Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

23 maggio 1992

Io non dimentico.

 

Sempre Vicky.

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23 maggio 2018 Posted by | Idee, Mondo, News, Persone, Storia | , , , , | 17 commenti

Me ne frego!

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a tv spenta

 

Amici e lettori,
oggi è stato un giorno denso di eventi/news importanti.

Due tra tutti: il matrimonio tra due persone nel Regno Unito e la vittoria dello scudetto da parte di una squadra del nord Italia.

 

Il 50% degli italiani ha seguito in diretta il primo evento, il 50% il secondo.
La rimanenza si è occupato del resto.

 

Ops! Il conto non torna!

 

Sapete che c’è di nuovo? Me ne frego!

 

Buona vita a tutti voi, in musica, arte che eleva.

Sempre Vicky!

 

19 maggio 2018 Posted by | Idee, Mondo, News, Persone, Storia | , , , , , | 24 commenti

Il pensionamento di Dio

Un pezzo bellissimo, un capolavoro scritto dalla mia dolce e intelligente “quasi40anni”, anche lei blogger su wordpress come me e, come potrete leggere, bravissima ❤
Aggiungo una dedica e un dono musicale che spero vi faccia piacere.
Con affetto, sempre Vicky!

quasi40anni

Era notte fonda quando iniziò l’apocalisse. La terra cominciò a girare forte, i cieli si aprirono, gli angeli cascavano giù, i venti sollevavano ogni cosa. Anche i più piccoli insetti erano travolti. Nessuno era risparmiato. Un turbinio di tutto, una grande centrifuga in cui erano mescolati carcerati e preti, puttane e suore, bambini e vecchi. Ognuno era sotto accusa, ognuno aveva commesso una colpa, anche i neonati erano macchiati del peccato originale.

Il mattino dopo, tutto si placò, nessuno ricordava chi fosse, da dove venisse, che cosa facesse o cosa gli appartenesse. Solo i santi lo sapevano e ogni santo tornò alla sua chiesa di pertinenza. San Pietro a Roma, San Francesco ad Assisi , Santo Antonio a Padova e via dicendo.

Regnò temperatura mite ovunque, da polo nord a polo sud. Non ci furono più malati, non c’erano più mestieri o professioni. Nessuna regola da dettare o da seguire…

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16 aprile 2018 Posted by | Anima, Corpo, Dio, Esperienze, Idee, Persone, Sapienza | , , , , , , , | 7 commenti

La paura

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La paura ha tante facce, molte ombre, innumerevoli buchi, procura ferite, spinge ad agire come anche a fuggire. Quanto altro ancora?

Qui quelle identificate, intuite, respirate, assorbite, espulse in vita mia. Fino a questo momento.

Paura…

di ammalarmi
di soffrire
di pensare prima di morire
di perdere chi amo
di ferire e restare ferita
di dire la verità su di me
di parlare con me stessa
di staccarmi da ogni certezza
di lasciare le cose come stanno
di cambiare le cose a modo mio

di essere infelice
di godermi le tante felicità
di essere toccata da uno sconosciuto
di seguire l’istinto di femmina
di essere la donna di chi mi attrae
di chiedere troppo
di non ricevere
di essere madre
di aspettare
di non avere tempo

di capire
di essere consapevole
di esserci
di invadere
di disperarmi
di ballare
di cantare
di urlare
di tacere
di sognare
di impazzire
di volare via

 
Tutto e niente. Evadere dalla prigione dell’io. Un brano stupendo… sempre Vicky!

 

 

23 marzo 2018 Posted by | Anima, Corpo, Dialogo, Esperienze, Idee, Persone, Sentimenti, Viaggi | , , , , , , , , , , , , | 25 commenti

Morte e corruzione: HRW in Colombia

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A questo link di Human Rights Watch, un’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani nel mondo, trovate un interessante articolo relativo a un’intervista sui paramilitari e dei gruppi facenti capo al cartello della droga in Colombia.

Essendo in lingua inglese, mi sono permessa, sempre previa autorizzazione, di tradurre in italiano il testo per renderlo fruibile al maggior numero di persone possibile.

Chiedo scusa in anticipo per eventuali errori e scostamenti dal testo originale che sono naturalmente involontari e non attribuibili a HRW.

