Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Esselunga? Adesso basta!

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Amici miei,

A tutto c’è un limite. Quello di sopportare Esselunga è colmo.

Ma racconto per ordine, fotogramma per fotogramma. Cerco di restare calma.

Qualche giorno fa sono andata in Esselunga a fare la spesa. È mia abitudine prima fermarmi al bar a bere latte caldo, rigorosamente senza lattosio, perché sono intollerante da anni. Il bar Atlantic fortunatamente ce l’ha sempre.

Devo fare una premessa, però: il personale di Esselunga sorride poco o nulla. È mia convinzione che se si lavora a contatto con i clienti il sorriso non sia un optional, ma piuttosto un must. Chi arriva al supermercato non c’entra nulla con gli eventuali guai personali dei lavoratori. Anche i clienti hanno i propri problemi.

Ciò detto, mi avvicino alla cassa del bar per ordinare il mio solito latte con un po’ di cacao e dolcificante. Altrove tutto il personale, su mia richiesta, di solito non fa nessuna storia per portare al tavolo la mia ordinazione. Non è la prima volta però che nel supermercato di Rozzano (Milano) numerosi addetti alla vendita mi trattino con sufficienza, facendo finta di non vedermi o addirittura ignorandomi. Questo è il giorno sbagliato!

Faccio notare la cosa a una collega che sembra più sorridente, infatti questa mi serve subito, scusandosi per il comportamento dei colleghi. Non c’è cosa più sbagliata, a parer mio avrebbero dovuto scusarsi loro con me.

Mi sento profondamente umiliata, mentre bevo il mio latte appena tiepido. Quando mi succedono queste cose, al momento non riesco a reagire. Sono fatta così. Così come per la gioia anche per la rabbia devo lasciar decantare le cose che accadono. Oggi però sembra non esserci tregua per me.

Altra premessa. Forse qualcuno di voi non sa che ho problemi a usare le mani e le braccia, quindi non posso servirmi da sola in un supermercato. Esselunga è praticamente l’unico brand che non mi mette a disposizione neppure per un quarto d’ora una persona che mi dia una mano a prendere le cose dagli scaffali. Penso a quanti come me e a tanti anziani in difficoltà ai quali verrebbe data l’opportunità di essere indipendenti nel fare la spesa e di godere della gioia anche di queste piccole cose.

Non sono ancora così avanti nella loro politica aziendale.

Mio grande sconforto è sentire una cassiera dire: “La signora dovrebbe farsi accompagnare da qualcuno visto che lo Stato le passa l’accompagnamento“. Nessuno replica. Io ne ho cancellato anche il viso dalla memoria.

I miei complimenti a questa persona per la sua statura culturale. Non voglio nemmeno pensare a qualcosa di simile all’intelligenza e alla gentilezza, perché probabilmente non sono contenute nella lista dei requisiti per i dipendenti Esselunga.

Capita così che in quelle poche volte in cui faccio la spesa in questo supermercato io debba avvalermi prevalentemente dell’aiuto di altri clienti come me, che su mia richiesta mi aiutano a mettere gli articoli in un grande sacchetto che pongo dietro la mia carrozzina elettronica. L’unica motivazione che mi spinge ancora a frequentare questo esercizio è la consegna a domicilio, per me molto comoda visto che mi sposto con i mezzi pubblici e non posso portare con me una quantità superiore di articoli.

Amici miei, voler avere una vita indipendente costa un alto prezzo.

A questo disagio aggiungo quello di alcune cassiere che si scusano apertamente con gli altri clienti in coda se io esercito il mio diritto di precedenza alla cassa dedicata alla spesa a domicilio. Incrocio di sguardi con gli altri clienti molto eloquente: si chiedono il perché di quelle scuse e mi invitano a passare senza problemi.

Arrossisco e sento un gran calore al viso.

