre. E poi davvero l’ultimissima immagine… la mia piccola che piange appena tornata da scuola, che trova la sua mamma circondata da paramedici, da suo padre, distesa sul divano di casa con appena un filo di voce che dice: “Non preoccuparti, tu prega per la mamma”.

Dopo tutto questo è come se per molti anni si fosse chiuso un sipario, come se sul palcoscenico della vita lei ed io fossimo rimaste sole. Lei con il suo papà, con il suo dolore, con una mamma cambiata e assente fisicamente per nove mesi da casa e per anni della sua vita. Io… sola altrove.
Sì, è proprio così, non ci sono più stata. C’è un vuoto nella mia memoria di cui abbiamo parlato di recente, di nostalgia di esperienze che ci sono state negate, quelle cose frivole ma anche profonde che un adolescente fa con sua mamma. Io non sono stata più la tua mamma. Mi sentivo un peso. Oltre al mio egoismo avevo due donne che volevano sostituirsi a me. Io non potevo fare altro che lasciarle fare e per conto mio ti chiedo solo un po’ di clemenza… stavo cercando di guarire. Poi mi sono lasciata andare, rassegnata a una vita fatta di cibo e di tv. In solitudine. Forse vi guardavo vivere. Ho sbagliato pensando solo di evitare dolore a tutti e “dimenticando” apparentemente di avere ancora una figlia da crescere, nonostante le mie condizioni.

La vita ci ha insegnato a crescere prima ognuno per conto suo e poi, più in là, più vicine. Quante volte, mi chiedo, sarai “scappata”, rifugiandoti altrove e quante volte non sono venuta a cercarti…

Sono convinta che l’amore vero sia non perdere tempo nel passato, ma avere il coraggio di ammettere gli errori e di chiedere perdono. Per ora lo faccio qui, è già straziante per me leggere queste righe e rivedere un film che non si può più rimontare. 

Perdonami per non esserci stata quando avrei potuto farlo, anche così come sono perché mi prendevo più cura di tuo papà, quasi avessi già il presentimento che l’avrei perso anni prima che succedesse davvero. E ancora prima perdonami per averti picchiata da piccola… tu non lo meritavi, nessun bambino lo merita, ma io sono stata troppo ignorante e ho pensato più a far bella figura con una figlia ubbidiente e sottomessa piuttosto che farti crescere senza questi ricordi. Cercavo l’approvazione degli altri, soprattutto dei parenti di papà, che di me non avevano alcuna stima nè rispetto già da allora. Credimi, in certe notti ho odiato talmente me stessa e tutti quanti – quelli che c’erano e quelli che non ci sono più stati – da piangere tutte quelle lacrime che per anni non ho più versato. Da ultimo volevo dirti che hai completamente ragione. In certi periodi della mia vita ho pensato solo a me stessa dopo la morte di papà, perché frequentare uomini mi faceva sentire viva e il sesso mi ricordava che ero donna, come e più delle altre “normali”. Ero in competizione, me ne rendo conto.

 Mi sono sbagliata, perché questo non esclude l’essere mamma e soprattutto essere persona che porta rispetto alla presenza di altri nella sua vita, quegli “altri” che come te sono un dono, da custodire, da accompagnare!

C’è tanto da costruire che ci aspetta, giorno dopo giorno… io ci sono. Tu… sei sempre stata, come hai potuto, con le forze di cui disponevi e disponi ancora oggi. Bello osservarti vivere ed esserci.

Domani ti telefonerò per dirti semplicemente: “Ti va di parlare un po’?”

Ti abbraccio tanto. Da sempre e per sempre la tua mamma imperfetta, sempre Vicky!

 

 

 

 

 

2 marzo 2017 Posted by | amore, Anima, Dialogo, Esperienze, Persone, Sapienza, Sentimenti, Storia | , , , , , , , , , , , , , | 39 commenti

20 dicembre 1926

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Ciao mamma… già mi verrebbe voglia di fermarmi per un nodo in gola che mi impedisce di dettare oltre, ma mi faccio forza e continuo, perché ne sento il bisogno.

