Vincenza63's Blog

Conoscersi e parlarsi è un dono

Cecità – Blindness

download– dal web

 

Su Rai5 sto rivedendo “Blindness” tratto dal bellissimo e straziante “Cecità” di Josè Saramago, premio Nobel per la letteratura.

Impressionante e crudo quadro di una società colpità da cecità inspiegabile.

Libro bellissimo. Film assolutamente all’altezza grazie a Julianne Moore e Mark Ruffalo.

E se dovesse davvero accadere?

Buona visione! (con un bel pelo sullo stomaco)

Un abbraccio, sempre Vicky!

4 agosto 2020 Posted by | Cinema, Corpo, Diritti umani, Esperienze, Mondo, Persone, Storia | , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

Sono basita.

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Amici miei,
a questo link troverete un post in inglese al quale segue la traduzione in italiano con Google, che ho cercato di correggere facendo del mio meglio.

Il titolo del post è già un programma. Avrei voluto aver capito male ma…

Lascio a voi la riflessione e un eventuale intervento.

Titolo del post: È l’omosessualità una disabilità?

Io ho una disabilità motoria e se fossi lesbica non mi sentirei due volte disabile/sfigata.

Sono credente e praticante della fede cristiana e alla luce dello Spirito Santo, della mia intelligenza e della mia umana sensibilità non emetto giudizi.

Preferisco vedere l’amore dove è piantato e curato.

Dio è il Padre di tutti! Sempre Vicky!

 

Questa la traduzione del post:

È l’omosessualità una disabilità?

So dove sto andando con questo, soltanto ascoltatemi. Viviamo in un mondo in cui trovare un partner è un grosso problema e dato il mondo moderno in cui viene lavato il cervello dai media, in cui influenzare le persone è così facile, chiunque può farci credere in qualsiasi cosa, anche per quanto riguarda l’attrazione (sessuale).

Senza offendere nessuno o insinuare che sono un omofobo, voglio sottolineare alcune cose che, secondo me, hanno dato all’omosessualità un grande vantaggio nella nostra generazione.

La prima cosa che voglio sottolineare è la mancanza di supporto emotivo. Questa mancanza di supporto emotivo non consente a nessuno di esplorare ciò che provano realmente per qualcosa o nessuno. Al giorno d’oggi le persone si preoccupano solo delle cose e delle persone che le rendono belle con altre persone di cui non si preoccupano nemmeno; il mondo è diventato così pretenzioso e sconsiderato. In questo mondo, ci isoleremmo sicuramente in qualcuno che ci mostrerebbe sinceramente un po ‘di affetto, che è davvero difficile trovare al giorno d’oggi.

In questa ricerca di supporto emotivo, si può solo trovare conforto nel proprio genere, perché esiste una connessione naturale tra un maschio e un maschio, una femmina e una femmina: in qualche modo si conoscono molto bene, forse perché conoscono sè stessi .

Qui, se parliamo della connessione tra un maschio e una femmina, non è così facile stabilire una vera connessione poiché entrambi i sessi si sentono in modo diverso – ci vuole un duro lavoro e un carico emotivo per capirsi a vicenda, ma questo non accade con persone dello stesso sesso.

Un maschio può facilmente capire un altro maschio e una femmina può facilmente capire un’altra femmina, questo interrompe il carico emotivo di cui si ha bisogno per capire il sesso opposto. Come ho detto prima, il mondo è diventato così pretenzioso e sconsiderato, che non si può raccogliere abbastanza energia per affrontare il carico emotivo necessario per essere più etero, quindi finiscono per trovare conforto nel proprio genere.

Se sei un omosessuale o conosci altri che lo sono, non penso che tu o loro abbiate scelto di provare ciò che provate, è successo e questo potrebbe essere il caso — tu o loro siete diventati una buona vittima della società moderna.