È un testo lungo ma pieno di interessanti spunti di riflessione, dati da persone che vivono sulla propria pelle ciò che raccontano.

Grazie per la vostra attenzione.

 

HRW Human Rights Watch

INTERVISTA: 13 marzo 2018 Morte e corruzione in Colombia

Un nuovo libro racconta in dettaglio l’ascesa sanguinaria di paramilitari con legami col governo

Quando la gente pensa alla violenza in Colombia potrebbero venire in mente il re del traffico di droga Pablo Escobar oppure le guerriglie delle forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC). Pochi sono a conoscenza che forze paramilitari a partire dagli anni 90 uccidevano, torturavano e stupravano  durante le loro scorribande attraverso il paese. Mentre i paramilitari si autodefinivano come forze di “autodifesa”, e combattevano i guerriglieri, essi erano anche i più grandi trafficanti di droga del paese. Nel tempo, divenne chiaro che essi erano collusi con reparti significativi della milizia colombiana, con uomini d’affari e con circa il 30% del Congresso del paese.
Amy Braunschweiger parla con Maria McFarland Sanchez-Moreno del suo nuovo libro “Non ci sono morti qui”, che descrive dettagliatamente il regno dei paramilitari e la loro persistente influenza.

La McFarland, in precedenza ricercatrice per la Colombia presso Human Rights Watch, è attualmente capo esecutivo dell’Unione per la Politica Antidroga, un’organizzazione statunitense che opera per porre fine alla “guerra della droga”.

Perché hai scritto questo libro?

Quando ho finito di lavorare in Colombia nel 2010, avevo un sacco di storie che non ero riuscita a raccontare. Aveva incontrato molti colombiani coraggiosi comuni che facevano resistenza contro i paramilitari e altri gruppi armati, ma molte persone non erano a conoscenza delle loro storie di coraggio.

Chi sono i paramilitari?

I paramilitari erano corpi armati privati formati da gente ricca – sia per combattere i guerriglieri, in seguito per difendere gli interessi dei ricchi –per appropriarsi della terra, per assassinare sindacalisti o altri che si trovavano di fronte lungo la strada e così via. All’inizio molti di loro lavoravano con i principali trafficanti di droga, incluso Pablo Escobar. Infatti dopo la morte di Escobar loro divennero i maggiori trafficanti di droga del paese e molti erano stati membri oppure erano stati vicini al Cartello di Medellin.

Il tuo libro racconta la storia dei paramilitari attraverso tre persone – l’attivista Jesus Maria Valle, in seguito ucciso, l’avvocato Ivan Velasquez, il giornalista Ricardo Calderon. Perché loro tre?

Perché potevo raccontare la storia dell’ascesa dei paramilitari e di come essi si erano fatti strada fino agli alti livelli del governo attraverso di loro. Tutti e tre insieme finirono per espormi i collegamenti tra i paramilitari e il governo.

Conoscevo già abbastanza bene Velasquez quando stavo lavorando in Colombia. Quando stavo conducendo le indagini in Colombia lui era assistente presso la Corte Suprema che indagava su Congresso. Divenne bersaglio di una campagna diffamatoria da parte dell’allora Presidente Alvaro Uribe – la maggior parte dei membri del Congresso indagati facevano parte della sua coalizione di governo e uno di questi era suo cugino – e fu falsamente accusato di tramare per l’assassinio del presidente. Si scoprì che i paramilitari si erano recati al palazzo presidenziale per complottare contro Velasquez e che i servizi segreti della Colombia lo stavano spiando.

Valle era un attivista dallo stato di Antiouquia, dove si trovava Medellin, ed era amico di Velasquez, che a quel tempo era il successore del capo di Antioquia. Vale un uomo incredibilmente coraggioso che denunciò gli abusi da parte dei paramilitari. Sapeva che sarebbe stato ucciso, le persone lo pregarono di fuggire ma lui sentiva che doveva proteggere la sua gente. E nessun altro osò dire quanto lui dichiarò a quel tempo – cioè che i militari e, secondo il suo parere, l’ufficio del governatore di Antiouquia erano anche complici di questi crimini oppure guardavano dall’altra parte.