Approfitto di questa data per farti i miei auguri di compleanno, sarebbero stati novanta se fossi stata ancora fisicamente qui con me. Voglio farti un regalo insieme a questi piccoli luccichii di sale, che accompagnano la tua mancata presenza.

Porta un grazie da parte mia a Dio e alla mia cara nonna Vincenza, che ti hanno generato e dato la vita in questa data impressa nella mia carne e tatuata sul mio cuore per sempre, nei secoli dei secoli, amen!

Oggi mi sono venuti in mente tanti pensieri, belli e brutti. Posso parlartene, vero?

Ora so che tu sai. Non provo più vergogna neanche a pensarli, spero solo fermamente che nel luogo dove la nostra fede ci fa credere che saremo eternamente felici tu lo sia pienamente, alla fine della tua vita terrena che ha conosciuto momenti tragici uniti a momenti bellissimi nei quali c’ero anch’io a partire dalla mia nascita, quella consapevole dei primi anni dell’infanzia e molto ancora.

Devo fare una pausa, infastidita da rumori nella stanza di voci che entrano senza bussare (proprio come facevi anche tu) e squilli sul cellulare di H. che mi fanno incazzare e diventare gelosa, perché mi chiedo chi cavolo possa avere l’autorizzazione per sentirsi libero/libera di chiamare a quest’ora (sono le 23:44). Preferisco non pensarci e andare oltre entrambi i disturbi per concentrarmi su di te, mamma.

Vorrei tanto che tu riuscissi a parlarmi,a spiegarmi tante cose che non riesco a capire e per le quali, nonostante i miei cinquantatre anni, non riesco ancora a darmi pace.

Ora però devo interrompere momentaneamente perché i disturbi continuano e non ho la privacy necessaria per parlarti come vorrei. Io di privacy ne ho sempre pochissima, vicina allo zero ma questo è un altro discorso…

Sappi comunque che ci ritroveremo presto, molto presto. Senti che bello questo testo! Ti parla di me, di noi!

Buon compleanno, mamma!

Sempre la tua “Cenza” Vicky!

 

21 dicembre 2016 Posted by | Anima, Dialogo, Dio, Esperienze, Persone, Sentimenti, Vita nuova | , , , , , , , , , | 31 commenti

Infanzia

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– Google –

Ho ascoltato in questi giorni più volte il brano di ELISA e pensando al testo mi sei venuta in mente, piccola mia Cipì.

Il giorno in cui sei venuta al mondo è stato strano, accompagnato da malinconia e una vena di tristezza che solo dopo anni mi sono spiegata. Quel giorno ho pensato che la gioia di averti davanti a me e addosso a me, già fisicamente “altra” da me sarebbe stata una dolce sofferenza. Avevo bisogno di tempo per crescere anch’io e nove mesi forse non mi sono bastati. Ho dovuto correre per raggiungerti e stare al tuo passo, cercando di non invadere, sbagliando tanto e cercando di riparare con l’amore di cui sono capace, ieri come oggi, amore mio. Questo è solo un pezzettino infinitesimale della nostra storia, della tua e della mia che scorrono su binari paralleli e, contro ogni legge, a volte si incontrano…

Ti vedo, da lontano aspetto e mi raggiungi. Sei l’unica testa riccioluta nera in mezzo a tante bocce rosa, gridi disperatamente perché hai fame. Non vedo l’ora che tu finisca di percorrere il corridoio dell’ospedale per attaccarti al mio seno, per farti succhiare la vita da me. Mi sento importante per te. Sono l’albero che stende il suo ramo perché l’uccellino possa posarsi e finalmente arrivare… Vieni, riposa su di me.

Non ho pensato a registrare la tua voce, quel giorno in cui per la prima volta mi hai chiamato per nome: mamma. Un nome che sarebbe stato sempre e solo mio. Non so ancora esprimere cosa mi succede quando lo pronunci. Nulla è scontato… la tua voce per me è un dono dal Cielo, traduzione sonora di quello sguardo che mi ha parlato per qualche mese in una lingua sconosciuta, quella delle anime… mi sento come neve che si scioglie, anche ora e la mia voce non è ferma, adulta.