Improvvisamente mentre scrivo questo post mi torna in mente qualcosa di molto forte e doloroso che ho vissuto col mio orgoglioso e forte Lorenzo, l’amore mio perso tanti anni fa. È un’immagine che mi colpisce come una spada al cuore. Io ancora non usavo la carrozzina elettronica, quindi mio marito doveva spingere la mia carrozzina ovunque andassimo, anche a fare la spesa. Nonostante i limiti continuavamo a fare le commissioni per quanto possibile insieme, e fare la spesa con lui era piacevole nonostante fossimo soli. Sapete come la facevamo? Lorenzo mi accompagnava al supermercato Unes di Basiglio (Milano), il quartiere in cui abitavamo, poi riusciva a prendere il carrello e lo posizionava all’interno del supermercato. Insieme andavamo in giro a prendere gli articoli che volevamo e poi tornavamo a metterli nel carrello. Al momento di andare alla cassa mi spingeva oltre per poter imbustare la spesa. Quindi mi riportava in macchina e poi tornava a prendere la spesa e a riportare a posto il carrello.

In tutto questo nessuno si è degnato di aiutarlo almeno a portare la spesa lasciata incustodita. Amore mio, quante ne abbiamo dovute sopportare insieme… qualcosa di salato mi fa bruciare gli occhi.

Un’ultima cosa, per non annoiarvi troppo. Mi accorgo di un errore nel mio scontrino, un articolo battuto due volte. La cassiera chiama la responsabile per lo storno. Eccola, arriva. Ora capisco…

È ancora attuale il proverbio: “Il pesce puzza dalla testa”.

Da Esselunga non esistono due espressioni: “Prego” e “Mi scusi”.

A presto, sempre Vicky!

P.s.: dalla concorrenza mi è capitato solo due volte che mi fosse rifiutato l’aiuto, perché effettivamente c’era poco personale in quel momento. Per il resto… conosco i nomi delle persone che mi aiutano. Una cosa lodevole per Eurospin!

 

 

23 Mag 2019 Posted by | Diritti umani, Esperienze, Mondo, Persone, vita indipendente | , , , , , , , , , , , | 36 commenti

La mia non-spesa

 

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Ciao a tutti!

Questo è il carrello della mia spesa di oggi. Anzi della mia nonspesa. Di oggi come l’ennesimo giorno di una serie molto lunga cominciata anni fa, quando ho voluto iniziare la mia vita indipendente. Questo è uno degli aspetti che la riguardano, uno di quelli primari e fondamentali: comprare quello che ci serve tutti giorni, dal cibo ai detersivi e a molto altro di ciò che si può trovare in un qualsiasi supermercato di fiducia.

Ecco, partiamo da qui: parliamo di fiducia, cioè fidarsi di qualcuno.

Come molti di voi sanno sono una tetraplegica quasi completa, cioè ho conservato l’uso parziale del mio corpo dal tronco in su, non cammino, muovo parzialmente le braccia. Purtroppo le mani non più. Nonostante abbia conservato la sensibilità, non ho presa, quindi un carrello come quello sopra o come qualsiasi altro cesto per me è totalmente inutile. Non potrò mai metterci nulla là dentro. avrò sempre bisogno dell’aiuto di qualcuno per prendere quello che mi serve e metterlo per esempio nel carrello o in un sacchetto da svuotare poi alla cassa naturalmente al posto mio.

All’inizio della mia avventura nei supermercati oppure nei centri commerciali mi sono fatta coraggio e ho ingoiato tantissime volte il mio orgoglio per arrivare allo scopo e cioè uscire di casa e tornarci con la spesa che volevo fare da sola.

La cosa più difficile da fare è stato all’inizio chiedere ai clienti come me che trovavo in giro per i negozi o nei vari reparti la cortesia di prendermi quello che mi serviva e metterlo nel sacchetto che avevo fatto predisporre dietro la mia carrozzina ben fermo appeso alle maniglie. Fare la spesa in questo modo mi costava il doppio della fatica in senso morale e anche materiale, perché dovevo individuare niente giusto al posto e mi prendeste il prodotto giusto. un lavoraccio che però compensava quello che mi mancava: la mia amatissima anche se parziale indipendenza.

Poi mi sono decisa per una radicale evoluzione e qualche anno fa ho chiesto direttamente aiuto alla direzione del supermercato in cui decidevo di fare la spesa.

