Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Siamo colpevoli

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In questo periodo, bombardata attraverso qualsiasi mezzo di comunicazione (televisione, social network, giornali, siti Internet eccetera), mi sento soffocare da un certo senso di inadeguatezza, di insufficienza, di occasioni mancate.

Sono prevalentemente circondata da notizie di morte.

Metto una mano sugli occhi, come se la mettessi idealmente sul cuore per non restare troppo ferita, ma questo non mi solleva per nulla…

Siamo (tutti) colpevoli eppure impuniti. Non esiste un reato di indifferenza perseguibile nè penalmente nè civilmente. Esistono solo due realtà: la consapevolezza e la cecità. Entrambe sono sia sociali che personali. Riguardano stati e periodi della vita differenti.

Oggi mi fermo in particolare a riflettere su tanti casi di suicidio che si verificano intorno a noi. Mai il mondo è stato così piccolo…

Non intendo esprimere giudizi né fornire ricette per affrontare questo fenomeno sempre più in diffusione, soprattutto fra i giovani e gli anziani. Vorrei soltanto lasciar emergere lo stato d’animo confuso e molto triste, a causa di un senso schiacciante di impotenza.

Detto così sembrerebbe non esserci alcuna via d’uscita, alcuna soluzione, alcun sollievo a questa “malattia dell’infelicità“. Ogni volta che vengo a conoscenza attraverso i media di vite stroncate da “voli” fisici del corpo o “chimici” della mente, mi viene da chiedermi: “Dove abbiamo sbagliato? Quando non ci siamo stati? Dov’è andata a finire la compassione e l’attenzione?” E molte altre ancora.

Esercito la memoria. Mi ricordo quella volta in cui avevo mal di schiena e non ho avuto la pazienza di ascoltare chi stava dall’altra parte del telefono oppure, peggio, non ho risposto. O magari dell’altra occasione in cui ho visto piangere qualcuno e, per paura di rischiare e intromettermi, ho dimenticato cosa sia la consolazione e il conforto anche da parte di una sconosciuta…

O ancora, in modo molto superficiale e anche cattivo, non ho detto un “Sei stata bravo!” o anche “Conta pure su di me!” a chi con un linguaggio non verbale mi chiedeva una mano…

Mi vergogno della mia mancanza di prossimità, di sensibilità, di occasioni d’amore mancate.

Esiste un momento nella vita di ognuno in cui la consapevolezza deve servire pur a qualcosa e prevedere un cambio di direzione. Il senso della mia sta cambiando.

In passato, ad esempio, mi rifiutavo di assumere medicine per il dolore; questo mi impediva di avere spazi nella giornata da usare per attività sociali o semplicemente per avere del tempo da dedicare a qualcuno, fosse anche solo al telefono o per strada durante una passeggiata. Mi sbagliavo. Così ho cominciato a prendere qualcosa con regolarità, guadagnandoci soprattutto nell’umore e nella disponibilità d’animo e poi nella volontà di perseguire un obiettivo.

In secondo luogo sto cercando di smettere di lamentarmi con chiunque dei miei guai, provando a regalare l’ascolto di cui una volta ero capace e che col tempo e con dolore interiore oltre quello fisico stavo perdendo quasi senza accorgermene. Non aspetto più la telefonata per l’uscita con qualcuno, nel senso che ho ridotto di molto le mie aspettative sulle persone aumentando piuttosto il “movimento del dare”. Quando ci riesco sono felice.

Ognuno dà quello che può, in ogni senso. Questo ho imparato, questo sto cercando di vivere. Questo è il solo “capitale umano” degno di essere investito, soprattutto riguardo la vita preziosa nostra e altrui.

Non si può aspettare ancora, la gente muore di infelicità e di solitudine fuori da qui!

Siamo tutti in cerca del “tu” diverso e speciale. Sempre Vicky.

 

 

 

 

2 giugno 2017 Posted by | Esperienze, Idee, Mondo, News, Persone, Sentimenti, Storia | , , , , , , , , , , , , , , , , | 31 commenti

Poi ci sentiamo

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È la frase che sento più spesso nella mia vita. Quella che detesto di più. Perchè, più o meno consapevolmente, è odiosa e meschina.

Odiosa perchè indefinita, perchè la sopporto tanto, troppo.

Meschina perchè in essa è contenuta una “specie” di promessa, che ti tiene appesa a un filo ormai invisibile visto l’avvento dei telefoni cellulari. L’immagine sopra serve a distinguere il mio telefono (quello a destra su per giù, un vecchio Nokia) da quelli ultramoderni con un sacco di applicazioni, compresa quella di whatsapp, che il mio cellulare ovviamente non supporta. Sono fuori da un certo numerosissimo mondo social.