La seconda cosa che voglio sottolineare è la tendenza (moda). Sembriamo tutti preferire la tendenza a qualsiasi cosa; se non sei di tendenza, non sei cool. Questo porta molte persone a credere di essere omosessuali, anche se potrebbero non esserlo, e questo gli va bene. La paura di perdersi è molto alta nella nostra generazione, ha spinto le persone a fare molte cose folli e senza cervello solo perché non vogliono perdersi. In questo caso, avere una preferenza sessuale potrebbe non essere così folle e senza cervello, a meno che, le persone non abbiano rinunciato alla loro reale preferenza sessuale solo per stare al passo con la tendenza perché è bello (figo).

La terza e ultima cosa che voglio sottolineare sono i social media che intorpidiscono la mente: so che ne sto usando uno per parlarne, ma è sicuro che offuschi la mente se non si accede a contenuti adeguati. Abbiamo informazioni illimitate disponibili nelle nostre mani, ma preferiamo trascurare tutte le informazioni che potrebbero aiutarci a crescere e distrarci con l’intrattenimento inutile. Questo di conseguenza, ci priva della nostra capacità mentale. Senza un forte controllo su noi stessi, saremo sicuramente influenzati dalle influenze che ci circondano. Ciò risale alla mancanza di intelligenza emotiva che completa una trappola (giro) viziosa.

Personalmente, non ho alcun problema con l’omosessualità, la bisessualità, i transessuali o gli altri che preferiscono una sessualità insolita, ciò che intendo qui è come il mondo moderno può avere un impatto sulle persone affinché si vedano in modo diverso spingendo loro a trovare un partner e togliendo il loro supporto emotivo, la loro capacità di ragionare e la loro capacità di attenersi (seguire) al modo della natura.

In conclusione, potrebbe non essere una disabilità, ma una mancanza di abilità.

Per rilassarmi voglio ascoltare bella musica. Non vedo l’ora di leggervi! Sempre Vicky!

 

20 gennaio 2020 Posted by | Anima, Corpo, Diritti umani, Esperienze, Idee, Persone, Sentimenti | , , , , , , , , , , , | 5 commenti

Autismo: una mamma americana racconta/2

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La mamma americana nel titolo è qui su ritratta con uno dei suoi due gemelli nel post originale in inglese che trovate a questo link.

Per la seconda volta mi sono permessa di tradurre nel miglior modo possibile il testo di questo post, perché l’ho ritenuto veramente toccante e soprattutto reale. Un vero aiuto a chi vive questo e anche altri problemi in solitudine.

Potremmo indicare questo metodo di comunicazione a tante altre situazioni di vita in cui le persone restano emarginate.

Un ringraziamento e un abbraccio a questa mamma!

Di seguito trovate il testo tradotto in italiano. Vi saluto tutti! Sempre Vicky.

 

“AUTISMO: UNA MAMMA AMERICANA RACCONTA/2

 

Sì, mi dispiace che a tuo figlio sia stato appena diagnosticato l’autismo.

Un paio di mesi fa ho avuto una conversazione con una conoscente. Non ci frequentavamo da molto tempo, ma avevamo interessi in comune e ci piaceva la compagnia reciproca.

Lei sapeva che a mio figlio era stato diagnosticato l’autismo, si trovava bene a parlare con me. Mi disse che anche a suo figlio avevano appena diagnosticato la stessa cosa.

Prima che potessi pensare ho detto, “Oh cavolo. Mi dispiace di sentire questo”.

Questo tipo di gaffe non è nuova per me. Non sono mai stata brava con il linguaggio “politicamente corretto”. Ma ciò nonostante la nostra conversazione ha pesato molto nella mia mente.

Quello che ho detto è vero. Mi dispiace di aver saputo che a suo figlio è stato diagnosticato l’autismo. Ma non perché l’autismo sia una condizione così terribile da vivere…

Sto tirando su quattro figli. E tutti hanno i propri problemi. Due di loro di recente hanno beccato “Teenager” e potrebbero non riuscire ad arrivare a fine settimana se il loro atteggiamento non sarà chiarito.

L’autismo è solo un problema duro da attraversare. Io conosco alcuni dei sentimenti che lei potrebbe avere nei mesi a venire.

Così quando ho detto “mi dispiace” questo è ciò che intendevo in realtà.