Premetto che per anni sono stata cliente dell’Esselunga di Milano, Via dei Missaglia ed è lì che ho provato a chiedere l’autorizzazione di avere una persona che mi aiutasse. La risposta che ho ricevuto è stata sempre un deciso NO, anche se accompagnato da un “ci dispiace“. Dopo molta pazienza e molti no sono diventata praticamente una ex cliente.
Con Esselunga ci ho riprovato a Rozzano dopo anni e quel punto vendita mi ha parzialmente soddisfatto, nel senso che qualcuno mi ha dato una mano per un tempo breve. Mi sentivo come se avessi un certo nervosismo che mi attraversava. Non vedevo l’ora di finire perché terminasse quella brutta sensazione.

La seconda e più brutta esperienza negativa è stata quella con Iper di Rozzano, presso il centro commerciale Fiordaliso. In quel posto ormai metto ruota solo nella galleria di negozi o proprio per estrema necessità. Non ricordo con precisione quando è successo ma so benissimo le parole che ho sentito al centro assistenza clienti quando ho chiesto appunto se potevo ricevere un piccolo aiuto.

Questa è stata la risposta lapidaria: “Scusi, ma lei non prende l’accompagnamento? Perché è qui da sola? A casa non ha una persona che l’aiuta? Perché non è venuta con lei?” Avrei voluto sprofondare per l’umiliazione. Ho rimosso il viso di quella persona da quel momento. Ho girato la mia carrozzina  e mi sono detta “Mai più!“.
Scommetto che qualcuno dei presenti le avrà dato anche ragione…

L’ultimo episodio è accaduto oggi pomeriggio presso l’Eurospin di Rozzano.

Devo dirvi per onestà che mi contraddistingue che Eurospin è finora praticamente l’unico supermercato dove ogni volta che ne ho fatto richiesta sono stata affiancata da una persona incaricata di aiutarmi, tutto senza fretta e con un dialogo piacevole con chiunque mi fosse capitato.
Oggi purtroppo sono tornata con il sacchetto vuoto, perché sembrava che in quel maledetto momento non ci fossero persone disponibili. Nonostante avessi detto che ero disposta ad aspettare – come se non fossi una persona pagante – non ho ricevuto risposta. Mi sono ritrovata così a girare nel negozio guardando di qua di là per far passare il tempo in attesa dell’autobus e non dover stare fuori a una temperatura di -2° per 30 minuti. L’addetto alla sicurezza ogni tanto mi guardava mentre giravo per gli scaffali. Probabilmente non si è mai accorto che non potrei rubare nulla.
Passavo in rassegna le cose che avrei voluto prendere e non potevo e la rabbia saliva molto.

Sono uscita leggera leggera con un peso sul cuore. Questa volta però non smetterò, perché voglio fare memoria delle volte in cui ho ricevuto solo dei SI‘.
E non smetterò anche per una questione di principio. Non si torna indietro. Vero?
Mi dedico il brano che mi accompagna mentre scrivo. Sempre Vicky!

 

 

28 febbraio 2018 Posted by | Cose, Esperienze, Mondo, Persone, Sentimenti | , , , , , , , , , , | 47 commenti

Abilità e disabilità

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“Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.” Albert Einstein

Questo è quello che vedono in me molte persone: il limite.

Quel che vedo e vivo io: spazi ripensati, orizzonti aperti.

Buon ascolto. Sempre Vicky!

 

19 marzo 2017 Posted by | Anima, Corpo, Dialogo, Esperienze, Mondo, Musica, Persone | , , , , , , | 4 commenti

A mia figlia

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Ho cominciato la mia giornata come tante altre. Con una lacrima seguita da molte in più a causa di un sogno, che ha dato uno scossone alla mia fragile emotività. Ora non lo ricordo bene tutto. So solo che le protagoniste siamo mia figlia ed io. Lei ha apparentemente non più di un anno e mezzo, io mi vedo adulta, anche se dovrei avere quasi ventidue anni.