Poi scelsi Calderon, perché come giornalista aveva scritto sulla campagna denigratoria contro Velasquez. È come un’incredibile centrale elettrica che è profondamente spinto a dire la verità su quanto sta accadendo.

All’interno del libro continui a menzionare il massacro del villaggio remoto di El Aro. Perché?

È accaduto nell’ottobre del 1998, dopo che Valle aveva avvisato le autorità per mesi dell’entrata dei paramilitari nella sua regione di Ituango, la parte di Antiouquia dove si trova El Aro. Nei giorni precedenti il massacro la gente di El Aro si recò da Valle per chiedere aiuto. Valle chiamò i militari, la polizia e l’ufficio del governatore ma nessuno arrivò in aiuto.

I paramilitari entrarono in città, uccisero 17 persone, compreso un ragazzo, violentarono le donne e quindi saccheggiarono e incendiarono la città. Rubarono migliaia di capi di bestiame portandolo in giro per molte miglia perché tutti vedessero. I paramilitari si fermarono là per giorni, ma non arrivarono alcune forze di sicurezza. Testimoni a El Aro videro addirittura un elicottero militare volare sopra di loro. In questo modo El Aro divenne un forte esempio di come i paramilitari stavano operando con, almeno, il tacito consenso da parte delle forze di sicurezza.

Durante le indagini di Velasquez sul Congresso diventa chiaro che la gente molto vicina a Uribe – il capo del suo staff, suo fratello, un cugino – avevano legami con i paramilitari. Ciò nonostante egli è ancora estremamente popolare. Come può essere?

Io sono peruviana e sono cresciuta durante la presidenza di Alberto Fujimori, diventato un autocrate orribilmente corrotto e che è stato anche condannato per crimini contro l’umanità. Tuttavia io lo sostenevo all’inizio perché pensavo che stesse portando ordine in un periodo di caos. A quel tempo i guerriglieri di Sendero Luminoso stavano commettendo cose orribili nella campagna del Perù e stavano bombardando la città in cui vivevo. Inizialmente sono stata sollevata, all’età di 18 anni, da ciò che sembrava essere più sicuro. Non prestava attenzione alle cose brutte, per cui pochi anni dopo ho cambiato completamente idea e infine ho contribuito a creare un caso per la sua estradizione dal Cile per affrontare il processo in Perù

La gente in Colombia viveva con così tanta paura. E Uribe era molto fine, sembrava molto impegnato e che lavorasse duro e sembrava ottenere risultati. Attuò politiche che ridussero i sequestri da parte della FARC e rese possibile per i colombiani tornare a viaggiare da una città all’altra in automobile. La gente apprezzava questo e ciò rese loro più disponibili a non occuparsi di altre problematiche.

Che cosa pensi di Uribe?

Non penso che si possa in conclusione affermare qualcosa suo essere responsabile dei crimini dei paramilitari ma il fatto che egli operasse così da vicino con così tante persone che sono poi state condannate per la collusione con paramilitari fa emergere domande reali su di lui. Ciò significa inoltre che ha avuto una terribile mancanza di giudizio e che è stato totalmente cieco riguardo quanto accadeva intorno a sé, cosa che non combacia con la sua immagine di totale controllo, oppure egli realmente sapeva molto su queste cose e lasciò che andassero avanti.
Non puoi far finta che gli sia una persona potente informata di tutto e che in qualche modo si è perso queste informazioni.

Come erano esattamente collegati i membri del Congresso della Colombia ai paramilitari?

Circa il 30% dei membri del Congresso era indagato, accusato o condannato per aver collaborato con paramilitari, di solito per commettere una frode elettorale e in almeno un caso un assassinio.

I paramilitari hanno commesso crimini sotto lo sguardo di tutti, ma la gente ha scelto di non vedere. Perché questo?

Credo che molti colombiani fossero stanchi della violenza del FARC. C’era una volontà di guardare oltre le atrocità commesse dai paramilitari o di accettare le spiegazioni per cui i morti dovevano essere guerriglieri. Così quando Valle parlò di paramilitari collusi con l’esercito fu facile per la gente destituirlo.