Mi dispiace che al tuo bambino sia stato diagnosticato l’autismo…

Mi dispiace perché comincerai a fare ricerche sulle condizioni di tuo figlio, solo per diventare ancora più confusa di quello che già sei.

Mi dispiace che ci siano più domande che risposte.

Mi dispiace che sentirai il bisogno di diventare un genetista, un neurologo, uno psicologo, un gastroenterologo e un avvocato tutto in una volta.

Mi dispiace per i sentimenti di colpa e inadeguatezza che sperimenterai.

 

Mi dispiace perché la tua assicurazione non approverà la spesa per il trattamento che  tu stai cercando e dovrai combattere con le unghie e con i denti per ottenere i servizi dei quali la tua famiglia ha bisogno.

Mi dispiace perché qualche volta ti sentirai sola, perché penserai che nessuno capisca quello che tu stai passando.

Mi dispiace perché in certe notti sarai sdraiata a letto, chiedendoti cosa avresti potuto fare di più.

Mi dispiace che gente ignorante fisserà la tua famiglia quando uscirete per divertirvi.

Mi dispiace che la consapevolezza dell’autismo non sia lo stesso che l’accettazione dell’autismo.

Mi dispiace che a un certo punto ti troverai intrappolata in un infinito dibattito sui vaccini. Se dovessi usare la parola “cura” pagherai  il prezzo massimo dal gruppo Facebook Support Group Gods.

 

Questo è ciò che intendevo quando ho detto “Mi dispiace”. Ma ancora non era la cosa giusta da dire.

Non è il mio compito tirare fuori tutta l’energia negativa da una madre che ha appena cominciato il suo viaggio attraverso lo spettro. Il mio compito è di spianarle la strada.

 

Ora che ho avuto del tempo per riflettere, so cosa le dirò la prossima volta:

 

Grazie per aver condiviso questo con me!

Come ti senti riguardo alla diagnosi?

Questo ti aprirà così tante porte per il tuo piccolo. Fammi sapere se hai delle domande.

Questo è il mio numero. Sentiti libera di chiamarmi oppure di scrivermi in qualsiasi momento.

Nella nostra zona c’è una bellissima rete di supporto, piena di genitori pronti ad aiutarsi gli uni con gli altri. Mi piacerebbe presentarti a qualcuno di loro.

Abbiamo degli incontri tra genitori e eventi per famiglie spesso. Ti inserirò nella mailing list.

Sono disponibile, in qualsiasi momento tu abbia voglia di parlare.

Benvenuta nella nostra tribù.”

 

4 marzo 2018 Posted by | Dialogo, Esperienze, Idee, Mondo, Persone, Sentimenti | , , , , , , , , | 41 commenti

Nessuna vacanza

Sono stufa di apparire vittimista, non credo di esserlo ma, sappiatelo, quando sparisco NON è un buon segno.

Sono stata ospite per un paio di giorni dell’Istituto Clinico Humanitas (ICH) di Rozzano (MI) con infiammazione intestinale e addome per questa ragione non trattabile per la visita. Racconterò in post separato la mia delirante esperienza in quel luogo dalla sera del 24 aprile al pomeriggio del 26.

Ora sono troppo debole e stanca per continuare a digitare.

Confesso: mi siete mancati!

Sempre Vicky!

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28 aprile 2017 Posted by | Corpo, Cose, Esperienze, Mondo, News, Persone | , , , , , , | 40 commenti

Raffaella

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Margherita di Savoia (Puglia)

È iniziato tutto qui, quando i nostri genitori si sono incontrati e innamorati 61 anni fa. Prima di noi sono venuti al mondo i nostri due fratelli. 

Quanto mi viene difficile parlare di te ora. Non mi risuoni dentro da 31 anni…
Da quanto tempo non pronuncio il tuo nome, Raffaella… il dolore che mi da’ è profondo.
È bastato sentirlo, anzi leggerlo in una chat con la nostra amica Franca e mi ha detto che tu “Era matta, in senso bonario”.
È stato un pugno allo stomaco, perché mi sono accorta di quanto tu fossi sconosciuta per me.