Sono in piedi e ansiosa la cerco, la vedo e la prendo in braccio. Posso ancora farlo, sono lontana ancora oltre tredici anni dal giorno in cui non potrò più fisicamente farlo, perchè seduta in carrozzina e senza l’uso delle mani. Non è su questo, o solo marginalmente, però, che voglio scrivere, ma ripercorrere la mia maternità per guarire.

Voglio raccontare alcune cose che riguardano il mio essere madre non perché voglia dare indicazioni a qualcuno, ma perché ne ho bisogno per essere onesta con me stessa.

Mia figlia è una bambina tranquilla, lo è fin dalla nascita. insieme ci facciamo tante dormite, con parecchia invidia da parte di vicini e parenti, che invece trascorrono la notte in bianco con neonati in braccio urlanti. Ho in comune con lei tanti ricordi costruiti negli anni, fatti di vita quotidiana, di bagnetti, di giochi, di passeggiate, di storie inventate per farla addormentare serenamente, portarla all’asilo e poi spiarla di nascosto per vedere se piange senza di me…

Vederla fare i compiti è un piacere, è talmente assorta… è uno spettacolo di bellezza. La aspetto fuori dalla scuola impaziente, mi manca tanto non vedere più tanti suoi progressi come quando era piccola di doverla condividere, giustamente, con altri.

Uno degli ultimi ricordi che ho prima della “tragedia”, che mi travolge e ci travolge quando lei ha soltanto undici anni e io trentadue, è quello della palestra di prima media piena fino all’inverosimile di bambini e di mamme e papà in attesa di sapere la classe di destinazione del proprio figlio o figlia. Ci guardiamo da lontano e io cerco di incoraggiarla. Ha paura di perdere i suoi compagni delle elementari per sempre. E poi davvero l’ultimissima immagine… la mia piccola che piange appena tornata da scuola, che trova la sua mamma circondata da paramedici, da suo padre, distesa sul divano di casa con appena un filo di voce che dice: “Non preoccuparti, tu prega per la mamma”.

Dopo tutto questo è come se per molti anni si fosse chiuso un sipario, come se sul palcoscenico della vita lei ed io fossimo rimaste sole. Lei con il suo papà, con il suo dolore, con una mamma cambiata e assente fisicamente per nove mesi da casa e per anni della sua vita. Io… sola altrove.
Sì, è proprio così, non ci sono più stata. C’è un vuoto nella mia memoria di cui abbiamo parlato di recente, di nostalgia di esperienze che ci sono state negate, quelle cose frivole ma anche profonde che un adolescente fa con sua mamma. Io non sono stata più la tua mamma. Mi sentivo un peso. Oltre al mio egoismo avevo due donne che volevano sostituirsi a me. Io non potevo fare altro che lasciarle fare e per conto mio ti chiedo solo un po’ di clemenza… stavo cercando di guarire. Poi mi sono lasciata andare, rassegnata a una vita fatta di cibo e di tv. In solitudine. Forse vi guardavo vivere. Ho sbagliato pensando solo di evitare dolore a tutti e “dimenticando” apparentemente di avere ancora una figlia da crescere, nonostante le mie condizioni.

La vita ci ha insegnato a crescere prima ognuno per conto suo e poi, più in là, più vicine. Quante volte, mi chiedo, sarai “scappata”, rifugiandoti altrove e quante volte non sono venuta a cercarti…

Sono convinta che l’amore vero sia non perdere tempo nel passato, ma avere il coraggio di ammettere gli errori e di chiedere perdono. Per ora lo faccio qui, è già straziante per me leggere queste righe e rivedere un film che non si può più rimontare. 

Perdonami per non esserci stata quando avrei potuto farlo, anche così come sono perché mi prendevo più cura di tuo papà, quasi avessi già il presentimento che l’avrei perso anni prima che succedesse davvero. E ancora prima perdonami per averti picchiata da piccola… tu non lo meritavi, nessun bambino lo merita, ma io sono stata troppo ignorante e ho pensato più a far bella figura con una figlia ubbidiente e sottomessa piuttosto che farti crescere senza questi ricordi. Cercavo l’approvazione degli altri, soprattutto dei parenti di papà, che di me non avevano alcuna stima nè rispetto già da allora. Credimi, in certe notti ho odiato talmente me stessa e tutti quanti – quelli che c’erano e quelli che non ci sono più stati – da piangere tutte quelle lacrime che per anni non ho più versato. Da ultimo volevo dirti che hai completamente ragione. In certi periodi della mia vita ho pensato solo a me stessa dopo la morte di papà, perché frequentare uomini mi faceva sentire viva e il sesso mi ricordava che ero donna, come e più delle altre “normali”. Ero in competizione, me ne rendo conto.