La rabbia che emerge dalla mia solitudine sincera e vera mi sta facendo diventare asociale e misantropa. Non lo avrei mai pure lontanamente immaginato di me stessa e voglio sperare che sia una “malattia” dal decorso breve e che non lasci cicatrici.

Uso il mio blog oggi per “ringraziare” una lista di persone, ovviamente senza fare i nomi perché non è necessario. Chi ha occhi per intendere intenda… diceva qualcuno molto prima di me sostituendo alla parola occhi orecchi.

Sono sinceramente stanca di essere comprensiva e mansueta, di cercare giustificazioni fuori e dentro di me che allevino il dolore di un buco esistenziale nel quale non trovo più traccia della mia colpa. Ho esaurito la pazienza anche di fare autocritica.

Dicevo quindi che volevo fare dei ringraziamenti. Sarò breve, le motivazioni le ha già date sinteticamente qui sopra.

Ringrazio te, caro parente, che oggi mi hai chiamata e visitata solo nelle tue intenzioni… forse. Allo stesso modo ringrazio te, cara amica di ieri. Aggiungo una menzione speciale per te che sei l’amica di oggi e già ti sei dimenticata di me.

È colpa mia, oggi è domenica. Non l’ho mai amata particolarmente proprio perché in questo giorno la tradizione vuole che si stia con la famiglia, con le persone più care, magari con gli amici e perfino i vicini di casa. Che grossa ipocrisia! Basta guardare i parcheggi dei centri commerciali.

Vorrei proprio sapere in quanti oggi sono andati a visitare i propri genitori magari anziani. Io non lo sono ancora, anziana, ma sono mamma e non solo nel giorno della festa ma 365 giorni all’anno, fino alla fine della mia vita terrena e anche oltre.

L’unico raggio di sole in questo mare di fango è stato il pranzo con mia figlia che oltre a farmi dono della sua compagnia per un po’ di tempo mi ha dato un pensierino per dirmi in altre parole “Ti voglio bene”.

Ho passato parecchie ore di questa giornata da sola, un po’ per mia volontà (se voglio scrivere un post utilizzando il mio software vocale devo essere necessariamente sola per avere un po’ di privacy) un po’ per le circostanze. Quello che ho scritto mi fa paura ma la vita mi ha abituato a non avere molta scelta in alcuni campi come per esempio la mia autosufficienza fisica, così ho promesso a me stessa tempo fa di non sottrarmi più al dovere dell’onestà intellettuale e all’amore della verità, per quanto possa farmi soffrire e anche, aggiungerei, farmi apparire dura per quelli che pensano di conoscermi.

Certe maschere le ho buttate via perché vivere la vita che gli altri volevano per me era troppo faticoso.

Un ultimo davvero sofferto e sentito “ringraziamento” a tutti coloro che oggi hanno pregato un Dio dal volto trasparente anzi, senza volto. Nemmeno il mio, che pur è stato creato a sua immagine e somiglianza… come quello di tutti. Vi prego dal profondo del mio cuore: “Smettete di riempire le chiese e cercate chi sta fuori!“. Vi dico da cristiana cattolica di non pregare più per me ma, se proprio volete, di farlo con me, altrimenti non fatelo affatto.

Un pensiero amorevole sale al Cielo e agli ultimi che Dio ama. Sempre Vicky!

7 maggio 2017 Posted by | Dialogo, Esperienze, Mondo, Persone, Sentimenti | , , , , , , , , , , , , | 39 commenti

Chi non ha lavoro

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Quella qui sopra è una delle situazioni dalle quali scappano, l’Africa di cui quasi nessuno parla e che genera rifugiati politici e non che in qualche modo devono mangiare e vivere ogni giorno.
Vi offro un racconto di vita che conosco da alcuni anni e che vi assicuro è la miglior celebrazione del 1 maggio e non solo.
Sono particolarmente arrabbiata e non risparmierò, forse per la prima volta, di trascrivere fedelmente certi termini usati normalmente in alcune occasioni.

Qual è la novità oggi?

Vi parlo di prostituzione. No, non si tratta di donne ma di un ragazzo X che vive nella zona Y e si vende al Supermercato Z.

Ho conosciuto X qualche anno fa alla fermata dell’autobus che prendevo di solito per andare a casa nel quartiere Y dove abitavo. Non lo avevo mai notato prima o più semplicemente avevamo orari diversi.