Penso che molti colombiani sapessero in fondo di questo stava avvenendo e sapevano che era terribile.

Hai intervistato persone vicine a Uribe?

Sì. Alcuni di loro non volevano essere citati. Ho passato quattro ore con uno dei suoi consiglieri più stretti e ho intervistato gente che lavorava con lui in periodi differenti, da persone che lavoravano con lui quando era governatore di Antiouquia a gente che collaborava nella sua amministrazione presidenziale.
Ho provato molte volte a intervistarlo e gli ho mandato un questionario dettagliato, ma non sono mai arrivata da nessuna parte.

Ho incontrato Uribe mentre lavoravo per Human Rights Watch. Era il 2004 ed era il mio primo viaggio in Colombia. Il capo nella sezione Americhe, Jose Miguel Vivanco, l’allora Vice Capo nella sezione Americhe Joanne Mariner e io ci incontrammo con Uribe. Jose Miguel un nuovo decretolegge, che si supponeva intendesse smobilitare i parlamentari  ma in effetti lasciò che i membri sì allontanassero impuniti.
Uribe si arrabbiò molto e cominciò a camminare intorno con un dito in aria dicendo come potessio fare questa domanda quando lui aveva fatto così tanto da portare la sicurezza del paese, e fondamentalmente tenne lezione per 30 minuti prima di dileguarsi. Dopo un po’ tornò ed era molto più calmo e parlammo di  problemi.

I paramilitari non sono mai stati opportunamente disarmati e ora ci sono nuovi gruppi paramilitari in Colombia. Tuttavia il suo libro si conclude con una nota di speranza.

Posta la guerra alle droghe in Colombia e negli Stati Uniti – cioè la criminalizzazione delle droghe – si sta continuando ad avere questo è enorme mercato illecito di droga che procura al crimine organizzato enormi profitti e il potere di corrompere e infiltrarsi nelle istituzioni dello Stato. E anche se la Colombia ha un accordo di pace con il FARC, altre organizzazioni criminali si formeranno probabilmente non appena essi lasceranno il campo di battaglia.
Esistono successori dei gruppi paramilitari e altre organizzazioni criminali.
E questi continueranno a combattere e la gente continua a morire. Quando c’è un tale incentivo finanziario, chiunque lasci quel posto lascia spazio a qualcun altro per entrarci.

Ma io penso anche che alcune cose sono cambiate. Velasquez, Calderon e infine Valle hanno scoperto importanti verità e i colombiani hanno dovuto accettarle in qualche modo. Questo dovrebbe essere fonte di speranza per le persone in Colombia e oltre – quelle persone comuni, giornalisti, attivisti, avvocati, possono far cambiare le cose.

* questa intervista è stata condensata e corretta

Mentre ascolto questo brano… Sempre Vicky!

 

18 marzo 2018 Posted by | Diritti umani, Esperienze, Idee, Mondo, Persone, Storia | , , , , , , , , , , , , | 5 commenti

Riflessioni personali……..perchè la polizia non perquisisce il parlamento? Ovvero: non è successo niente.

Cari amici,
vi invito a leggere quanto pubblicato dall’amico blogger Nico, che in questo post racconta l’amarezza di un insegnante dopo una perquisizione nella sua classe da parte di una squadra antidroga.

Ricordo Marco Pannella dire:”Siamo in uno Stato di Polizia” e lottava a modo suo contro il regime.

Si sbagliava?

Stiamo diventando vittime del terrorismo psicologico che si traveste dietro la difesa dal crimine e la garanzia della sicurezza dei cittadini.
Quali cittadini?

Quelli che eravamo, quelli che saremo?

Con amarezza e tanta solidarietà, mentre ascolto musica, sempre Vicky!