C’è un buco temporale enorme nella mia memoria che ti riguarda.
Poche immagini dell’infanzia, la colonia estiva a Villa Litta della quale conservo una foto con te ereditata da mamma. La cornice ha la stessa età della fotografia. E poi quella vacanza a Serina dalle suore Vincenziane. Così mi sembra di ricordare… quante lacrime in due settimane!

Non sono stata brava a consolarti, ho fallito tante volte. Mi dimenticavo di essere anch’io piccola, ma ero cresciuta con un senso di responsabilità verso di te, nonostante fossimo gemelle.

Ricordo di aver preso una strada diversa nella mia testa e nel mio cuore dopo i tuoi anni persi a scuola a causa delle bocciature. Restavi indietro io mi sentivo chissà chi nella mia immensa presunzione. Probabilmente volevo primeggiare in famiglia perché mi fosse riservato un po’ più di bene. Da noi però mamma e papà, soprattutto mamma, incoraggiavano gli ultimi con affetto e piccoli regali di consolazione, secondo le nostre povere possibilità. Ricordo le mie lacrime sincere per te quando in prima elementare ti punivano perché eri mancina.

Ci divertivamo a leggere i fumetti porno che trovavamo nascosti in casa dai nostri fratelli. Siamo cresciute in fretta sessualmente… sai che ti avevo visto un giorno in bagno di nascosto? Siamo state gemelle anche da quel punto di vista.

È stato bello vederti felice con Mario, progettare la vostra vita insieme, mostrarmi la vostra casa in affitto a Siziano. A mamma piaceva tanto, ti ricordi? Ricordo quanto ti piacessero i bambini, dicevi sempre che se avessi avuto un maschio l’avresti chiamato Diego… avevi sogni semplici e grandi insieme, quelli di formare una famiglia. 

Ecco, qui si spegne la macchina da presa che ho nel cervello e insieme di lì a poco anche la tua vita all’ospedale di Niguarda. Gli ultimi fotogrammi: ti aiuto a mangiare e, senza saperlo, ti abbraccio per quella che sarà l’ultima volta, nel tentativo di sollevarti dal letto.

Ancora una volta mi sono dimenticata di avere la tua stessa età e di non essere così forte. In ogni senso.

Al tuo funerale mancavo io. Non sopportavo di vederti cambiare casa in quel modo… la tua casa dell’immagine sotto.

Cara Raffa, volevo dirti che anche a distanza di tanti anni mi manchi tantissimo, perché solo dopo tanto tempo ho realizzato quanto una sorella sia preziosa nella mia vita. La tua gioia di vivere avrebbe compensato come un dono dal cielo la mia aridità di anni e anni.
Ti avevo messo da parte lasciandoti vivere una vita parallela alla mia già troppo piena di amiche e tanto altro che ritenevo importante.

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Il cimitero di Bruzzano a Milano

Da un po’ di tempo hai parecchia compagnia lì… Da ultima è arrivata anche mamma. Hai visto come è invecchiata? Ha perso tutta la sua severità che forse ricordi e con l’età ha guadagnato tenerezza e dolcezza. Ha finito il suo compito qui con noi e ha raggiunto la parte di famiglia con la quale era giusto riposare in attesa di ritrovarci tutti insieme!

Ora ti saluto, sorella cara… avevo ancora tante cose da dirti. Leggile nel mio cuore. Con tutto l’amore di cui sono capace da adulta non troppo cresciuta però ti dedico questa canzone che spero ti piaccia.

Ti abbraccio forte più che posso, sempre tua Vicky!

26 marzo 2017 Posted by | Anima, Esperienze, Persone, Sentimenti, Storia | , , , , , , , , , , | 48 commenti

A mia figlia

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Ho cominciato la mia giornata come tante altre. Con una lacrima seguita da molte in più a causa di un sogno, che ha dato uno scossone alla mia fragile emotività. Ora non lo ricordo bene tutto. So solo che le protagoniste siamo mia figlia ed io. Lei ha apparentemente non più di un anno e mezzo, io mi vedo adulta, anche se dovrei avere quasi ventidue anni.