Sono una di quelle persone che non si crea problemi a fare conversazione con persone di razze e colori diversi dal proprio per cui ho cominciato a parlare con lui di cose quotidiane che riguardavano sia lui che me e le nostre vite. Ha preso il mio stesso autobus per raggiungere il supermercato. La differenza tra me e lui è che io ci andavo per fare la spesa mentre lui ci andava per chiedere soldi ai clienti oppure prendere le monete dai carrelli che restavano abbandonati nel parcheggio antistante al supermercato stesso. Questo naturalmente l’ho scoperto solo dopo aver fatto la spesa…

Fin qui sembrerebbe tutto “normale” fin quando non scoperto che… X era in vendita e mi stava offrendo se’ stesso presso il mio domicilio, sussurrandomi all’orecchio in inglese (la lingua in cui stavamo comunicando, proveniendo lui dalla N.) queste parole: “Baby, I can make you happy… I can lick your p…y, ok? Take me to your home and I’ll do everything you want”. (Tesoro, posso renderti felice… posso leccare la tua…, ok? Portami a casa tua e farò tutto quello che vuoi).

Devo essere diventata di tutti i colori perché solo un paio di volte in vita mia avevo ricevuto provocazioni sessuali così esplicite, da adulta intendo naturalmente e soprattutto da adulta single e con una disabilità motoria.

Mi sono sentita strana. Non avevo mai pensato alla prostituzione maschile, anche perché non avevo mai dovuto pagare un uomo in vita mia. Ho rifiutato la sua offerta non perché non fosse attraente e io non ne avessi voglia, ma semplicemente per il rispetto della dignità di entrambi.

In cambio di nulla, se non della compagnia reciproca, ci siamo seduti fuori dal supermercato a mangiare una pizza insieme, senza giudizio. Aveva fame X, non solo di cibo ma di parole che non fossero solo di sfruttamento o di contrattazione.

Lui, godendo dei benefici come rifugiato, aveva provato a cercare un lavoro naturalmente senza successo. Come molti mandava quei pochi soldi ai suoi genitori in N.
Nonostante la sua sfoderata malizia e spregiudicatezza non credo che avesse mai pensato di doverle guadagnare così i soldi che gli servivano per vivere qui nel nostro paese. Ho pensato a chissà quante donne avevano accettato la sua offerta… non ho avuto il coraggio di chiederglielo.

L’ho incontrato ancora molte volte, anche di recente. Ci siamo parlati da esseri umani con pari dignità, senza pensare alle categorie mentali che stanno prendendo sempre più piede nelle nostre comunità. E non parlo solo di stranieri.

Vi assicuro che molte persone che non hanno lavoro si sentono cittadini di serie B, persone che hanno perso senso di rispetto e dignità anche da parte di chi un lavoro ce l’ha ancora. Magari nelle pubbliche amministrazioni, presto gli uffici per l’impiego o ancora se si ha a che fare con i servizi sociali degli enti locali: ci si sente veri e propri mendicanti.

No, non me la sento proprio di festeggiare nulla. Ho solo voglia di dedicare questo post a X, ovunque sia in questo momento!

Con amarezza, sempre Vicky!

 

 

1 maggio 2017 Posted by | Corpo, Esperienze, Mondo, Persone, Storia | , , , , , , , , , , , , | 50 commenti

Nessuna vacanza

Sono stufa di apparire vittimista, non credo di esserlo ma, sappiatelo, quando sparisco NON è un buon segno.

Sono stata ospite per un paio di giorni dell’Istituto Clinico Humanitas (ICH) di Rozzano (MI) con infiammazione intestinale e addome per questa ragione non trattabile per la visita. Racconterò in post separato la mia delirante esperienza in quel luogo dalla sera del 24 aprile al pomeriggio del 26.

Ora sono troppo debole e stanca per continuare a digitare.

Confesso: mi siete mancati!

Sempre Vicky!

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28 aprile 2017 Posted by | Corpo, Cose, Esperienze, Mondo, News, Persone | , , , , , , | 40 commenti

Le mani.

In questa sera di silenzio, attesa, un po’ di nostalgia mi sono ritrovata.
Questa sono io. Mi presento agli amici follower, blogger e lettori che mi accompagnano da poco in questo bellissimo viaggio.
Sempre Vicky.

Vincenza63's Blog

C’era una volta… la mia storia. La racconto senza rispettare una cronologia, attraverso le mie mani, come la direbbe una persona che amava cantare e alla quale hanno rubato la voce o solo il fiato… Questa è stata sostituita in parte dai segni, ma quali di questi sa e può esprimere emozioni? Ho perso le parole… ho perso le mie mani. Percorro insieme a te che leggi questo viaggio. Ogni tanto mi guarderò alle spalle, oppure con un balzo in avanti.