 

poesia&cultura

E’ tempo di elezioni politiche e quindi anche tempo di quel malsano populismo che la politica usa per attrarre voti, complice la recrudescenza delinquenziale come accaduto ultimamente a Milano e a Macerata, la bassa politica getta benzina sul fuoco con l’attacco razzista agli extra-comunitari, Salvini, Berlusconi, Meloni, Fiore e Iannone fanno leva su quell’ancestrale nostra paura del diverso per accaparrare più voti. E noi? Da quello che sembra, molti di noi sarebbero d’accordo nel CEDERE parte della propria LIBERTA’ per combattere la criminalità, perchè tutti direbbero di non avere nulla da nascondere. Ed è proprio questo il concetto di Libertà, la scelta di qualcosa che ci viene imposto, esula sempre dalla determinazione della nostra volontà.  Non a caso un famoso filosofo disse che la libertà non consiste tanto nel poter fare la nostra volontà, quanto nel non essere sottomessi a quella altrui. Vi lascio sotto un’interessante  riflessione di un professore…

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11 marzo 2018 Posted by | Diritti umani, Esperienze, Idee, Mondo, News, Persone, Storia | , , , , , , , , , , | 20 commenti

Autismo: una mamma americana racconta/2

fmejeb
La mamma americana nel titolo è qui su ritratta con uno dei suoi due gemelli nel post originale in inglese che trovate a questo link.

Per la seconda volta mi sono permessa di tradurre nel miglior modo possibile il testo di questo post, perché l’ho ritenuto veramente toccante e soprattutto reale. Un vero aiuto a chi vive questo e anche altri problemi in solitudine.

Potremmo indicare questo metodo di comunicazione a tante altre situazioni di vita in cui le persone restano emarginate.

Un ringraziamento e un abbraccio a questa mamma!

Di seguito trovate il testo tradotto in italiano. Vi saluto tutti! Sempre Vicky.

 

“AUTISMO: UNA MAMMA AMERICANA RACCONTA/2

 

Sì, mi dispiace che a tuo figlio sia stato appena diagnosticato l’autismo.

Un paio di mesi fa ho avuto una conversazione con una conoscente. Non ci frequentavamo da molto tempo, ma avevamo interessi in comune e ci piaceva la compagnia reciproca.

Lei sapeva che a mio figlio era stato diagnosticato l’autismo, si trovava bene a parlare con me. Mi disse che anche a suo figlio avevano appena diagnosticato la stessa cosa.

Prima che potessi pensare ho detto, “Oh cavolo. Mi dispiace di sentire questo”.

Questo tipo di gaffe non è nuova per me. Non sono mai stata brava con il linguaggio “politicamente corretto”. Ma ciò nonostante la nostra conversazione ha pesato molto nella mia mente.

Quello che ho detto è vero. Mi dispiace di aver saputo che a suo figlio è stato diagnosticato l’autismo. Ma non perché l’autismo sia una condizione così terribile da vivere…

Sto tirando su quattro figli. E tutti hanno i propri problemi. Due di loro di recente hanno beccato “Teenager” e potrebbero non riuscire ad arrivare a fine settimana se il loro atteggiamento non sarà chiarito.

L’autismo è solo un problema duro da attraversare. Io conosco alcuni dei sentimenti che lei potrebbe avere nei mesi a venire.

Così quando ho detto “mi dispiace” questo è ciò che intendevo in realtà.

Mi dispiace che al tuo bambino sia stato diagnosticato l’autismo…

Mi dispiace perché comincerai a fare ricerche sulle condizioni di tuo figlio, solo per diventare ancora più confusa di quello che già sei.

Mi dispiace che ci siano più domande che risposte.

Mi dispiace che sentirai il bisogno di diventare un genetista, un neurologo, uno psicologo, un gastroenterologo e un avvocato tutto in una volta.

Mi dispiace per i sentimenti di colpa e inadeguatezza che sperimenterai.

 

Mi dispiace perché la tua assicurazione non approverà la spesa per il trattamento che  tu stai cercando e dovrai combattere con le unghie e con i denti per ottenere i servizi dei quali la tua famiglia ha bisogno.

Mi dispiace perché qualche volta ti sentirai sola, perché penserai che nessuno capisca quello che tu stai passando.

Mi dispiace perché in certe notti sarai sdraiata a letto, chiedendoti cosa avresti potuto fare di più.

Mi dispiace che gente ignorante fisserà la tua famiglia quando uscirete per divertirvi.

Mi dispiace che la consapevolezza dell’autismo non sia lo stesso che l’accettazione dell’autismo.