Avrei voluto fotografarti di più, ma tu sai già che mi emoziona troppo a vedere le foto e ancora di più con i filmati. Esercito la memoria per non dimenticare nulla di te, anche il minimo particolare. Eccoti, ti sei messa in piedi e piano piano avanzi con i tuoi piedini minuscoli nelle scarpine blu, uguali a quelle che avevo io da piccola quando andavo all’asilo. Tengo le tue manine e ti accompagno come se ci fossero fili invisibili che ci uniscono. Io non sono il burattinaio, però. Finalmente avanzi da sola e mi sembra di essere Sole per te, talmente grande è la gioia della conquista che vedo sul tuo viso! Ti abbraccio e gioco con te fino al punto di dimenticarmi che hai appena cominciato il tuo viaggio da sola.

Il primo giorno in cui ti ho lasciata cadere in mare ho rischiato il linciaggio da parte del tuo papà. Hai poco più di un anno, io neanche ventidue, eppure amo tanto le nostre avventure, come questa. Per me è un immaginario riaccoglierti nelle acque del mio corpo… Diventiamo tutt’uno con fratello mare. Ti vedo riemergere dopo pochi istanti ed è come se ti vedessi rinascere da un’altra prospettiva. Sono felice!

Ti accompagno all’asilo, tu sei sorridente come con un giocattolo nuovo. Io… sinceramente no. Mi costa così tanto staccarmi da te, ma capisco che è il tuo bene, la tua vita è anche sociale. Tu non sei mia. Piano piano sto capendo, sta entrando dentro la mia testa e nel mio cuore. Ti seguo con lo sguardo, poi vengo a spiare la tua vita da una finestra… lo faccio anche oggi, cercando di essere discreta, indietro di un passo rispetto a te.

Camminiamo mano per mano sulla strada che ci porta a Rozzano, andiamo al mercato e poi da papà al lavoro. Quando finisce torniamo insieme a casa. Questa è la felicità. Amore mio, non riesco a non piangere…
Sei piccola, forse hai quattro anni, cinque al massimo. Piano piano passeggiamo, dobbiamo percorrere quasi quattro chilometri, ma abbiamo tempo… quello che dedico a te vorrei non finisse mai. Queste sono le gite più belle della mia vita, paragonabili solo a quelle ore che passavo nei campi a raccogliere cicoria o tarassaco con mia sorella e tuo nonno. Ero poco distante da casa, come noi adesso ma mi sembrava di essere in vacanza. Ero felice anche di mangiare quelle erbe amare, ma le condividevo con la mia famiglia e questo mi bastava, come bastavano in mancanza di denaro i regali del campo accompagnati col pane quel giorno…
Percorriamo tanta strada insieme osservando con meraviglia, mia e tua, tutte le erbe, i fiori, anche più minuscoli, gli insetti che volano e quelli che camminano. Parliamo. E, senza esserne consapevoli, scriviamo insieme una parte della tua piccola vita, la più bella della mia!

Sempre vicina, sempre mamma, sempre Vicky!

7 febbraio 2016 Posted by | Anima, Dialogo, Esperienze, Mondo, Persone, Sentimenti, Viaggi, Vita nuova | , , , , , , , | 7 commenti

Natale a casa mia

 

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Quel raggio di sole oggi è passato a casa mia, si è fatto posto, si è seduto a tavola con noi…

È stato come un balzo indietro e insieme con il cuore in festa per l’arrivo di un ospite inatteso anzi insperato.

Mamma, avevo lasciato, come tu sai sono abituata a fare, la sedia vuota per qualcuno… se solo avessi potuto abbracciarti!

Mi sei scivolata tra le dita come l’acqua, come l’aria, come l’anima per essere libera da pesi.

Ti sento. E non è un’impressione o mio vaneggiamento.

Resta ancora. Abbiamo bisogno di te perché la nostra gioia sia piena.

Buon Natale,

sempre Vicky!

 

 

 

25 dicembre 2015 Posted by | Anima, Esperienze, Persone, Uncategorized | , , , , , , | 10 commenti

Io e una mela

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Io non corro eppure volo, così come fa la libellula che esce e nasce dolorosamente dal bozzolo. Entro ed esco dalla vita ogni giorno, raggio di sole o di luna. La musica, espressione del pensiero di Dio e dell’Io, è la lucciola che guida i miei passi immaginari.