Non avercela con me. Perchè tu e io siamo il viaggio. Il più difficile. Il più bello.

Sali, voglio parlarti di alcune cose in libertà, senza aver paura di giudizi oppure solo per dirti che io non sono solo quella che vedi, ma che ho avuto un passato e desidero un futuro proprio come te… solo che vorrei spiegarti che ci sono cose che non potrò più dirti con le mani…

View original post 651 altre parole

14 aprile 2017 Posted by | Corpo, Dialogo, Esperienze, Persone, Sentimenti, Vita nuova | , , , , , , , , | 9 commenti

Esserci

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Respirare le nostre radici
succhiare linfa al seno della terra
dare frutti secondo le stagioni della vita
riconoscere
e apprezzare
quanto abbiamo fatto
quel che abbiamo donato
e soprattutto vivere
l’essenza del nostro stare

 

Ora in movimento, sempre Vicky!

8 aprile 2017 Posted by | Anima, Esperienze, Mondo, Musica, Sapienza, Sentimenti | , , , , , , , | 11 commenti

Single

Cari amici, blogger, lettori e visitatori,
scusatemi se per qualche tempo non leggerò e commenterò i vostri blog e siti.
Da oggi sono nuovamente sola.
E’ una scelta senza alternativa.

Sto male.

Sono molto arrabbiata e non vedo l’ora che lui arrivi e porti via le sue cose dopo avergli comunicato la mia decisione.

E’ un dolore.

Ho bisogno del vostro affetto e vicinanza. Non l’ho mai sottovalutato rispetto a quello dato di persona. E’ un amore diverso. Va bene così.

Grazie!

Mai testo fu più azzeccato… Sempre Vicky.

30 marzo 2017 Posted by | amore, Anima, Esperienze, Persone, Sentimenti | , , , , , , , | 41 commenti

Raffaella

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Margherita di Savoia (Puglia)

È iniziato tutto qui, quando i nostri genitori si sono incontrati e innamorati 61 anni fa. Prima di noi sono venuti al mondo i nostri due fratelli. 

Quanto mi viene difficile parlare di te ora. Non mi risuoni dentro da 31 anni…
Da quanto tempo non pronuncio il tuo nome, Raffaella… il dolore che mi da’ è profondo.
È bastato sentirlo, anzi leggerlo in una chat con la nostra amica Franca e mi ha detto che tu “Era matta, in senso bonario”.
È stato un pugno allo stomaco, perché mi sono accorta di quanto tu fossi sconosciuta per me.

C’è un buco temporale enorme nella mia memoria che ti riguarda.
Poche immagini dell’infanzia, la colonia estiva a Villa Litta della quale conservo una foto con te ereditata da mamma. La cornice ha la stessa età della fotografia. E poi quella vacanza a Serina dalle suore Vincenziane. Così mi sembra di ricordare… quante lacrime in due settimane!

Non sono stata brava a consolarti, ho fallito tante volte. Mi dimenticavo di essere anch’io piccola, ma ero cresciuta con un senso di responsabilità verso di te, nonostante fossimo gemelle.

Ricordo di aver preso una strada diversa nella mia testa e nel mio cuore dopo i tuoi anni persi a scuola a causa delle bocciature. Restavi indietro io mi sentivo chissà chi nella mia immensa presunzione. Probabilmente volevo primeggiare in famiglia perché mi fosse riservato un po’ più di bene. Da noi però mamma e papà, soprattutto mamma, incoraggiavano gli ultimi con affetto e piccoli regali di consolazione, secondo le nostre povere possibilità. Ricordo le mie lacrime sincere per te quando in prima elementare ti punivano perché eri mancina.

Ci divertivamo a leggere i fumetti porno che trovavamo nascosti in casa dai nostri fratelli. Siamo cresciute in fretta sessualmente… sai che ti avevo visto un giorno in bagno di nascosto? Siamo state gemelle anche da quel punto di vista.

È stato bello vederti felice con Mario, progettare la vostra vita insieme, mostrarmi la vostra casa in affitto a Siziano. A mamma piaceva tanto, ti ricordi? Ricordo quanto ti piacessero i bambini, dicevi sempre che se avessi avuto un maschio l’avresti chiamato Diego… avevi sogni semplici e grandi insieme, quelli di formare una famiglia. 

Ecco, qui si spegne la macchina da presa che ho nel cervello e insieme di lì a poco anche la tua vita all’ospedale di Niguarda. Gli ultimi fotogrammi: ti aiuto a mangiare e, senza saperlo, ti abbraccio per quella che sarà l’ultima volta, nel tentativo di sollevarti dal letto.