Mi dispiace che a un certo punto ti troverai intrappolata in un infinito dibattito sui vaccini. Se dovessi usare la parola “cura” pagherai  il prezzo massimo dal gruppo Facebook Support Group Gods.

 

Questo è ciò che intendevo quando ho detto “Mi dispiace”. Ma ancora non era la cosa giusta da dire.

Non è il mio compito tirare fuori tutta l’energia negativa da una madre che ha appena cominciato il suo viaggio attraverso lo spettro. Il mio compito è di spianarle la strada.

 

Ora che ho avuto del tempo per riflettere, so cosa le dirò la prossima volta:

 

Grazie per aver condiviso questo con me!

Come ti senti riguardo alla diagnosi?

Questo ti aprirà così tante porte per il tuo piccolo. Fammi sapere se hai delle domande.

Questo è il mio numero. Sentiti libera di chiamarmi oppure di scrivermi in qualsiasi momento.

Nella nostra zona c’è una bellissima rete di supporto, piena di genitori pronti ad aiutarsi gli uni con gli altri. Mi piacerebbe presentarti a qualcuno di loro.

Abbiamo degli incontri tra genitori e eventi per famiglie spesso. Ti inserirò nella mailing list.

Sono disponibile, in qualsiasi momento tu abbia voglia di parlare.

Benvenuta nella nostra tribù.”

 

4 marzo 2018 Posted by | Dialogo, Esperienze, Idee, Mondo, Persone, Sentimenti | , , , , , , , , | 41 commenti

da Repubblica-ROBINSON “Tutti i mori d’Italia” di Igiaba Scego

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Pubblico sul blog più che volentieri questo pezzo da Repubblica arrivato a me grazie all’amico Ettore Marini.
A questo punto mi chiedo e vi chiedo, cari follower, lettori e visitatori, Quale sia il senso di certa politica ignorante che vuole trascinarci nello stesso baratro.

Abbiamo il diritto/dovere di pensare con la nostra testa e di agire di conseguenza.

Se qualcuno tra voi potesse anche solo aggiungere qualcosa o obiettare con opportune prove storiche e letterarie che siano, è pregato di farlo come dono alle nostre coscienze presenti e soprattutto future.

L’unico debito impagabile che abbiamo è quello della verità.

Ho pubblicato questo post perché so di poter contare sulla vostra pazienza, intelligenza e grande forza di volontà nonchè ironia.

Un caro saluto, con un brano del Re della “contaminazione”, sempre Vicky!

 

"Strane cose", il blog di Ettore

di Igiaba Scego
Il pranzo prenatalizio a Buckingham Palace è sempre stata una ghiotta prelibatezza per i tabloid inglesi. Quest’anno a far scandalo è stata la principessa del Kent Christine Von Reibnitz che si è presentata al banchetto con una bella spilla raffigurante un ragazzo nero con turbante e gioielli. La spilla è stata subito additata come “razzista”. In realtà quella spilla ci racconta una storia molto più complessa. Che andrebbe approfondita. Quel manufatto rappresenta il moro o moretto di Venezia, che non solo è raffigurato in una vasta produzione di gioielleria locale, ma fa bella mostra di sé in altri manufatti, dai lampadari agli appendiabiti che spesso troviamo nelle hall degli hotel. Il nero è sempre maschio, di bell’aspetto, dotato di turbante, indossa quasi sempre un orecchino e ha l’aria estatica che si scontra con le pose servili a cui viene costretto.
Qualcuno potrebbe citare l’Otello di Shakespeare, ma…

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28 gennaio 2018 Posted by | Dialogo, Idee, Mondo, Persone, Storia | , , , , , , , | 5 commenti

Blogger Recognition Award 2017

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Ciao a tutti!

Sono molto sorpresa di questa nomination da parte di Tanya e sono rimasta piacevolmente colpita.
Di questo la ringrazio perché per me è un’esperienza nuova.

Cercherò di essere come sempre semplicemente me stessa.

Queste le regole da seguire:
1) Ringraziare il blogger che ti ha nominato e inserire il link al suo Blog;
2) Scrivere un post per mostrare il proprio riconoscimento;
3) Raccontare la nascita del proprio Blog;
4) Dare consigli ai nuovi blogger;
5) Nominare altri 15 blogger ai quali vuoi passare il segno di riconoscimento;
6) Commentare sul Blog di chi ti ha nominato e fornirgli il link al tuo articolo.