 Mi sono sbagliata, perché questo non esclude l’essere mamma e soprattutto essere persona che porta rispetto alla presenza di altri nella sua vita, quegli “altri” che come te sono un dono, da custodire, da accompagnare!

C’è tanto da costruire che ci aspetta, giorno dopo giorno… io ci sono. Tu… sei sempre stata, come hai potuto, con le forze di cui disponevi e disponi ancora oggi. Bello osservarti vivere ed esserci.

Domani ti telefonerò per dirti semplicemente: “Ti va di parlare un po’?”

Ti abbraccio tanto. Da sempre e per sempre la tua mamma imperfetta, sempre Vicky!

 

 

 

 

 

2 marzo 2017 Posted by | amore, Anima, Dialogo, Esperienze, Persone, Sapienza, Sentimenti, Storia | , , , , , , , , , , , , , | 39 commenti

Le gambe.

Lui dice che sono bellissime… La terapista che sono toniche, nonostante tutto. Eppure a volte si muovono. Di moto proprio, come corpo indipendente e… mi stupiscono. Anni fa mi spaventavano. Non poterle controllare mi faceva impazzire e provare vergogna tra la gente. Una diversa tra le diverse. Superare questo imbarazzo è stato come scalare l’Everest. Poi è stato un viaggio corporeo in discesa, con accellerate improvvise e pericolose e bruschi rallentamenti. Le mie due amiche sono mute eppure parlano anche se con linguaggi non verbali.

Si muovono le gambe per dirmi: ‘Ci siamo’. Vi amo, dolorose e doloranti amiche mie! Parlatemi, così come solo il mio corpo sa fare…

Da quando mi avete sorretto e portato a spasso per la vita giusto fino a sedici anni fa… siete state magnifiche. Poi c’è stato il tempo del riposo. E dopo ancora la nostra convivenza e la nostra unione. Finchè vita ci terrà insieme.
Mi avete reso perfino bella agli occhi di qualcuno. Io…vi accarezzo, vi coccolo. Mentre scrivo, leggo, guardo fuori la vita altrui che corre su gambe attive. Avete bisogno di me come io di voi, care… Vi dedico le calze adatte, i pantaloni scelti con cura anche in realtà, pensandoci bene, non li noterà nessuno. Io sì. Vi guardo riflesse nello specchio o nelle vetrine: state proprio bene, mi piacete!

Un tempo vi ho odiate. Dovete aver sofferto molto per il dilaniante destino che vi stava derubando della vostra funzionalità. In più si aggiungeva la prospettiva di una quasi sicura ‘morte’ muscolare – atrofia dicono – e l’idea di perdervi definitivamente anche dal punto di vista estetico oltre che motorio mi fa vedere la mia vita meno degna e sopportabile.

Che donna strana sono… Una diversa tra ‘le diverse’. Alcune mie colleghe su ruote passano la vita tra centri di riabilitazione, palestre e viaggi della speranza… benissimo. Io ho scelto con altre priorità, in piena libertà. Non resto immobile a guardare la vita scorrermi davanti. Ho tempo, che sia un’ora o un decennio non importa. La mia di speranza sono le carezze. Quelle di chi mi incontra con lo sguardo e mi manda con gli occhi un messaggio, quelle delle mie mani  che vi fanno compagnia quando vi sentite sole, quelle di qualcuno che, ancora con desiderio, vi sfiora e vi bacia.

Amiche mie, abbiamo ancora viaggi da fare insieme!

Sempre Vicky!

3 novembre 2011 Posted by | Esperienze, Persone, Vita nuova | , , | 14 commenti

   

Alessandro Rolfini

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