Sono in piedi e ansiosa la cerco, la vedo e la prendo in braccio. Posso ancora farlo, sono lontana ancora oltre tredici anni dal giorno in cui non potrò più fisicamente farlo, perchè seduta in carrozzina e senza l’uso delle mani. Non è su questo, o solo marginalmente, però, che voglio scrivere, ma ripercorrere la mia maternità per guarire.

Voglio raccontare alcune cose che riguardano il mio essere madre non perché voglia dare indicazioni a qualcuno, ma perché ne ho bisogno per essere onesta con me stessa.

Mia figlia è una bambina tranquilla, lo è fin dalla nascita. insieme ci facciamo tante dormite, con parecchia invidia da parte di vicini e parenti, che invece trascorrono la notte in bianco con neonati in braccio urlanti. Ho in comune con lei tanti ricordi costruiti negli anni, fatti di vita quotidiana, di bagnetti, di giochi, di passeggiate, di storie inventate per farla addormentare serenamente, portarla all’asilo e poi spiarla di nascosto per vedere se piange senza di me…

Vederla fare i compiti è un piacere, è talmente assorta… è uno spettacolo di bellezza. La aspetto fuori dalla scuola impaziente, mi manca tanto non vedere più tanti suoi progressi come quando era piccola di doverla condividere, giustamente, con altri.

Uno degli ultimi ricordi che ho prima della “tragedia”, che mi travolge e ci travolge quando lei ha soltanto undici anni e io trentadue, è quello della palestra di prima media piena fino all’inverosimile di bambini e di mamme e papà in attesa di sapere la classe di destinazione del proprio figlio o figlia. Ci guardiamo da lontano e io cerco di incoraggiarla. Ha paura di perdere i suoi compagni delle elementari per sempre. E poi davvero l’ultimissima immagine… la mia piccola che piange appena tornata da scuola, che trova la sua mamma circondata da paramedici, da suo padre, distesa sul divano di casa con appena un filo di voce che dice: “Non preoccuparti, tu prega per la mamma”.

Dopo tutto questo è come se per molti anni si fosse chiuso un sipario, come se sul palcoscenico della vita lei ed io fossimo rimaste sole. Lei con il suo papà, con il suo dolore, con una mamma cambiata e assente fisicamente per nove mesi da casa e per anni della sua vita. Io… sola altrove.
Sì, è proprio così, non ci sono più stata. C’è un vuoto nella mia memoria di cui abbiamo parlato di recente, di nostalgia di esperienze che ci sono state negate, quelle cose frivole ma anche profonde che un adolescente fa con sua mamma. Io non sono stata più la tua mamma. Mi sentivo un peso. Oltre al mio egoismo avevo due donne che volevano sostituirsi a me. Io non potevo fare altro che lasciarle fare e per conto mio ti chiedo solo un po’ di clemenza… stavo cercando di guarire. Poi mi sono lasciata andare, rassegnata a una vita fatta di cibo e di tv. In solitudine. Forse vi guardavo vivere. Ho sbagliato pensando solo di evitare dolore a tutti e “dimenticando” apparentemente di avere ancora una figlia da crescere, nonostante le mie condizioni.

La vita ci ha insegnato a crescere prima ognuno per conto suo e poi, più in là, più vicine. Quante volte, mi chiedo, sarai “scappata”, rifugiandoti altrove e quante volte non sono venuta a cercarti…

Sono convinta che l’amore vero sia non perdere tempo nel passato, ma avere il coraggio di ammettere gli errori e di chiedere perdono. Per ora lo faccio qui, è già straziante per me leggere queste righe e rivedere un film che non si può più rimontare. 