 

1 – 2 Grazie ancora a Tanya, che scrive con molta grazia qui.

3 – Il mio blog è nato il 5 luglio 2009. Non avevo mai scritto nulla con l’intento che fosse letto da qualcuno. Ho scritto in passato dei diari a carattere spirituale che ho poi distrutto, anche se ne ricordo in parte i contenuti. Devo ringraziare un mio ex con il quale avevo un profilo su Netlog. Ho iniziato con qualche post semplice che, riletto oggi, mi fa sorridere e mi fa provare tenerezza. Non ne ho comunque mai cambiato una sola parola, per non perderne la freschezza originale.
Da allora il blog è rimasto. Il mio ex con qualche altro no. Sono una persona fedele…

4 – Per i consigli sono sintetica. Non mi piace darne, detesto riceverne, soprattutto se non richiesti. Chi dovesse volerne mi trova qui sul mio blog. Senza convenevoli, siamo tra amici, giusto?

5 – Le mie nomination:

Vincenzo
Indianalakota
Antonio
Gian Paolo
Ferrariled
Titti
Antony
Paroledipolvere
Lascronicasdelotromundo
Walter 
Vikibaum
Semra Polat
Nilzeitung
TADS
Giorgiana

 

Ecco. Ho scelto. Ne potevo nominare solo quindici…

Alla prossima! Dedicato. Sempre Vicky!

 

16 dicembre 2017 Posted by | Awards, Esperienze, Idee, News | , , , , | 14 commenti

Fede non religione

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Leggendo un post del mio fellow blogger Sepiroth ho avuto uno scambio di idee che mi hanno arricchito.
Premetto che seguo il suo blog con crescente interesse e spero la cosa sia ricambiata.

Vi lascio queste poche righe che spero stimolino un confronto su fede vissuta e di facciata.

 

Sephiroth:

Ammiro le persone che hanno fede e la coltivano. Fede vera e non a convenienza. Perché hanno speranza.
Io non credo. A modo mio, penso che la religione sia una grande balla, per tenere buona la massa. Ma è un discorso lungo.
Detto questo, ripeto, ammiro e rispetto chi ci crede veramente. Io non ho la verità in tasca. Per fortuna!! 😊

Io Vincenza63:

Io nemmeno. Perchè non ho tasche. E anche se le avessi non potrei infilarci le mani visto che la mia tetraplegia incompleta me le fa muovere al 5%…
Non ho nessun merito per la fede, credimi.
Non è garanzia, non è consolazione a basso prezzo, non è filosofia.
È l’esperienza di chi tocca il fondo e anche il cielo. Dipende. È sorriso, è pianto.
Anche ieri. Guardavo l’albero e il presepe, le mie decorazioni e piangevo.
Sentivo il vuoto delle persone andate ma soprattutto guardavo le mie mani pressochè immobili e incapaci che sono con me.
Tu ammiri le persone che hanno fede vera e la coltivano. È una cosa che apprezzo tantissimo.
Io queste persone, anche dovessero commettere mille errori, le AMO perchè senza troppe parole, si fanno mani, corpo, spirito e tanto altro per me e con me ❤
Buona domenica Sephi! Ciao a tutti! Sempre Vicky!

 

10 dicembre 2017 Posted by | Anima, Dialogo, Dio, Idee, Persone, Sentimenti | , , , , , , , , , | 53 commenti

Youth. Rise up!

Vivi e lascia vivere è un modo gentile per dirvi di non rompere i coglioni.

SIGNORASINASCE by Stefania Diedolo

Si finisce sempre per dare il bacio della buonanotte alla persona sbagliata. Arthur Bloch

Doduck

Lo stagismo è il primo passo per la conquista del mondo.

Marco Cariati

Raccolta differenziata di quotidianità umane

Giornalista Indipendente

Riproduzione Riservata - Testata Giornalistica n.168 del 20.10.2017

mydaphne

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And as imagination bodies forth The forms of things unknown, the poet’s pen Turns them to shapes and gives to airy nothing A local habitation and a name. – William Shakespeare

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