Ancora una volta mi sono dimenticata di avere la tua stessa età e di non essere così forte. In ogni senso.

Al tuo funerale mancavo io. Non sopportavo di vederti cambiare casa in quel modo… la tua casa dell’immagine sotto.

Cara Raffa, volevo dirti che anche a distanza di tanti anni mi manchi tantissimo, perché solo dopo tanto tempo ho realizzato quanto una sorella sia preziosa nella mia vita. La tua gioia di vivere avrebbe compensato come un dono dal cielo la mia aridità di anni e anni.
Ti avevo messo da parte lasciandoti vivere una vita parallela alla mia già troppo piena di amiche e tanto altro che ritenevo importante.

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Il cimitero di Bruzzano a Milano

Da un po’ di tempo hai parecchia compagnia lì… Da ultima è arrivata anche mamma. Hai visto come è invecchiata? Ha perso tutta la sua severità che forse ricordi e con l’età ha guadagnato tenerezza e dolcezza. Ha finito il suo compito qui con noi e ha raggiunto la parte di famiglia con la quale era giusto riposare in attesa di ritrovarci tutti insieme!

Ora ti saluto, sorella cara… avevo ancora tante cose da dirti. Leggile nel mio cuore. Con tutto l’amore di cui sono capace da adulta non troppo cresciuta però ti dedico questa canzone che spero ti piaccia.

Ti abbraccio forte più che posso, sempre tua Vicky!

26 marzo 2017 Posted by | Anima, Esperienze, Persone, Sentimenti, Storia | , , , , , , , , , , | 48 commenti

Abilità e disabilità

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“Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.” Albert Einstein

Questo è quello che vedono in me molte persone: il limite.

Quel che vedo e vivo io: spazi ripensati, orizzonti aperti.

Buon ascolto. Sempre Vicky!

 

19 marzo 2017 Posted by | Anima, Corpo, Dialogo, Esperienze, Mondo, Musica, Persone | , , , , , , | 4 commenti

Le domande consuete

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Il mio regalo a me stessa e a tutte le anime femmine. Sempre Vicky ❤

 

Canzone delle domande consuete (Francesco Guccini)

Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente

come se il tempo per noi non costasse l’uguale,

come se il tempo passato ed il tempo presente

non avessero stessa amarezza di sale.

Tu non sai le domande, ma non risponderei

per non strascinare le parole in linguaggio d’azzardo;

eri bella, lo so, e che bella che sei;

dicon tanto un silenzio e uno sguardo.

Se ci sono non so cosa sono e se vuoi

quel che sono o sarei, quel che saro’ domani…

non parlare non dire piu’ niente se puoi,

lascia farlo ai tuoi occhi alle mani.

Non andare… vai. Non restare… stai.

Non parlare… parlami di te.

Tu lo sai, io lo so, quanto vanno disperse,

trascinate dai giorni come piena di fiume

tante cose sembrate e credute diverse

come un prato coperto a bitume.

Rimanere cosi’ annaspare nel niente,

custodire i ricordi, carezzare le eta’,

e’ uno stallo o un rifiuto crudele e incosciente

del diritto alla felicita’

Se ci sei, cosa sei? Cosa pensi e perché?

Non lo so, non lo sai; siamo qui o lontani?

Esser tutto, un momento, ma dentro di te.

Aver tutto, ma non il domani.

Non andare… vai. Non restare… stai.

Non parlare… parlami di te.

E siamo qui, spogli, in questa stagione che unisce

tutto cio’ che sta fermo, tutto cio’ che si muove;

non so dire se nasce un periodo o finisce,

se dal cielo ora piove o non piove,

pronto a dire “buongiorno”, a rispondere “bene”

a sorridere a “salve”, dire anch’io “come va?”

Non c’ vento stasera. Siamo o non siamo assieme?

Fuori c’e’ ancora una citta’

Se c’e’ ancora balliamoci dentro stasera,

con gli amici cantiamo una nuova canzone…

…tanti anni, e sono qui ad aspettar primavera

tanti anni, ed ancora in pallone

Non andare… vai. Non restare… stai.

Non parlare… parlami di te.

Non andare… vai. Non restare… stai.

Non parlare… parlami di noi.

8 marzo 2017 Posted by | amore, Anima, Dialogo, Esperienze, Musica, Persone, Sentimenti | , , , , , , , , , , | 5 commenti

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Riflessioni personali su Dio, sulla bellezza della Natura e della Creatività umana, in un mondo vicino e lontano...

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Un Mondo di Parole

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B going to

"Qualsiasi cosa tu faccia sarà insignificante, ma è molto importante che tu la faccia."

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