Perdonami per non esserci stata quando avrei potuto farlo, anche così come sono perché mi prendevo più cura di tuo papà, quasi avessi già il presentimento che l’avrei perso anni prima che succedesse davvero. E ancora prima perdonami per averti picchiata da piccola… tu non lo meritavi, nessun bambino lo merita, ma io sono stata troppo ignorante e ho pensato più a far bella figura con una figlia ubbidiente e sottomessa piuttosto che farti crescere senza questi ricordi. Cercavo l’approvazione degli altri, soprattutto dei parenti di papà, che di me non avevano alcuna stima nè rispetto già da allora. Credimi, in certe notti ho odiato talmente me stessa e tutti quanti – quelli che c’erano e quelli che non ci sono più stati – da piangere tutte quelle lacrime che per anni non ho più versato. Da ultimo volevo dirti che hai completamente ragione. In certi periodi della mia vita ho pensato solo a me stessa dopo la morte di papà, perché frequentare uomini mi faceva sentire viva e il sesso mi ricordava che ero donna, come e più delle altre “normali”. Ero in competizione, me ne rendo conto.

 Mi sono sbagliata, perché questo non esclude l’essere mamma e soprattutto essere persona che porta rispetto alla presenza di altri nella sua vita, quegli “altri” che come te sono un dono, da custodire, da accompagnare!

C’è tanto da costruire che ci aspetta, giorno dopo giorno… io ci sono. Tu… sei sempre stata, come hai potuto, con le forze di cui disponevi e disponi ancora oggi. Bello osservarti vivere ed esserci.

Domani ti telefonerò per dirti semplicemente: “Ti va di parlare un po’?”

Ti abbraccio tanto. Da sempre e per sempre la tua mamma imperfetta, sempre Vicky!

 

 

 

 

 

2 marzo 2017 Posted by | amore, Anima, Dialogo, Esperienze, Persone, Sapienza, Sentimenti, Storia | , , , , , , , , , , , , , | 39 commenti

Relax

 

Dopo circa dieci giorni di prigionia causa forza maggiore, eccomi, “vecchietta” e sorridente, grata a Dio per chi sono, per ciò che ho e per quello che non mi procura felicità.

Sempre ringrazio per il dono della musica, in particolare per quella che sto ascoltando ora:

 

Un abbraccio a tutti, sempre Vicky!

6 gennaio 2017 Posted by | Anima, Dio, Esperienze, Musica, Persone, Sentimenti | , , , , , , , , | 30 commenti

Solo… GRAZIE!

 Finalmente rieccomi! Dopo 10 giorni in cui sono stata ospite dell’Istituto Clinico Humanitas per colpa di una polmonite – sigh – mi sembra imcredibile essere qui a scrivere per voi, per me stessa… Voglio solo brevemente ringraziare tutti, chi ha sentito la mia ‘piccola’ mancanza, chi si è arrabbiato per un silenzio prolungato apparentemente senza ragione (mai pensare male…), chi si è preso cura di me fisicamente e moralmente: la dottoressa Testoni, la caposala, l’infermiere Marco – per la particolare carica di umanità e disponibilità – e tutto il personale del reparto di pneumologia D3 in generale per la capacità organizzativa.

Il più grosso GRAZIE a Dio, a chi mi ama con tutto il cuore, agli amici che mi hanno visitato e quelli che non lo hanno potuto fare pur standomi vicino col cuore e col telefono.

A presto, un caro abbraccio… in musica. Con dolcezza. Sempre Vicky.

 

(The cripple and the starfish – Antony & the Johnsons) 

26 marzo 2010 Posted by | Persone | , | 10 commenti

   

Mutazioni del Silenzio

...perché il Sogno si può camminare, danzando parole sul foglio,si può cantare, danzando l'anima sul respiro...Ma alla fine il Sogno è soprattutto Visione.

ℓα ροєѕια ροяτα ℓοиταиο - ροєτяγ gοєѕ Ꮠαя αωαγ 🇮🇹

ตαɾcօ ѵαssҽllí's ճlօց բɾօต 2⃣0⃣0⃣6⃣ – թօաҽɾҽժ ճվ sαճíղα , lմժօѵícα cαɾαตís , αlҽxís ցհíժօղí , αղղα ցմαɾɾαíα, lαմɾα բօɾցíα, cαɾlօ ցօɾí, ցíմsվ ճɾҽscíαղíղí♥ Quattordicesimo anno ♥     

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