Io sono la mela.

La realtà? Chi morde la mela lo sente.

Dio pensa. E io, immenso puntino nell’Universo, viva da sempre e per sempre nella Sua mente, mi elevo fino all’Altissimo pensandolo, in quella mela come nel grembo della vita.

Io sono il seme.

Torno alla terra dalla quale sono venuta, abbracciata da incalcolabili Parti di polvere, illuminata ed eternamente riscaldata dal sole  dell’Amore ricevuto e non trattenuto.

Io sono.

 

Il testo (Claudio Rocchi)

Quando stai mangiando una mela tu e la mela siete parti di Dio,
Quando pensi a Dio sei una parte di ogni parte e niente è fuori da tutto
Quando vivi tu sei un centro di ruota e i tuoi raggi sono raggi di vita;
puoi girare solo intorno al tuo perno o puoi scegliere di correre e andare
Quando dormi tu sei come una stella e il respiro è come fuori dal tempo;
Quando ridi è come il sole sull’acqua, sai che farne della vita che hai
Quando ami tu ridoni al tuo corpo quel che manca per riempire un abbraccio,
Quando corri sai essere lepre e lumaca se hai deciso di arrivare o restare
Quando pensi stai creando qualcosa, illusione è di chiamarla illusione,
Quando chiedi tu hai bisogno di dare, quando hai dato hai realizzato l’amore.
Quando gridi la realtà non esiste hai deciso di essere Dio e di creare.
Quando chiami tutto questo reale hai trovato tutto dentro ogni cosa.

Quando ho ascoltato questo brano sono stata rapita e ho provato l’emozione di essere irrigata da una lacrima e dal pensiero di sentirmi viva pur annegando in ombre di morte fertile.

Così quando si rivive una persona che credevi persa. Buon compleanno, mamma! Ovunque tu sia, là sono pure io.

Sempre tua, sempre Vicky!

 

20 dicembre 2015 Posted by | Anima, Esperienze, Idee, Persone, Sentimenti, Uncategorized, Vita nuova | , , , , , , , , | 1 commento

Trouble

Non riesco a dirlo se non con quest’urlo e questo strazio:

sto male

e nonostante tutto vivo.

Ho tremendamente freddo e sono viva.

Sempre Vicky.

21 novembre 2015 Posted by | Anima, Corpo, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , , , , , , | 7 commenti

Buco

buco-nero-nasa_207034(Focus)

Mi manca scrivere. Mi manca il blog.
E il mio spirito.
Ho bisogno di tempo.
Spero mi sia concesso tutto quello di cui ho bisogno.
Per tornare da dove sono.
E ancora amo. Respiro. Vivo.
Volo.

Sempre Vicky.

21 agosto 2015 Posted by | Anima, Dialogo, Mondo, Persone, Sentimenti | , , , , , , | Lascia un commento

5 giugno 2015

La mia Mamma

E così sei andata via.
Non lo avevi mai fatto prima.
Hai stretto la mia mano per l’ultima volta,
così forte da farmi male.

Io… non ho potuto ricambiare
se non incollando il mio sguardo su di te,
rubando ogni segno sulla tua pelle,
bevendo i tuoi respiri. 

Ho avuto paura di quel sicuro presagio.

Oggi sono entrata in casa tua
come nell’utero che mi ha generato.
Vuoto da cinquantun’anni.

Vado. La porta si chiude dietro di me. 
Mi porto addosso tutto di te.
Piango, 
anche oggi mi hai partorita,
venuta al mondo con dolore

e l’assenza di te mi ha accecata.

Vicky, la tua “Cenza” da sempre.

22 giugno 2015 Posted by | Anima, Dialogo, Esperienze, Persone | , , , , , | 12 commenti

.:alekosoul:.

Just another wanderer on the road to nowhere

onceuponahug

è il momento giusto per andare via, sempre, soprattutto adesso

The Godly Chic Diaries

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Sfumature d'arcobaleno

Blog di sfumature di vita, scritto da qualcuno, da qualche parte, in qualche momento...

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"se scrivo ciò che sento è perchè così facendo abbasso la febbre di sentire" (F. Pessoa)

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